Mercoledì 16 novembre presentazione del nuovo statuto della Fondazione di Vignola

Oggi, mercoledì 16 novembre, ore 20.30 presso la Sala dei Contrari – Rocca di Vignola, la Fondazione di Vignola presenta il nuovo statuto in vigore dal 7 giugno scorso. Non proprio tempestivi, dunque. Modifiche in parte obbligate, conseguenti ad un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Economia e l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio (ACRI). Ma modifiche non meno significative (anzi probabilmente ancora più importanti) sono avvenute, un po’ in sordina, a discrezione degli attuali vertici (vedi). Tra queste merita di essere ricordata la rivisitazione del dispositivo di nomina del consiglio di indirizzo (riduzione del numero di consiglieri da 15 a 13, ridefinizione degli enti con potere di nomina, ed anche qualche innovazione importante sulle modalità). E’ dunque bene che le comunità di riferimento (cittadini di Vignola, Spilamberto, Savignano e Marano) prestino attenzione ed anzi partecipino a questo momento pubblico. Nell’aprile 2017 decadono gli attuali organi di governo ed è opportuno cercare di valutare il loro operato e pensare al futuro.

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Domenico Baccarini, La Bitta che allatta Maria Teresa (particolare), 1904, Pinacoteca comunale di Faenza (foto del 26 dicembre 2014)

[1] Nelle comunicazioni di invito per la serata di domani la Fondazione ha opportunamente riepilogato le principali modifiche apportate allo statuto. Ecco in cosa consistono:

  • Ambito territoriale: il territorio di riferimento della Fondazione coincide con quello “storico”, ovvero con i Comuni di Vignola, Spilamberto, Marano sul Panaro e Savignano sul Panaro, ma l’intervento dell’Ente si estende a tutto il territorio dell’Unione Terre di Castelli;
  • Scopo: viene individuato quello che la Fondazione ritiene primario, ovvero la promozione e la tutela del patrimonio culturale, materiale e immateriale della Comunità di riferimento, con il riconoscimento alla Rocca di Vignola di un valore particolarmente qualificante;
  • Enti nominanti e riduzione del numero dei consiglieri: i soggetti che designeranno i componenti del Consiglio di indirizzo saranno i Comuni del territorio di riferimento (4 consiglieri), l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia (3 consiglieri), le Associazioni di categoria imprenditoriali di rilievo nazionale che operano sul territorio (1 consigliere), il consiglio uscente della Fondazione (2 consiglieri) – ma, queste le novità, anche i Dirigenti scolastici degli Istituti di istruzione superiore del distretto di Vignola (1 consigliere) e la “comunità” del territorio dei Comuni di Vignola, Spilamberto, Marano sul Panaro e Savignano sul Panaro (2 consiglieri; vedremo dopo come si declina il concetto di “comunità”);
  • Sfasamento temporale tra la durata degli Organi: introduzione di un meccanismo di scadenza sfalsato tra il Consiglio di indirizzo e il Comitato di gestione, volto a garantire la continuità operativa della Fondazione, così come richiesto dalla Carta delle Fondazioni e dal Protocollo d’Intesa. Lo sfasamento è ottenuto accorciando a 2 anni il mandato del prossimo presidente e vicepresidente (mentre il consiglio di indirizzo dura in carica 4 anni).
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Alberto Salietti, Ritratto di signora (particolare), 1922, Museo d’Arte della città di Ravenna (foto del 26 dicembre 2014)

[2] Per una prima valutazione del grosso di queste modifiche rimando ad un precedente post su AmareVignola (vedi). Ribadisco che l’incognita vera riguarderà il funzionamento del nuovo dispositivo di nomina del consiglio e, al suo interno, del presidente e vicepresidente. L’attuale vicepresidente Giuseppe Pesci ha dichiarato alla stampa “avevamo un solo scopo: renderci più autonomi dalla politica” (Il Resto del Carlino, 24 dicembre 2015, pag.29: pdf). In effetti la “politica” ha (di fatto) nominato l’attuale presidente, Valerio Massimo Manfredi – non una gran performance (vedi). Ma se la politica dovesse davvero essere accompagnata alla porta non è detto che non rientri dalla finestra. Non è neppure detto che la “società civile” riesca a far meglio della “politica” – ho l’impressione che siano categorie troppo di comodo. E che il problema sia piuttosto un altro: da un lato la qualità delle nomine (un problema che rimane con il nuovo statuto nella stessa misura in cui era presente con il vecchio); dall’altro l’autonomia della Fondazione, ma al tempo stesso l’orientamento a collaborare (a “fare sistema”) con gli enti locali del territorio di riferimento (senza “supplenze” improprie – come fatto invece assumendo la gestione del PoesiaFestival 2016). Ricordiamo che su questo punto abbiamo visto nel recente passato soluzioni creative quanto strampalate o anche “distruttive” (per fortuna non da noi). A Modena con il sindaco che ha chiesto ai consiglieri da lui nominati nel consiglio della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena di sottoscrivere specifici atti di indirizzo (autonomia a metà?). A Bologna (Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna) con una guerra oramai aperta tra i rappresentanti delle istituzioni e la “vecchia guardia” (pdf). Per chi non vuole limitarsi ad indirizzare agli enti con potere di nomina esortazioni del tipo “fate i bravi” (ovvero mettete persone di qualità riconosciuta e con capacità di visione ed operative necessarie al buon funzionamento della Fondazione), rimane un solo strumento per cercare di “spingere” la qualità verso l’alto: un upgrade dei dispositivi di trasparenza sulla performance e sui progetti finanziati. Ma la Fondazione di Vignola si è sino ad ora mostrata sorda a queste esortazioni e gli strumenti della trasparenza non sono sostanzialmente cambiati nel corso del tempo.

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Leonardo Castellani, Ritratto di famiglia (particolare), 1925, Collezione privata (foto del 26 dicembre 2014)

[3] Tra le novità del “dispositivo” di nomina del consiglio di indirizzo vi è quella relativa al fatto che 2 dei 13 consiglieri (prima erano 15) verranno “designati” dalla Comunità del territorio di riferimento della Fondazione e, più precisamente, mediante un dispositivo elettivo a cui possono partecipare non i singoli cittadini, ma soggetti collettivi come associazioni non profit o comitati di cittadini (anche costituiti ad hoc). Il nuovo dispositivo è già formalizzato nel “Regolamento nomine” (pdf). E’ anche già disponibile il “bando” per arrivare alla formulazione delle proposte e quindi alla designazione (pdf). Cosa dice? In estrema sintesi: le candidature (di persone che soddisfano specifici requisiti di competenze tematiche e/o di conoscenza del territorio) possono essere avanzate solo da associazioni o comitati (composti da almeno 20 cittadini) entro il termine del 31 gennaio 2017 (ore 12.00). L’elezione dei 2 consiglieri avviene invece in un incontro pubblico già previsto per il 15 marzo 2017 (ore 16.00 presso la Sala dei Contrari – Rocca di Vignola) in cui saranno chiamati a votare i “delegati” delle realtà associative. Sarebbe stato opportuno scindere il momento di presentazione dei “programmi” da parte dei candidati (che in effetti hanno facoltà di presentare “programmi e propositi sugli indirizzi che ritengono di sostenere per l’azione della Fondazione nel quadriennio successivo” in un intervento della durata massima di 8 – otto! – minuti) dal momento dell’elezione. Invece l’unificazione dei due momenti nell’unica giornata rende probabile che si arrivi all’appuntamento con i giochi già fatti, ovvero con accordi tra le realtà associative che renderanno molto “rituale” il momento di confronto programmatico. Ma inutile fare considerazioni “a posteriori”. Il regolamento è questo e come funziona lo vedremo all’opera.

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Franco Gentilini, Susanna dopo il bagno, 1929, Pinacoteca comunale di Faenza (foto del 26 dicembre 2014)

[4] Ultima considerazione. Io rimango convinto che uno dei problemi della Fondazione di Vignola (non solo suo, ma certamente anche suo) sia quello della mancata “valorizzazione” del consiglio di indirizzo. Che a dispetto della denominazione gli indirizzi li subisce (in larga parte) dal comitato di gestione, anziché affidarli a questo. E’ una dinamica ampiamente sperimentata in tutte le realtà comunali dove l’organo di indirizzo (il consiglio comunale) è al traino dell’organo esecutivo (sindaco e giunta). Ci sono ragioni strutturali perché questo accada – a nulla vale in fatto che la legge assegni la funzione di indirizzo all’assemblea elettiva. Ma ci sono innovazioni che possono riequilibrare la situazione, disegnando un circuito del potere decisionale più equilibrato, dove effettivamente il consiglio di indirizzo “partecipa” alla determinazione degli orientamenti d’azione assieme al comitato di gestione (e soprattutto assieme a presidente e vicepresidente). Senza un ruolo forte del consiglio d’indirizzo della Fondazione nel processo di costruzione degli orientamenti questo o si adatta ad un ruolo tendenzialmente passivo (senza effettiva capacità di incidere – se non su aspetti marginali) o si ritaglia funzioni secondarie (con consiglieri che assumono funzioni operative come l’organizzazione di eventi o altro), tralasciando quella primaria (la formulazione di “indirizzi” e la verifica degli obiettivi assegnati al comitato di gestione). E’ soprattutto a fronte di progetti ambiziosi che si vede la fragilità di questo dispositivo di governance, con il consiglio incapace (non necessariamente per volontà dei singoli consiglieri) di “aiutare” il comitato di gestione a mettere a fuoco programmi efficaci, evitandogli errori grossolani (come nel caso del programma “sviluppo locale”: vedi) o soluzioni frettolose (come l’affastellamento di attività poco omogenee nel progetto di “valorizzazione” di Palazzo Barozzi). Purtroppo il nuovo statuto tralascia di affrontare il tema. Ci terremo un consiglio d’indirizzo molto poco capace di indirizzare e verificare. Peccato.

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Angelo Biancini, Testa di ragazzo, 1934, Pinacoteca comunale di Faenza (foto del 26 dicembre 2014)

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