Le strategie di Coop Alleanza 3.0 riguardano anche Vignola

Con la delibera n.166 del 28 dicembre 2015 la giunta municipale di Vignola ha approvato un accordo per lo spostamento della Coop “I Ciliegi”: dall’attuale sede ad un’area (ad oggi in prevalenza agricola, ovvero “zona E” ai sensi del PRG) tra l’intersezione di via Circonvallazione e via per Sassuolo (di fronte al supermercato PAM, per intenderci). La decisione in merito spetta al consiglio comunale che se ne occuperà nei prossimi mesi. Vi sono diversi aspetti problematici collegati all’operazione che, a mio modo di vedere, l’amministrazione comunale non ha adeguatamente considerato. Ma non è di questo che vorrei trattare in questo post (rimando il tema ad un successivo intervento). Nei giorni scorsi, invece, sui quotidiani nazionali sono stati presentati i dati dell’andamento della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), con tanto di intervista al presidente del nuovo colosso Coop Alleanza 3.0 (nato alcuni mesi fa dalla fusione di Coop Adriatica, Coop Nordest, Coop Estense) in cui delinea le nuove strategie. Che riguardano, come appunto sappiamo, anche Vignola. Nel valutare il progetto di nuova localizzazione del “negozio” Coop “I Ciliegi” bisogna partire da un presupposto: non c’è alcun dubbio che Coop Estense (o ora Coop Alleanza 3.0) sappia fare i propri interessi. Lo dico solo perché qualcuno afferma stupito: “ma avevano da poco ristrutturato il supermercato di via di Mezzo”. Evidentemente la nascita di Coop Alleanza 3.0 consente di passare da una strategia difensiva ad una strategia offensiva. In termini commerciali. Questione diversa è se l’operazione risponde davvero all’interesse della città. Su questo ci torneremo. Qui cerchiamo di capire come ciò che succede alla GDO si “traduce” nel caso vignolese.

B_Coop Repubblica AF 3mag2016

la Repubblica – Affari & Finanza, 3 maggio 2016, pag. 4.

[1] “Nel 2015 le vendite della grande distribuzione sono cresciute del 2,6% a 60,7 miliardi di euro. Hanno guadagnato tutti i canali (+4,5% i supermercati; +0,6% le superette; +1,1% i discount) eccetto gli Ipermercati (-1,1%).” (Il Sole 24 Ore, 4 maggio 2016, p.13) La crisi economica morde la capacità di spesa degli italiani che riducono la spesa per consumi (anche alimentare). La spesa media mensile per consumi per famiglia era pari a 2.480 euro nel 2007; nel 2014 è pari a 2.488 euro; trattandosi di valori correnti, la capacità d’acquisto è diminuita. La spesa media mensile alimentare era pari a 466 euro nel 2007; ridottasi a 436 euro mensili nel 2014 (si vedano i dati Istat sui consumi delle famiglie: vedi). Ma in questo contesto non tutti i segmenti della rete diminuiscono le vendite. La GDO in effetti cresce, seppure in misura contenuta (+2,6% nel 2015, secondo i dati de Il Sole 24 Ore). Si riduce invece il peso del commercio tradizionale, gli esercizi di vicinato (con conseguente riduzione della loro presenza nei punti tradizionali di insediamento, i centri storici).

B_Grafico Il Sole 24 Ore 4mag2016

Quote di mercato della GDO ad inizio 2016 e variazione % 2013-2016 (Il Sole 24 Ore, 4 maggio 2016, pag. 13)

[2] “La classifica delle quote di mercato della GDO, vede al primo posto (lo certifica appunto la Nielsen, ultima rilevazione gennaio 2016) Coop con il 14,5%, seguita da Conad (11,9%), Selex (9,7%) e Esselunga (8,9%). Ma le dinamiche di questi anni di crisi sono differenti: Conad è in crescita costante e passa dal 10,1% del gennaio 2011 all’11,9% del 2016; Coop, invece, flette dal massimo storico del 15,4% (2011) al 14,5% (2016). Va bene Selex. E va bene anche Esselunga, la catena con la miglior resa a metro quadro al mondo, grazie al suo posizionamento nelle aree più ricche del Paese. In un mondo dove, quando c’è, la redditività (tra sconti, pressione promozionale altissima, costi fissi) si misura in termini di “zero virgola” perdere o guadagnare quote di mercato è questione vitale. Fa la differenza tra un’azienda che può investire, e giocare d’attacco, e chi è costretto al “contropiede”.” (vedi) Dunque Coop al primo posto, ma in calo negli ultimi anni. Sofferente, infatti, è proprio il segmento degli Ipermercati, dove Coop Italia è leader (23,7%; al secondo posto Esselunga con il 23,3%). I “grandi formati” sono quelli più toccati dalla crisi. Meglio invece i supermercati (meno di 5.000 mq di superficie di vendita), ma in questo segmento Coop Italia è solo al secondo posto (14,5%), dopo Conad (20,1%). Gli ultimi dati, inoltre, confermano che la contrazione dei consumi non è solo uno scenario del recente passato, ma anche del presente: “dal 1° gennaio [2016] ad oggi il mercato ha perso l’1,22% del valore e non ci sono segnali di ripresa, con inflazione e consumi bloccati” (vedi).

B_Grafico GDO 2002-2016 Repubblica AF 3mag2016

Quote di mercato delle principali catene  GDO: andamento nel periodo 2002-2016 (la Repubblica – Affari & Finanza, 3 maggio 2016, pag. 5)

[3] “Il leader di mercato, cioè il sistema delle Coop, ha chiuso il 2014 con un fatturato aggregato di 11,2 miliardi cumulando in cinque anni utili per 53 milioni ma sei delle undici società dell’aggregato Coop hanno chiuso il 2014 con una perdita operativa. Per far fronte al mutato scenario competitivo tre di esse, Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense, hanno deciso di fondersi dando vita a Coop Alleanza 3.0, la più grande cooperativa italiana e, per numero di soci, dell’intera Europa.” (vedi) Il sistema Coop Italia nel 2011 aveva il 15,4% del mercato GDO. All’inizio del 2016 era calata al 14,5% (la Repubblica – Affari & Finanza, 3 maggio 2016, pag. 5: vedi). E’ qui dunque che si inserisce la strategia dell’aggregazione, della crescita dimensionale alla ricerca di economie di scala, con l’obiettivo di “di fare sinergie e liberare risorse da investire in nuovi punti vendita e nuovi business”: “La scelta di fondersi deriva dalla necessità di ricercare economie di scala che oggi sono fondamentali nel settore della grande distribuzione” (così il presidente di Coop Alleanza 3.0 Adriano Turrini: vedi). In questo modo vengono “liberate risorse” per nuovi investimenti per rafforzare ed ampliare la rete commerciale.

B_Grafico GDO 2016 Repubblica AF 3mag2016

Quote di mercato delle principali catene GDO a gennaio 2016 (la Repubblica – Affari & Finanza, 3 maggio 2016, pag. 1)

[4] Uno degli effetti della nuova “Alleanza” è dunque un impulso agli investimenti che in effetti crescono. La precedente strategia difensiva può essere superata da una strategia più aggressiva. Nel caso vignolese ciò significa abbandonare un punto vendita appena ristrutturato (ma che dei 4.500 mq di superficie di vendita autorizzati ne sfrutta solo 2.550), per una nuova realizzazione appunto di superficie di 4.500 mq (ma con prospettiva di ulteriore crescita). Magari pure dotato di distributore di benzina (come in effetti prospettato nei primi documenti presentati da Coop per il progetto vignolese – con immediata sollevazione dei distributori tradizionali, come raccontato dalla stampa locale all’inizio di febbraio 2016, nonché ricorso al TAR di uno di questi). Nelle parole di Turrini: “Coop Alleanza 3.0 ha predisposto un piano industriale al 2019 che prevede 300 milioni di investimenti, di cui 104 già quest’anno. Nei primi quattro mesi abbiamo inaugurato 22 punti vendita nuovi nell’ambito di un piano di ristrutturazione e sviluppo che interesserà 102 negozi. Per la fine dell’anno contiamo di aprirne altri 12 ma gli investimenti di Coop Alleanza 3.0 si indirizzeranno anche sulle aperture di nuovi distributori di benzina, che oggi sono 61, in aree limitrofe ai nostri punti vendita. Vogliamo essere più convenienti della concorrenza in un raggio di 5 chilometri e nei primi mesi del 2016 abbiamo riscontrato un aumento dei litri erogati del 20%.” E poi ancora: “Siamo presenti sia nelle grandi città sia nei piccoli centri urbani, spaziamo dai 36 mq dell’isola di Burano ai 13 mila mq dei grandi ipermercati. Ma proprio perchè le abitudini dei consumatori sono cambiate non pensiamo più di aprire grandi superfici. Otto anni di crisi hanno reso il consumatore diverso, meno propenso agli sprechi, più attento ai prodotti nazionali e di elevata qualità. Ha ripreso a frequentare i piccoli negozi, a costo di doversi spostare una volta di più. Per questo motivo i nuovi punti vendita variano da una superficie di 200 mq a 4500 mq, dimensione che sta fornendo la migliore performance in questo momento.” (vedi) Il progetto vignolese si colloca in effetti all’interno di questo range, anzi al suo estremo superiore (il nuovo supermercato avrà, se realizzato, appunto 4.500 mq di superficie vendita – +76,5% rispetto all’attuale superficie). Interessanti sono queste considerazioni circa la rinuncia ad ulteriori investimenti sulle più grandi superfici, ovvero sugli Ipermercati. La competizione, dunque, si sposta “sul territorio”, realizzando nuove presenze di dimensioni più contenute oppure ampliando negozi già presenti, ma non ottimali (e non c’è dubbio che quello vignolese – agli occhi di Coop – non lo sia, sia per la superficie di vendita, ma soprattutto per la localizzazione all’interno di un’area urbanizzata anziché su arterie di grande scorrimento e priva di un adeguato parcheggio auto per fare un salto qualitativo in termini di attrattività.

B_GDO leader Repubblica AF 3mag2016

la Repubblica – Affari & Finanza, 3 maggio 2016, pag. 5.

[5] “Produttività al mq” – è uno degli indicatori di performance della GDO. Aumentando la superficie di vendita (da 2.550 mq a 4.500 mq) dovrà aumentare almeno nella stessa proporzione il numero dei clienti e la spesa effettuata (ma l’obiettivo è indubbiamente quello di un aumento più che proporzionale, vista l’attuale configurazione sub-ottimale del centro “I Ciliegi”). E questo può essere fatto in un duplice modo:

  • allargando il bacino di riferimento (es. con maggiore capacità d’attrazione verso la direttrice della Fondovalle, verso Marano, visto che questa arteria arriva naturalmente su via Circonvallazione; non sappiamo se è ipotizzato un “effetto Pedemontana”, ovvero una maggiore capacità d’attrazione anche lungo la direttrice est-ovest);
  • intensificando la capacità d’attrazione nel bacino (ovvero sottraendo clienti a quel poco che rimane della rete commerciale tradizionale, ma soprattutto ad altri supermercati – la cui superficie di vendita è peraltro cresciuta negli ultimi anni – nuovo Conad, PAM, Eurospin, ecc. – proprio sfruttando gli spazi consentiti dall’impossibilità di Coop di de-localizzarsi).

Entrambe le modalità andranno a generare nuovi flussi di traffico (concentrandoli peraltro in una zona già ora critica, ma che lo sarà ancora di più con l’insediamento del “polo scolastico” che l’amministrazione intende realizzare proprio grazie al finanziamento aggiuntivo di 2,5 milioni di euro che la de-localizzazione del negozio Coop “I Ciliegi” comporterebbe, trattandosi di “accordo di pianificazione”). Ma la misura del mix tra le due modalità è rilevante anche per stimare l’impatto sulla rete GDO già esistente a Vignola. Nuovi clienti ottenuti per sottrazione alla rete GDO esistente significa infatti ridimensionamento e/o chiusura di altri “negozi” (il saldo occupazionale – uno degli argomenti usati dall’amministrazione – andrà calcolato anche tenendo conto di ciò). Insomma, contestualmente al nuovo “negozio” da 4.500 mq si verranno a creare buchi, ovvero chiusure di altri “negozi”, nell’attuale rete. Sarà infine interessante seguire l’evolvere della “questione distributore” (di benzina) e vedere quanto esso è essenziale nel nuovo progetto di delocalizzazione ed ampliamento. Ad oggi per fronteggiare le proteste (degli altri distributori – non certo degli automobilisti) è intervenuta l’amministrazione minimizzando il problema (facendo intendere che il distributore è un elemento accessorio a cui Coop potrà rinunciare). Ma non è detto che questo sia anche il pensiero di Coop Alleanza 3.0.

B_GDO europa Repubblica AF 3mag2016

la Repubblica – Affari & Finanza, 3 maggio 2016, pag. 5.

[6] Come anticipato l’obiettivo di questo post è solamente quello di cercare di capire le strategie in atto da parte del sistema Coop. Gli interessi di Coop sono sufficientemente chiari (e razionali). Ma non è affatto detto che gli interessi di una delle forze economiche più importanti del territorio modenese siano anche gli interessi della nostra città, come ha pensato l’amministrazione comunale (delibera n.166 del 28 dicembre 2015: pdf). Questa è la vera questione. Ed è bene che su questo si apra un confronto chiaro, trasparente, informato. Proveremo presto a dare un contributo.

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4 Responses to Le strategie di Coop Alleanza 3.0 riguardano anche Vignola

  1. Roberto Adani ha detto:

    La prima questione riguarda il fatto che da quando è stato redatto il piano del commercio della provincia di Modena è cambiato radicalmente il mondo, sia per effetto della crisi economica che del processo di liberalizzazione che ha portato ad una crescita esponenziale della superficie di vendita alimentare. Ricordo che allora era presente a Vignola in termine di medie strutture alimentari l’attuale Coop, il Conad di via Resistenza e il LIDL nella vecchia sede precedente, complessivamente circa 4000 mq. di superficie di vendita complessiva. Il piano comunale prevedeva la possibilità di realizzare un’ulteriore struttura alimentare nel vecchio mercato ortofrutticolo al servizio del centro storico ma soprattutto a beneficio di un progetto di riqualificazione urbana che poteva essere in parte sostenuta da questa previsione. Nell’arco temporale di 5 anni, contestualmente ad una grave crisi economica che ha colpito l’intera economia ed in particolare il commercio di vicinato sono sostanzialmente aumentati le medie superfici commerciali, sia alimentari che non, LIDL si è trasferita in una nuova sede di quasi 1500 mq., ha aperto il Conad del Marco Polo (500 mq. c.a.), poi è arrivato un nuovo supermercato Eurospin (1500 mq.) e il nuovo PAM (1500 mq.) complessivamente si superano gli 8.000 mq. e quindi la superficie commerciale raddoppia, senza contare la nuova Coop di Spilamberto realizzata a pochi chilometri da Vignola. Ora il nuovo intervento previsto da Coop 3.0 aumenta di ulteriori 1500 mq. arrivando a 4000 mq. di superficie alimentare e altri 3000 mq. di galleria commerciale e magazzini. Complessivamente le superfici alimentari passano da 4000 mq. (fino al 2008) a 10.000 mq. nel 2016 che salgono a 12.000 se si considera la Coop di Spilamberto (presente nello stesso bacino), senza che tale crescita sia stata studiata e pianificata e senza che il nuovo PSC abbia visto la luce.
    Si deve poi considerare l’effetto di tali strutture sul commercio di vicinato del centro visto che tali supermercati vendono anche molti prodotti non alimentari e che all’ingresso di Vignola è stato approvato un nuovo intervento commerciale (zona confine) di medie strutture commerciali. Ad un aumento del 8% della popolazione (2008-2015) la superficie di vendita alimentare è aumentata del 200%, la prima cosa dovrebbe essere la verifica del fatto che sia necessaria tale crescita attraverso gli studi del PSC. Al PSC dovrebbe essere rimandato anche il compito di individuare dove collocare tali strutture. Aggiungo che i processi di riqualificazione urbana hanno necessità di risorse per attuarsi e le strutture alimentari sono quelle che più di altre possono contribuire alla loro riuscita. In un’ottica di riqualificazione e consumo zero si dovrebbe allora collocare tali strutture nelle aree da riqualificare o bonificare, come la SIPE (presente di inquinanti ed amianto), il vecchio mercato ortofrutticolo (presenza importante di amianto), cementificio ITALCEMENTI Savignano e ceramica Guglia alle Sipe Alte, entrambe in stato fallimentare ed entrambe attività particolarmente inquinanti. Inoltre con un PSC in itinere sarebbe corretto procedere con bandi pubblici valutando le diverse proposte degli operatori sul fronte dell’interesse pubblico per decidere quali proposte accettare sul piano delle strutture alimentari. Si può essere anche a favore dell’urbanistica contrattata ma a condizione che avvenga in modo trasparente passando per bandi pubblici e con una chiara individuazione dell’interesse pubblico, se non altro perché altrimenti mancherebbero in futuro gli strumenti per dire di no ad altri operatori che si presentassero per finanziare una palestra, una scuola elementare, una scuola superiore, proponendo a loro volta la trasformazione di un’ulteriore area agricola. Si consideri che i due accordi con i privati sottoscritti dal comune nell’ultimo anno, quello della PM di Marano a Tavernelle per 27.911 mq e quello Coop 27.459 mq. consumano 5,5 ettari di terreno agricolo mentre l’intero PSC (proposto) per il Comune di Vignola per 15 anni prevedono un consumo complessivo di 7,74 ettari, il rischio è quello di bypassare completamente i processi di pianificazione e i relativi meccanismi di partecipazione sanciti dalla legge. Non discuto delle scelte, ma mi permetto sommessamente di suggerire di analizzare in sede di PSC tutte le aree edificabili non ancora trasformate cancellando tutte quelle non più necessarie alla luce dell’attuale crisi immobiliare e delle numerose richieste di cancellazione da parte dei cittadini ( anche qui raccogliendo le proposte di cancellazione con un bando) poi si faccia un bando per le nuove esigenze di edificazione e in relazione all’idea di sviluppo per il nostro territorio si decida quali accettare e quali no in relazione anche alle rispettive proposte di contributo ad un piano di investimenti pubblici che deve essere altrettanto pubblico e trasparente, infine quindi si facciano le scelte in modo libero ma trasparente e rendendone conto ai cittadini.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Considerazioni del tutto condivisibili le tue, Roberto. La pianificazione commerciale vigente (POIC) appartiene davvero ad un’altra era storica. Il fatto che non sia stata aggiornata non può diventare la scusa per realizzare un intervento di cui la città – dal punto di vista dell’offerta commerciale – non ha necessità. Così almeno se si ragiona, come peraltro fai anche tu, sulla contrazione dei consumi e sulla crescita della superficie di vendita della grande distribuzione a Vignola comunque intervenuta negli ultimi dieci anni. Vi sono altre ragioni serie – che fanno dubitare del progetto – dal punto di vista dell’impatto sulla mobilità cittadina. Vi è infine, per chi fa parte di questa maggioranza (come me), per chi ne ha preparato la filosofia di fondo (con cinque anni di battaglie nella precedente legislatura – quando Vignola Cambia, la lista civica di cui il sindaco è espressione, era all’opposizione – proprio sullo stop al consumo di territorio e su un PSC che recepisse questa filosofia), per chi ha lavorato alla redazione del programma dell’attuale maggioranza “civica”, un tema non eludibile: la coerenza tra i principi ispiratori, le battaglie fatte, gli impegni presi con i cittadini in campagna elettorale e questo progetto che contraddice tutto ciò. Per questo occorre, a fronte di un orientamento già assunto dalla giunta con la delibera di fine dicembre, fare una discussione vera sui pro ed i contro della proposta di Coop Alleanza 3.0. Occorre anche che il consiglio comunale, a partire dalla maggioranza civica, si assuma per intero la responsabilità che gli compete: prendere una decisione sulla base di un’analisi accurata dei pro e dei contro delle diverse opzioni.

    Una precisazione però: una variante che riporta a terreno agricolo aree che erano edificabili in base alla vigente pianificazione è stata assunta dal consiglio comunale il 14 marzo scorso. Vengono “liberati” da previsioni di insediamento di diverso tipo circa 12 ettari di terreno. Qui il comunicato stampa dell’amministrazione:
    http://www.comune.vignola.mo.it/comune/comunicati_stampa/index.htm?ID=6903
    Qui il testo:

    Nella seduta dello scorso 14 marzo il Consiglio comunale ha approvato la variante di riassetto
    urbanistico con la quale 12 ettari di terreni precedentemente previsti quali edificabili ritornano a destinazione agricola. Di questi, circa 10 ettari erano sin qui ascritti alla zona D del piano regolatore generale, erano quindi aree dove era precedentemente prevista un’espansione di aree produttive. Questi terreni sono il residuo di 35 ettari precedentemente destinati all’edificazione di aree produttive dal documento di programmazione risalente al 2002. In quasi 15 anni però solo una superficie di circa 25 ettari è stata effettivamente edificata, lasciando quindi in sospeso circa 10 ettari sui quali non vi era certezza circa futuri interventi.
    Davanti alla palese mancanza di una reale prospettiva produttiva, a seguito di un percorso di ricognizione da parte dell’ufficio tecnico, l’Amministrazione Comunale, ha deciso di riportare questi terreni ad uso agricolo, mettendo così anche uno stop alla possibilità di espansione urbanistica di diverse aree di Vignola. In più casi gli stessi proprietari dei terreni, vista anche l’impossibilità di edificare in questi anni di congiuntura negativa, hanno accolto con favore questa variante, che significa per loro anche una minore pressione fiscale.
    Dichiara il sindaco Smeraldi “Con questa variante contribuiamo a rendere più certo lo sviluppo urbanistico di Vignola e mettiamo al riparo il nostro obiettivo del saldo zero nel rapporto tra terreni compromessi e aree verdi a Vignola.”

  3. Roberto Adani ha detto:

    Tutti i comuni d’Italia sono travolti dalle richieste da parte dei proprietari di cancellazione delle aree edificabili in modo da non pagare le relative tasse, molti stanno accogliendo tali richieste. Se qualcuno uscisse con il titolo :” In Italia diminuisce il consumo di territorio” sarebbe alquanto ridicolo! Diciamo quindi che il territorio consumato è quello edificato. Quello edificabile ma non ancora edificato è territorio vergine e dovrebbe essere sottoposto ad un’ attenta verifica da parte del PSC in modo da eliminare le aree edificabili di cui non ci sia più necessità. Il territorio invece restituito ad una comunità come “non consumato” è quello edificato che viene riqualificato e restituito come spazio verde urbano. Il tema infatti sarebbe quello di utilizzare le trasformazioni commerciali per recuperare grandi aree dismesse come la Sipe, Italcementi, Ceramiche per recuperare spazi verdi bonificati al territorio, questo sarebbe corretto conteggiarlo nel bilancio del consumo di territorio. Se al posto della vecchia Coop si realizzasse un parco (come in parte prevedeva il progetto della STU) allora sarebbe corretto conteggiare il parco nel territorio recuperato. Il resto è facile propaganda, ma io non contesto a priori la scelta di un’oculato consumo di territorio se fosse inserito in una pianificazione generale e bilanciato da un forte beneficio per la città come il recupero del centro storico o la riqualificazione del vecchio mercato o della stazione dei treni ad esempio. Un’ultima considerazione riguarda il fatto che il territorio può essere consumato facendo almeno buona architettura, in modo da non doverla riqualificare il nuovo a distanza di qualche anno, quindi ricordo che si era previsto come obbligatorio per interventi di dimensione come quello coop il concorso di idee in modo da dare spazio ai giovani, alle idee e alla cultura… che non fa mai male.

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