Un dipinto di Elisabetta Sirani del 1664 a Vignola

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Nel 1664, all’età di 26 anni, Elisabetta Sirani dipinse un importante quadro per Leopoldo de’ Medici (1617-1675), principe distintosi in ambito culturale per l’attività di mecenate, collezionista e studioso e fratello minore di Ferdinando II, granduca di Toscana negli anni 1621-1670. Non è improbabile che tra le motivazioni che spinsero Leopoldo a commissionare un quadro alla bolognese Elisabetta Sirani vi fosse l’interesse ad acquisire un dipinto realizzato da una donna per la sua vasta collezione di mirabilia (in effetti una pittrice donna all’epoca era cosa rara). Questo quadro, intitolato La Giustizia accompagnata dalla Carità e dalla Prudenza è stato acquistato nel 2003 dal comune di Vignola che ne è tuttora proprietario.

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Giustizia (particolare) (foto del 20 aprile 2016)

[1] «Tant’era la prontezza nello immaginare la composizione de’ quadri, tanta la sicurezza nell’eseguirla che l’aspetto delle illustri persone che andavano a vederla dipingere, anziché intimidirla l’incoraggiava. Alla presenza di Cosimo III [in realtà all’epoca Cosimo de’ Medici, figlio di Ferdinando II, non era ancora granduca di Toscana] lavorava nel quadro ordinatole dal Principe Leopoldo suo zio. In quella tela per alludere alle tre particolari virtù della casa Medici aveva rappresentata la Giustizia assistita dalla Carità e dalla Prudenza; e mentre Cosimo stava a vederla ella presto abbozzovvi tutto il Bambino allattato dalla Carità.» Queste parole di Ottavio Mazzoni Toselli (1833), che riprende qui un brano del più noto Carlo Cesare Malvasia (da Felsina Pittrice. Vite de’ pittori bolognesi del 1678: vedi), evidenzia la grande abilità realizzatrice, nonché rapidità di esecuzione, della Sirani, per nulla intimorita nel dipingere il quadro sotto gli occhi incuriositi di Cosimo de’ Medici, allora ventiduenne (vedi). La visita allo studio della Sirani da parte del Serenissimo Cosimo gran Principe di Toscana avvenne il 13 maggio 1664, come risulta da una nota della stessa pittrice. La commissione dell’opera era giunta nel 1663 grazie al patronage del Marchese Ferdinando Cospi, uno dei consulenti di Leopoldo de’ Medici per le mirabilia (vedi). Della Sirani si diceva, per sottolinearne la capacità artistica, che “dipinge da homo”. L’idea del quadro, della “composizione” di tre figure femminili quali allegorie di tre virtù (giustizia, carità, prudenza), è del 1663. Il 12 gennaio 1664 Elisabetta Sirani invia a Leopoldo un bozzetto dell’opera per approvazione.

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Il bozzetto del quadro inviato a Leopoldo de’ Medici (foto del 13 aprile 2016)

Nel maggio 1664, essendo a Bologna il principe Cosimo de’ Medici, viene organizzato un sopralluogo alla bottega della Sirani che avviene appunto il 13 maggio e dà occasione all’artista di mostrare il suo talento dipingendo il bambino allattato dalla donna raffigurante la Carità. A fine agosto il quadro era praticamente ultimato ed a settembre venne spedito al principe Leopoldo. Questi, a mo’ di ricompensa, le regalò una croce con diamanti (già arrivata a Bologna il 20 ottobre 1664).

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Carità (particolare) (foto del 20 aprile 2016)

[2] Il quadro entrò a far parte della collezione d’arte dei Medici a Palazzo Pitti, ma di esso si persero le tracce a fine settecento (plausibilmente a causa della spoliazione del periodo Napoleonico). Ricomparve sul mercato antiquario nel 1998 e venne acquistato ad un’asta dal comune di Vignola nel 2003, grazie all’iniziativa dell’allora assessore alla cultura Gianna Sirotti.

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Carità (particolare) (foto del 20 aprile 2016)

[3] Elisabetta Sirani (1638-1665) fu la prima dei quattro figli di Giovanni Andrea Sirani, affermato pittore bolognese (fu primo assistente di Guido Reni) e mercante d’arte. Formatasi nella bottega paterna realizzò i primi dipinti all’età di 17 anni. Morì il 28 agosto 1665 all’età di 27 anni – allora si ipotizzò anche un avvelenamento, ma indagini recenti accreditano l’ipotesi di una peritonite. “Il 29 agosto 1665 fu sepolta, accanto a Guido Reni, nel sepolcro della famiglia Guidotti nella cappella del Rosario della Basilica di San Domenico in Bologna e, alcuni giorni dopo, vennero celebrate le esequie con gran pompa. Poeti e letterati le dedicarono varie composizioni in versi, che Giovanni Luigi Picinardi diede alle stampe insieme alla sua orazione funebre sotto il titolo Il pennello lacrimato” (vedi).

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Carità (particolare) (foto del 20 aprile 2016)

[4] “E’autrice di un numero elevatissimo di opere, delle quali resta testimonianza nell’elenco del tutto attendibile – essendo fondato su documenti e testimonianze familiari – riportato da Carlo Cesare Malvasia nella sua Felsina Pittrice edita nel 1678. Non si tratta solo di dipinti di piccolo formato destinati alla devozione e all’apprezzamento privato negli ambienti collezionistici, ma anche di pale d’altare e di tele di vaste dimensioni, prima tra tutte quella del Battesimo di Cristo nella chiesa di San Girolamo della Certosa a Bologna (1658). (…) [Elisabetta Sirani] non mancò di aggiornare l’eredità reniana, giuntale indirettamente, con intensificazioni chiaroscurali sulla traccia dell’ultima evoluzione del padre, sensibile agli esiti della pittura di Simone Cantarini per il tramite di Flaminio Torri; così come registrò attenzioni nei confronti del classicismo nascente di Carlo Cignani. Lo dimostrano opere come il San Girolamo penitente e la Maddalena penitente (1660) della Pinacoteca Nazionale di Bologna e La Giustizia, la Carità e la Prudenza (1664) ora del Comune di Vignola.” (vedi) A soli ventiquattro anni era già a capo della sua bottega, proprio negli stessi anni in cui il padre smise di dipingere a causa della gotta. Fu, a quanto pare, la prima artista donna in Europa a fondare una scuola femminile di pittura, l’Accademia del Disegno (vedi).

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Carità (particolare) (foto del 20 aprile 2016)

[5] Il quadro La Giustizia accompagnata dalla Carità e dalla Prudenza è una combinazione allegorica di tre virtù (una virtù teologale, la Carità: vedi; due virtù cardinali, Giustizia e Prudenza: vedi), rappresentate tramite figure di donne. Al centro sta la Giustizia, figura principale, e rappresentata con una spada nella destra, tenuta in alto come pronta a colpire (per punire), ed una bilancia (segno di equità) nella sinistra. Quest’ultimo oggetto è di dimensioni contenute e dunque poco visibile (diversamente dalla spada che risulta particolarmente evidente). Alla sinistra dello spettatore si trova la Carità, raffigurata, come nell’iconografia tradizionale, come donna con tre bambini: un infante allattato, un bambino con una ciotola (per richiedere cibo) alle spalle, un bambino di fronte che tende le braccia verso la madre. Alla destra, infine, sta la Prudenza, rappresentata con uno specchio in mano, tenuto con la sinistra ed additato con la mano destra. La Prudenza si rivolge alla Giustizia e la invita a guardare nello specchio (strumento di autoconoscenza e dunque normativo).

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Prudenza (particolare) (foto del 20 aprile 2016)

[6] Ottavia Niccoli, docente di storia moderna (vedi), ha fornito un’interpretazione di questa allegoria in una conferenza tenuta a Bologna il 13 aprile scorso (Aula di S.Caterina: vedi). La Niccoli attribuisce la scelta iconografica (l’allegoria delle tre virtù con la Giustizia in posizione di preminenza) direttamente ad Elisabetta Sirani (non invece ad un’indicazione del committente). Verrebbe in tal modo rappresentata una particolare modalità della giustizia, storicamente riscontrabile proprio nell’esperienza bolognese. L’iconografia risulterebbe intellegibile alla luce della dicotomia tra una “giustizia egemonica” ed una “giustizia consensuale” – quest’ultimo un modello maggiormente diffuso nell’ancien régime. In questo caso il ricorso all’autorità giudiziaria non espropria le parti sociali della responsabilità di addivenire ad un accordo, ma semmai si configura come mezzo per spingere le parti a ricercare un accordo, per così dire, extra-giudiziale. Non è un caso che molti dei procedimenti davanti all’autorità giudiziaria (più nel contado che in città, in verità) si concludono con l’accusatore che “ritira l’accusa”, evitando dunque la sentenza, evidentemente a fronte di un accordo raggiunto con la controparte (una pratica ampiamente documentata già nel XIV secolo – ho sottomano un saggio sugli atti dei Vicari di Monteveglio nel sec. XIV). Il ricorso all’autorità giudiziaria non è dunque finalizzato ad “avere giustizia” dall’alto (lungo la dimensione verticale, per così dire), ma per costringere la controparte ad un accordo. Secondo l’interpretazione di Ottavia Niccoli il quadro in questione di Elisabetta Sirani sarebbe pertanto un’allegoria di tale modalità della giustizia, con appunto la Giustizia che minaccia il suo intervento (la spada alzata) ed è accompagnata dalla Carità e dalla Prudenza, ovvero da quelle virtù che trattengono la Giustizia stessa da un intervento eccessivamente autoritario e diretto. Una Giustizia, dunque, che “mostra la propria forza, ma anche la capacità di trattenersi” per consentire alle parti di raggiungere un accordo.

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Le lettere che compongono il nome dell’autrice inscritte nei bottoni della veste della Giustizia (foto del 20 aprile 2016)

[7] Particolarità del dipinto La Giustizia accompagnata dalla Carità e dalla Prudenza è il fatto che la firma dell’autrice è inscritta, tramite lettere che ne compongono il nome, nei bottoni della veste della Giustizia.

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Elisabetta Sirani, La Giustizia accompagnata dalla Carità e dalla Prudenza (1664), comune di Vignola (foto del 20 aprile 2016)

PS Qui alcune immagini del quadro (vedi). Il testo di questo post ha ampiamente utilizzato la relazione tenuta dalla prof.ssa Ottavia Niccoli a Bologna il 13 aprile 2016. Presso la Chiesa Parrocchiale di Vignola è presente un ulteriore dipinto di Elisabetta Sirani: La Vergine col Bambino e Angeli ed i Santi Antonio e Francesco, olio su tela, cm 263×180. Il dipinto è stato recentemente restaurato a cura del Rotary Club Vignola, Castelfranco, Bazzano (vedi). Prima di Elisabetta Sirani a Bologna un’altra donna pittrice era stata Lavinia Fontana (1552-1614) (vedi), anch’ella figlia di un pittore, Prospero Fontana. Il saggio citato nel post a proposito dell’amministrazione della giustizia nel contado bolognese è: Valeria Braidi, Aurelia Casagrande, Paesaggio e civiltà rurale negli atti dei vicari di Monteveglio (sec.XIV), in L’Abbazia di Monteveglio e il suo territorio nel medioevo (secoli X-XIV). Paesaggio, insediamento e civiltà rurale, Atti della giornata di studi di Monteveglio 15 aprile 2000, pp.113-151.

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La prof.ssa Ottavia Niccoli (a destra) in occasione della conferenza bolognese sul quadro di Elisabetta Sirani (foto del 13 aprile 2016)

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2 Responses to Un dipinto di Elisabetta Sirani del 1664 a Vignola

  1. Roberto Adani ha detto:

    Molto bello, complimenti per l’articolo. Una piccola proposta, inserire nello statuto del comune l’obbligo di acquistare un opera d’arte moderna e una antica legate al territorio per ogni mandato, come segno di un attenzione al mantenimento di un patrimonio culturale di comunità … anche in periodo di crisi.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Roberto! La proposta è assolutamente condivisibile, anche se poi bisogna chiedersi: con le opere d’arte acquistate cosa ci si fa? Perché questo è il tema. Oggi il dipinto di Elisabetta Sirani non è affatto valorizzato. Lo stesso dicasi per i Manfredini e le altre opere di cui dispone il comune di Vignola. Lo stesso vale per gli altri comuni del territorio. E immagino anche per la Fondazione di Vignola. D’altro canto nessun comune da solo ha la forza (ovvero le risorse economiche) per attivare un museo o una pinacoteca minimamente dignitosa. Per Vignola lo vediamo con chiarezza con la vicenda del Museo del cinema “Marmi” (aperto pochi giorni all’anno). Insomma, da qui passiamo abbastanza agevolmente al tema Unione (ed eventualmente al tema fusione dei comuni). Insomma, al tema del tuo precedente commento. Servirebbe – lo dico oramai da dieci anni – almeno un “piano strategico della cultura” per questo territorio, ovvero una pianificazione condivisa tra le amministrazioni comunali (e la Fondazione e le associazioni culturali) per i luoghi e gli eventi della cultura. Un po’ di “divisione del lavoro” realistica ed intelligente. Mi sembra però di non registrare alcun passo in avanti. Semmai qualcuno indietro. Ma come mi dico sempre più spesso: non rassegnarsi. Tra vent’anni ci arriviamo anche noi!

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