Mauro Smeraldi alla riscossa? Uomo pubblico brillante, amministratore mediocre

Mauro Smeraldi alla riscossa – così si legge su un volantino di una delle iniziative messe in campo in questi giorni dall’ex-sindaco con la sua lista civica, la “nuova” Vignola Cambia (vedi). Anticipando i tempi è già in campo, mentre altre forze arrancano (penosa la situazione del PD vignolese). Ed anche l’espressione “alla riscossa” esprime bene l’atteggiamento assunto: nessun indugio sul passato; si guarda avanti pronti a dare battaglia. E battaglia sarà. Qualcuno potrà rimanere affascinato da questo modo di fare, ne convengo. Avendo visto all’opera, da vicino, il sindaco Smeraldi in questa legislatura finita prematuramente (vedi) ne sono immune. Nel 2014 l’ho sostenuto convinto che potesse essere il candidato giusto per tenere assieme, esercitando una funzione egemonica, una coalizione civica eterogenea, ma nient’affatto impossibile, portandola magari alla vittoria (cosa che effettivamente è stata, in modo anche rocambolesco: vedi). Ho dovuto prendere atto di ciò che si dovrebbe già sapere: un conto è vincere le elezioni, un conto “vincere” nell’amministrazione quotidiana della città. Uomo pubblico brillante, amministratore mediocre – provo ad argomentare.

La giunta Smeraldi appena insediata (foto del 21 giugno 2014)

[1] Mauro Smeraldi è un uomo pubblico brillante. Bravo a parlare. Frequenta da tempo gente che conta e non si trova a disagio con i “potenti”. Ha pure ideali di sinistra … magari un po’ salottiera. D’altro canto, come ha confessato, appartiene ad una generazione – quella che ha fatto il ’68 – che voleva cambiare il mondo e non vi è riuscita. Stava però per cambiare il volto di Vignola, grazie all’insediamento commerciale più grande della storia della città (vedi). Anche questa … non è riuscita. Almeno per ora (vedi). E per fortuna (vedi). Ma già lo scarto – evidentissimo – tra gli ideali proclamati ed i progetti praticati dovrebbe dire qualcosa.

Gazzetta di Modena, 8 aprile 20126. “Per vincere i dissensi si punta ai voti del PD” – è la posizione del sindaco. E’ l’inizio della fine della maggioranza civica.

[2] Dunque uomo pubblico brillante, il più brillante – diciamolo – tra i candidati, effettivi o potenziali, in circolazione per Vignola 2017. Ma con le prossimi elezioni comunali si dovrebbe eleggere un sindaco (oltre ad un consiglio comunale), ovvero un amministratore per questa città. Che è cosa diversa da un personaggio da talk show, da salotto o da campagna elettorale. Insomma, la “brillantezza” non basta. Serve capacità politica (di esercitare leadership, ovvero di guidare la propria maggioranza e poi la città, secondo una visione circa il futuro che si vuole conseguire) e capacità amministrativa (di perseguire con tenacia progetti complessi, costruendo consenso attorno ad essi, senza inutili divisioni o tensioni). Da questo punto di vista Mauro Smeraldi è stato un amministratore mediocre. Sia perché non ha mostrato una visione chiara e complessiva circa i bisogni della città, il suo futuro, una nuova traiettoria di sviluppo economico e sociale (vedi) (in effetti il suo contributo al programma “civico” del 2014 è stato marginale – è compito che ha lasciato ad altri). Sia perché non ha mostrato un’adeguata capacità realizzativa. Evidenti – per chi l’ha visto da vicino – i limiti nel “far funzionare” una squadra (giunta o maggioranza consiliare che sia) che non fosse di “fedelissimi”. Ma né la giunta comunale, né (soprattutto) la giunta dell’Unione hanno (e per fortuna) queste caratteristiche. E’ dunque successo che la giunta comunale non ha operato come squadra (infatti, per riprendere un solo tema, nessuno si è sentito spinto a implementare il tema della “partecipazione” nelle sue politiche di settore; è rimasto dunque tema esclusivo dell’assessore alla partecipazione Monica Maisani: vedi). E la realizzazione del programma “civico” – un buon programma a detta anche degli avversari – è rimasto in larga parte incompiuto.

Uno slogan solo da campagna elettorale? (foto del 12 aprile 2014)

[3] E qui bisogna aggiungere una considerazione. Le intemperanze verbali – attribuire “mentalità da bottegaio” o altri epiteti poco piacevoli indirizzati agli interlocutori critici – servivano anche a ricercare un capro espiatorio, un responsabile di incapacità in verità tutte interne. Diverse volte (sia con avversari, sia con alleati “riottosi”) il sindaco Smeraldi ha dato l’idea di aver bisogno di creare un “nemico” (dunque sia esterno che interno) a cui attribuire responsabilità per difficoltà non superate ed insuccessi. Così di volta in volta sono finiti sotto tiro pezzi di società (i commercianti del centro, le associazioni di categoria), avversari politici (in primis il PD), ma anche alleati (esperienza toccata a turno a tutte le componenti – anche Vignola Cambia è stata accusata, ad esempio di “lasciare solo” il sindaco). Un modo di fare che strumentalmente amplificava le divisioni, anziché prendere sul serio le questioni poste dagli interlocutori e provare a rispondervi. Ma questo modo di fare (lo si è visto, ad esempio, a proposito delle politiche un po’ fumose sul centro storico: vedi) non facilita affatto il compito decisionale dell’amministrazione, semmai lo complica, allontanando l’obiettivo. Servono invece amministratori sì determinati, ma con atteggiamento improntato al dialogo ed al confronto, non all’anatema.

Rendering del nuovo supermercato Coop, vista aerea (documentazione del progetto)

[4] Insomma, non può essere che la campagna elettorale diventa il momento in cui ci si sbarazza degli imbarazzanti elementi derivanti dall’incapacità di amministrare esibiti durante la legislatura appena terminata. Valeva per gli amministratori precedenti (es. Daria Denti), bisogna che valga anche per Mauro Smeraldi che è appena “smontato” dal ruolo di sindaco. Va pur bene la “riscossa”, ma ci sarebbe da discutere circa il “rispetto a cosa”. In ogni caso per la città la “riscossa” passa da un esercizio di lettura critica della legislatura appena terminata e del principale protagonista (certo, non solo lui) di quella stagione (qui un primo abbozzo: vedi), delle cose fatte e non fatte (e che si potevano o dovevano fare), delle cose fatte bene e delle cose fatte male, degli obiettivi centrati (ci sono anche questi) e di quelli completamente sbagliati (ce ne sono anche qui), ed anche degli obiettivi giusti ma perseguiti in modo sbagliato, inconcludente o controproducente (esemplare, di nuovo, è il caso del centro storico di Vignola: vedi).

Al centro i preziosi alleati di ieri … (Gazzetta di Modena, 25 gennaio 2017)

[5] Su tutto incombe lo spettro del “progetto Coop”, il più grande insediamento commerciale della storia di Vignola (vedi). Un progetto promosso anche per ottenere risorse da investire in opere pubbliche, ma trascurando (colpevolmente) il fatto che per ottenere 2,9 milioni di euro (una tantum) per una nuova scuola media si fanno “pagare” 17 milioni di euro alla città ed alla rete commerciale esistente (vedi). E questi non una tantum, ma ogni anno. A questi poi si aggiungono altri “costi” in termini di ambiente, traffico (vedi), inquinamento. La vera “riscossa” – lo ribadisco – passa da un dibattito vero su questi fatti: le significative manchevolezze ed incapacità esibite nella passata legislatura e le forzature fatte quando da un programma che diceva “stop al consumo di territorio” e “no alla grande distribuzione” si è voluto tirar fuori un mega-supermercato da 4.500 mq di superficie di vendita realizzato su terreno agricolo (vedi). La vera “riscossa” può essere solo riscossa di una città che anche sotto l’amministrazione Smeraldi ha continuato il suo lento declino (economico e politico – a partire da una Unione di comuni che “gira a vuoto”: vedi). Non c’è da essere ottimisti, ma bisogna almeno provarci.

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