PoesiaFestival 2016. Un commento

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Termina in queste ore il PoesiaFestival 2016. La formula collaudata degli anni scorsi è stata riproposta anche quest’anno ed ha funzionato tutto sommato bene. Gli aggiornamenti introdotti sono probabilmente percepiti ed apprezzati solo dagli organizzatori – immagino che per la stragrande maggioranza dei partecipanti anche il PoesiaFestival 2016 risulti all’insegna della continuità. Certo il budget sembra essersi ridotto ancora un po’ (170mila euro) – ma sono informazioni che non vengono mai dettagliate ad uso dei cittadini, evidentemente in questi casi considerati dei “minorati”. Anche per il budget – ma non certo solo per quello – rimane comunque di gran lunga l’evento culturale più importante dell’Unione Terre di Castelli. L’unico progettato sin dall’inizio a servizio di un intero territorio – un “originale festival diffuso”. E che con la XII edizione chiude, per così dire, il cerchio: l’assessore che nel 2005 lo ideò facendolo diventare il primo evento a livello di Unione, l’allora sindaco di Castelnuovo Roberto Alperoli (nonché poeta), da quest’anno veste i panni di direttore del festival (coadiuvato da Andrea Candeli come direttore di produzione). Eterno ritorno (vedi). Piccoli aggiustamenti alla macchina organizzativa. Così come piccoli aggiustamenti alla macchina istituzionale ci sono pure stati: via il comune di Maranello (ma confermato quello di Castelfranco Emilia), dentro invece i comuni di Guiglia e Zocca. Una piccola “rivoluzione recuperante” – avrebbe dovuto essere così dal 2010 quando l’Unione si ampliò da 5 ad 8 comuni (vedi). Piccoli aggiustamenti anche sui luoghi ed i modi: ai luoghi “poetici” della tradizione (Castello di Levizzano, Rocca Rangoni, Sala Contrari a Vignola i più affascinanti) si è aggiunto il trekking poetico. Primi tentativi di andare oltre alle solite location. Si può innovare certamente di più. Se è vero che, come ha affermato Jorie Graham, poetessa americana (ieri alle 18 nella Sala Contrari), “una volta che uno si innamora del silenzio si innamora anche della poesia”.

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Giuseppe Conte (a dx) al Castello di Levizzano (foto del 24 settembre 2016)

[1] Per chi non si interessa di poesia professionalmente (o comunque intensamente) il PoesiaFestival è sempre occasione di scoperte. Giuseppe Conte (nato nel 1945 a Porto Maurizio, Imperia) è, per me, quella di quest’anno – “poeta antimoderno e anarchico per eccellenza” lo definisce l’introduttore alla sua raccolta di poesie (1983-2015) pubblicata negli Oscar Mondadori (vedi). Che meritava certamente un pubblico più numeroso (una settantina le persone ad ascoltarlo al Castello di Levizzano) ed anche un tempo un po’ più ampio per raccontare di sé e della sua poesia. La fuga dalla cultura universitaria milanese degli anni ’60 (laureato con Gillo Dorfles) ed il ritorno in Liguria, dove era nato, per un percorso allora assolutamente controcorrente fatto di poesia lirica e di evocazioni mitiche (qui il suo blog: vedi). Stupenda la poesia letta dall’autore “Primavera. Il geco nella cassetta delle lettere” dove il geco che per alcuni giorni abita la cassetta delle lettere dell’autore e della sua compagna per poi sparire, è visto come una sorta di messaggero degli dei.

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Una delle sculture di Sara Bolzani in Piazza dei Contrari a Vignola (foto del 24 settembre 2016)

Jorie Graham (Sala dei Contrari a Vignola, ieri alle 18) l’ho apprezzata più come figura intellettuale (da ultimo impegnata a scrivere poesie per far intendere alle generazioni che verranno le cose – acqua, pioggia, stagioni, ecc. – che per noi sono familiari, ma che la nostra “civiltà” probabilmente non consegnerà loro) che come poeta. E ci voleva uno strepitoso David Riondino per far apprezzare alcune “pillole” dell’Orlando Furioso (tra cui il canto ventitreesimo sulla pazzia di Orlando: vedi) e del Don Chisciotte, per finire con l’epica della contemporaneità (tra cui un bellissimo “Il pianto della Fornero”: qui il video). In piazza dei Contrari, tra la Rocca e Palazzo Barozzi e con alcune sculture “cavalleresche” di grande effetto di Sara Bolzani e Nicola Zamboni. Splendida location, ma come purtroppo sovente succede gli organizzatori non si sono preoccupati di sistemare un numero adeguato di sedie (pazienza se 150 persone su 450 sono rimaste in piedi per un’ora e mezza).

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David Riondino nello spettacolo “Pazzi si fa per dire. Ariosto, Orlando ed altri innamorati” in Piazza dei Contrari a Vignola (foto del 24 settembre 2016)

[2] Proprio perché la poesia è un genere poco frequentato ci sarebbe bisogno di orientamento. Segnali, richiami per il pubblico dei curiosi (gli esperti sanno già il fatto loro). Per indirizzarli su quello o quell’altro evento, poeta, spettacolo. Da qualche anno gli organizzatori propongono alcuni eventi basati sulla territorialità: la poesia regionale. Quest’anno è toccato alla Liguria. Ma ha davvero senso? E’ efficace? Orienta per davvero? E Giuseppe Conte – a mo’ d’esempio – nato in provincia d’Imperia, da padre siciliano, formatosi a Milano può essere definito un “poeta ligure”? E Leopardi lo possiamo utilmente definire in primo luogo un poeta marchigiano? Non è solo il fatto che, appena si approfondisce il tema, emergono buone ragioni per dubitare della “scala”: il territorio da considerare è quello regionale? Provinciale? Comunale? Quello della comunità linguistica? E’ proprio la categoria “territorio” ad essere discutibile. E’ davvero il dato territoriale quello che meglio di altri può connotare un poeta? E’ dunque quello più utile per orientare? O, invece, è un elemento secondario rispetto ad altri: lo stile, i temi, la storia personale, le contingenze della vita, altro ancora. Da questo punto di vista il PoesiaFestival non ha ancora individuato la giusta formula – così mi pare. Si affida ancora alle categorie più banali: il territorio (la poesia regionale), l’età anagrafica (i giovani poeti). Certo, a volte ci sono vere e proprie fratture generazionali. Ma non sempre il dato generazionale è significativo per introdurre distinzioni. Forse il comitato scientifico una riflessione su questo dovrebbe farla.

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Poesie addobbano la città (foto del 24 settembre 2016)

[3] In passato il programma del festival ricordava che questi giorni settembrini erano un’emergenza – la punta di un iceberg di attività poetiche svolte tutto l’anno. Era una finzione. Purtroppo la poesia non ha affatto messo radici nelle Terre di Castelli anche dopo dodici anni di PoesiaFestival. Quest’anno si è perlomeno rinunciato a raccontare questa piccola bugia. Attorno al festival, nel resto dell’anno, c’è il deserto – poeticamente parlando. Ma la finzione ricordava almeno un impegno che si era assunto. Teneva in vita la speranza, a cui non sarebbe bene rinunciare. Se dobbiamo credere che nella retorica sul valore della poesia – di cui ogni anno ci inondano gli organizzatori – c’è qualcosa di vero (per il sindaco Mauro Smeraldi allontana la barbarie che è anche tra noi e in noi, non solo alle nostre frontiere), allora sarebbe il caso di mettere in campo un’azione conseguente. Ma per fare questo serve una visione “strategica” che leghi assieme tutto il territorio (compito che da almeno un decennio è in attesa di amministratori che se ne facciano carico: vedi). Una “casa della poesia” per dare continuità al tema con continuità d’iniziative – oltre che residenza d’artista (vedi). Ma anche un unico dirigente del settore cultura per l’Unione Terre di Castelli per superare la micro-frammentazione comunale – di cui sono sempre più evidenti i limiti (basta girare per biblioteche, musei, eventi culturali – quasi nessuno si rivela all’altezza dei cittadini più sofisticati). Ma come ci ricorda il Don Chisciotte di Cervantes (ottimamente presentato da Riondino) non c’è dato di realtà che tenga per chi vive d’illusioni.

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Una delle sculture di Sara Bolzani in piazza dei Contrari a Vignola (foto del 24 settembre 2016)

SALMO 1 (di Giuseppe Conte)

Signore, potrai fidarti di uno come me
di uno che ama il Sauternes sul foie-gras
e il salame, i fichi, il cioccolato
e più la finzione della verità
di uno pronto a gettare
gli occhi in tutte le scollature
lento a distinguere tra le cose pure
e le impure?

Perché dovresti ascoltarmi,
darmi la voce di Davide e di Salomone?
Perché credermi se prego?
Signore tu sei un buon Pastore.
Ma io che cosa sono? Niente, uno
che scrive, un grumo di solitudine
di angosce e desideri senza fine.
Sono un uomo, né zolla né fiore,
creatura che cerca il creatore.

(dalla raccolta Ferite e rifioriture, 2006)

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One Response to PoesiaFestival 2016. Un commento

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    300-400 persone, molti giovani, ad ascoltare la lettura integrale, recitata a cura di ERT, de “Il porto sepolto”, prima raccolta di poesie di Giuseppe Ungaretti uscita nel 1916. E’ successo ieri, domenica 25 settembre, alle 16.30 alla Rocca Rangoni a Spilamberto. Un segnale incoraggiante per il PoesiaFestival.

    E l’angolo della critica? I lettori più sofisticati di poesie – magari ci sono – apprezzerebbero. Oggi la formula del PoesiaFestival prevede che siano i poeti a presentare la propria opera. Ma come c’é una critica d’arte, c’é anche una critica poetica. Non aggiungerebbe nulla? Troppo specialistica? Eppure si può raccontare ed analizzare, comparare e distinguere, in modo che sia comprensibile (ed utile) anche ai più, anche ai non specialisti. Una pillola di “orientamento” (oltre alle categoria banali del territorio e del dato generazionale) che al PoesiaFestival starebbe bene.

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