Nasce anche a Vignola un comitato contro la fusione dei comuni. Dov’è la notizia?

Si è costituito anche a Vignola un comitato per il no alla fusione dei comuni – ne dà conto la stampa locale di ieri (maggiore risalto su Prima Pagina: pdf). Ma la vera notizia non è questa. La vera notizia è che i promotori del comitato vignolese (che si aggiunge a quelli, assai più agguerriti, di Spilamberto, Marano e Castelnuovo) sono in larga parte esponenti della maggioranza “civica”. Ennesima testimonianza di un problema di leadership. In mancanza di un leader che faccia il leader (dovrebbe essere questa una delle funzioni del sindaco) e di un’arena di confronto della maggioranza si scatenano le forze centrifughe. Ciascuno si sente legittimato a fare quello che gli pare. Questo è il primo vero messaggio del neonato comitato vignolese. Ma non finisce qui. La costituzione del comitato è l’ennesima testimonianza del dilagare della cattiva politica, una politica a bassa razionalità (infatti il suo “no” è un no a prescindere). Non è in discussione il fatto che si possa essere contro la fusione dei comuni. Ciò che colpisce è l’essere contro senza minimamente cercare di fare un’analisi approfondita dei pro e dei contro. Nessuno dei promotori – c’è da scommetterlo – ha infatti letto i documenti dello studio di fattibilità in corso (vedi). Per chi cerca di alzare il (troppo) basso livello della discussione politica locale è un colpo al cuore.

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Prima Pagina, 15 ottobre 2016, pag.17.

[1] Si è costituito anche a Vignola un comitato di cittadini contrari ad ogni ipotesi di fusione tra i comuni dell’Unione Terre di Castelli. Ma il fatto singolare non è questo (a Vignola un tale comitato avrà certamente meno presa che nei comuni minori in cui la minaccia di una “annessione” forzata ha prodotto mobilitazione). Il fatto singolare è che tra i promotori (di una iniziativa su cui si è speso Dimer Marchi, savignanese di Sinistra Italiana) c’è una parte consistente di esponenti della maggioranza “civica”: Enrico Matacena, Sergio Smerieri, Guido Iattoni. E’ singolare questo. Per un semplice motivo. Se ci si sente parte di una “maggioranza” (quella che esprime il sindaco) ci si sente anche “vincolati” a trattare i problemi su quel tavolo (il programma “civico” non prende posizione in merito al tema fusione; non esclude quella possibilità, ma rimanda ad un necessaria analisi dei pro e dei contro delle diverse opzioni – che è quanto si prova faticosamente a fare con il tribolato studio di fattibilità in corso: vedi). Il messaggio di questa iniziativa invece è diverso: tutti liberi; ognuno faccia quello che ritiene opportuno. Senza sentirsi impegnati in una discussione come si deve, innanzitutto tra le tre liste civiche. E’ l’ennesimo segnale di una mancanza di leadership – sarebbe bene che il sindaco Mauro Smeraldi si ponesse qualche domanda (se non ha per intero rinunciato al suo ruolo). Ennesimo sintomo della mancanza di forze centripete adeguate per tenere assieme una maggioranza eterogenea – ovvero di un’arena di confronto permanente che cerca di trasformare in occasioni di apprendimento l’eterogeneità presente nella compagine che ha portato il sindaco alla vittoria elettorale. Però abbiamo la “cabina di regia” (vedi). Che appena nata già rivela la capacità di tenuta di un colino.

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Stefano Mosena, Caino e Abele, 2009. 54a Biennale d’arte di Venezia (foto del 26 agosto 2011)

[2] La seconda vera notizia è una non-notizia per questo paese. Dilaga la cattiva politica. Ribadisco: non è in discussione la possibilità di schierarsi “contro” l’ipotesi di fusione dei comuni. Se questo avviene dopo aver ponderato i pro ed i contro delle diverse opzioni questo è legittimo. Ma nell’iniziativa del comitato vignolese c’è l’affermazione di una scelta apriori. Lo si capisce benissimo: nessuno dei promotori del comitato vignolese ha letto i documenti prodotti da Nomisma & C. per lo studio di fattibilità in corso. Su questo non temo smentite. Tra l’altro il comunicato ribadisce per l’ennesima volta una “bufala”, ovvero una balla bella e buona: che il comune che si otterrebbe dalla fusione sarebbe un comune “che costa di più, che è meno efficiente e che ha le tasse più elevate, come si evince dagli studi del Ministero degli Interni e della Regione Emilia-Romagna”. In realtà non c’è alcuno studio che dice questo. Chi fa queste affermazioni mente sapendo di mentire (vedi). E’ per questo motivo che si tratta di cattiva politica. Solo per questo. Dispiace vedere esponenti della maggioranza “civica” schierati dietro a questa bandiera. Ribadisco, ci sono buone ragioni per essere contrari oppure a favore di un’ipotesi di riorganizzazione istituzionale (ovvero anche di fusione di comuni – qui qualche cauto argomento “pro”: vedi). L’importante però è non raccontare e non raccontarsi balle.

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Andrea Martinelli, Testa nuda (trittico), 54a Biennale d’Arte di Venezia (foto del 26 agosto 2011)

[3] E’ solo il caso di ricordare che oggi in Emilia-Romagna è un referendum-day sulle fusioni. I cittadini di 16 comuni (circa 60mila elettori) sono chiamati oggi (oggi, domenica 16 ottobre, dalle 7 alle 23) ad esprimersi con un voto sulla costituzione di 6 nuovi comuni (uno in provincia di Rimini, uno in provincia di Bologna, uno in provincia di Ferrara, uno in provincia di Reggio Emilia, due in provincia di Piacenza). “I 16 Comuni interessati sono Mondaino, Montegridolfo e Saludecio nel riminese; Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice nel bolognese; Mirabello e Sant’Agostino nel ferrarese; Campegine, Gattatico e Sant’Ilario d’Enza in provincia di Reggio Emilia; Bettola, Farini e Ferriere, da un lato, e Ponte dell’Olio e Vigolzone, dall’altro, nel piacentino” (vedi). In quattro casi si tratta di fusioni a 3 comuni – operazioni tutt’altro che semplici, come tutt’altro che semplice sarà l’interpretazione dei risultati referendari nel caso di voti difformi tra i comuni coinvolti. Vedremo all’opera le nuove norme regionali, volte a dare “maggiore potere ai cittadini”, ma ancora tutt’altro che soddisfacenti (vedi). In ogni caso si tratta di un esercizio di democrazia (che, certo, sarebbe pieno se venisse pienamente rispettata la volontà popolare – ma è quanto chiedono tutti i sindaci dell’Unione Terre di Castelli). Bisognerebbe guardare a quelle esperienze con attenzione, cercando di capire anche quelle realtà in cui i cittadini approvano (almeno a maggioranza) il superamento dei vecchi comuni. Comunque, vedremo come andrà questa tornata referendaria. La buona politica si guarda attorno e cerca innanzitutto di capire. Non c’è fretta per prendere posizione qui da noi – come invece fa a Spilamberto Omer Bonezzi che ha un intento “politico”, essendo a capo di un gruppo aprioristicamente contrario al sindaco Umberto Costantini. Anche perché non ci sono proprio le condizioni per decidere una fusione dei comuni in questa legislatura – anche fosse la cosa giusta da fare (vedi).

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PS Leggendo i giornali scopro che tra i promotori del comitato vignolese per il no alla fusione c’è anche un carissimo amico, Sergio Smerieri. Possibile che non ti abbia insegnato niente, Sergio, su come si fa politica? E sulle cose che assolutamente non si devono fare? Mi diresti lo stesso se dopo tutti questi anni ad “imparare” fotografia da te, avendone la possibilità, mi portassi a casa una banale foto di un fotografo di provincia (uno di quegli alberelli soli sulla collina) lasciando un Luigi Ghirri. Ma dai!

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6 risposte a Nasce anche a Vignola un comitato contro la fusione dei comuni. Dov’è la notizia?

  1. Rosanna Sirotti ha detto:

    non è che la presenza ossessionante di Renzi sui media ha “rotto ” un po’ di persone per cui c’è stata una forma di reazione?

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    “Oltre ad un necessario ripensamento delle funzioni dell’ente e soprattutto dei suoi processi decisionali, vi è la necessità di seguire e, se del caso, inseguire il processo di riordino delle competenze degli Enti locali che il Governo centrale sta proponendo. Se, come sembra, le Province saranno abolite, o quantomeno “ congelate”, come verranno ridistribuite le competenze? E’ quindi necessario produrre una riflessione sul tema Fusione dei Comuni evitando le forzature e qualunque approccio di tipo ideologico. In ogni caso dovranno essere i cittadini tramite referendum a decidere con l’unanimità dei consensi previa analisi attenta dei costi e dei benefici ottenibili.” – è quanto riporta il programma elettorale delle tre liste civiche vignolesi (pag.6). Insomma, nessun no e nessun sì aprioristico, ma una valutazione dei pro e dei contro. Non è chiaro se i “civici” promotori l’abbiano letto. In ogni caso, come ho rimarcato nel post, fare parte di UNA maggioranza imporrebbe un minimo di dovere: oltre al sentirsi vincolati al programma anche quello di discutere con i “colleghi” di maggioranza delle inizative “impattanti” che si intende assumere pubblicamente. E non mi risulta che né Enrico Matacena né Guido Iattoni (che sono maggioranza) abbiano mai chiesto di portare il tema della fusione in uno degli incontri di maggioranza. Altrimenti si riproduce a livello locale la berlusconiana “casa delle libertà” in cui ciascuno fa quel cavolo che gli pare. Strampalato tirare in ballo Renzi anche per questa vicenda – ma evidentemente è “giusto” attribuirgli la responsabilità non solo di tutti i mali d’Italia, ma anche delle incapacità (anche la mancanza di un minimo di “intelligenza politica”) della singolare “maggioranza” civica. Avanti così!

  3. Dimer Marchi ha detto:

    Convengo che io sono fallibile; assicuro che cerco di contare il minor numero di “balle” possibili, almeno scientemente. E’ possibile leggere le mie posizioni iniziali e le motivazioni, nate da una riflessione storica, perché a volte dal passato si possono trarre lezioni. Confesso che avevo letto e compreso che ancora una volta si “mena” il can per l’aia e nella sostanza non mi sembra di essere stato smentito. So di banalizzare, ma se una casa sta cedendo cerco di consolidarla prima di preoccuparmi di dare un incarico per il progetto di un’altra casa per la quale poi non so nemmeno bene se e come sanerà i vecchi problemi e se avrò i soldi per curarla e mantenerla. E se c’è un problema di governance a 8+1, sarà molto meglio con il …+….? Non dico altro perché tanto è stato detto. Recentemente non sarà sfuggito che non si è neppure ben capito chi spinge per le fusioni e chi no fra dichiarazioni e fatti che vanno in altra direzione.

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Caro Dimer, sei la faccia gentile dei variegati comitati no-fusione. Variagati perché diverse sono le motivazioni – una parte non trascurabile è semplicemente contraria al sindaco o all’amministrazione in carica (Spilamberto è un caso eclatante). Ma indubbiamente chi esprime perplessità, preoccupazioni e contrarietà, se lo fa argomentando, merita considerazione e possibilmente una risposta. Sarebbe stata buona cosa che del dare risposte ai “perplessi” se ne fosse fatto carico lo studio di fattibilità. Io stesso, pur possibilista sulla fusione (che vuol dire solo che sono disposto a “guardarci dentro”), ho evidenziato che lo studio di fattibilità è un documento di bassa qualità, assolutamente inadatto a supportare una discussione vera tra persone che non si sono già schierate per il sì (o per il no) alla fusione. Insomma, un’occasione mancata. Detto questo e pur apprezzando il tuo atteggiamento (anche l’impegno a raccontare il minor numero di “balle” possibili) debbo dire che i comunicati che a tuo nome vengono rilasciati continuano a far circolare quella che è una vera e propria balla, già segnalata nel post: laddove dite che un comune più grande degli attuali (ipotesi 40mila abitanti) … “che costa di più, che è meno efficiente e che ha le tasse più elevate, come si evince dagli studi del Ministero degli Interni e della Regione Emilia-Romagna”. Mi piacerebbe un confronto pubblico su questo e sul tema fusione in generale o anche solo un “seminario” a porte chiuse, in cui mettere a confronto, nel modo più sereno possibile e meno “propagandistico”, le ragioni del no e quelle del sì. Anche solo uno sforzo per far emergere gli argomenti da prendere sul serio avanzati dalle parti in campo sarebbe un risultato considerevole. Ce la facciamo?

  5. Dimer Marchi ha detto:

    Caro Andrea, ritengo che confrontarsi sia sempre un bene e sia la base prima della dialettica politica e dell’amministrare con i cittadini e non solo per i cittadini.
    Qui sta una delle ragioni, forse la prima, della nostra contrarietà alla fusione. Già l’ho detto, ma lo voglio ribadire.
    Un altro motivo è di carattere, diciamo così, storico-politico, ma anche culturale. Da diversi anni si va in direzione contraria al decentramento; adducendo per lo più ragioni economiche, di efficienza, di semplificazione. Non mi pare che i risultati raggiunti siano stati soddisfacenti al punto che la stessa parte politica che ha proposto l’Unione oggi la ritiene superata. Approfondire le ragioni di queste difficoltà, darne un giudizio per il metodo seguito, per il merito dei problemi e delle opportunità, per il rapporto costi-benefici, per il coinvolgimento delle comunità, per il valore aggiunto costruito in termini di relazioni sociali….. era ed è necessario. Dire che (anche) a questo serviva lo studio è “menare il can per l’aia”; intanto perché non è così, poi perché la Regione non poteva certo essere interessata a finanziare uno studio per qualcosa che già esiste e che dovrebbe essere in grado, l’Unione, di conoscere e provvedere ai propri problemi. A meno che questi dipendano da un ente superiore che qualcuno non vuole esplicitamente criticare.
    Il fatto è che si è andata diffondendo una visione verticistica dell’amministrazione pubblica affermando che così si assicurano risparmi e migliore efficienza. A me non sembra che questo stia avvenendo; semmai verifico che si comprimono via via i servizi e gli interventi, ma sono lieto di essere smentito, mentre verifico che ciò ha contribuito a creare un solco sempre più evidente fra cittadini e luoghi delle decisioni .
    Un altro problema di fondo è rappresentato dal fatto che a me piace partire dai bisogni e dai problemi, non dalle esigenze di questa o quella forza politica , di questa o quella tecnocrazia, di questa o quella lobby che, legittimamente si badi, vuole realizzare profitti.. Questo ci consentirebbe di vedere che i problemi, veri, dell’amministrazione pubblica, dei servizi, insomma del Welfare, sono stati utilizzati per rafforzare operazioni di tipo privatistico che ben poco hanno a che fare con la risoluzione di quei problemi o la diminuzione dei costi per il cittadino; tutt’altro. Intanto, però, io non so più a chi rivolgermi; non sono un cittadino, ma solo un cliente-consumatore. Peccato che quel servizio sia stato realizzato con soldi pubblici e quando avrà dato i suoi profitti, ma sarà obsoleto o meno redditizio, me lo ritroverò ridotto o lo dovrò riprendere in gestione con costi eccessivi e senza avere più le competenze opportune.
    Io non accetto che la politica si limiti a giustificare pragmaticamente il reale, specie se, come nel nostro caso, si è accettato che i soldi non ci siano, bada caso, proprio per le esperienze di democrazia più vicine al cittadino.
    Sull’identità, che a volte viene valorizzata, altre volte ridotta a campanilismo, faccio osservare che non è per nulla un aspetto da sottovalutare, che crea tantissimo “valore aggiunto” specie nelle difficoltà, che non è proporzionale al numero degli abitanti o riducibile ai così detti “Municipi”. Lo stesso etimo, Comune, è semanticamente e storicamente diverso, da Municipio.
    Infine in quanto aderente a Sinistra Italiana posso assicurarti che le nostre decisioni sono state sempre assunte democraticamente e che la nostra opposizione alla fusione non è condizionata da nessuna specifica situazione, spilambertese o meno.

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