Rendere conto ai cittadini. Un tema sottovalutato dall’amministrazione civica

Per il secondo anno consecutivo l’amministrazione comunale di Vignola ha rinunciato a “rendere conto” tramite il Bilancio di missione, come invece prevede lo statuto comunale (art.2), come modificato nel 2009 (vedi). E’ vero che le prime edizioni del bilancio di missione realizzate sotto l’amministrazione Denti sono state tutt’altro che entusiasmanti, anzi piuttosto deludenti (vedi). Ma ci sono buone ragioni per non rinunciare a questo strumento di rendicontazione, ma provare invece, per la prima volta, ad implementarlo come si deve. E sono ragioni a cui dovrebbe essere sensibile soprattutto un’amministrazione comunale che si intende come “civica”. Vediamo.

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Una vignetta di Altan (la Repubblica, 30 agosto 2007)

[1] Il bilancio di missione (in alcuni casi definito – impropriamente per un ente locale – “bilancio sociale”) è un documento di rendicontazione sull’attività dell’amministrazione comunale nell’arco dell’anno di riferimento. Dovrebbe accompagnare, integrandolo, il bilancio d’esercizio, redatto secondo schemi contabili assai poco comprensibili ad un normale cittadino (scarsamente informativa di solito è anche la relazione della giunta). Dati, tabelle, infografiche – sono questi gli aspetti centrali. Ovviamente accompagnati da un (sintetico) testo esplicativo. “Rendere conto” è la sua missione. Ovvero spiegare come sono state impiegate le risorse dell’ente (spesa corrente, patrimonio, risorse umane, ecc.), quali servizi od interventi sono stati realizzati, in quale misura sono stati raggiunti gli obiettivi che l’amministrazione si è assegnata (con il bilancio di previsione e con il programma di legislatura). “Rendere conto” è un’attività importante, anzi fondamentale, quando si tratta di risorse della collettività (di tutti). Ed è un passaggio necessario nella sfera politica: senza un “rendere conto” il più possibile oggettivo e veritiero da parte degli amministratori è difficile per i cittadini formarsi un giudizio consapevole e quindi il periodico esercizio del diritto di voto perde, in una qualche misura, il suo significato di valutazione razionale sull’operato degli amministratori o dei politici di turno (vedi). Ma è anche, purtroppo, un’attività assai poco praticata o comunque svolta in modo poco sistematico, dunque estemporanea, spesso inoltre piegata alle esigenze del “marketing politico” (vedi). E’ proprio perché lo slogan “i cittadini diventano sindaco” (lo slogan scelto da Mauro Smeraldi per la sua campagna elettorale 2014) non può pienamente concretizzarsi che il sindaco e la sua amministrazione hanno il dovere di rendere il più possibile trasparente il loro operato e di “rendere conto” periodicamente ai cittadini – appunto “come se” fossero questi ultimi a sedere sulla poltrona del primo cittadino. Certo, non che ad oggi un “rendere conto” manchi completamente. Ma indubbiamente viene svolto in modo episodico, non strutturato, non sistematico, spesso in modo rituale, spesso solo verbalmente (ovvero senza un adeguato supporto documentale).

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Infografica relativa al numero di orti urbani nel comune di Bologna (elaborazione del Corriere di Bologna)

[2] Ciò nonostante per il secondo anno consecutivo l’amministrazione “civica” vignolese manca l’appuntamento con il bilancio di missione, contravvenendo a quanto previsto dallo statuto comunale. Mi chiedo quali fattori alimentino tale sottovalutazione del “rendere conto”.

  • Da un lato la sottovalutazione dell’esigenza di innovare le modalità della democrazia locale in quanto democrazia rappresentativa (vedi). Non è dunque sufficiente l’innesto (auspicabile) di forme di democrazia diretta. Occorre invece intervenire sulle modalità ed i circuiti della rappresentanza con più trasparenza, più partecipazione e, appunto, più rendicontazione.
  • Dall’altro lato si manifesta, con ogni probabilità, anche una non evoluta cultura amministrativa. Impensabile amministrare una città (ed un bilancio da 18 milioni di euro; un’holding-comune; ecc.) tramite un’organizzazione che non si è dotata di un adeguato sistema informativo di monitoraggio (e dunque di valutazione della performance e dunque di rendicontazione) (si innesta qui il tema di un aggiornamento dei dispositivi di governance: vedi). Impensabile soprattutto pensare di dare un ruolo più incisivo al consiglio comunale (ma anche ai cittadini stessi) senza un adeguato sistema di rendicontazione, su cui innestare le funzioni di indirizzo e controllo che la legge gli assegna (ma che non riesce ad esercitare).
  • In più si aggiunga che sui temi della trasparenza e della rendicontazione ci si sente (inevitabilmente?) più coinvolti quando si è all’opposizione piuttosto che quando si amministra (dall’opposizione sembrano temi di primaria importanza; dai ruoli di governo diventano di importanza secondaria).
  • A tutto ciò si aggiungano ulteriori elementi: da un lato la difficoltà di chi amministra in questa fase di restringimento dei bilanci comunali, con conseguente problema del management dello scarto tra aspettative e richieste (nient’affatto in diminuzione) e risorse (in calo) (vedi). Un aspetto che non “spinge” proprio in direzione di più trasparenza e più rendicontazione.
  • Dall’altro il montante clima di sfiducia verso la politica che rischia di sollecitare chi amministra a fare qualsiasi cosa pur di dare l’idea di fare qualcosa. E’ così che in modo generalizzato la politica diventa sempre più l’arte dell’annuncio – ovvero si riduce a marketing politico. Ed in questo contesto il “rendere conto” puntuale è percepito come una potenziale minaccia, una disturbante fonte di “verità”. La storia dell’amministrazione vignolese, come di qualsiasi altra città comparabile, è punteggiata di siffatti episodi. Per intenderci ne ricordo solo tre (peraltro relativi sia alla passata che all’attuale legislatura). L’annuncio della trasformazione dei magazzini ex-Toschi in “casa della cultura”, mai realizzatasi – ma in precedenza ampiamente “strombazzata” sulla stampa  (vedi). La dotazione della polizia municipale di due mountain bike per un servizio di presidio del percorso sole (il progetto era la “risposta” estemporanea ad forte problema di insicurezza: vedi) che dopo alcune settimane non è più stato svolto (ora le bici sono stabilmente in magazzino). La “guerra” sulla riorganizzazione della polizia municipale avvenuta in sede d’Unione a fine 2015 – eppure oggi, a sei mesi di distanza, se e come è cambiato il servizio nessuno lo sa (vedi). Sono alcuni esempi (ma se ne potrebbe fare un lungo elenco) di iniziative politiche che rischiano di dispiegarsi (solo) sul piano simbolico, senza incidere significativamente nella realtà (che è quanto invece la politica dovrebbe fare). E’ dunque per contrastare la “politica come annuncio” o la “politica simbolica” (diversa dalla “politica dei fatti”) che occorre potenziare processi e strumenti del “rendere conto”.
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Infografica relativa ai bambini 0-3 anni (cerchio grande) e relativi posti negli asili nido (cerchio piccolo) nel comune di Bologna (elaborazione del Corriere di Bologna)

[3] Tutto questo può essere realizzato “semplicemente” redigendo un documento di rendicontazione? Ovviamente le cose non sono così semplici. Molte amministrazioni hanno dimostrato che anche la rendicontazione può essere “ritualizzata”, ovvero perdere potere conoscitivo (è questo anche il caso dell’amministrazione Denti: vedi). O che il documento di rendicontazione può assumere una prevalente funzione di marketing politico (o anche di marketing elettorale: vedi). Ma questo esito subottimale non è ineluttabile, dipende infatti dalla “convinzione” con cui si affronta il tema. Per un’amministrazione “civica” in effetti dovrebbe essere un po’ più facile riconoscere che un adeguato “rendere conto” è uno standard da cui non si indietreggia. Un elemento “basico” fondamentale per una più evoluta “nuova democrazia locale”. In questa ottica il bilancio di missione è il “catalizzatore” di una serie di pratiche più ampie e di maggiore impatto comunicativo (che passa inevitabilmente da un uso maggiormente “civico” del sito web del comune). Solo due suggestioni per chiudere:

  • ogni ufficio comunale dovrebbe avere tra i propri compiti, anzi tra le proprie routines, quello della rendicontazione, ovvero della predisposizione dei principali dati di attività ovvero di “performance” così da rendere conto periodicamente (mensilmente, trimestralmente, annualmente – la temporalità va valutata caso per caso) del proprio operato agli amministratori ed ai cittadini, pubblicando tali report (poco testo, molti dati e grafici) in apposite sezioni del sito web comunale. Tutto materiale poi destinato a confluire annualmente nel bilancio di missione (ma rilasciato secondo una tempistica definita a livello di ufficio o direzione).
  • la predisposizione di un “bilancio di missione” di qualità richiede un lavoro di messa a punto dell’indice e dei contenuti (quali temi; quali dati ed indicatori) che è particolarmente impegnativo soprattutto per la prima edizione. A questo lavoro deve necessariamente prendere parte il consiglio comunale (es. tramite la prima commissione consiliare, eventualmente allargato ad esperti di parte) che è il principale “committente” della giunta (formalmente il Testo Unico degli Enti Locali gli assegna funzioni di indirizzo e controllo), eventualmente con possibilità di partecipazione a stakeholder o cittadini interessati (vedi). Ma l’importante è avviare questo percorso, sapendo che ci sarà la possibilità di affinare lo strumento (ed il relativo apparato di comunicazione web) ad ogni successiva edizione.
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Infografica relativa al numero di rastrelliere (non posti bici) nel centro storico del comune di Bologna (elaborazione del Corriere di Bologna)

PS Vignola Patrimonio Srl rende conto del proprio operato 2015 in una seduta aperta del consiglio comunale, martedì 17 maggio (pdf). E’ una buona cosa, anche se la formula, come probabile, si rivelerà perfettibile. Anche lo statuto dell’Unione Terre di Castelli prevede che annualmente venga redatto il “bilancio di missione” ed illustrato al consiglio dell’Unione ed ai cittadini. Disposizione purtroppo mai attuata da quando la norma è stata introdotta nello statuto, nel 2009 (vedi). Forse l’attuale presidente, il “civico” Mauro Smeraldi, non dovrebbe lasciarsi scappare l’occasione di essere colui che per primo ne guida l’implementazione.

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