Pungoli ad una politica locale sempre più frastornata

Può mai essere considerata un’emergenza, per una regione come l’Emilia-Romagna, accogliere 10.000 persone in fuga? Può essere un’emergenza per Bologna accogliere mille persone? Dopo Caporetto, le famiglie dell’Emilia-Romagna accolsero 60.000 immigrati per tre anni, senza fondi dell’UE” – sono le parole sferzanti indirizzate agli amministratori locali da parte del direttore della Fondazione Migrantes della CEI sulla questione “profughi”, condivise dall’Arcivescovo di Bologna mons. Matteo Maria Zuppi (vedi). Ma non sono rimaste episodio isolato. L’Arcivescovo di Bologna è intervenuto anche su altre questioni pungolando la politica locale. “Sul contrasto alla povertà la politica è inadeguata e la Chiesa deve fare opera di supplenza” – una delle ultime dichiarazioni (vedi). E poi ancora sull’assenza di politiche per i giovani – prime “vittime” della perdurante crisi economica: “Verrebbe da dire che anche Bologna non è un paese per giovani anche se alcuni dati, come quello sui NEET, ci dicono che la situazione qui è migliore che altrove” (così giovedì 20 ottobre ad un convegno dell’Istituto Gramsci sui giovani a Bologna: vedi). Certo, per sentire parole del genere da parte della massima autorità della chiesa bolognese si è dovuto aspettare il nuovo arcivescovo (vedi), nominato nell’autunno 2015 da Papa Francesco. Insomma, non sono troppo ovvie neppure nella Chiesa del XXI secolo. Eppure nulla del genere si sente oggi nel mondo della politica, neppure dalle parti della cosiddetta sinistra.

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Massimo Campigli, Donne con la chitarra, 1927 (Pinacoteca di Brera, foto 16 agosto 2016)

Tali prese di posizione hanno provocato risposte risentite degli amministratori pubblici: la vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini è intervenuta direttamente con una propria replica indirizzata alla stampa (vedi). Il sindaco di Bologna Virginio Merola ha ugualmente replicato annunciando interventi straordinari per l’inclusione (invitando la Curia bolognese e l’Associazione Industriali a partecipare allo sforzo – senza ricordare che la Chiesa ed il mondo del volontariato cattolico sono già da tempo in “prima linea”). Sarebbe in ogni caso bene che alle prime reazioni risentite subentrasse un atteggiamento di maggiore ascolto e ponderazione, visto che quelle parole scomode sollevano comunque un problema vero: la scomparsa di ogni tensione utopica nella politica. Non se ne trova traccia né dalle parti delle amministrazioni PD, né da quelle delle (sempre più numerose) amministrazioni “civiche”. L’impressione, in ogni caso, è che gli amministratori pubblici, già dotati di non eccelsi bagagli di competenze, finiscano con troppa facilità prigionieri del ruolo, perdendo così sia la percezione dell’urgenza del cambiamento, sia la propensione a praticarlo (tralasciando per un momento il requisito – nient’affatto trascurabile – della capacità di praticarlo, a partire dalla necessaria opera di “costruzione del consenso”). Sembra dunque che tutto ciò che è stato fatto dalla politica locale – ad esempio in termini di adattamento del welfare locale (lotta alla povertà od altro) – sia esattamente ciò che andava fatto e che poteva e doveva esser fatto. Ma è davvero così? Eppure sempre più spesso la “classe” politica (anche l’ultima arrivata) sembra innanzitutto autogiustificarsi (ed in tal modo spegnere la percezione circa la possibilità di programmi diversi, ovvero di diverse “possibilità”). Anche per questo motivo non cresce affatto la “trasparenza” e l’impegno a rendicontare il proprio operato (vedi), visto che renderebbe evidente la magrezza dei risultati. Una considerazione che potrebbe essere ribaltata pari pari sulla realtà vignolese. Qui a volte si assiste all’utopia come genere di intrattenimento. Ma un conto è citare don Andrea Gallo ed invitare a parlare Maurizio Landini, un altro fare politiche volte a dare una nuova chance agli ultimi, preoccuparsi delle generazioni future, promuovere la sostenibilità ed il cambiamento. Sarà la nuova Coop (vedi) la “rivoluzione”?

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Una vignetta di Sergio Staino, 54a Biennale d’arte di Venezia (foto del 26 agosto 2011)

PS Nella storia del paese ci sono esempi, più o meno riusciti, di iniziative “utopiche”. Merita di essere ricordata questa: “Tra il 1945 e il 1952 più di 70.000 bambini del Sud più svantaggiato furono ospitati temporaneamente da famiglie del Centro-Nord.” Una iniziativa organizzata dalla “galassia comunista” di allora (vedi).

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One Response to Pungoli ad una politica locale sempre più frastornata

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Succede anche questo: barricate contro l’accoglienza profughi. Forse non proprio “spontanee” – sembra infatti ci sia la regia della Lega Nord – ma comunque assolutamente eclatanti. E’ successo a Goro (e nella frazione Gorino), comune della provincia di Ferrara. La protesta contro dodici donne straniere (una incinta) e relativi 8 figli.

    “La Lega Nord di Ferrara l’aveva annunciato fin dal mese di agosto: contro i profughi, alzeremo le barricate. Ed è accaduto ieri sera. Una protesta clamorosa contro la decisione, annunciata da tempo ma notificata nel pomeriggio, di ospitare gente scappata dalle guerre e dalla carestia da parte di diversi cittadini di Gorino e della vicina Goro, che hanno eretto dei blocchi stradali per bloccare il convoglio, scortato dalle forze dell’ordine.
    La protesta in qualche modo ha sortito il suo effetto, dopo la mediazione raggiunta con prefettura, carabinieri e polizia. Con l’intervento del sindaco di Ferrara e di altri comuni della provincia i profughi sono stati dirottati, temporaneamente, ad altre strutture della provincia ferrarese, senza soluzioni di forza, come si era ventilato in un primo tempo. Secondo la “Nuova Ferrara”, 4 mamme e i loro bimbi sono finite a Fiscaglia, 4 a Ferrara, 3 a Comacchio.”

    Qui l’articolo completo da la Repubblica – Bologna:
    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/10/24/news/barricate_contro_il_pullman_dei_profughi_nel_ferrarese-150509394/

    E qui il commento di Ezio Mauro, sempre dal sito web di la Repubblica:
    http://www.repubblica.it/politica/2016/10/26/news/la_solitudine_dell_indigeno_italiano-150593360/

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