Elezioni comunali 2016: Emilia-Romagna sempre meno rossa, sempre più contendibile

Già al primo turno erano emerse diverse sorprese (a livello locale si segnala la vittoria di una lista civica a Zocca: vedi), poi ulteriormente cresciute con i ballottaggi. Con il secondo turno si sono distinti, in provincia di Modena, i casi di Finale Emilia e Pavullo, comuni entrambi strappati al centrosinistra. E se per Finale Emilia non si è trattato di una sorpresa, cosa diversa è per Pavullo (comune capo-distretto) dove la sconfitta del candidato PD (Stefano Iseppi, assessore nella giunta uscente dell’ex-sindaco Romano Canovi) è stato un vero e proprio shock per il PD. Il commento a caldo del segretario provinciale PD Lucia Bursi riflette il disorientamento del partito, come se questo non riuscisse più a comprendere cosa si muove nella società dopo l’affermazione di Renzi via “rottamazione” (vedi): “E’ evidente una domanda di cambiamento a prescindere”. Per il resto “si impone una riflessione sul modello complessivo della politica e del governo dei territori” (vedi). Nell’attesa (prevedo lunga) conviene rivolgersi altrove per cercare di capire cosa è successo. Ilvo Diamanti, ad esempio, riconosce che le elezioni comunali 2016 costituiscono una svolta “annunciata da qualche tempo, ma oggi evidente. E irreversibile”, riassumibile nella formula “in Italia il voto non ha più una geografia” (la Repubblica, 21 giugno 2016: vedi). “Zone rosse, bianche, verdi, azzurre: tutte scolorite” (il riferimento è al titolo di un suo libro del 2003: vedi). Le chiavi di lettura basate sulle “zone politiche” in cui è stata tradizionalmente suddivisa l’Italia (con una evidente continuità dal dopoguerra ad oggi) non valgono più.

Alberto Savinio, Il vecchio e il nuovo mondo, 1927 (La seduzione dell'antico - MAR Ravenna, foto del 15 giu2016)

Alberto Savinio, Il vecchio e il nuovo mondo, 1927 (La seduzione dell’antico – MAR Ravenna, foto del 7 maggio 2016)

[1] Alle elezioni comunali del 5 giugno (ballottaggio il 19 giugno) diversi sono stati i risultanti eclatanti. La conquista di Roma e Torino da parte del M5S è tra questi. In provincia di Modena si può fare un parallelo con i casi di Finale Emilia e Pavullo. In tutti i casi ad essere sconfitto è stato il PD che in precedenza amministrava queste città. Sconfitta attesa nella prima delle due città indicate (Roma, Finale Emilia), inattesa nella seconda (Torino, Pavullo; lo shock torinese amplificato dal fatto che il sindaco uscente era Piero Fassino, uno dei leader storici del PD, e che a detta di molti osservatori non aveva affatto male amministrato: vedi). Con la differenza, però, che a sconfiggere il PD in provincia di Modena non è un candidato M5S (che a Modena non si è affermato in nessuno dei comuni al voto; nel 2016 in Emilia-Romagna il M5S vince solo a Cattolica, battendo il candidato del PD: vedi), ma candidati dell’area del centrodestra o “civici”. La “domanda di cambiamento” indubbiamente è presente, ma si esprime con modalità diverse e non esclude affatto riconferme (il sindaco uscente di Rimini, il PD Andrea Gnassi è stato riconfermato al primo turno con il 56,99%). A livello nazionale, dei 143 comuni maggiori al voto oltre un terzo delle amministrazioni (50) ha cambiato colore. Ancora più alto il cambiamento nelle regioni dell’Italia centrale, tradizionalmente di sinistra e tradizionalmente più stabili: “oltre la metà dei comuni di centrosinistra ha cambiato colore” (Ilvo Diamanti, “La fede politica che perde le radici”, la Repubblica, 21 giugno 2016: vedi). Ma la “domanda di cambiamento” riguarda anche una regione “verde” (ovvero a tradizionale dominanza della Lega Nord) come la Lombardia dove oggi il PD è al governo (dopo aver conquistato Milano e, addirittura, Varese) in tutti i comuni capoluogo di provincia – fatto impensabile fino a poco tempo fa (vedi).

Felice Carena, Serenità (particolare), 1925 (La seduzione dell'antico - MAR Ravenna, foto del 15 giugno 2016)

Felice Carena, Serenità (particolare), 1925 (La seduzione dell’antico – MAR Ravenna, foto del 7 maggio 2016)

[2] L’esito del voto nei 9 comuni con più di 15.000 abitanti in Emilia-Romagna (Bologna, Rimini, Ravenna, San Giovanni in Persiceto, Cento, Cesenatico, Cattolica, Pavullo, Finale Emilia) è già indicativo del cambiamento in atto. Solo a Rimini il candidato PD si afferma al primo turno (56,99%). Negli altri 8 comuni il ballottaggio consegna diverse sorprese. In 7 casi su 8 il sindaco uscente era PD (centrosinistra). Solo a Cesenatico il sindaco uscente era del centrodestra (e, ripresentatosi, viene sconfitto dal candidato PD al ballottaggio, fermandosi al 41,97%: vedi). Nei 7 casi di amministrazione di centrosinistra il PD ne conferma 2 (Bologna, Ravenna). In 5 casi, invece, l’amministrazione cambia: in 4 città a vantaggio di “liste civiche” (San Giovanni in Persiceto, Pavullo nel Frignano, Finale Emilia, Cento), in un caso a favore del M5S (Cattolica). Particolare il caso di Cento in cui il sindaco uscente PD non va neppure al ballottaggio (Piero Lodi risulta terzo al primo turno con il 20,12%), a testimonianza di un giudizio severo sul suo operato da parte degli elettori. Cosa succede al ballottaggio? La frammentazione dell’offerta politica, ovvero il superamento dello schema bipolare centrodestra versus centrosinistra, lo rende un passaggio sempre più insidioso anche per quei candidati che al primo turno ottengono il maggior numero di voti. In metà dei casi vince al ballottaggio il candidato in testa al primo turno (succede a Bologna, Ravenna e Cesenatico con i candidati PD; succede a Finale Emilia con il candidato “civico” di area centrodestra); nell’altra metà si afferma lo schema opposto: rimonta e vittoria del candidato che al primo turno era secondo (succede a Cattolica dove vince il candidato M5S contro il candidato PD; a Cento dove vince un candidato “civico” contro un candidato di centrodestra; a San Giovanni in Persiceto e a Pavullo nel Frignano dove vince un candidato “civico” contro un candidato PD). Proprio San Giovanni in Persiceto e Pavullo risultano interessanti anche perché evidenziano una dinamica assai simile a quella delle elezioni comunali di Vignola del 2014 (vedi). A San Giovanni in Persiceto (si votava a seguito delle dimissioni del sindaco PD, insediatosi nel 2014, per vicende personali) il candidato PD Tommaso Cotti ottiene il 45,98% al primo turno, mentre il candidato “civico” si ferma al 33,46% (votanti: 62,27%). Situazione ampiamente ribaltata al ballottaggio (votanti: 57,43%) dove si afferma il candidato “civico” (55,95%; 6.933 voti contro i 4.412 del primo turno: vedi). Simile la dinamica a Pavullo: il candidato PD Stefano Iseppi ottiene il 34,79% al primo turno, mentre il candidato “civico” (appoggiato anche da Lega Nord) solo il 23,92% (a Pavullo era presente anche una lista “civica” di sinistra che si piazza quarta al primo turno con il 15,61%). Situazione che si ribalta al ballottaggio quando il candidato “civico” vince con il 61,0% (4.978 voti, più che raddoppiati rispetto ai 2.200 del primo turno; mentre i votanti erano il 67,51% al primo turno, 60,36% al ballottaggio – vedi).

Giorgio De Chirico, Natura morta con selvaggina (il bicchiere di vino), 1923 (La seduzione dell'antico - MAR Ravenna, foto del 7 maggio 2016)

Giorgio De Chirico, Natura morta con selvaggina (il bicchiere di vino), 1923 (La seduzione dell’antico – MAR Ravenna, foto del 7 maggio 2016)

[3] C’è voglia di cambiamento, dunque. Una voglia di cambiamento che colpisce in primo luogo quelle realtà che evidenziano una lunga continuità politico-amministrativa. Può essere letto così il voto torinese – un voto di discontinuità, un voto anti-establishment (vedi). Ma questo vale anche in realtà in cui si riteneva ancora forte il voto di appartenenza (tanto da giustificare le mappe politiche “a colori” proposte da Diamanti – ma oggi sempre meno affidabili) come San Giovanni in Persiceto e Pavullo. C’è uno scontento di fondo verso la politica (che ha origini anche nella lunga crisi economica) che spinge verso il cambiamento. La fluidificazione delle appartenenze, ovvero la costruzione di nuove appartenenze secondo uno schema non più bipolare (centrodestra vs. centrosinistra), tipico del ventennio berlusconiano, ma almeno tripolare (PD, FI-Lega Nord, M5S) fa il resto. Elettori di centrodestra e del M5S convergono, in quella che un tempo era l’Emilia “rossa”, se solo ne hanno la possibilità, sul candidato anti-PD, producendo al ballottaggio dei sorprendenti “ribaltoni” dei valori del primo turno. A livello nazionale il M5S risulta una straordinaria “macchina da ballottaggio” (alle elezioni comunali 2016 il candidato M5S ha vinto in 19 casi sui 20 in cui aveva passato il primo turno), come evidenziato da questa analisi dell’Istituto Cattaneo di Bologna (vedi). “Per la natura composita del suo elettorato e per il suo messaggio trasversale e ‘pigliatutti’, il M5S si dimostra una ‘macchina da ballottaggio’, in grado di smentire i pronostici della vigilia soprattutto quando sfida un candidato del Partito Democratico”. Il caso di Torino lo ha ricordato in modo eclatante (ma era già successo a Parma nel 2012: vedi). In Emilia-Romagna, dove le liste M5S stentano ad affermarsi al primo turno (nelle elezioni comunali 2016 solo a Cattolica un candidato M5S va al ballottaggio e qui batte il candidato PD: vedi) la loro funzione di “catalizzatore” di voti non-PD è svolta dalle liste “civiche”.

Gino Severini, Maternità (particolare), 1916 (La seduzione dell'antico - MAR Ravenna, foto del 7 maggio 2016)

Gino Severini, Maternità (particolare), 1916 (La seduzione dell’antico – MAR Ravenna, foto del 7 maggio 2016)

[4] Le elezioni comunali 2016 ci consegnano, dunque, una sorta di “«reset» dell’intera classe politica locale” (sono parole di Luca Verzichelli in un breve commento su Il Mulino online: vedi). E’ questo forse un giudizio di inadeguatezza della classe politica locale? Più che di “giudizio” bisognerebbe parlare, in verità, di “sentimento”, di forte voglia di cambiamento. Non ha tutti i torti il segretario provinciale del PD Lucia Bursi a parlare di “una domanda di cambiamento a prescindere” (vedi). Come se l’insoddisfazione per l’andamento delle cose (sia nella vita personale che nel paese) si scaricasse su chi ha storicamente amministrato (ed anche sui candidati nuovi che però possono essere ritenuti “organici” con chi ha storicamente amministrato). La volontà di cambiamento premia dunque chi si propone come outsider, prima ancora che del candidato vengano valutate capacità e programmi. Non sembra per questo convincente la diagnosi che Guido Crainz ha formulato sulle pagine di la Repubblica (22 giugno 2016): “per molti versi il PD di Renzi aveva già perso queste elezioni amministrative (e quelle del 2015) già prima del loro svolgersi: per la sua estrema difficoltà a proporre nelle principali città italiane, e in moltissime altre realtà, una classe dirigente, un ceto politico all’altezza dei propri compiti” (vedi). Intendiamoci, la qualità del ceto politico PD è decisamente bassa (sono saltati i meccanismi di formazione interni al partito), ma non sembra questo il fattore penalizzante. E’ decisamente implausibile ritenere che i candidati “civici”, M5S o del centrodestra risultino più capaci e preparati di quelli PD. Opera dunque un diverso meccanismo in cui chi può rappresentare il “cambiamento” si trova avvantaggiato.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1953 (La seduzione dell'antico - MAR Ravenna, foto del 7 maggio 2016)

Giorgio Morandi, Natura morta, 1953 (La seduzione dell’antico – MAR Ravenna, foto del 7 maggio 2016)

PS Ci sarebbe da commentare pure la singolare scomparsa della “sinistra” che praticamente da nessuna parte si afferma. Se va bene aiuta a determinare la sconfitta del PD (centrosinistra), consegnando la città ad altre formazioni più vicine al centrodestra (succede così a Pavullo! vedi). Certo, si può “godere” anche di questo, ma forse sarebbe opportuno prendere nota di questa piccola catastrofe. Fondamentali, come sempre, le analisi del voto realizzate dall’Istituto Cattaneo di Bologna (vedi).

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Una risposta a Elezioni comunali 2016: Emilia-Romagna sempre meno rossa, sempre più contendibile

  1. Luciano Credi ha detto:

    Ormai ho finito di parlare…

    Erio Ricchi ormai è assessore (il più carismatico anti sistema della sua generazione…); Marco Sirotti (il più intellingente anticomunista modenese…), ormai è presidente del consiglio comunale; Luciano Credi (il Di Livio della situazione… Capace di mettere in contatto tantssime persone fra loro e di percorrere ampi strati del territorio a piedi, in vespa, in auto, in autobus…), ormai quarantenne se corre ancora “Come” in passato passa a miglior vita… Ecco la realtà dei fatti… A Modena Sud si è vero fino in Abetone non c’è più il rosso “prestabilito”… Ma lo si deve solo a singole individualità ed al loro grandissimo impegno… Dopo loro non credo che i giovani locali attuali non PD/non sistema possano fare altrettanto bene… Quantomeno perché non addestrati in situazioni estreme… Sebbene in gamba… Godiamoci il momento e che sia x esempio anche fra 50 anni… Ma x il subitissimo dopo domani non illudiamoci troppo…

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