Leggere Dostoevskij a vent’anni. Riflessioni sulla promozione della lettura

Fu in quel periodo che iniziai a leggere Dostoevskij, e una cosa mi apparve chiara: tutto quello che ci avevano propinato, la cosiddetta realtà della vita, al confronto con quanto leggevo era solo un teatrino, uno spettacolo da quattro soldi. E non perché le vite dei personaggi di Dostoevskij fossero più interessanti, ma perché erano autentiche, descritte con onestà, a differenza di quanto mi era stato raccontato fino a quel momento. A un tratto ho pensato: i miei genitori non mi hanno detto la verità. E neppure i miei professori, i giornalisti, i politici” – è Julian Barnes, scrittore inglese, che confessa come ha scoperto il piacere della lettura quando era al college (vedi). E chiarisce in modo magistrale perché ne era magneticamente attratto. Entrando nel mondo romanzesco scopriva quanto era fittizia, convenzionale, superficiale la cultura in cui era cresciuto (ed anche l’immagine di sé). Eppure, per quanto potente (Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij, Il Rosso e il nero di Stendhal, I Buddenbrook di Thomas Mann, Opinioni di un clown di Heinrich Böll – leggeteli a vent’anni!), è un’esperienza minoritaria. Un tratto distintivo di minoranze occidentali a rischio di marginalizzazione nella globalizzazione culturale. Ma non è detto che la “resistenza” dei territori, la costruzione di una rete locale sempre più fitta e sempre più larga, non possa incidere su processi che altrimenti passano sulle nostre teste. Certo, servirebbe una politica locale consapevole.

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Alex Katz, Closed Open Closed Open (particolare), 2004 (foto Artefiera Bologna, 24 gennaio 2015)

[1] Una intervista congiunta a due dei massimi scrittori inglesi contemporanei (Ian McEwan e Julian Barnes), apparsa su Repubblica del 13 novembre 2016 (vedi), offre il pretesto perfetto per ragionare della lettura di libri e del suo effetto formativo. Ovviamente non è “per cambiare sé stessi” che si leggono libri, ma spesso questo è quanto avviene. E’, per così dire, un effetto collaterale – specie se la lettura avviene nel massimo momento della strutturazione individuale: il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. I libri possono cambiare la vita e spesso lo fanno. Un cambiamento che non attiene agli aspetti materiali, ma alla consapevolezza di sé, alle relazioni con gli altri, alla interpretazione del mondo. Eppure nel nostro paese la maggior parte delle persone non legge libri – lo certificano anno dopo anno le rilevazioni dell’Istat: “Nel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011” (vedi). Almeno un libro nei 12 mesi precedenti, non proprio un impegno proibitivo. Alzando di un po’ l’asticella (es. 4 libri all’anno) di lettori se ne troverebbe assai meno. E allora? Importa qualcosa? Rispondere è più difficile di quanto possa apparire. Ma se prendiamo sul serio la risposta “ufficiale”, quella delle istituzioni – sì, è importante – allora bisognerebbe vedere un impegno forte nella promozione della lettura. Da parte di scuole, biblioteche, enti locali, aziende pubbliche e non solo. Non che non ci siano iniziative, ma l’impressione è che finiscano in genere per coinvolgere chi già ha un background familiare favorevole. In ogni caso, pur a fronte di tutti questi sforzi (sic), i lettori sono in diminuzione. Servono nuove politiche. Anche locali.

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Lamberto Melina, Humana CCI Aracne, 2012 (foto Artefiera Bologna, 24 gennaio 2015)

[2] Un bel libro di Roberto Casati (Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere, Laterza, Roma-Bari, 2013: vedi) contiene una proposta provocatoria, ma intelligente, con l’obiettivo di scardinare l’inefficacia delle politiche istituzionali di promozione della lettura. E’ un invito indirizzato innanzitutto alla scuola (che oggi non brilla, nonostante qualche limitata iniziativa meritevole) nella promozione della lettura. Si tratta della proposta del “mese della lettura”: “Un mese da rubare al programma, un mese in cui gli studenti non fanno altro che leggere libri dal mattino alla sera, inseguono l’obiettivo di un libro al giorno, e consegnano poi a fine giornata una breve presentazione scritta o orale, o registrano un breve video in cui raccontano il contenuto del libro che hanno letto, o qualsiasi cosa che depositi una traccia della lettura. Due aspetti della proposta sono importanti: l’aspetto istituzionale (si usano le ore di scuola) e l’aspetto «massiccio» (l’uso di un tempo lungo, senza interruzioni). Ripeto: gli studenti leggerebbero per un mese intero un libro al giorno, ciascuno un libro diverso, in classe, e non farebbero altro. E gli insegnanti farebbero altrettanto.” (p.52) Esperto di tecnologie digitali (direttore di ricerca al CNRS di Parigi), Casati sa bene che oggi l’ambiente in cui vivono le nuove generazioni presenta minacce ulteriori che rendono improbabile l’esercizio della lettura: troppe distrazioni “digitali” (che consumano un bene primario come l’attenzione). Per questo il “mese della lettura” si configura anche come un “ambiente protetto”: “Se il problema per la lettura è l’erosione digitale dell’attenzione, o l’invasione del social networking, la scuola potrebbe e, anzi, dovrebbe offrire tempi protetti come questo. Insegniamo che leggere un libro è quantomeno possibile. Facciamo fare a scuola agli allievi qualcosa che la società non fa. Proteggiamo lo spazio della lettura: sospendendo le classi e il programma mandiamo un chiaro segnale sulle vere priorità. Usare il tempo della scuola per leggere significa dare un segnale forte sull’importanza della lettura. Infatti: Se la lettura è veramente importante, perché chiedere agli studenti di leggere a casa, o durante le vacanze?”. Ovviamente la prima reazione delle istituzioni scolastiche e dei docenti sarebbe improntata al ‘non si può fare’. Tutto bello, ma … Non mi interessa questa parte di un eventuale dibattito (assolutamente necessario) sulla fattibilità (io stesso mi chiedo che esperienza sarebbe, nella realtà, quella della lettura individuale in classe). Il fatto è che abbiamo bisogno di riformulare le nostre modalità di intervento per promuovere la lettura – quelle in corso hanno già da tempo toccato i loro limiti. Non riescono a scalfire, se non in piccola parte, una distribuzione delle opportunità che riflette strutture della disuguaglianza sociale più resistenti di quanto si sia supposto. Ma la risposta – è su questo che vorrei richiamare l’attenzione – non può essere il solito ritornello: “non c’è alternativa”.

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Roberta Coni, Osas fondo arabesque, 2014 (foto Artefiera Bologna, 24 gennaio 2015)

[3] Oltre alla scuola l’altro fronte di intervento dovrebbe essere quello delle biblioteche pubbliche. Tra le biblioteche del territorio quella di maggior successo, in termini di frequentazione giovanile, è senza dubbio la biblioteca vignolese. Un successo che l’ha portata assai presto ad una situazione di “sovraccarico”, con la conseguenza che molto presto gli spazi si sono rivelati insufficienti (risponde all’esigenza di ampliamento la ristrutturazione di Villa Trenti: vedi). Ma a dieci anni dall’inaugurazione (nel 2006) bisogna riconoscere che è proprio nell’animazione e nella promozione della lettura che la biblioteca Auris non è stata sufficientemente propositiva. E’ mancato un programma operante in tal senso, come invece hanno sviluppato altre biblioteche. Mettere in circolo le “energie” già presenti nella comunità (di studenti e giovani, ma non solo), sostenerle e farle crescere. Con iniziative tipo gli incontri del Jane Austen Book Club per esplorare il mondo letterario di questa autrice (vedi) – una formula in un qualche modo estendibile ad altri libri cult (o autori cult) del mondo giovanile: da Il giovane Holden di J.D.Salinger a Siddharta di Hermann Hesse. Oppure, altra iniziativa della biblioteca Salaborsa del comune di Bologna, l’organizzazione di “gruppi di lettura” (Un libro in borsa: vedi), per dare la possibilità a lettori appassionati di incontrarsi e offrire un appuntamento sulla lettura a chiunque abbia voglia di parlare e sentir parlare di libri. Bene dunque i libri consigliati dai lettori (iniziativa lanciata qualche settimana fa dalla biblioteca di Vignola con il titolo “I preferiti di …”: vedi) con tanto di lista di libri e invito alla lettura-recensione – un’attività che potrebbe facilmente debordare sul web e relative community e social media. Ma su questo fronte occorre accelerare e recuperare il terreno perduto (non sto a parlare del programma “Nati per leggere”, simpatico ma marginale rispetto alla promozione della lettura – che è tema dall’adolescenza in su).

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Carla Bedini, Tara (particolare), 2015 (foto Artefiera Bologna, 24 gennaio 2015)

[4] E’ fin troppo facile suggerire che Unione Terre di Castelli e Fondazione di Vignola potrebbero (anzi, dovrebbero) coordinare un tale programma di territorio – se davvero hanno a cuore lo scardinamento dei dispositivi di riproduzione delle disuguaglianze culturali. Non è importante un loro impegno su questo specifico programma – vi sono certamente degli “equivalenti funzionali”, ovvero programmi di “promozione” della cultura ugualmente rilevanti. Ma prendere sul serio il fatto che le istituzioni pubbliche (scuole incluse) possono (anzi, debbono) fare di più per la promozione della cultura (anziché adagiarsi sui meccanismi vigenti di riproduzione/segregazione culturale – qui riflessioni e proposte su giovani e teatro: vedi). Alla fine la sfida della “buona politica” sta in questo: fare vedere come essa è in grado di toccare la vita vera delle persone. Offrendo nuove opportunità. Migliorando le chances di vita (R.Dahrendorf).

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Harding Meyer, opera di (foto Artefiera Bologna, 24 gennaio 2015)

PS E’ promozione della lettura anche la realizzazione di “distillati” (sic) di libri, una recente iniziativa editoriale che si presenta con la formula “l’originale distillato in meno della metà delle pagine” e “nascono i distillati best seller da leggere nel tempo di un film” (vedi). Nello striminzito mercato del libro italiano c’è posto anche per questo. Nulla da dire, dunque, se non che le istituzioni hanno altri obiettivi (e a me personalmente non interessa affatto). Ironia preventiva sul tema è comunque proposta da Antonio Manzini, in un libro tanto ridotto di dimensioni, quanto intelligente e divertente: Sull’orlo del precipizio, Sellerio, Palermo, 2015, 8 euro (vedi). Assolutamente da leggere. Solo 115 pagine. 😉

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6 risposte a Leggere Dostoevskij a vent’anni. Riflessioni sulla promozione della lettura

  1. Mauro Corticelli ha detto:

    Apprezzo le tue sollecitazione alla lettura, meno il suggerimento di un libro al giorno, la trovo una cosa angosciante, il “consumismo” del libro. Essere costretto a leggere ed a relazionare su una lettura mi porterebbe al rifiuto della stessa. Ritengo invece opportuno uno sforzo collettivo per trovare forme di “cultura attiva” sul nostro territorio. Non sono nemmeno amante delle serate di presentazione di libri che sanno sempre molto di commercio, non parliamo dei libri condensati (sic). Il piacere della lettura prima e della scrittura poi, se succede, è un processo lento e fatto di momenti che devono essere piacevoli, dei libri giusti al momento giusto. Non c’è una lettura che va bene per tutti, sempre. Ci sono percorsi di maturazione delicati che vanno sostenuti in modo piacevole. A cominciare dalle fiabe e dalle loro letture ..per continuare con Verne e Salgari … per finire a Dostoevskij e ripartire di nuovo, ma qui ripeterei la mia storia di lettore, non va bene. L’esperienza del gruppo Venti e Venti a Vignola la trovai molto coinvolgente, ci occupammo di leggere e confrontarci sui dei titoli ed organizzammo eventi culturali vari. Ma voglio citarti anche l’esperienza fatta a Ribalta Giovedì scorso: E’ stato letto Gozzano da Succi (https://www.facebook.com/circolo.arci.ribalta/). E’ stata una magnifica esperienza ed una nuova occasione per incontrare Gozzano raccontato magnificamente. Eravamo in pochi, ma serate di questa levatura trovano anche poco supporto pubblicitario (un coordinamento delle attività sul territorio ed un unico calendario sarebbe gradito) e restano relegate a gruppi intimi. Famiglia e scuola sono i luoghi in cui sensibilizzare i ragazzi alla lettura. La visita alla Biblioteca dovrebbe essere un appuntamento almeno quindicinale, la lettura in classe pure … Ma resta il fatto caro Andrea, se ci pensi, che oggi i ragazzi devono diventare ottimi ginnasti o calciatori o danzatori o cestisti ecc.. devono coltivare forza ed ambizione (la lettura non produce) e per distrarsi il telefonino è invincibile e gli aspetti culturali sono faticosi da percorrere. Tuttavia proprio per questo ben vengano le tue sollecitazioni.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      La competizione con altri impieghi del “tempo libero” si fa probabilmente più accesa ed il libro – sempre se stesso, un po’ old fashion – corre il rischio di soccombere (un po’ sempre di più). Le indagini sui lettori non offrono un profilo rassicurante di questo paese, visto che la maggioranza non legge 1 libro all’anno! Anche per questo serve un impegno straordinario delle istituzioni scolastiche e degli enti locali. Le politiche dispiegate sino ad ora sono varie – lo puntualizza l’assessore Maisani nella sua replica. A me pare che manchino però (nel senso che sono insufficienti) iniziative indirizzate ai giovani, quelli di età medie superiori ed università. Mi sembra che la fase di transazione all’età adulta ponga esigenze a cui molta letteratura offre “materiali” utili per la costruzione di una migliore consapevolezza del sé. Il piacere (o il bisogno) della lettura si acquisisce stabilmente a quell’età. Ed è a quell’età che dovrebbero essere mirate le politiche locali più ambiziose. Non facciamoci distrarre dalla boutade di “un libro al giorno” (non è questo il tema che affronta Casati, ma quello di uno spazio per la lettura intensiva e di uno spazio in cui la capacità d’attenzione dei giovani lettori sia protetta dall’invadenza dei social media). E non dico neppure che la proposta del “mese della lettura” (solo lettura di libri in classe per un mese) sia ottimale. Ma è certo che quanto fatto fino ad ora, anche a livello locale, è insufficiente per sottrarre i giovani dall’influsso determinante dell’ambiente famigliare. Ancora oggi la determinante più potente sulla propensione alla lettura è l’avere genitori lettori. Stiamo “trascurando” una fetta troppo grande di giovani.

  2. Monica Maisani ha detto:

    Caro Andrea, apprezzo sempre molto i tuoi calorosi inviti a promuovere di più la cultura sul nostro territorio e, quando mi sento chiamata in causa , intervengo nella discussione. Tutti sappiamo quanto sia difficile oggi promuovere la lettura tra gli adolescenti ben sapendo che di fronte al fascino delle nuove tecnologie la lettura di un libro sembra un’attività d’altri tempi. Nel tuo post ricordi le attività svolte dalla biblioteca di Vignola nell’ambito dell’iniziativa Nati per leggere che si rivolge ai piccoli e alle loro famiglie, dimentichi , però, di dire che tale iniziativa è una delle diverse azioni che le biblioteche dell’Unione, facenti parte del Sistema interbibliotecario , svolgono sul nostri territori. A proposito di adolescenti e scuole, faccio presente che da diversi anni si svolge un seguitissimo e appassionante Campionato di lettura tra tutti gli studenti delle classi seconde delle Scuole Medie dei Comuni del sistema che si conclude con una finale e un premio in libri. Il campionato prevede la lettura per ogni classe, in un tempo prestabilito, di un certo numero di libri che saranno poi oggetto di sfide tra studenti delle diverse classi . Ti faccio presente che questa formula ha sempre trovato il gradimento degli istituti scolastici e dei loro studenti . Persino la Regione ha apprezzato molto questa formula, tanto che ha appena stanziato a favore del Sistema una somma consistente per il campionato del prossimo anno .
    Per saperne di più ti invito a visitare il sito di Auris.
    Trovo quindi una certa somiglianza con la proposta da te richiamata sulla quale , personalmente, ho qualche perplessità ( leggeresti Cent’anni di solitudine in una sola giornata?). In ogni caso , la lettura è una passione da coltivare individualmente e, ritengo, non ci siano ricette o formule magiche per aumentare il numero dei lettori. Occorre creare occasioni di conoscenza di autori e temi, certamente la nostra biblioteca su questo versante deve impegnarsi di più, ma ti assicuro, siamo sulla buona strada.
    Tra breve arriverà in biblioteca la mia personale bibliografia dei dieci libri preferiti. A quando la tua?

  3. Monica Maisani ha detto:

    Aggiungo qualche altra riflessione, visto che a Vignola lo sport più praticato non è il calcio ma la critica su quello che non si fa, allargando un po’ la visione su adolescenti e lettura.
    Molte associazioni come il Circolo Ribalta svolgono nel campo della promozione della cultura e in particolare della lettura (ricordo la collaborazione con la libreria Il Castello di Carta nella rassegna Letteratura Ribaltabile) un lavoro egregio, come pure le librerie mi sembra svolgano un ruolo fondamentale al riguardo.
    Ma mi interessa ora ricordare quello che si fa a Vignola attraverso la collaborazione tra Comune, librerie e Scuole nel campo della promozione della lettura rivolta agli adolescenti.
    Nel tuo post non hai ricordato che da due anni Vignola con la sua Biblioteca è partner assieme al Comune di Modena , di Formigine e, da quest’anno anche di Castelvetro , del Festival della lettura per ragazzi Passalaparola che si svolge tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre coinvolgendo decine di classi delle scuole primarie, medie e superiori negli incontri con gli autori e in attività di laboratorio.
    Ricordo anche che nello scorso anno scolastico sono stati diversi gli incontri organizzati dalla libreria dei Contrari con i ragazzi delle superiori e che sempre nello scorso anno scolastico si è svolta una interessante esperienza di alternanza scuola lavoro con i ragazzi di alcune classi del liceo classico di Vignola presso la libreria Il Castello di Carta . Per alcune sere i ragazzi hanno presentato presso la libreria alcuni libri al pubblico intervenuto.
    Quanto alla promozione della lettura rivolta a tutti ricordo ancora l’egregio lavoro svolto dalle bibliotecarie nell’allestimento delle vetrine tematiche o nella stesura delle numerose bibliografie, ivi comprese quelle che troviamo nel programma di sala quando andiamo a vedere uno spettacolo al Teatro Fabbri .
    Insomma Andrea, cominciamo anche a vedere ogni tanto il bicchiere mezzo pieno….
    A proposito, leggeresti la quadrilogia dell’ Amica geniale di Elena Ferrante in quattro giorni? Pensa che ho centellinato quei libri per paura di finirli troppo presto…..

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      A me pare che la biblioteca comunale Auris, nei suoi primi dieci anni di vita, abbia visto un impegno limitato (ovvero insufficiente) nella promozione di iniziative culturali: dalla promozione di gruppi di lettura alla messa a disposizione degli spazi per eventi organizzati dalle associazioni o librerie del territorio. Non sto dicendo che non è stato fatto nulla, ma che si poteva (doveva) fare di più. Anche provando a promuovere ed organizzare gruppi di lettori ed associazioni culturali (insomma promuovere, suscitare, coordinare le “energie culturali” disponibili nella società). Speriamo che la riorganizzazione degli spazi a cui si sta lavorando, grazie a Villa Trenti ristrutturata, consenta di sviluppare maggiormente queste attività. Sono anche da tempo convinto che serva una direzione unica delle biblioteche e dei luoghi della cultura dell’Unione Terre di Castelli, così che sullo sviluppo dei “soft power” culturali si accumulino competenze, si differenzino le expertise, si partecipi a network allargati, insomma si faccia un salto di qualità (ovviamente tutte queste attività sono in sofferenza molto più negli altri comuni, più piccoli di Vignola).

      Ma oltre ad iniziative usuali nelle biblioteche più evolute (ho citato alcune delle iniziative della biblioteca Sala Borsa di Bologna, ma Antonella Agnoli avrà certamente preziosi suggerimenti da offrire), se si intende intaccare la “segregazione culturale” frutto delle disuguaglianze di questa società, occorre anche inventarsi cose nuove. Così da portare la lettura di libri, la visione di film, la pratica della musica negli strati marginali della società locale. E’ vero, “la lettura è una passione da coltivare individualmente e non ci sono ricette o formule magiche per aumentare il numero dei lettori.” Formule magiche no, ma iniziative e “politiche di promozione della lettura” sì. Con maggiore dettaglio rispetto al mio le hai ricordate (e probabilmente c’é anche dell’altro). Ma – mi pare – siamo assai lontani dalla “saturazione”. Probabilmente le statistiche nazionali non sono rappresentative di un’area privilegiata del paese come questa parte dell’Emilia-Romagna, ma diversi indicatori evidenziano problemi anche da noi (a partire dagli indicatori OCSE-PISA sugli apprendimenti scolastici, tra cui la comprensione di testi; ma poi basta guardare alla capacità di scrittura degli studenti, in evidente regressione – gli insegnanti se ne lamentano continuamente ed un nesso con la lettura c’é indubbiamente; e così via). Questo solo per dire che non basta dire “facciamo cose”, specie se non si è in grado di valutare (o, dove possibile, “misurare”) l’impatto di queste iniziative sulla popolazione di riferimento.

      Ultima cosa. E’ difficile invocare la partecipazione dei cittadini e poi lamentarsi delle critiche. Inevitabilmente tra le tante voci della città ci sono voci di apprezzamento, non voci (ovvero indifferenti) e voci di critica. Ogni amministratore lo sa bene. E ogni amministrazione, se vuole seriamente tentare di contrastare disinformazione e disinteresse dei cittadini, deve anche imparare ad informare sulle proprie attività ed a rendicontare come si deve (ambiti in cui anche l’amministrazione civica vignolese può ancora migliorare parecchio).

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ancora l’Annuario Statistico Italiano 2016, realizzato dall’Istat, fornisce dati sulla lettura di libri in Italia. E certifica un ulteriore diminuzione dei lettori: nel 2016 solo il 40,5% della popolazione di 6 anni e più ha letto almeno UN libro (per motivi non strettamente scolastici o professionali)! Era il 42% nel 2015. Dunque il 59,5% degli italiani nel 2016 non ha letto alcun libro.
    Consultare il capitolo 10 (Cultura e tempo libero), della lettura si parla a pagg.360-361 e nelle tabelle in coda al capitolo:
    http://www.istat.it/it/archivio/194422

    La quota di lettori di libri diminuisce al crescere dell’età. Le donne, in tutte le fasce di età, mostrano un interesse maggiore degli uomini per la lettura. Sono confermate le differenze territoriali usuali: al Sud si legge meno (27,5% ha letto almeno un libro, contro il 48,7% del Nord-Est – dove si registra il valore più alto). Ma anche guardando alla regione Emilia-Romagna non c’è molto da consolarsi: coloro che hanno letto almeno UN libro nel 2016 sono il 46,1%. Il valore più alto si registra in provincia di Trento (54,8% di lettori di libri). Inoltre i libri vengono letti più frequentemente nei comuni centro delle aree metropolitane (48,6 per cento) e con una frequenza maggiore (il 16,7 per cento dei lettori residenti in città leggono 12 e più libri nell’anno). Insomma, plausibilmente anche il dato vignolese non brillerebbe. Per questo servono davvero politiche innovative di promozione della lettura. Per questo la biblioteca Auris deve giocare un ruolo maggiore.

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