Presso lo spazio Dislocata installazione di Vittorio Pettinella. E’ arte?

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Presso lo spazio espositivo Dislocata l’associazione Wunderkammer continua imperterrita a proporre pillole d’arte contemporanea ad un distratto pubblico vignolese. Realtà di provincia, Vignola. Non facile per operazioni come questa. Anche se questa, nello specifico, aveva dalla sua due elementi potenzialmente di grande attrazione. Ceci n’est pas une oeuvre d’art – questo il titolo dell’installazione di Vittorio Pettinella, originario di Savignano – usa due immagini divenute icone della recente storia italiana, degli “anni di piombo” (due foto di Aldo Moro nel covo delle BR), per un’operazione di grande impatto emotivo. E poi la provocazione del titolo (che è un richiamo ad un famoso quadro di René Magritte: Ceci n’est pas une pipe: vedi) che richiama la questione di fondo dell’arte contemporanea: cos’è arte? cos’è un’opera d’arte? La negazione di Pettinella – questa non è un’opera d’arte – è però un mero artificio retorico. Ma su questa “provocazione” l’evento artistico proposto poteva essere “sviluppato” proponendo alla città appunto anche una riflessione sull’arte contemporanea. Riflessione salutare nella nostra realtà di provincia.l_foto-22ott2016-008
[1] L’immagine di Aldo Moro nel covo delle BR dove era tenuto prigioniero è un’icona dell’Italia anni ’70. L’enormità dell’evento le ha garantito risonanza. Si è così sedimentata nella memoria di alcune generazioni di Italiani. Usare quelle due immagini, in grado di richiamare il dramma di una persona, figura politica di primo piano, ed anche il dramma di una non breve stagione per il paese (quando il terrorismo era “quello di casa”), significa mobilitare forti emozioni e significati densi. L’installazione consiste nel proporre al pubblico quelle due immagini filtrate tramite materiali (stoffe, plastiche) così da trasformarle, pur mantenendole pienamente riconoscibili. Sono immagini talmente piene di significato che basta la loro esposizione per produrre un impatto sullo spettatore. Un po’ come immagini del Cristo in pietà che suscitano ancora emozioni nello spettatore religiosamente non insensibile. Uno squarcio iconico nella quotidianità.

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[2] Ma Vittorio Pettinella si schermisce: attenzione, Ceci n’est pas une oeuvre d’art. Questa non è un’opera d’arte – vorrebbe darci da intendere. “Nessun incanto, nessun stupore, nessuna provocazione, nessuno shock, nessuna visione del mondo, nessuna opera, nessun artista. (…) Ceci n’est pas une oeuvre d’art è un’idea che libera, non solo l’opera dalla sua sacralità, ma anche l’artista dal proprio narcisismo, dalla propria autoreferenzialità. (…) Ceci n’est pas une oeuvre d’art è esattamente quello che dice di essere, non sconfina in un’opera d’arte, si ferma al confine tra il piano dell’arte e il piano della vita: tesse una trama, perduta e non” (dal catalogo della mostra, pag.3). Invece no. La dichiarazione “questa non è un’opera d’arte, ma è ‘altro’” è un artifizio retorico. Ingannevole. Vittorio Pettinella è un artista, fa opere d’arte. L’immagine è stata selezionata, ritagliata, trattata – la nuova superficie introduce una nuova opacità che rimanda a ciò che sappiamo/non sappiamo di quell’evento (dico io, ma magari l’intenzione dell’artista, di chi l’ha manipolata, era altra). Svelamento / s-velamento / sve – lamento / … Ed incontra il suo pubblico in uno spazio extraterritoriale rispetto alla quotidianità, uno “spazio espositivo”. Che ha pure le sue “vestali” – coloro che accompagnano lo spettatore nell’incontro con l’opera. A volte lo interrogano. A volte lo incoraggiano. E c’è pure un “catalogo” – di cui cinquanta copie firmate dall’autore. Più arte di questa! Sono infatti questi gli elementi che ne fanno un’opera d’arte – qualsiasi cosa dica il titolo dell’opera. Qualsiasi cosa voglia darci da intendere l’autore (autore!).

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[3] Dall’1 al 23 ottobre – questo il tempo di disponibilità per il pubblico vignolese dell’installazione (salvo proroghe dell’ultimo minuto). Personalmente l’ho scoperta davvero all’ultimo – solo sabato 22. L’associazione Wunderkammer continua con tenacia a proporre piccole perle alla città. In un contesto non facile, poco sensibile alle “stramberie” dell’arte contemporanea. In effetti una piccola “camera delle meraviglie” – wunderkammer (vedi). Occorrerebbe sviluppare maggiormente le relazioni con il “contesto” e con le istituzioni pubbliche (che pure si prefiggono “politiche culturali”). Con la biblioteca? Sarebbe ottimo. In ogni caso l’evento, per i due elementi connotanti, si prestava particolarmente. Ad esempio ad essere accompagnato da qualche incontro di introduzione e riflessione sull’arte contemporanea (quel “si fa con tutto” di Angela Vettese e simili: vedi). Insomma, relazioni sarebbero da sviluppare anche orizzontalmente (con il contesto). E magari da una collaborazione più articolata con altre associazioni culturali o con le istituzioni culturali comunali, facendo “massa critica”, anche la nostra realtà provinciale potrebbe risultarne un po’ rivitalizzata.

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PS Qui la presentazione di Michele Fuoco sulla Gazzetta di Modena del 21 ottobre 2016 (vedi). Le foto a corredo del post sono tutte relative all’installazione e sono state scattate il 22 ottobre 2016.

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3 risposte a Presso lo spazio Dislocata installazione di Vittorio Pettinella. E’ arte?

  1. sergio smerieri ha detto:

    Anche io ho una modesta proposta 2.0. Ho letto con attenzione l’articolo di Andrea e condivido le sue osservazioni. Conosco bene la persona Vittorio e con lui ho collaborato in molti suoi lavori concettuali. Conosco il suo spessore e la sua ricerca. Conosco la sua onestà e la sua profondità al punto che, ho espresso a lui le stesse perplessità che Andrea ha sollevato a riguardo del titolo della mostra. Vittorio è persona schiva e riservata e il suo malcelarsi dietro alla parafrasi magrittiana ci sta tutto. Ma in effetti, o per lo meno a mio parere, questa è una mostra, un opera d’arte, un concetto, un’iconografia. Se vogliamo esagerare ha fatto quello che faceva Warhol coi miti dei suoi tempi ma senza l’arroganza del buon Andy. Ma la mia modesta proposta è un altra. Parto da lontano. I miei due figli hanno entrambe frequentato la scuola elementare Aldo Moro e, in tempi non sospetti, alla domanda :- Sapete chi era Aldo Moro ? Entrambe mi hanno risposto negativamente….sic! Io non so a chi spetta tale compito e non voglio accusare nessuno ma…un cenno, una nota, un ricordo allo statista e al fatto di sangue accaduto, poteva essere speso…altrimenti a cosa serve dedicare scuole, piazze o cortili ? Io per esempio ho letto con grande piacere il libro della Mezzaluna “Ma chi era Casinetto Santi” imparando tante cose che non sapevo…per esempio chi fosse Gazzotti….via dove abitavo da ragazzino.
    Venendo invece alla proposta, suggerirei alla amministrazione, nella figura dell’assessore o del sindaco, di acquisire almeno una opera della mostra e esporla perennemente nella scuola Aldo Moro. Forse andrebbe acquistata tutta la mostra ma si sa…tempi di vacche magre quindi niente trippa per gatti. Adani, il sindaco, anni fa, fece abbellire di foto il piano nobile del parcheggio della piazza di Vignola da fotografie di Massimo Trenti (irritandomi di invidia a non morire). Ora, gratificare un artista, con l’acquisto di sue opere, stimolare una galleria che sta facendo a fatica breccia nel nostro territorio, essere sensibili e divulgare l’arte non roba da mecenati del Rinascimento…è dovere di una collettività che ha cuore la sua gente. Io rosico un casino, lo ammetto, ma che volete farci… l’arte se non è condivisa finisce dentro ai cassetti o nei solai o in discarica…e per molta di essa è il giusto luogo.

  2. Roberto Adani ha detto:

    I migliori Sergio, vengono valorizzati e scoperti una volta scomparsi…quindi ti auguro che ciò avvenga il più tardi possibile…in ogni caso l’arte non ha bisogno di riconoscimento, basta che sia tale per chi la concepisce…comunque pensavo anche io alla stessa cosa, un acquisto per la scuola Aldo Moro. Raccogliere arte, specie locale ma non solo, è una delle poche cose che possiamo fare per le generazioni future, quindi facciamolo tutte le volte che capita l’occasione. Ripropongo di inserire in statuto l’obbligo di destinare il 2% degli investimenti annui ad un opera d’arte.

  3. Mauro Corticelli ha detto:

    L’opera di Vittorio, elaborazione di immagine, già è riproduzione di riproduzione della realtà. Vittorio sa bene che a questa triste realtà, controversa realtà, non può giungere completamente a noi ed alle nuove generazioni per gli strati che si sono sovrapposti. Stratificazioni tecniche, temporali, interpretativi che fanno ad essa da filtro (appunto). Per questo Vittorio penso non abbia osato chiamarla Opera d’Arte, non ne ha avuto il coraggio, non perchè alla fine non lo sia (una opera d’arte), ma perchè è ben conscio del grande limite che la stessa si trova a tentare di valicare.

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