Poesie per l’anno nuovo che arriva (2017)

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Marco Palmezzano, Annunciazione (particolare), 1495-97, Pinacoteca di Forlì (foto del 28 dicembre 2016)

E’ tradizione – su questo blog – accogliere l’anno nuovo che arriva condividendo con amici e lettori una o più poesie (vedi). Quelle per “celebrare” il 2017 che arriva sono di Wislawa Szymborska, poetessa polacca (1923-2012) premio Nobel per la letteratura nel 1996 (vedi). Una scelta facile, dunque. Chi già le conosce può passare oltre, oppure assaporare il piacere di rileggerle. Chi non le conosce farebbe bene a soffermarsi. Poi dirà. Auguri di un Felice Anno Nuovo! Ne abbiamo tutti bisogno.

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Domenico Cantatore, Donna che legge, 1946-47, Pinacoteca di Imola (foto del 15 ottobre 2016)

SCRIVERE IL CURRICULUM

Che cos’è necessario?
È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

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Girolamo Genga, Disputa sull’immacolata concezione (particolare), 1516-1518, Pinacoteca di Brera (foto del 16 agosto 2016)

SCORCIO DI SECOLO

Doveva essere migliore degli altri il nostro XX secolo.
Non farà più in tempo a dimostrarlo,
ha gli anni contati,
il passo malfermo,
il fiato corto.

Sono ormai successe troppe cose
che non dovevano succedere,
e quel che doveva arrivare,
non è arrivato.

Ci si doveva avviare verso la primavera
e la felicità, fra l’altro.

La paura doveva abbandonare i monti e le valli,
la Verità doveva raggiungere la meta
prima della menzogna.

Certe sciagure
non dovevano più accadere,
ad esempio la guerra
e la fame, e così via.

Doveva essere rispettata l’inermità degli inermi,
la fiducia e via dicendo.

Chi voleva gioire del mondo
si trova di fronte a un compito irrealizzabile.

La stupidità non è ridicola.
La saggezza non è allegra.

La speranza
non è più quella giovane ragazza
et caetera, purtroppo.

Dio doveva finalmente credere nell’uomo
buono e forte,
ma il buono e il forte
restano due esseri distinti.

Come vivere? – mi ha scritto qualcuno,
a cui io intendevo fare
la stessa domanda.

Da capo e allo stesso modo di sempre,
come si è visto sopra,
non ci sono domande più pressanti
delle domande ingenue.

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Arturo Martini, Ragazzo seduto (particolare), 1931 (foto del 29 dicembre 2013)

IN LODE DI MIA SORELLA

Mia sorella non scrive poesie,
né penso che si metterà a scrivere poesie.
Ha preso dalla madre, che non scriveva poesie,
e dal padre, che anche lui non scriveva poesie.
Sotto il tetto di mia sorella mi sento sicura:
suo marito mai e poi mai scriverebbe poesie.
E anche se ciò suona ripetitivo come una litania,
nessuno dei miei parenti scrive poesie.

Nei suoi cassetti non ci sono vecchie poesie,
né ce n’è di recenti nella sua borsetta.
E quando mia sorella mi invita a pranzo,
so che non ha intenzione di leggermi poesie.
Fa minestre squisite senza secondi fini,
e il suo caffè non si rovescia su manoscritti.

In molte famiglie nessuno scrive poesie,
ma se accade – è raro che sia uno solo.
A volte la poesia scende a cascate per generazioni,
creando gorghi pericolosi nel mutuo sentire.

Mia sorella pratica una discreta prosa orale,
e tutta la sua opera scritta consiste in cartoline
il cui testo promette la stessa cosa ogni anno:
che al ritorno dalle vacanze
tutto quanto
tutto
tutto racconterà.

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Pelagio Pelagi, Venere educatrice di Amore, prima metà dell’Ottocento, Collezioni Comunali d’Arte Bologna (foto 21 febbraio 2016)

SORRISI

Il mondo vuol vedere la speranza sul viso.
Per gli statisti diventa l’obbligo il sorriso.
Sorridere vuol dire non darsi allo sconforto.
Anche se il gioco è complesso, l’esito incerto,
gli interessi contrastanti – è sempre consolante
che la dentatura sia bianca e ben smagliante.

Devono mostrare una fronte rasserenata
sulla pista e nella sala delle conferenze.
Un’andatura svelta, un’espressione distesa.
Quello dà il benvenuto, quest’altro si accomiata.
È quanto mai necessario un volto sorridente
per gli obiettivi e tutta la gente lì in attesa.

La stomatologia in forza alla diplomazia
garantisce sempre un risultato impressionante.
Canini di buona volontà e incisivi lieti
non possono mancare quando l’aria è pesante.
I nostri tempi non sono ancora così allegri
perché sui visi traspaia la malinconia.

Un’umanità fraterna, dicono i sognatori,
trasformerà la terra nel paese del sorriso.
Ho qualche dubbio. Gli statisti, se fosse vero,
non dovrebbero sorridere il giorno intero.
Solo a volte: perché è primavera, tanti i fiori,
non c’è fretta alcuna, né tensione in viso.
Gli esseri umani sono tristi per natura.
È quanto mi aspetto, e non è poi così dura.

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Domenico Baccarini, Ritratto di donna (La Bitta), 1903-4, MAR – Museo d’Arte di Ravenna (foto del 7 maggio 2016)

Le poesie, appartenenti a raccolte uscite in anni diversi, sono tratte da: Wislawa Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), a cura di Pietro Marchesani, Adelphi, Milano, 2009 (vedi).

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10 risposte a Poesie per l’anno nuovo che arriva (2017)

  1. Mauro Corticelli ha detto:

    Grazie Andrea, la Poesia ci aiuta a pensare, ci accosta a concetti, potrebbe liberarci un po, solo avessimo l’umiltà di ascoltarla.

  2. Diana Garofani Manzini ha detto:

    Buon anno Andrea!
    La poesia, un modo molto bello per iniziare l’anno.
    Aggiungo una piccola Rima di Michelangelo (ma soltanto perché lo amo) .
    “Caro m’è il sonno, e più l’esser di sasso,
    mentre che ‘l danno e la vergogna dura;
    non vedere, non sentir m’è gran ventura;
    però non mi destar, deh, parla basso”:

    A presto
    Diana

  3. Diana Garofani Manzini ha detto:

    Caro Andrea sono di nuovo qui.
    Ti chiedo il permesso, (si, proprio se posso farlo!)
    di fare una mini cronaca dei due concerti di capodanno appena visti in TV. Ma più che altro per poter leggere, se ti sarà possibile, una tua “precisa disamina” come usi fare con i tanti diversi argomenti culturali che tratti.
    Attendo tua risposta in merito.
    Diana

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Cara Diana, mi sembra un tema troppo ambizioso per un blog che si occupa di vicende locali, in genere di tipo politico-amministrativo.

  4. Diana Garofani Manzini ha detto:

    Buongiorno caro Andrea, hai perfettamente ragione!. L’argomento sarebbe stato fuori luogo.
    Come, del resto, è stata fuori luogo la rima di Michelangelo.
    In verità, appena spedito i messaggi, ne ero già pentita. Soprattutto perché mi sembrava di aver “rovinato” l’atmosfera che le prime pagine dell’anno avevano creata con le belle poesie di Wislawa Szymborska. Straordinaria scrittrice che, con grande semplicità e lieve finissima ironia, tocca argomenti etici e sociali molto ampi.
    D’ ora in poi starò più attenta a non lasciarmi trasportare da pensieri e parole che, spesso, mi nascono tumultuosamente alla “rinfusa” sui più disparati argomenti.
    (Non devo dimenticare che questo luogo non è un contenitore dove ognuno può “buttare dentro” tutto quello che gli passa per la testa, ancorché interessante).

    Grazie e buon proseguimento.
    Diana

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Cara Diana, la rima di Michelangelo non è affatto fuori posto. Diciamo che è un contributo a questa pagina all’insegna della poesia. Semmai è solo un po’ più difficile da comprendere (ho dovuto consultare il commento nel volume Rime e lettere, Utet, Torino, 2006, dove questi versi, con il n.247, sono alle pp.255-256). Buon proseguimento anche a te.

  5. Diana Garofani Manzini ha detto:

    Sei sempre molto preciso nel fornire, come giusto, le fonti e ti ringrazio. Mi ricordo che la rima di Michelangelo è nata per rispondere ironicamente ad un suo poco gradito estimatore sulla statua raffigurante la “Notte” , ma vorrò andare a leggere le pagine che mi hai indicato.
    Io non riesco, quasi mai, a fornire dati precisi, perché il più delle volte, “pesco” tra migliaia di appunti scritti malamente, ammassati negli anni e che formano una piccola montagna di fianco al mio pc (l’intenzione sarebbe di sistemarli tutti con le relative precisazioni…ma quando mai ci riuscirò!…ho 73 anni).
    Molte poesie di Michelangelo, insieme ad altre che vanno da Catullo a Tagore a Louise Labè a Dino Campana, Ramòn Jiménez, Diego Valeri, Kafka, Emily Dickinson e tantissimi altri le ho appese alla parete davanti al pc, come un calendario. Sono vecchie pagine ritagliate da un giornale del 1967- per me una cosa preziosa e bellissima- che però non potevo indicare come fonte.
    Grazie ancora.
    Diana

  6. Diana Garofani Manzini ha detto:

    FLICKR PHOTOS:
    https://www.flickr.com/photos/andreapaltrinieri/albums/72157678767677575/with/31971107012/
    Ma che meraviglie!! e con tanti finissimi particolari poi…una gioia per occhi, cuore, mente e anima!!!
    La bellezza è tale, anche se in fotografia, da temere la “sindrome di Stendhal”
    Grazie per questi doni.

  7. Diana Garofani Manzini ha detto:

    Caro Andrea, buongiorno.
    A proposito di Michelangelo: oggi sul “Carlino” (pag.27 Cultura)
    hanno scoperta l’acqua calda.
    Mi pare che abbiano scritto tali ovvietà e banalità, cose sapute e risapute, cadendo quasi dalle nuvole! (sic!- come scrivi spesso tu).
    Per fortuna si salvano aggiungendo alcune rime (almeno quelle) .
    Beh! non voglio sempre lamentarmi…meglio questo di niente.

  8. Diana Garofani Manzini ha detto:

    Scrivo quest’ultima nota POI MI TACCIO!!! ( per continuare a seguire il nuovo e interessante argomento sulla Fondazione).

    Sono riuscita a trovare tra i miei appunti anche quello che dice da dove è partita la “risposta” che Michelangelo” mette in bocca alla sua statua rappresentante la Notte” (rima indicata il 1° gennaio).
    Giovanni di Carlo Strozzi scrive:
    “Sopra la Notte del Buonarroti –
    La Notte che tu vedi in sì dolci atti
    Dormire, fu da un Angel scolpita
    in questo sasso, e perché dorme, ha vita.
    Destala, se non credi, e parleratti.”
    Poiché a Michelangelo lo Strozzi, per motivi politici, non stava troppo simpatico, fece rispondere direttamente alla Notte, come già detto.

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