PoesiaFestival tutto l’anno: puntare sulle biblioteche

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Come spesso succede c’è qualcuno che non resiste alla tentazione di dare i numeri. 30mila spettatori! E’ il numero “sparato” non dagli organizzatori, per fortuna assai più sobri, ma dal “critico” Michele Fuoco (così sulla Gazzetta di Modena del 27 settembre 2016). Ma è una cifra gonfiata, visto che le location dei circa 40 eventi del PoesiaFestival (piazze incluse) non contengono complessivamente più di 7-8.000 spettatori. Sembra però che nel marketing dei festival non si possa rinunciare a spararle grosse (i 180mila partecipanti al Festival della Filosofia – annunciati dagli organizzatori a consuntivo dell’edizione 2016 – fanno ugualmente parte di questo “imponderabile”). Non è il caso di insistere con le cifre evidentemente gonfiate (nel 2012 lo stesso “critico” certificò il raggiungimento delle 25mila presenze: pdf; dal 2013 in poi sempre 30mila le presenze “rilevate”, indipendentemente da programma, budget, eventi atmosferici). Anche perché un evento dedicato alla poesia non può certo competere con generi assai più popolari. Ma fatta questa precisazione è un altro il tema da sviluppare.

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Gazzetta di Modena, 27 settembre 2016, pag.30.

Da tempo, come già rilevato (vedi), si vorrebbe il PoesiaFestival come l’evento di punta di una trama di iniziative che si dispiega sul territorio dal punto di vista temporale (in altri momenti dell’anno) e territoriale. Sino ad ora l’obiettivo non è stato raggiunto – è bene dirlo in modo chiaro – per diverse ragioni: non solo la mancanza di budget, ma anche la mancanza di volontà politica (vera) e di un adeguato progetto. E’ una prospettiva propugnata da tempo da Roberto Alperoli, componente del comitato scientifico e da quest’anno anche direttore del PoesiaFestival. Che ribadisce la sollecitazione di un “festival disseminato”, “cioè tante occasioni poetiche da distribuire durante l’anno, coinvolgendo massicciamente la scuola”. Ecco, è su quest’ultimo punto che sarebbe auspicabile un surplus di riflessione. Quando ci si trova in difficoltà nel promuovere un’attività diffusa ci si rivolge alla scuola – che in effetti è oggi sovraccaricata di molteplici attività, molteplici funzioni che la società le affida ben oltre la propria principale mission: dall’educazione stradale a quella sessuale, dalla promozione della salute a quella, appunto, della … poesia (nonché della lettura, del teatro, ecc.). Libera ovviamente ogni istituzione scolastica ed ogni docente di dosare, in ragione di valutazioni in merito all’urgenza ed all’efficacia didattica, questi diversi contenuti (elementi di “qualificazione dell’offerta formativa”) tra cui anche la poesia. Ma gli amministratori locali dovrebbero essere un poco più ambiziosi e porsi degli obiettivi un po’ meno banali. Vedano piuttosto di puntare queste ulteriori iniziative poetiche alla fascia degli adolescenti e dei giovani e di incardinarle nei luoghi che essi dovrebbero frequentare – in primo luogo le biblioteche. Insomma, meglio mirare prioritariamente all’ambito extra-scolastico (anche se è oggettivamente più impegnativo non appoggiarsi all’autorità dell’istituzione scolastica).

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Gazzetta di Modena, 1 ottobre 2012, pag. 21.

Promuovere gruppi di lettura di poesia; darne conoscenza sul web; dare evidenza alle sezioni di poesia nelle biblioteche; formare sulla poesia gli operatori, così che (magari assieme ad insegnanti o anche a semplici “cultori” del genere) possano svolgere la funzione di “tutor”; dare continuità al sito web del PoesiaFestival e farne un “raccoglitore” di queste iniziative; coinvolgere la rete delle librerie in incontri con i poeti e di presentazione delle nuove proposte editoriali; e così via. La biblioteca comunale di Vignola – Auris – per le sue caratteristiche strutturali e per la sua alta frequentazione di giovani potrebbe fungere da apripista per tutta l’unione. E si potrebbe (finalmente!) organizzare un unico settore cultura a livello di Unione Terre di Castelli, con un unico dirigente e con il mandato di implementare una programmazione unitaria (che non significa affatto rinunciare alle specificità locali in termini di iniziative, ma semmai selezionare quel sottoinsieme di eventi su cui si vuole puntare per farli diventare “sovracomunali”). Se si vuole prendere sul serio il tema del “festival disseminato” (e magari pure quello di uno o più “luoghi della poesia”, forse una vera e propria “casa della poesia”: vedi) bisognerebbe mettere in campo qualcosa del genere. C’è qualcuno, tra gli attuali amministratori, che ci si vuole impegnare?

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Gazzetta di Modena, 22 settembre 2016, pag. 30.

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One Response to PoesiaFestival tutto l’anno: puntare sulle biblioteche

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Con fare donchisciottesco Michele Smargiassi, giornalista della redazione bolognese di la Repubblica, dice alcune verità scomode sul Festival della Filosofia. Visto il successo di pubblico che tradizionalmente caratterizza questo evento si tratta proprio di scagliarsi lancia in resta contro i mulini a vento. Questo indipendentemente dai buoni argomenti che Smargiassi mette in campo – tra l’altro avendo una conoscenza del festival di prima mano, essendone un fruitore di lungo corso. La sua scomoda domanda è questa: possibile che sia (sostanzialmente) lo stesso gruppo di filosofi ad intervenire, qualsiasi sia il tema del festival? La domanda è pertinente, anzi ben posta. In effetti un gruppo relativamente chiuso, avendo prima contribuito alla nascita e riuscita del festival (ma ovviamente adeguatamente remunerati per questo), poi stabilizzatosi attorno alla storica direttrice (che hanno pure difeso a spada tratta, impedendone la sostituzione – magari in tal caso facendo anche bene), ha il “possesso” del festival. E finché la formula funziona (ed in termini di pubblico funziona, in termini di qualità della filosofia proposta è un’altra cosa) è difficile che vengano fatti cambiamenti. Comunque Smargiassi (che, pur lavorando a Bologna, è modenese) un po’ di autorevolezza se l’é conquistata sul campo e dunque, appunto, pone una domanda scomoda. Gli organizzatori farebbero bene a prenderla sul serio – ma sappiamo che non succederà. Qui di seguito i passi fondamentali del suo post:

    “Se un Festival di filosofia diventa una specie di club di filosofi che si riconvocano ogni anno, un nucleo fisso di “soci emeriti”, più o meno sempre gli stessi, una cerchia, una specie di facoltà universitaria strutturata, un “giro” abbastanza ristretto, con la generosa cooptazione di un po’ di ospiti, allora accade qualcosa di diverso. Non è più un invito meditato a quei filosofi che hanno scoperto qualcosa sulla realtà su cui il festival vuole indagare; ma è un’istituzione che convoca in sede la realtà, come per metterla davanti ad una commissione esaminatrice stabile.

    C’è una parola per questa trasformazione della dialettica culturale in istituzione giudicante stabile. Accademia. Ma tra Accademia e libero pensiero non c’è mai stata grande amicizia, lo sappiamo.

    Ecco, sarebbe bello se qualcuno al FF avesse il coraggio di rovesciare il tavolo. Di pensare a un’edizione in cui gli habitué non tengono lezioni, magari stanno fra il pubblico, o interrogano giovani filosofi freschi di impegno e di studio sull’argomento specifico che viene loro affidato; sarebbe bello ascoltare giovani filosofi fuori dai giri, magari fuori anche dalla nostra cultura eurocentrica.”

    http://smargiassi.blogautore.repubblica.it/2016/09/19/se-a-modena-la-filosofia-dventa-un-club/

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