Economia ed occupazione in sofferenza. Ma la politica locale fa fatica a mettere a fuoco il problema

Negli anni della crisi sono spariti milioni di posti di lavoro, posti che siamo lungi dal recuperare al ritmo attuale nonostante gli indubbi segnali di ripresa, e comunque non nelle stesse imprese e neppure negli stessi settori in cui sono stati persi. (…) In particolare, si continuano a perdere imprese, e posti di lavoro, nei settori primario e secondario, solo parzialmente compensati dalla espansione del terziario” – sono parole di Chiara Saraceno, sociologa, a commento del rapporto annuale Inps 2016 (vedi).

 

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Alcune delle start up incubate da Knowbel (foto del 12 dicembre 2015)

E prosegue citando i dati relativi alle aziende con più di 15 dipendenti: questi mostrano “che al loro interno dal 2008 al 2014 sono stati distrutti circa due milioni e mezzo di posti di lavoro: tre su quattro per la chiusura di imprese che erano attive nel 2008 e il restante 25 per cento per riduzioni nella dimensione di imprese che hanno continuato a essere in vita in tutto questo periodo. Al contempo, sono stati creati circa 2,2 milioni di posti di lavoro di cui poco più della metà in seguito alla nascita di nuove imprese e la parte restante per l’espansione di altre che erano già attive nel 2008. C’è stato quindi sia un forte turnover di imprese sia una loro maggiore concentrazione, testimoniato dal fatto che la dimensione media è aumentata da 68 a 74 addetti.” Bisogna anche osservare che la crisi ha colpito soprattutto le fasce più giovani delle “forze di lavoro”. Tra gli occupati in età 15-34 anni sono stati persi poco meno di 2 milioni di occupati tra il 2008 ed il 2015 (Rapporto Istat 2016, tav.3.1, pag.107) L’occupazione è cresciuta invece solo per la classe degli ultra50enni (plausibilmente perché più tutelati, per cui “licenziamenti” e “interruzione di contratti” si sono concentrati sui più giovani).

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A livello di settore, perdono moltissimi occupati le costruzioni (484 mila), per la crisi dell’edilizia e il crollo degli investimenti infrastrutturali, e l’industria (421 mila); ma anche il commercio (258 mila), a causa della caduta dei consumi interni; e la pubblica amministrazione/istruzione (228 mila) a causa dell’austerità. Gli occupati aumentano in pochi ambiti. Innanzitutto nel settore dei servizi alle famiglie (370 mila), quindi negli alberghi e ristoranti (174 mila), grazie alle buone dinamiche del turismo.” (vedi) Ma non solo abbiamo perso posti di lavoro, ovvero retribuzioni, ovvero reddito (colpendo soprattutto i giovani). Il fatto è che i posti di lavoro nel frattempo creati sono a più bassa qualifica di quelli distrutti. Questo lo evidenzia l’ultimo Rapporto annuale Istat (vedi), sintetizzato su questo punto da Gianfranco Viesti, economista (vedi). Tra 2008 e 2015 le professioni “qualificate e tecniche” perdono 642mila addetti (-7,7%). Calano molto di più “operai e artigiani” (-16,5%). Crescono le figure “esecutive nel commercio e nei servizi” (+9,9%) e cresce il “personale non qualificato” (+21,0%). Rapporto Inps e Rapporto Istat presentano la situazione nazionale, evidenziano dunque che la sofferenza maggiore è al Sud. Ma il Nord certo non ride.

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Ma se questo è ancora oggi il quadro occupazionale dopo 8 anni di crisi economica (le cose vanno diversamente nel resto d’Europa – solo Grecia e Spagna sono in sofferenza come noi o peggio di noi) ci si potrebbe aspettare un po’ di attenzione su questi temi anche da parte degli enti locali (vedi). Purtroppo non è così. Se guardiamo alla realtà dell’Unione Terre di Castelli vediamo innanzitutto che manca qualsiasi considerazione dei pochi dati esistenti e nessuno sforzo per cercare di definire un quadro della situazione un minimo approfondito (sappiamo che tra 2009 e 2013 sono “morte” 223 imprese sul territorio dell’Unione, pari a -2,6%; non sappiamo però la contrazione degli occupati e l’incremento dei disoccupati). E’ come se la “crisi economica”, ovvero perdita di posti di lavoro e perdita di reddito ovvero di ricchezza da parte di una fetta consistente di famiglie avesse prodotto un rattrappimento della capacità di pensare e di “immaginare” nuove politiche da parte degli amministratori locali (vedi). Un’atrofia della capacità di immaginare politiche di contrasto della crisi, politiche per un “nuovo” sviluppo locale (per qualche considerazione applicata ad una diversa realtà: vedi), politiche a favore della produzione di posti di lavoro qualificati (a disposizione delle giovani generazioni a cui stiamo dicendo di investire in istruzione). Se penso alle politiche fatte su questo territorio in questi settori non mi viene in mente nulla di significativo. Anzi, nel corso degli ultimi anni si sono sgonfiati programmi magnificati in passato (che cosa ha prodotto nel tempo e che cosa sta producendo l’incubatore di start up Knowbel non lo sa nessuno tra gli amministratori locali: vedi; di certo non c’è alcun documento di rendicontazione pubblicamente accessibile in merito). Di certo lo “sviluppo economico” non può essere appiattito sull’incubazione di start up!

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La sede del “tecnopolo” dell’Unione Terre di Castelli (foto del 12 dicembre 2015)

Bisogna chiedersi perché è successo questo. Perché il discorso su come gestire il downsizing, il ridimensionamento degli enti locali (la riduzione della spesa corrente – più di 1 milione di euro per il comune di Vignola), è stato aperto e poi subito chiuso (vedi). Perché da nessuna parte si trova un elenco dei servizi dismessi, tagliati, ridimensionati – per una sorta di “pudore” degli amministratori, forse (non è certo facile dire ai propri cittadini “non ce la facciamo”). Eppure è quanto è successo. Con la conseguenza – non certo positiva – che la contrazione dei bilanci è stata gestita con progressivi limitati tagli applicati un po’ su tutto, senza la capacità di una diversa allocazione delle (minori) risorse (questa sarebbe la spending review di cui abbiamo bisogno). I tagli, dunque, non sono stati tematizzati. I cittadini non sono stati né informati, né coinvolti – che pure sarebbe il modo migliore per dare consapevolezza delle difficoltà che sta vivendo il paese ed il territorio (l’andamento demografico rivela la persistenza della crisi: vedi). In questo modo quello che sta succedendo lo sapremo solo a cose avvenute – quando in ogni caso sarà troppo tardi per fare qualcosa per invertire la rotta. Nuove politiche di rilancio dell’agricoltura nella “città della ciliegia”? Magari produzioni biologiche? Quale evoluzione per il settore agroalimentare? Non solo per le realtà industriali, ma anche per il tessuto di piccoli e piccolissimi produttori? E l’industria meccanica? Il comparto della macchine automatiche? Le forniture meccaniche di precisione? Il sostegno alla Ricerca & Sviluppo, all’innovazione ed al trasferimento tecnologico? L’elenco delle domande potrebbe proseguire ancora. E’ certamente vero che l’analisi della realtà economica ed occupazionale deve essere fatta almeno su scala di distretto, non certo del singolo comune. Lo stesso per politiche di ausilio e promozione del famigerato “sviluppo locale”. Ma anche da questo punto di vista – le politiche per lo “sviluppo locale” – l’Unione Terre di Castelli brilla per incapacità (vedi). Aggiungendosi ad una Fondazione di Vignola che ha tentato di dare un contributo, ma senza riuscirvi – essendosi mossa in modo un po’ troppo dilettantesco (vedi). Insomma, servirebbe una scossa agli amministratori locali. Ma chi può darla?

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2 Responses to Economia ed occupazione in sofferenza. Ma la politica locale fa fatica a mettere a fuoco il problema

  1. Luciano Credi ha detto:

    Qui ti prego di non cancellare. A livello internet con Renato Barilli fummo nel 2002 con il premio Dams i primi in Italia… 2004 lanciammo la pubblicità sul tom tom a livello nazionale… Tramite agenzia pubblicitaria tecnologica di Torino/ Milano DPV… Quindi mi scuserai se ogni tanto parlo… Poi se parlo in francese anche x quelli di Barbezieux vorrei non essere preso alla lettera, quindi strumentalizzato, poi se lo fa un extra invece che l’Assessore Ricchi mi arrabbio ancora di più! Perché i rapporti devono essere reali quindi devono aver sentito lo scorrere dei decenni… Come le vere integrazioni… Oggi sto ascoltando Marco Gay il presidente dei giovani industriali e parla assieme al referente italiano di Facebook, Luca Colombo, sul come battere la disoccupazione utilizzando il digitale x sdoganare aree marginali sotto il traino del Made in Italy… I civici sono ECCELLENTI amministratori (vengono dalla piccola imprenditoria che non può reggere lei soltanto le sfide economiche…), ma non hanno una grossissima cultura imprenditoriale; per esempio come la famiglia del mio defunto papà, con rapporti con tutti i prosciuttifici della fondovalle… Con i frantoi…
    Il vecchio Barilla uomo curiosissimo e grande mecenate d’arte forse non aveva neanche la licenza elementare… Daria Denti come economista eccellente, ma noi come sindaco l’abbiamo conosciuta ancora con le ossa fragili… PURTROPPO… Quindi tante concomitanze negative che agiscono negativamente sul territorio… Dopo di che Andrea grazie ancora, ma non prendermi sempre alla lettera, ma forse bisogna stressare di più i nostri amministratori…

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Un articolo di Gianni Balduzzi, dal blog LINKiesta, mette in fila un po’ di dati per ammonirci: non è il caso di essere ottimisti sul futuro del paese. Grazie ad una congiuntura particolare (favorevole) le cose non ci sono andate troppo male in questi ultimi anni. Ma questa combinazione di fattori sta cambiando. Ed il rischio è che alcune dimensioni importanti volgano al peggio, mettendo davvero il paese (ed una parte consistente di popolazione) in grave difficoltà.

    “Tendiamo a dare per scontato che siamo in un momento di pesante crisi, fatto sta che, almeno finora, l’Italia ha goduto di una serie di condizioni positive dal punto di vista dell’economia, che ci hanno permesso di sentire la crisi molto meno di altri paesi.
    La cattiva notizia è che il momento magico dell’Italia purtroppo sta finendo. E il problema vero è che non ce ne siamo accorti.
    Non abbiamo realizzato che stavamo attraversando, in questi ultimi anni, un periodo in cui siamo stati favoriti a livello economico più di ogni altro Paese europeo, anche più della Germania, per una serie di fattori che però non abbiamo saputo sfruttare.

    (…)

    Dunque ricapitolando gli ultimi anni hanno visto un calo del valore dell’euro di fronte al dollaro, un crollo del prezzo dell’energia, il QE della BCE e l’azione di Draghi, la flessibilità sui conti concessa da Bruxelles, tutti fattori che ci hanno fatto risparmiare miliardi di euro, e li hanno fatti risparmiare più a noi che agli altri Paesi europei. Abbiamo goduto di vantaggi la cui straordinarietà è stata anche la concomitanza tra di loro.
    I colpi “a sorpresa” del taglio della TASI, dell’Ape per i pensionati, dei bonus a 18enni e insegnanti vengono proprio dallo sfruttamento di questi vantaggi e dal tesoretto che ne è derivato.

    Quale è stato l’effetto di tutto ciò?
    Ebbene, la crescita più bassa di tutta l’Europa, un +0,9% per il 2017, più bassa di quella francese e tedesca, ma anche di quella greca.
    Cosa succederà ora che man mano lo spread risalirà come è naturale, che il QE dovrà esaurirsi come accaduto in USA, che il prezzo del petrolio tornerà a crescere?
    Tra una scissione e una polemica sulle palme in piazza Duomo qualcuno avrà il tempo da dedicarci? Per il 2018 abbiamo promesso di fare solo l’1,2% di deficit, quando ora stiamo giocando a quello che è visto da Bruxelles come un “chiagne e fotti” per non rispettare il 2,4% concordato per il 2016.

    Cosa accadrà allora? Forse per i tempi ristrettissimi della politica italiana è ancora troppo in là. Però, parafrasando qualcuno, il futuro prima o poi arriva.”

    Qui l’articolo completo, corredato di grafici davvero esplicativi:
    http://www.linkiesta.it/it/article/2017/02/22/italia-ecco-perche-la-ripresa-non-arrivera-e-finora-ci-e-andata-di-lus/33332/

    Bisogna sperare che le cose non volgano al peggio rapidamente. In ogni caso risulta evidente quanto miopi sono state le politiche degli enti locali di questi anni. Confidando che prima o poi la ripresa sarebbe arrivata, l’economia ripartita assieme al mercato del lavoro, i giovani di nuovo in grado di trovare un lavoro con relativa facilità, di nuovo capacità di investimento per le amministrazioni comunali. Questo, purtroppo, è stato l’atteggiamento anche dell’amministrazione Smeraldi a Vignola (certo, in buona compagnia). Speriamo davvero di non dovercene pentire troppo presto e troppo amaramente.

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