AAA Amministratori capaci (e non solo) cercasi

James, il protagonista diciottenne di un bel libro di Peter Cameron (vedi), ha una famiglia un po’ strampalata. La madre, ad esempio, è al terzo matrimonio. Il primo era durato 15 anni. Il secondo tre anni. Il terzo solo quattro giorni. James sospetta che nella progressiva riduzione della durata viga una proporzione. “Comunque, proporzione o no, quattro giorni erano proprio desolanti. E semmai la curva dovrebbe andare nell’altro senso, i matrimoni dovrebbero migliorare, non peggiorare. Di questo passo mia madre, se mai ci avesse riprovato, sarebbe stata abbandonata all’altare.” (p.22) A ben vedere una proporzione sembra all’opera anche per la durata dei mandati dei sindaci di Vignola. Roberto Adani ha fatto due mandati pieni, dunque dieci anni (vedi). Daria Denti ha rinunciato dopo il primo mandato (5 anni: vedi). Mauro Smeraldi è arrivato appena a metà mandato (due anni e mezzo: vedi). Ma se dovesse valere questa regola della proporzione, quanto durerà il prossimo sindaco?

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Gli ultimi tre sindaci di Vignola: Roberto Adani (1999-2009), Daria Denti (2009-2014) e Mauro Smeraldi (2014-2017).

Questo divertente brano, tratto da un libro godevolissimo (vedi), introduce un tema terribilmente serio. Non bisogna pensare che le prossime elezioni comunali siano le “solite” elezioni comunali. Non sarà così, ma non solo perché si tratterà – per la prima volta da quando vige il sistema elettorale per i comuni introdotto con la legge n.81/1993 – di elezioni anticipate. E’ che in questi anni la politica locale ha funzionato come una struttura dissipativa, perdendo “capacità”.

  • Sul versante del PD alle tribolazioni del partito a livello nazionale si aggiungono tribolazioni ancora più grandi a livello locale. Dapprima nel 2009 con l’assunzione del controllo del partito da parte di Daria Denti con conseguente scomparsa di ogni spazio di dibattito vero e di espressione del dissenso. Quindi nel 2014 con primarie “regolamento di conti” (vedi), dopo che l’allora sindaco rinunciò (certo non a cuor leggero) a tentare il secondo mandato (vedi). Fino alla batosta elettorale (vedi). Da allora il PD vignolese si è ulteriormente infragilito con un segretario che non è stato in grado di invertire il processo di involuzione, perdendo militanti, iscritti, capacità di elaborazione (vedi).
  • Della coalizione che nel 2014 sostenne il sindaco Mauro Smeraldi è rimasto ben poco: Vignola per tutti, spinta nell’angolo, è uscita dalla maggioranza facendola crollare – effetto collaterale dell’ostinazione del sindaco sul progetto Coop (vedi). Vignola Cambia, a sua volta, è stata “asfaltata”: da “lista di cittadini” si è trasformata di fatto in “lista del sindaco” (vedi). Città di Vignola è una lista che coincide con due persone (o poco più). Anche sul fronte cosiddetto “civico” ci sono dunque soprattutto macerie.
  • Tutti gli altri, siano rappresentati in consiglio comunale (M5S) o ne siano rimasti fuori (Forza Italia, altre liste di centrodestra, ecc.), risultano “non pervenuti”. Incapaci di proporre una squadra credibile per il governo della città ed una visione all’altezza delle sfide da affrontare (crisi economica e nuovo sviluppo locale, politiche ambientali, “sblocco” dell’Unione e suo rilancio strategico, ecc.).
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Il monumento ai caduti ora nel parco davanti al municipio di Vignola (foto del 10 dicembre 2016)

Insomma, il rischio concretissimo per Vignola è quello di scoprire di non essere più in grado di “produrre” amministratori all’altezza delle sfide che deve affrontare (la fine prematura dell’amministrazione Smeraldi qualche interrogativo in tal senso lo dovrebbe far nascere). Ed ugualmente di scoprire che non funzionano più (o comunque assai meno rispetto al passato) i luoghi di “elaborazione” politico-programmatica. Manca a ben vedere una politica pensante (vedi). E capace. La difficoltà ad individuare candidati a sindaco credibili – lo so, per fortuna un po’ di tempo c’è ancora, ma il grosso del lavoro dovrebbe essere alle nostre spalle e così non è – è solo la punta di un iceberg. E’ il dato più eclatante, ma ugualmente preoccupante è l’infragilirsi fino al collasso di quella infrastruttura politico-comunicativa (fatta di partiti, di realtà associative, di comitati di cittadini) che supporta l’elaborazione di idee e consente il formarsi di persone politicamente capaci, credibili quando si propongono come candidato alla carica di sindaco, di assessore, di capogruppo, ecc. Anche in questa occasione spero di sbagliarmi, ma temo che le cose stiano davvero così. Occorre invertire rotta – anche se nessuno sembra in grado di farlo (e non è neppure chiaro come farlo). Però almeno evitiamo di raccontarci che “va tutto bene”. Perché così non è.

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3 Responses to AAA Amministratori capaci (e non solo) cercasi

  1. Dimer Marchi ha detto:

    Il problema che tu sollevi è un problema importante, che ha origini non vicine, ma che è evidenziato anche dall’ultimo sondaggio del Sole 24 Ore: infatti seppure esistano sindaci che ottengono un indice di gradimento più alto dello scorso anno ed altri più basso, il dato complessivo è che la maggioranza registra un calo rispetto alla data della loro elezione. Sappiamo bene che all’inizio sono tante, a volte troppe le speranze e le promesse, ma è altrettanto vero che da qualche anno questo avviene molto spesso. La “solitudine” espressa da Smeraldi nel suo intervento nell’ultimo Consiglio Comunale, il disagio evidenziato dal sindaco Mazza con le dimissioni poi ritirate, la difficoltà a selezionare una classe dirigente territoriale (e non solo) sono sintomi evidenti di una crisi generalizzata. Eppure quella per i Comuni sembrava una legge elettorale buona solo fino a qualche anno fa e la loro possibilità di nominare gli amministratori una garanzia. Non è più così. Colpa solo di coalizioni troppo eterogenee? Può darsi, ma è una risposta assai parziale e di comodo, perché ormai anche i candidati di liste omogenee cercano in tutti i modi di precondizionare le stesse liste per non avere sorprese in Consiglio e temono gli “amici” al pari degli altri. Ecco allora che torna la questione: che ne è delle Autonomie locali? Dell’articolo 5 della Costituzione? Del rapporto fra governanti e governati? Forse bisogna partire da lì e dalla consapevolezza che i partiti devono ridare voce alle comunità sulla base di un “discorso di verità” e di scelte, anche controcorrente, invece che indugiare su chi la conta più grossa.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Dimer, a me sembra che la legge elettorale per i comuni funzioni bene. E’ un parere non solo mio, ma di chi di mestiere si occupa di scienza politica. Insomma, l’elezione del sindaco (e non più solo del consiglio comunale) è una buona cosa. Soprattutto se confrontiamo la nuova situazione con quella precedente la legge elettorale del 1993. Semmai la legge, che assegna comunque al consiglio comunale funzioni di “indirizzo e controllo”, rimane inattuata proprio su questo punto. Ma è oggettivamente difficile equilibrare il rapporto tra organo esecutivo (sindaco e giunta) ed assemblea elettiva (consiglio comunale). Certo, di più si dovrebbe fare e si potrebbe fare, ma rimane un tema sostanzialmente inesplorato. Privo di analisi lucide e privo di sperimentazioni significative. Ciò che dunque è intervenuto negli ultimi anni è la “liquefazione” dei partiti, ovvero la progressiva riduzione della loro capacità di formare i “gruppi dirigenti” della politica nazionale e locale. Ed i nuovi soggetti che si presentano sulla scena politica (M5S e liste civiche) scontano proprio una evidente impreparazione di coloro che sono chiamati ad amministrare. Insomma si finisce con l’improvvisare. A qualcuno riesce bene ad altri no. L’esperienza vignolese appartiene alla seconda categoria, purtroppo.

  2. Luciano Credi ha detto:

    Gli amministratori si formano anche cammin facendo, senza dover citare Tony Blair, che disse che fu mandato a casa al massimo delle sue competenze a dispetto della giovanisssima età in cui s’insedio’, a capo del governo inglese. Gli amministratori si formano anche se a volte giudicati ancora ragazzotti troppo inclini ai divertimenti dei coetanei quindi pub, discoteche… Questo non è avvenuto e di certo non ho nessuna intenzione di cambiare quello che poteva essere ma non è stato… dal mio punto di vista personale spero solo che in tanti parti del mondo dove ho seminato tanto e sprecando tanto, vi sia un destino più umano rispetto a quello che vivo ora… senza illudermi molto… quindi da parte mia nessun volontà a non seguire rotte già predestinate. L’unica speranza è che nelle rotte predestinate vi sia anche un po’ di clemenza… anche oggi io in Francia… qui quello che sembra un’ovietà in Italia, a Vignola sembrano ancora diritti da conquistare… Presi dalle paure per il terrorismo qui dove sono a Clermont, il festival del cortometraggio ha come titolo il Nero è bello… e di certo non sono per l’accoglimento indiscriminato degli immigrati…

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