Il progetto FICO-Eataly World prenderà il via nel 2017. Nell’Unione invece tutto fermo.

Lunedì 12 dicembre il progetto di FICO-Eataly World (vedi) è stato presentato al pubblico nell’Aula di Santa Lucia a Bologna. A fine 2017 è atteso l’avvio di questa “cittadella del cibo”, realizzata nell’area del Centro Agro-Alimentare di Bologna (CAAB). Sembra dunque che sia prossima l’apertura del primo parco tematico italiano dedicato al cibo, dopo che la data di avvio è stata posticipata più volte (vedi). Qualcuno storce il naso, ma è bene guardare con attenzione a questo progetto dai numeri imponenti: 80.000 mq di superficie interessata, 40 “fabbriche” contadine insediate, 25 ristoranti (coordinati dallo chef modenese Massimo Bottura), 9.000 mq dedicati alla vendita, 10 aule didattiche, 700 nuovi posti di lavoro (circa 3.000 con l’indotto), 44.000 mq di tetti fotovoltaici, 6 milioni di visitatori attesi. Zero consumo di territorio, visto che il parco si insedia nell’area CAAB riqualificandola. Avrà successo? Difficile dirlo. Comunque, per i comuni dell’Unione Terre di Castelli c’è un motivo particolare di interesse: anche qui da noi si era prospettata la realizzazione di una “cittadella del cibo” (presso l’area ex-Sipe: vedi). Idea balzana, inevitabilmente surclassata dalla “cittadella” bolognese. Il fatto è che, caduta questa, si è anche rinunciato ad un progetto vero di marketing territoriale (vedi). E pare che neppure la sfida di FICO desti i nostri amministratori, evidentemente incapaci di condividere un progetto forte per il nostro territorio.

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Corriere di Bologna, 18 novembre 2016.

Ho sempre sostenuto che l’idea di una “cittadella del cibo” sul territorio dell’Unione Terre di Castelli non fosse l’idea giusta: non si tratta, infatti, di aggiungere un nuovo “centro” attrattore (al di fuori dei centri urbani), ma di rendere più attrattiva la rete dei punti di produzione e commercializzazione dei prodotti tipici del nostro territorio distribuiti nei centri storici. Come si scriveva in un precedente post (vedi): “è nei centri storici dei comuni del territorio che dovrebbero essere collocate e poi sostenute e fatte crescere le funzioni di “promozione, commercializzazione e degustazione” dei prodotti tipici del territorio! Ed ugualmente è negli insediamenti già presenti sul territorio, spesso in modo diffuso, che dovrebbero essere collocate e poi sostenute e fatte crescere le funzioni di “promozione e sostegno” ai produttori attraverso i vari servizi e la diffusione dei saperi! (…) La realizzazione di una “cittadella del cibo” rischia infatti concretamente di alterare un assetto delle funzioni allocate sul territorio che da noi ha salvaguardato più che altrove i centri urbani (seppure non in misura tale da preservarli dalla crisi e da processi di relativo degrado).” Purtroppo dal 2013 ad oggi nulla è stato fatto in tal senso (né con le vecchie amministrazioni, né con le nuove, quelle scaturite dalle elezioni comunali del 2014). Manca una pianificazione strategica che individui le “funzioni” da sostenere e poi definisca una strategia per dare a questo territorio una maggiore capacità di attrazione (anche a seguito della capacità di muoversi in modo coordinato in termini di comunicazione e marketing). E intanto gran parte delle risorse messe a disposizione dalla Fondazione di Vignola (nell’ambito del programma di “sviluppo locale”: vedi) rimangono inutilizzate (o vengono assorbite dal nostro ‘francobollo’ di tecnopolo – Knowbel (vedi) – che convince sempre meno più il tempo passa). Ogni amministrazione, poi, ragiona e progetta (sic!) per conto suo (tanto Vignola, quanto Spilamberto, quanto Castelvetro, e così via), consegnandosi all’irrilevanza. E così questo territorio sperimenta un lento declino economico. Magari segretamente sperando che il progetto FICO fallisca o comunque stia ampiamente al di sotto degli obiettivi prefigurati. E’ il destino di chi non ha gradi capacità di visione e realizzazione: sperare nel fallimento di chi prova ad innovare davvero.

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Poliziotti in centro a Bologna per contenere la marcia Eat the rich (foto del 19 dicembre 2016)

PS Ero in centro a Bologna lunedì 19 dicembre, nel tardo pomeriggio, quando 150 persone del corteo di Eat the Rich (rete antagonista di ristorazione sociale e collettivo CUA) hanno messo in atto alcune azioni di protesta. In via San Vitale prima una protesta contro un negozio Coop (che sfrutta il lavoro precario), quindi cori di protesta contro il negozio Eataly Ambasciatori, quindi un sacco di letame contro l’ingresso del Mercato di mezzo (riprendo quanto riportato da Il Resto del Carlino – Bologna del 20 dicembre 2016). La marcia, in realtà, era contro FICO di cui c’era la presentazione nell’Aula di Santa Lucia (ma difesa da un invalicabile cordone di poliziotti). Mi sembra più folklore che altro (a parte il disagio creato ai negozi attaccati, lavoratori inclusi). Obiettivi altamente simbolici (ci poteva stare anche McDonald’s – su cui peraltro si scaricano periodicamente le proteste) – evidentemente qualcuno si gratifica in questo modo. Non mi sembra che ci siano minacce reali alla nostra tradizione gastronomica ed al nostro stile di vita – solo un po’ più di varietà.

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2 risposte a Il progetto FICO-Eataly World prenderà il via nel 2017. Nell’Unione invece tutto fermo.

  1. Yakko977 ha detto:

    http://www.wumingfoundation.com/giap/tag/fico/

    per me resta una gentrificazione da boicottare.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ero in centro a Bologna lunedì 19 dicembre, nel tardo pomeriggio, quando 150 persone del corteo di Eat the Rich (rete antagonista di ristorazione sociale e collettivo CUA) hanno messo in atto alcune azioni di protesta. In via San Vitale prima una protesta contro un negozio Coop (che sfrutta il lavoro precario), quindi cori di protesta contro il negozio Eataly Ambasciatori, quindi un sacco di letame contro l’ingresso del Mercato di mezzo (riprendo quanto riportato da Il Resto del Carlino – Bologna del 20 dicembre).La marcia, in realtà, era contro FICO di cui c’era la presentazione nell’Aula di Santa Lucia (ma difesa da un invalicabile cordone di poliziotti). Non so che cosa ne pensi la Wu Ming Foundation, ma mi sembra più folklore che altro (a parte il disagio creato ai negozi attaccati, lavoratori inclusi). Obiettivi altamente simbolici (ci poteva stare anche McDonald’s – su cui peraltro si scaricano periodicamente le proteste) – evidentemente qualcuno si gratifica in questo modo. Non mi sembra che ci siano minacce reali alla nostra tradizione gastronomica ed al nostro stile di vita – solo un po’ più di varietà. Non penso affatto che FICO – Eataly World sia per noi un modello da imitare, ovvero da replicare sul territorio. Ma è comunque un esempio da seguire con attenzione e anche avesse successo (staremo a vedere) non sarebbe per noi una minaccia. Io penso che noi dobbiamo puntare ad un target diverso. Mi sembra che il punto sia chiaro. Non abbiamo bisogno di rendere artificiale, concentrandolo, ciò che è già presente, in modo diffuso, sul nostro territorio. Ovvero produzioni più o meno di nicchia, ma di qualità. Semmai dobbiamo lavorare per “educare” il gusto dei consumatori, facendo apprezzare l’aceto balsamico di Modena DOP, la ciliegia Moretta, ed i molti altri prodotti tipici di questo territorio. Magari inseriti in una “narrazione” che racconti un po’ delle radici di questa terra, dei paesaggi, dei monumenti storico-artistici, ecc. Il nostro punto di forza sarebbe questo, se solo lo si volesse organizzare e presentare decentemente. Dunque non c’è bisogno di boicottare FICO (come non c’è bisogno di boicottare un Ipermercato), ma semmai educare i consumatori ad apprezzare altro.

    E si tratta poi di “gentrificazione” (gentrification)? Mi sembra una categoria usata a sproposito. FICO sorgerà al CAAB, non in centro storico a Bologna! Guardare su Google Maps di cosa si tratta, please. Dunque nessuna espulsione di insediamenti e funzioni storiche, ma semmai riqualificazione di un’area che da tempo risulta sovradimensionata, visto che la funzione di intermediazione commerciale dei prodotti agroalimentari passa altrove. Insomma, evitiamo di leggere quell’operazione con apparati ideologici che nulla hanno a che fare con la realtà. FICO non è un modello da seguire per questo territorio. E’ comunque un esempio di innovazione significativa (magari i posti di lavoro creati, contando anche l’indotto, non saranno 3.000, ma anche fossero solo un terzo non sarebbe un risultato disprezzabile, anzi). Il problema, semmai, è l’incapacità di questo territorio di mettere a punto un’adeguata “controproposta”. Appunto valorizzando i centri storici in quanto insediamenti dei punti di vendita di qualità dei nostri prodotti tipici. Ed innestare qui – in città, non in cittadelle artificiali – una funzione di educazione al gusto e culturale. Ma mentre FICO avanza, noi stiamo fermi. Questo è il problema.

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