Francesco Zaganelli da Cotignola, pittore del Rinascimento in Romagna

Home 7mag2016 332Presso il Museo d’Arte della città di Ravenna (MAR) sono esposte diverse opere di Francesco Zaganelli, pittore nato a Cotignola (RA) tra il 1460 ed il 1470 e morto nel 1532, sconosciuto ai più. Tra queste una Crocifissione con i Santi Antonio Abate e Francesco, un’opera degli ultimi anni, davvero notevole. Stiamo parlando di un pittore di secondo piano nel ricco panorama rinascimentale italiano – le sue opere lo testimoniano chiaramente. Ma quella Crocifissione presenta alcune parti davvero belle. La prima cosa che colpisce è il gruppo delle tre donne dolenti ai piedi della croce, composto allineandone le figure in modo che i tre volti risultino perfettamente in verticale. Una soluzione straordinaria. Straordinariamente d’impatto anche lo squarcio di cielo azzurro, sullo sfondo del crocifisso, che appare sotto una fitta coltre di nubi assai scure. E poi il panno che cinge Gesù, sollevato dal vento (una soluzione che si afferma nella prima metà del XV secolo con i fiamminghi – si vedano ad esempio le crocifissioni di  Rogier Van der Weyden) e con un lembo che gli passa tra le gambe. Un dipinto che incuriosisce e che spinge a cercare di conoscere l’artista, proveniente da Cotignola “questo borgo rurale di Romagna che è stato fra il Quattrocento e il Cinquecento una piccola, piccolissima «capitale» della pittura del Rinascimento” – così Antonio Paolucci (vedi).

Francesco Zaganelli, Crocifissione con i Santi Antonio Abate e Francesco, 1520-1530, MAR-Museo d'Arte di Ravenna (foto del 7 maggio 2016)

Francesco Zaganelli, Crocifissione con i Santi Antonio Abate e Francesco, 1520-1530, MAR-Museo d’Arte della città di Ravenna (foto del 7 maggio 2016)

[1] La Crocifissione con i Santi Antonio Abate e Francesco (tavola trasportata su tela, cm 285×220) fu eseguita da Francesco Zaganelli per l’altare maggiore della chiesa di Sant’Agata di Ravenna (vedi), plausibilmente negli anni ’20 del ‘500. Ne fa menzione Giorgio Vasari descrivendola come “una tavola con Cristo in croce, e la Nostra Donna a’ piedi, con altre figure assai, che ne fu lodato”. Il dipinto raffigura la crocifissione di Gesù. Ai piedi della croce stanno due gruppi di figure: da un lato tre donne dolenti (tra cui Maria, la madre di Gesù: vedi) e, in secondo piano, Sant’Antonio abate; dall’altro Maria Maddalena (l’unica che, come al solito, non indossa il velo) che abbraccia la croce e l’apostolo Giovanni, con in secondo piano San Francesco. Le figure ai piedi della croce sono composte a V, come ugualmente a V è il paesaggio roccioso alle spalle del crocifisso. Dietro la scena “si apre un paesaggio fantastico, caratterizzato da un cielo tempestoso aperto da bagliori e cromatismi contrastanti.” Nel paesaggio alcuni edifici architettonicamente importanti (una chiesa?). Cesare Gnudi, storico dell’arte, curatore della Mostra su Melozzo e il Quattrocento romagnolo: onoranze a Melozzo nel V Centenario della Nascita (1938) nonché direttore della Pinacoteca Nazionale di Bologna (vedi), lo ritenne la più alta e significativa opera dell’ultimo periodo zaganelliano, “il risultato più coordinato e coerente”. Non che sia tutto convincente nel quadro – non lo è, ad esempio, la posa di San Giovanni, dolcemente pensieroso (unico dei personaggi a volgere lo sguardo allo spettatore). Poco coerente con la scena rappresentata. Ma altri elementi sono davvero straordinari.

Maria Madre di Gesù (in basso) e altre due donne dolenti. Particolare della Crocifissione (foto del 7 maggio 2016)

Maria Madre di Gesù (in basso) e altre due donne dolenti. Particolare della Crocifissione (foto del 7 maggio 2016)

[2] Francesco e Bernardino Zaganelli sono due pittori, entrambi nati a Cotignola da Bosio Zaganelli, plausibilmente tra il 1460 e il 1470. Bernardino era il fratello maggiore; probabilmente deceduto nel 1519 (un atto notarile del 7 dicembre 1519 relativo alla moglie, Diamante, figlia di Morando di Luca Ghini di Imola, sposata forse nel 1494, fa supporre che sia morto nel corso del 1519; Archivio Notarile di Imola – cfr. Zama, 1994, p.14 e nota 21, p.17). Francesco è invece morto nel 1532 (a gennaio attesta di aver ricevuto un pagamento; a dicembre la moglie risulta vedova) probabilmente a Ravenna dove si era stabilito (nel 1513 aveva affittato una casa del Monastero benedettino di San Vitale a Ravenna). In atti notarili del 1536 e 1539 è indicato un terzo fratello, Matteo di Bosio Zaganelli, anch’egli pittore (è citato in un rogito del 24 luglio 1539 conservato in una miscellanea di documenti notarili presso l’Archivio Storico Comunale di Cotignola – ASC Cotignola, E.XXII. 1.).

Crocifissione (particolare) (foto del 7 maggio 2016)

Crocifissione (particolare) (foto del 7 maggio 2016)

[3] L’arte degli Zaganelli deriva da Marco Palmezzano, forlivese (vedi), e subisce influenze dei ferraresi Ercole de’ Roberti (vedi) e Lorenzo Costa (vedi). Per Bernardino si registrano anche influenze del Perugino. Per Francesco si ipotizzano influenze di Lorenzo Lotto e persino di Albrecht Dürer (forse anche prima del secondo viaggio italiano, nel 1506 a Venezia: vedi, con puntata di 8 o 10 giorni a Bologna, come informa lo stesso Dürer in una lettera). L’opera più antica firmata dai due fratelli è del 1499: si tratta di una Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Floriano, in origine nella chiesa di San Francesco a Cotignola e giunta alla Pinacoteca di Brera a seguito delle spoliazioni napoleoniche (vedi). La chiesa di San Francesco a Cotignola era stata consacrata nel 1495 ed in quell’occasione i padri francescani commissionarono a Marco Palmezzano l’Incoronazione con i SS. Francesco e Benedetto, ora alla Pinacoteca di Brera (vedi), un’opera che esercitò un’influenza su Francesco Zaganelli. L’ultima opera realizzata assieme è del 1509. E’ di quell’anno sia una Sacra Famiglia, tavola, cm 52×40, oggi all’Accademia Carrara a Bergamo, firmata in basso a destra: Franciscus et bernardinus /Frat.cotignolenses 1509 f. (vedi); sia un Gesù Bambino adorato dalla Vergine e dai Santi Francesco, Antonio e Bernardino, già nella chiesa dei Riformati ad Imola e ora alla National Gallery di Dublino.

Francesco Zaganelli, Adorazione dei pastori con i santi Girolamo e Bonaventura, 1520-1530, MAR-Museo d'Arte di Ravenna (foto del 7 maggio 2016)

Francesco Zaganelli, Adorazione dei pastori con i santi Girolamo e Bonaventura, 1520-1530, MAR-Museo d’Arte della città di Ravenna (foto del 7 maggio 2016)

[4] Per quanto riguarda le differenze tra i due fratelli rimandiamo alle considerazioni di Raffaella Zama: “Mentre Bernardino dimostra (…) una propensione all’arte veneto-ferrarese e alle mediazioni bolognesi del Costa e del Francia, Francesco prima ancora di risultare fortemente condizionato dal Palmezzano (in seguito all’arrivo di alcune sue opere a Cotignola sul finire del Quattrocento), preannuncia già una innata attenzione alle incisioni nordiche ed una predisposizione anche tecnica a quel tipo di pittura, molto raffinata” (Zama, 1994, p.23). Poco dopo il 1509 Bernardino lasciò l’attività in comune con il fratello che già dal 1513, se non prima, iniziò a firmare le opere da solo. “Un atto del 5 aprile 1516, redatto a Ravenna, rende noto che i due fratelli erano un tempo in fraternitate, ossia che insieme avevano contratto con intervento notarile una società di lavoro e di vita che comportava anche la messa in comune di tutti i beni” (Zama, 1994, p.29).

Adorazione dei pastori (particolare) (foto del 7 maggio 2016)

Adorazione dei pastori (particolare) (foto del 7 maggio 2016)

[5] Gli Zaganelli furono attivi innanzitutto in Romagna, a Ravenna, Imola, Forlì, Faenza, Cesena. Ma anche in Emilia, alla chiesa della SS. Annunziata a Parma (tre tavole di cui una di grandi dimensioni e firmata xhs 1519/ francescho da cotignola/ mi dipinse q.), in Lombardia (si tratta di una Madonna col Bambino fra i Santi Giovanni Battista, Francesco, Rocco e Sebastiano, datata 1518, per la chiesa di San Martino a Viadana (MN)), e nelle Marche (Civitanova Marche). E’ testimoniata un’opera di Francesco Zaganelli nel 1500 alla corte di Giovanni Sforza a Pesaro (Zama, 1994, p.22). Bernardino lasciò la bottega del fratello nel 1505 per recarsi a Pavia, città anch’essa sotto il dominio degli Sforza, per realizzare un’opera nella chiesa di Santa Maria del Carmine (un polittico le cui parti sono oggi smembrate tra la National Gallery di Londra e il Collegio della Guastalla di Monza), per la cappella degli studenti forestieri dell’università che vi collocarono una lapide di dedicazione datata 1507 (Zama, 1994, p.132). I legami che gli Sforza manterranno nel tempo con Cotignola, oltre alle testimonianze di un qualche legame diretto con gli Zaganelli (un’opera di Francesco alla corte di Pesaro; il lavoro di Bernardino a Pavia) rende plausibile la partecipazione dei pittori di Cotignola al circuito del mecenatismo sforzesco.

Adorazione dei pastori (particolare) (foto del 7 maggio 2016)

Adorazione dei pastori (particolare) (foto del 7 maggio 2016)

[6] Una monografia dedicata a “Gli Zaganelli (Francesco e Bernardino) pittori”, curata da Raffaella Zama (Luisé Editore, Rimini, 1994), riporta 89 schede di opere attribuite a Bernardino od a Francesco Zaganelli o ad entrambi. Il nucleo più consistente di opere si trova alla Pinacoteca di Ravenna (6 dipinti) ed alla Pinacoteca di Brera (6 dipinti). Un Cristo porta croce è presente anche alla Galleria Estense di Modena (opera databile attorno al 1514-15 e che, se non sbaglio, attualmente non è esposta). Una Deposizione anche alla Pinacoteca Nazionale di Bologna (dovrebbe trattarsi dell’ultima opera dipinta da Francesco Zaganelli, dunque assai prossima al 1532, anno della morte). Altre opere facilmente accessibili nella Chiesa di San Francesco a Cotignola (una tavola a forma di lunetta contenente una Pietà, parte di un polittico smembrato e ora alla Pinacoteca Brera di Milano, datato 1499: vedi); alla Pinacoteca Comunale di Lugo (RA) (San Paolo e San Domenico, databile tra il 1513 ed il 1514); alla Pinacoteca di Ferrara (San Sebastiano, datato 1513); alla Pinacoteca Civica di Forlì (La Concezione della Vergine, 1513); ai Musei Civici di Rimini (Santa Veronica). Il resto delle opere è disperso in Italia o all’estero, tra Berlino e Londra, tra Amsterdam e Baltimora.

Adorazione dei pastori (particolare) (foto del 7 maggio 2016)

Adorazione dei pastori (particolare) (foto del 7 maggio 2016)

[7] Tra Lugo e Faenza si situa il piccolo comune di Cotignola: oggi circa 7.500 abitanti, 35,14 kmq di superficie (vedi). Nel tardo medioevo alcuni episodi lo rendono importante (la parte che segue è una rielaborazione del testo del sito web del comune di Cotignola: vedi). Nel 1372 John Hawkwood (spesso conosciuto come Giovanni Acuto: vedi), comandante di una compagnia di ventura inglese, ricevette da Papa Gregorio XI la Città di Faenza, la Terra di Bagnacavallo ed il Castello di Cotignola. Egli decise di cingere Cotignola di mura con baluardi; da allora in poi il paese venne considerato di notevole importanza. Seguì un breve dominio degli Estensi, fino al 1395 quando la città fu conquistata dal Conte Giovanni di Cunio, Signore di Lugo. I Conti di Cunio mantennero il dominio fino al 1409, anno in cui Cotignola passò nelle mani della Chiesa. Solo due anni dopo, per saldare un debito di 17.000 scudi, la Chiesa cedette il territorio al famoso capitano di ventura Muzio Attendolo Sforza, che ebbe i suoi natali proprio in terra cotignolese e iniziò la carriera militare nella compagnia di Alberico da Barbiano (vedi).  È allora che Cotignola venne elevata al titolo di Contea da Papa Gregorio XII. Alla morte di Muzio nel 1424, la Contea passò al figlio primogenito Francesco, che divenne in seguito Duca di Milano. Nel 1495 Cotignola fu insignita del titolo di Città da Ludovico il Moro. Mentre nel 1502 passò definitivamente sotto il dominio estense, dopo la caduta della dinastia degli Sforza, duchi di Milano. Nel XV secolo Cotignola è dunque un centro importante e si giustifica l’avvio della bottega artistica dei due fratelli Zaganelli. E’ solo il caso di ricordare, infine, che anche il pittore Girolamo Marchesi è nato a Cotignola (attorno al 1480) (vedi). Formatosi all’interno della bottega degli Zaganelli è risultato attivo in Romagna, poi a Bologna (diverse sue opere alla Pinacoteca Nazionale di Bologna), Roma e Napoli, quindi deceduto prima del 1550.

Francesco Zaganelli, Cristo portacroce, 1510-1515, Pinacoteca di Brera, Milano (foto del 24 maggio 2016)

Francesco Zaganelli, Cristo portacroce, 1510-1515, Pinacoteca di Brera, Milano (foto del 24 maggio 2016)

PS Il mondo è piccolo. Nel comune di Cotignola si trova la frazione di Barbiano (vedi). Il piccolo borgo è ricordato soprattutto per aver dato i natali al grande capitano di ventura Alberico da Barbiano (vedi). La famiglia dei da Barbiano, conti di Cunio, esercitò il dominio su Barbiano fino alla metà del XV secolo rendendo il piccolo borgo un castello fortificato che in breve tempo divenne il più importante della zona. Il nipote di Alberico, Giovanni da Barbiano (vedi), anch’egli capitano di ventura, fu spesso al servizio del comune di Bologna. Nell’aprile del 1399, schierato con la fazione bolognese risultante perdente, venne considerato ribelle e si diede a scorrerie banditesche in proprio sui confini occidentali con Modena, facendo base a Vignola, che era tenuta dai Grassoni a lui favorevoli. Lì venne però affrontato dalla compagnia della Rosa comandata da Filippo da Pistoia per conto di Nicolò III d’Este, venendo infine catturato nell’agosto 1399 a Spilamberto. Fu decapitato in piazza a Bologna il 27 settembre 1399 assieme al figlio ed altri parenti, anch’essi mercenari. Venne quindi sepolto nella chiesa di San Francesco a Bologna.

Francesco Zaganelli, Madonna col Bambino, circa 1515, Collezione BPER, Modena

Francesco Zaganelli, Madonna col Bambino, circa 1515, Collezione BPER, Modena

PPS Su Francesco Zaganelli si veda anche la relazione di Giovanni Gardini sulla pala per la chiesa dell’ospedale di Santa Caterina di Ravenna, raffigurante lo Sposalizio mistico di Santa Caterina (vedi), ora presso la sala don Minzoni del Seminario Arcivescovile di Ravenna (vedi). Il presente post non ha alcuna pretesa in termini di critica artistica. E’ semplicemente un appunto su cose apprese ricercando su Francesco Zaganelli (in primis dalla lettura della monografia di Raffaella Zama) dopo esser stato colpito dalla sua Crocifissione esposta al MAR di Ravenna. Segue un precedente post dedicato ad un’opera di Giorgio Vasari sempre al MAR di Ravenna (vedi).

Francesco Zaganelli, Santa Veronica, circa 1510, Musei Civici di Rimini

Francesco Zaganelli, Santa Veronica, circa 1510, Musei Civici di Rimini

PPPS Lo Studio per una Madonna seduta, disegno a seppia di Francesco Zaganelli, cm 26×19, ora al Statens Konstmuseer di Stoccolma (è presentato nella scheda n.24 del libro di Raffaella Zama, 1994, p.130) è uno studio per il velo ed il panneggio di una Madonna seduta. “Interessante è la veste che cade dalle ginocchia, con un folto viluppo di pieghe che terminano o si spezzano formando occhielli, utili per dimostrare quanto Francesco abbia conosciuto le stampe nordiche” – sono le parole di Raffaella Zama (p.130). Abbiamo dunque le prove della sua conoscenza almeno di incisioni a stampa di opere dell’area tedesca. Soluzioni analoghe a quelle adottate da Francesco Zaganelli per il panno che avvolge il bacino di Gesù si trovano ad esempio in stampe di Martin Schongauer (Colmar, circa 1445- Breisach am Rhein, 1491) – si veda il Cristo in croce con quattro angeli del 1475-1480 (vedi).

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