Comuni incapaci di accedere ai finanziamenti del Piano biblioteche e musei

Angelo Varni, presidente dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali dell’Emilia-Romagna, ha espresso soddisfazione per “la straordinaria attenzione riservata dagli Enti pubblici regionali allo sviluppo della propria dimensione culturale intesa quale fattore di crescita collettiva” – è il commento all’esito dell’ultimo bando per l’erogazione di contributi regionali alla cultura (Piano per biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali) (vedi). Ma non dappertutto l’attenzione è stata “straordinaria”. Non così, ad esempio, sul territorio dell’Unione Terre di Castelli, dove un po’ troppi comuni si sono distratti, dimenticando di partecipare al bando, o dove hanno presentato progetti poi non ammessi al finanziamento (cosa che può succedere, ma se succede ti devi chiedere perché). Sarebbe interessante analizzare in modo dettagliato la partecipazione a bandi per l’ottenimento di finanziamenti da parte dei comuni dell’Unione Terre di Castelli. Fornirebbe, plausibilmente, argomenti a chi teme che comuni di queste dimensioni stiano perdendo in modo preoccupante la capacità di procacciarsi finanziamenti. Comunque, vediamo intanto cosa ci dice quest’ultimo bando regionale per il finanziamento di biblioteche, archivi, musei.

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La biblioteca Auris a Vignola (foto del 23 gennaio 2011)

[1] Il Piano annuale 2016 per biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali (Legge Regionale 24 marzo 2000, n. 18) è stato approvato dalla Giunta regionale (con delibera n. 1057 del 4 luglio 2016: pdf) per sostenere le istituzioni culturali emiliano-romagnole. Esso prevede finanziamenti complessivi per 4 milioni e 495 mila euro (nel triennio 2016-2018) così ripartiti: 2 milioni e 451 mila euro alla programmazione bibliotecaria (331 progetti presentati di cui 200 ammessi) e 2 milioni e 44 mila euro a quella museale (186 progetti presentati). La somma complessiva di 4.495.298 euro è così ripartita nelle tre annualità del piano: 1.778.500 euro per il 2016; 2.356.798 per il 2017; 360.000 per il 2018. Il Piano è stato approvato sulla base delle proposte avanzate dall’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna (IBACN), che ha curato tutta la fase istruttoria.

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La biblioteca Auris a Vignola (foto del 7 ottobre 2012)

[2] Per quanto riguarda i progetti relativi a biblioteche ed archivi (sia nuovi servizi ed allestimenti, sia progetti di valorizzazione) 144 enti locali hanno presentato 298 progetti. Quanti dell’Unione Terre di Castelli (intesi come Unione e come comuni appartenenti)? Pochissimi. Solo 5 progetti presentati (includendo anche un progetto di Montese). Di cui solo 3 progetti ammessi:

  • Significativamente il contributo maggiore va ad un progetto dell’Unione Terre di Castelli (un “torneo di lettura” di 6 tra biblioteche e scuole di Castelvetro, Castelnuovo Rangone, Marano S.P., Savignano S.P., Vignola, Zocca ottiene 17.000 euro, avendone richiesti 19.600 su una spesa complessiva prevista di 28.000).
  • Anche il comune di Guiglia ottiene un contributo di 1.500 euro (quanto richiesto) per un intervento sull’Archivio bande musicali (spesa ipotizzata 3.000 euro).
  • Infine viene ammesso il progetto del Polo Archivistico Storico dell’Unione Terre di Castelli per “Inventariazione in X-DAMS dell’Archivio Storico del Comune di Marano e archivi aggregati” (attività svolta direttamente da IBACN).

Non ammessi invece gli altri due progetti:

  • Ristrutturazione dell’Archivio storico di Montese (richiesti 30.000 euro su una spesa complessiva di 40.000);
  • Nuova sede Biblioteca Ragazzi a Villa Trenti e riorganizzazione spazi Auris del comune di Vignola (richiesti 67.500 euro su una spesa complessiva di 100.000).
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Biblioteca Auris a Vignola: arredi (foto del 18 maggio 2013)

[3] Per quanto riguarda i progetti relativi a musei gli enti locali hanno presentato 186 progetti. La performance dell’Unione Terre di Castelli è abbastanza desolante, innanzitutto perché nessun comune si è cimentato con il bando (neppure Vignola che pure avrebbe un “museo del cinema” ecc.) se non il comune di Spilamberto. Questo ha presentato ben 5 progetti e 3 di questi sono stati ammessi:

  • Conservazione e valorizzazione del Fondo Roberto Preti (Il teatro dei burattini vivi) ottiene un finanziamento di 6.500 euro (esattamente quanto richiesto, su una spesa complessiva di 13.000 euro).
  • Catalogazione informatizzata del patrimonio del Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale (intervento realizzato da IBCAN)
  • Catalogazione informatizzata e inventariazione del patrimonio del Museo Antiquarium di Spilamberto e del materiale reperito presso Rocca Rangoni e attribuito alla storia dell’azienda agricola (intervento realizzato da IBCAN)

Non ammessi, invece, gli altri due progetti:

  • Restauro Gonfalone del Comune di Spilamberto (2.200 euro richiesti);
  • Parco di Rocca Rangoni Rievocazione storica: La lancia di Rotari – Spilamberto tra Longobardi e Bizantini (richiesti 5.500 euro su una spesa complessiva di 11.000).

Possiamo anche considerare, per quanto il progetto sia stato presentato dal Comune di Modena, anche il progetto relativo al Parco Archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale (nel comune di Castelnuovo Rangone): Rifacimento e ampliamento della tettoia per attività all’aperto (progetto che ottiene un contributo di 14.000 euro su una spesa prevista di 28.000).

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La biblioteca Auris a Vignola (foto del 19 giugno 2006)

[4] Che dire dunque? Bene il progetto della rete delle biblioteche che porta all’Unione 17.000 euro. Bene il comune di Spilamberto che vede tre progetti finanziati. Briciole vanno anche a Marano e Guiglia – meglio di niente. Gli altri comuni non portano a casa niente. Non Vignola che pure ci aveva provato (sfortuna? imperizia?). Ma altri comuni neppure ci hanno provato. Non ci ha provato Savignano (che pure vorrebbe proclamarsi “città dell’archeologia” – vedi – e che magari poteva tentare di ottenere un contributo per qualificare il museo della Venere e dell’Elefante). Non ci ha provato Castelvetro con i suoi “assurdi musei” (vedi). L’impressione è che gli enti locali del territorio (tranne forse – ribadisco: forse – i più grandi) abbiano già raggiunto, magari senza accorgersene, lo stadio della “bollitura” (vedi). Incapaci di partecipare al bando o magari neppure se ne sono accorti. La situazione è grave ed imporrebbe una riflessione. Perdendo capacità di competere per l’accesso a finanziamenti il sistema dei servizi degli enti locali del territorio sta (lentamente?) degradando. E’ un’analisi che sta bene fatta in modo più puntuale ed esteso di quanto fatto qui – un’appendice allo studio di fattibilità sulla “fusione” o sulla “riorganizzazione istituzionale” (vedi). Sempre che non si voglia continuare a dire che “va tutto bene”. Anche quest’ultimo bando per finanziamenti su biblioteche, archivi, musei dice che non è così. Forse sarebbe il caso di iniziare a prendere provvedimenti. Magari un unico coordinatore di Unione per la partecipazione ai bandi. O forse anche un unico “responsabile”. O vogliamo continuare così?

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Scultura di Antonio Sgroi presso la biblioteca Auris (foto del 4 dicembre 2014)

PS Qui il testo della delibera della Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna n.1057 del 4 luglio 2016 con le tabelle dei progetti presentati e di quelli ammessi al finanziamento (pdf).

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5 Responses to Comuni incapaci di accedere ai finanziamenti del Piano biblioteche e musei

  1. Luca ha detto:

    Ci si chiede come mai ogni volta che studiosi del territorio o provenienti da varie parti d’Italia (ad esempio, una ricercatrice dell’università di Pisa) chiedono di consultare i materiali inediti contenuti nel Fondo Selmi, custodito presso la biblioteca di Vignola, viene risposto che il fondo – di grande rilevanza e importanza a livello non solo locale,ma nazionale – non è catalogato, che il comune non ha assolutamente i fondi per catalogarlo (come se fosse un destino ineluttabile), per cui non è possibile consultare i materiali non catalogati, materiali evidentemente destinati a marcire senza essere studiati; non si prova neppure a partecipare a questi bandi che potrebbero essere ottime occasioni per valorizzarlo. Questo fatto è tanto più grave considerata la rilevanza scientifica del Fondo, e il recente interesse dimostrato per la figura di Selmi sia da parte di diversi ricercatori del territorio, sia a livello nazionale, come è avvenuto nel recente convegno nazionale di Fondamenti e Storia della Chimica svoltosi a Rimini pochi mesi fa. Ricordiamo che il Fondo è stato generosamente donato al Comune da Giovanni Bartoli, ultimo erede di Selmi, proprio dietro la promessa che i materiali venissero resi disponibili agli studiosi e valorizzato. Ancora una volta Vignola perde occasioni importanti di uscire dal provincialismo culturale in cui vegeta e di farsi conoscere a livello nazionale.

  2. Samantha ha detto:

    Ciò che scrive Luca è sacrosanto.

    Va poi sottolineato che nel 2017 ricorrerà il duecentesimo anniversario della nascita di Francesco Selmi: non sarebbe stato saggio che chi di dovere si fosse mosso per tempo in modo da rendere interamente fruibile, e con congruo anticipo, il Fondo Selmi agli studiosi in vista delle celebrazioni del prossimo anno?

    Non permettendo l’accesso a buona parte del Fondo, non si rischierà forse, in occasione dell’imminente anniversario, di avere contributi di scarsissimo livello scientifico su aspetti della vita e delle opere di Selmi ben conosciuti da svariati decenni?

    Non è uno dei primi doveri della Giunta quello di promuovere politiche culturali incentrate sullo studio della storia vignolese e delle figure degli illustri concittadini del passato?

    Perché mai non si è partecipato al bando regionale indicato nel post con un progetto culturale serio, magari – appunto – inerente alla catalogazione e alla valorizzazione del Fondo Selmi?

    Da anni studiosi italiani, e non solo ricercatori di storia locale, hanno sollecitato le autorità politiche e culturali di Vignola ad impegnarsi a largo spettro per rendere pienamente fruibile il Fondo Selmi e per allestire celebrazioni adeguate in vista del 2017. Che cosa è stato fatto sinora, che cosa si sta facendo attualmente e chi lo sta facendo?

    Samantha

  3. Roberto Adani ha detto:

    Caro Andrea, tenuto conto della tua nota capacità investigativa, sarei curioso anche io, di sapere in che stato si trovano i fondi storici di Vignola ed in particolare il Fondo Selmi visto che con grande piacere andai personalmente a casa della famiglia Borsari per concordare la loro donazione al Comune che oltre ai fondi già donati prevede che tutti i beni della famiglia, alla loro morte, siano trasferiti al comune di Vignola, casa compresa assieme al suo prezioso contenuto documentale ed artistico.

  4. Luciano Credi ha detto:

    La statua di Selmi è di fronte/dentro rettorato Unibo via Zamboni 33, proprio all’entrata dell’attuale dipartimento di lingue orientali a Bologna… Dove una volta c’era il dipartimento arti visive…

    • Samantha ha detto:

      Giusto. E a poca distanza da lì c’è via Selmi, dove si trova – non a caso – il Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Università di Bologna.

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