Fusione dei comuni: esortazione agli amministratori locali, di Roberto Adani

Le difficoltà ed anzi le insufficienze dello studio di fattibilità sulla fusione dei comuni dell’Unione Terre di Castelli erano ampiamente prevedibili (vedi). Già la conoscenza della macchina amministrativa è spesso ignota anche alle migliori università italiane e ancor di più alle varie società di consulenza. Se a questo si aggiunge che ogni amministrazione ha una propria storia e un’organizzazione peculiare, l’ignoranza di uno studioso esterno diventa completa. Le consulenze esterne hanno senso quando ci si voglia confrontare con elementi esterni alle amministrazioni, quando si vogliono trasferire meccanismi e cultura in uso nelle imprese all’interno delle amministrazioni, per esempio, oppure quando è necessario investigare gli effetti sul territorio o sull’architettura istituzionale delle proprie scelte organizzative.

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Giorgio De Chirico, Alcesti, 1918 (foto del 5 gennaio 2016)

L’Unione dei Comuni Terre di Castelli è stata la più importante unione d’Italia, sia per capacità innovativa che per risultati operativi. Lo studio di fattibilità per realizzarla è stato fatto da una task force costituita da dipendenti dei comuni. Non ho mai compreso la sfiducia nelle capacità dei propri dipendenti, che più di chiunque altro conoscono la macchina amministrativa e il funzionamento dei servizi. E’ vero che in tal modo si corrono rischi di conservazione e di autotutela che sono però facilmente evitabili puntando sugli innovatori (presenti in buon numero nei nostri comuni) e con un buon confronto con l’esterno, con esperienze già avviate come quelle della Valsamoggia (vedi). Ma un approfondito studio interno è l’unico capace di garantire l’affidabilità di uno studio di fattibilità garantendo anche la responsabilità futura di uno studio al quale servono poi gambe per essere realizzato. Il personale coinvolto nel processo deve per primo credere nel risultato dello studio in modo da sentirne la responsabilità e garantirne i risultati. Ma io non ho alcun dubbio che ci siano diverse opportunità di razionalizzazione, efficientamento e risparmio in un processo di fusione. L’altro effetto virtuoso è dato dalla possibilità di scegliere e qualificare la classe dirigente, anche politica, se si agisce su un bacino più grande.

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Arturo Martini, Méprisez la femme, 1912 (Museo Bailo Treviso, foto del 24 agosto 2016)

Questi però sono i dettagli di una scelta, le ragioni fondamentali sono politiche e strategiche. Le motivazioni più importanti riguardano l’efficacia dell’azione di governo (vedi). I fattori che più influenzano la qualità delle vita delle persone si sviluppano su un bacino più ampio rispetto alla dimensione attuale dei comuni. La sanità ha una dimensione distrettuale, la scuola e la formazione portano già oggi le famiglie a ragionare su un’area che travalica i confini comunali, le famiglie con bimbi piccoli, con anziani non autosufficienti o con portatori di handicap scelgono non di rado di cambiare comune di residenza alla ricerca dei servizi che per esse sono essenziali. Ma pensate al lavoro e allo sviluppo, alla sicurezza, all’ambiente e all’acqua, all’agricoltura (la valle dei ciliegi è molto più ampia delle basse di Vignola). Se si vogliono governare efficacemente questi fattori che incidono sulla qualità della vita delle persone si deve avere una macchina amministrativa della dimensione territoriale adeguata, dotata del numero di specializzazioni necessarie per affrontare queste problematiche. Ad uno studio esterno si deve chiedere qual è la dimensione ottimale per il governo di tali problematiche, ma soprattutto qual è il compromesso ottimale tra efficacia dell’azione di governo e distanza dai cittadini e dai problemi. La scelta della fusione non è però una scelta di ingegneria istituzionale o di risparmio economico. La scelta della fusione è una scelta strategica di governo e politica. E’ una scelta attraverso la quale si decide di voler governare quella terra di nessuno che travalica ciò che i comuni devono fare per legge e che sono la sanità, i fiumi, l’ambiente, il lavoro, l’agricoltura, la scuola, ecc. Si tratta di occupare quello spazio nebuloso chiamato governance con le leve del governo locale.

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Umberto Boccioni, Autoritratto, 1908 (Pinacoteca di Brera, foto del 16 agosto 2016)

Quando facemmo l’Unione Terre di Castelli non c’era la maggioranza delle leggi e dei contributi che in seguito sono venuti con un confronto continuo con la regione e con lo stato per conquistare autonomia e risorse. Abbiamo ottenuto quei risultati con la forza di chi mette in campo un progetto ambizioso e innovativo in cui credono e investono tutti i sindaci e tutti i territori (una curiosità: inizialmente 3 dei 5 comuni erano contrari all’Unione, io ed il sindaco di Spilamberto Luca Gozzoli dicemmo che saremmo andati avanti comunque in due e da quel momento la paura di rimanere esclusi convinse gli altri a investire e ad aderire al progetto). La condizione necessaria era che ognuno dei comuni rinunciasse a un pezzo di autonomia e di risorse per un obiettivo superiore di potenziamento dei servizi ai cittadini. Se oggi è venuto meno questo presupposto e l’Unione invece di essere un progetto strategico è diventato un soggetto burocratico-amministrativo da cui ogni comune cerca di trarre il massimo del vantaggio per sé … se così è dovete essere in grado di inventarvi un nuovo progetto in cui credere, ancora più ambizioso del nostro e giocarvi tutti voi stessi. Il rischio è connaturato alla buona politica, le scelte prive di rischi sono le scelte che possono fare i segretari comunali, non c’è necessità di un sindaco per l’amministrazione ordinaria, un sindaco si misura sui progetti straordinari e innovativi che disegnano un futuro e lasciano un segno per la propria comunità. Certo si può fallire o non riuscire, ma non si può non provare. Io ho creduto fortemente che questo territorio avesse necessità di un grande parco scientifico tecnologico nell’area ex-SIPE. Sono certo che fosse la risposta giusta per lo sviluppo di questo territorio, ci ho creduto e investito fortemente, ma non ci sono riuscito, una parte importante della comunità non ritenne accettabile il prezzo da pagare. Può essere che i cittadini non comprendano, non siano pronti, siano distratti, non abbiano fiducia o si lascino affascinare dai richiami al campanile, ma una classe dirigente degna di questo nome deve proporre ciò che crede debba essere fatto. Poi accetterà e prenderà atto del responso dei cittadini, ma non senza difendere fino all’ultimo un progetto in cui crede. I fantasmi di chi agita la scomparsa del campanile sono risibili. E’ chiaro che Festà o San Vito esistono con la loro identità storica e il proprio orgoglio più forte che mai, anche se non fanno comune. E’ chiaro che le singole comunità possono trarre forza da un ente locale più forte ed efficiente, le strutture politico-amministrative non sono il fine, ma il mezzo con cui sviluppare le singole comunità, un mezzo più forte ed efficace offre più opportunità di sviluppare le comunità comprese le loro peculiarità e le loro storie. Quindi smettetela di nascondervi dietro ai numeri e mettete avanti le idee. In un momento di crisi come questo i comuni non vorrebbero gestire il collocamento, la formazione professionale, integrare tra loro scuole, università e imprese, governare l’innovazione, lo sviluppo agricolo, le scelte energetiche, il trasporto pubblico, la programmazione sanitaria, presiedere un comitato della sicurezza di area con il potere di coordinare l’intervento di tutte le forze dell’ordine, gestire la protezione civile da protagonisti? Tutte cose che i comuni non fanno. Non perché le comunità non ne abbiano bisogno e non tanto per una questione di risorse, ma perché non ne hanno la forza, il potere e l’autorità. Sviluppate senza limiti il progetto di cui il territorio ha bisogno e istituite un tavolo di confronto con stato e regione, cambiate le leggi se ce n’è bisogno, pretendete le risorse a quel punto, quando avrete ottenuto il massimo possibile sul fronte dell’autonomia di governo, spiegatelo ai cittadini, voi avrete fatto il vostro dovere, loro eserciteranno il loro consapevole diritto di scelta.

Roberto Adani

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