ASP Gasparini: arte versus management?

E’ la prima volta in Italia che si fa una cosa del genere, che per noi è parte del disegno organico di apertura alla città legato anche alla nuova sede progettata dall’architetto Paolo Portoghesi” – è quanto afferma, con una punta d’orgoglio, Marco Franchini, presidente dell’ASP G.Gasparini di Vignola (così sulla Gazzetta di Modena di oggi, 12 aprile 2016: pdf). Il riferimento è all’iniziativa “Theoria degli affetti: abitare le conseguenze”: l’artista Isabella Bordoni (vedi) vivrà per due settimane (giorno e notte) dentro alla casa residenza per anziani di via Resistenza a Vignola con l’obiettivo di realizzare un servizio fotografico da tradurre in mostra a beneficio della città (più installazione audio itinerante ecc.). Non c’è aspetto della vita quotidiana che non possa essere trasformato in arte o performance artistica – lo sappiamo da tempo. Ma mentre mi è chiaro che l’arte contemporanea vive (anche) di questo, confesso anche che mi aspetterei da parte dei vertici dell’ASP impegni meno artistici e invece più legati al management dei servizi ed al miglioramento della qualità della vita degli utenti. Insomma, mentre è chiaramente percepibile un meritorio intento di “relazione” tra l’ente e la città (“Lo scopo è che Vignola si metta in ascolto”, afferma Marco Franchini), non è ugualmente percepibile il lavoro, ugualmente “creativo” (ma poi da trasformare in routines), per migliorare la performance dell’ente e la qualità dei servizi che esso eroga.

E_Gazzetta 12apr2016

Gazzetta di Modena, 12 aprile 2016, pag. 36.

[1] Un’utente incapace di alzarsi da sola è stata tenuta a letto per 24 ore consecutive per carenza di personale – una vicenda che mi è stata raccontata non molto tempo fa. Successa alla casa protetta di Vignola. Può essere che si tratti di un episodio unico. Ma è chiaro che un siffatto episodio tocca in modo tangibile la qualità della vita di un ospite. Esiste un sistema di monitoraggio della “qualità assistenziale” in grado di rilevare tali situazioni ed in tal modo di dimostrare che siffatti casi si riducono mese dopo mese, anno dopo anno in conseguenza di miglioramenti organizzativi e gestionali? Se esiste (e personalmente dubito che esista un sistema adeguatamente sofisticato) di sicuro non produce report pubblicamente accessibili e dunque verificabili. La trasparenza sulla “performance” è infatti importante perché consente il controllo (da parte di utenti singoli o associati, ma anche da parte di cittadini singoli o associati). L’unica “indagine” sulla qualità dell’assistenza della casa residenza per anziani di Vignola (pubblicata sul sito web dell’ASP: vedi) risale al dicembre 2013-giugno 2014 (un dato che ci dice che non si tratta di attività routinaria, ma una tantum). Eppure anche quell’indagine, seppur nient’affatto sofisticata (customer satisfaction di superficie – non male sarebbe utilizzare tecniche di audit o magari di audit civico: vedi), evidenzia alcuni punti di criticità (cito da pag. 7 del report):
Per quanto riguarda le aree, si rilevano come particolarmente critiche le seguenti:
– Area servizi alberghieri che raggiunge un punteggio negativo di 11 (pari all’11,46%) che si concentra quasi prevalentemente sulla lavanderia (8 punti-pari al 26,67%) ma anche sulla cucina che riporta un 3 (9,09%);
– Area sanitaria con un punteggio negativo di 7 (7,14%) di cui 4 (13,79%) per il servizio fisioterapico, 1 area infermieristica (2,94%) e 2 in area medica (5,88%);
– Area amministrazione e responsabilità che raccoglie un punteggio negativo pari a 6 (4,72%) soprattutto nell’area reclami (3= 10%), in reperibilità (2= 6,06%) e nella gestione delle informazioni (1= 3,13%);
– Area animazione raccoglie 3 punti negativi pari al 9,09%.
Mentre tra i pochi commenti degli intervistati si legge (cito da pag. 8 del report):
Poco personale zona giorno e se sono a letto, passano poco ma sempre perché sono in pochi.” “Dare più bere agli anziani.” “Ci sono momenti che occorre più sensibilità per gli anziani, anche per i parenti. Più personale.” “Trovo che l’animazione coinvolga poco gli ospiti soprattutto dal punto manuale.” “Si può migliorare nell’assistenza giornaliera in salone, ci vorrebbe un operatore in più.” “Più personale in assistenza – migliorare le diete personalizzate – più sorrisi più comunicazione con i nonni – meno sguardi nel vuoto!!!
A me sembra che, a fianco della meritoria attività di promozione dell’arte contemporanea, di “contatto” tra l’ente e la città, di proiezione nella residenza “che unisce le generazioni” (vedi) i vertici dell’ASP dovrebbero essere (prioritariamente) impegnati ad affrontare questi aspetti che hanno ricadute dirette e tangibili sulla qualità della vita degli ospiti delle strutture residenziali e semiresidenziali e degli utenti dei servizi. Però nulla di pubblicamente accessibile ci dice quali azioni di miglioramento sono state implementate e se in tal modo la qualità del servizio è migliorata da allora.

E_Carlino 12apr2016

Il Resto del Carlino – Modena, 12 aprile 2016, pag. 23.

[2] Marco Franchini ha un’ambiziosa visione dello sviluppo della collaborazione tra pubblico e privato, tra istituzione e comunità locale, di quello che chiama “welfare di comunità”. E questo è un elemento che caratterizza positivamente la sua presidenza. Ho però l’impressione che la debolezza risieda nel management del servizio (pubblico) e nella mancanza di una visione su come monitorarne la qualità, coinvolgendo in questo utenti e cittadini, rendicontando poi alla “committenza” ed alla comunità tutta circa il raggiungimento o meno degli obiettivi assegnati. I vertici dell’ASP hanno, a mio modo di vedere, sofferto a lungo di non pienamente funzionali – diciamo così – processi di individuazione dei componenti del comitato di gestione (vedi). L’osservazione non riguarda Marco Franchini, oggi amministratore unico dell’ASP. Ma indubbiamente l’iniziale formazione di una squadra non all’altezza (almeno non in tutte le sue componenti) ha pesato. Così come pesa tuttora l’inadeguatezza dei dispositivi di governance – ma questa è responsabilità primaria degli amministratori locali (sindaci o loro delegati) che siedono nell’Assemblea dei soci (vedi). Su questo fronte in questi anni non si sono fatti passi avanti (plausibilmente anche a causa dell’incertezza: ASP sì? ASP no?), anzi se ne è fatto qualcuno indietro. Il “bilancio sociale”, documento di rendicontazione annuale verso committenza e stakeholder, è stato redatto dal 2007 (vedi) al 2011 (vedi). Dopo è stato (colpevolmente) dismesso. Non solo non esiste un documento di rendicontazione adeguato per rappresentare la complessità dei servizi e delle attività gestite dall’ASP. Ma neppure è stato approntato un sistema semplificato di indicatori o di rappresentazioni grafiche che faccia capire a colpo d’occhio o quasi il trend in atto in termini di efficienza, efficacia, qualità dei servizi, ovvero di performance. Neppure sono resi pubblici (ovvero pubblicamente controllabili) gli “indirizzi” che annualmente l’assemblea dei soci assegna ai vertici dell’ASP a fronte delle risorse stanziate in bilancio. In questo modo il “mondo ASP”, una parte importante del welfare locale, è sottratto alla “percezione” del consiglio dell’Unione e dei consigli comunali (oltre che dei cittadini). E dunque al loro potere di indirizzo e controllo su una materia invece rilevante per il benessere delle comunità locali. In assenza di un siffatto sistema di indirizzo e controllo (e rendicontazione) possono sorgere iniziative singolari, probabilmente non pienamente rispondenti agli interessi “primari” degli utenti – è senza dubbio questo il caso del famigerato “Progetto Portoghesi” – da tempo il mio pronostico è che non se ne farà nulla, ed anche per buone ragioni (vedi). Può ancora succedere (è così?), invece, che qualche ospite non pienamente autosufficiente venga lasciato a letto per oltre 24 ore, mentre dovrebbe essere alzato ed “accompagnato” in attività diurne, di animazione o altro. Se la “Theoria degli affetti” desse un contributo anche all’emersione di questa “problematica” (promuovendo una “Praticha del servizio“) avrebbe tutto il mio apprezzamento.

E_Foto 16giu2012 035

Il sindaco Daria Denti e Marco Franchini all’inaugurazione del “giardino Alzheimer” (foto del 16 giugno 2012)

PS “Theoria degli affetti” è un progetto che ha già avuto una prima parte realizzativa a Vignola con Isabella Bordoni invitata da Wunderkammer (vedi) in occasione del PoesiaFestival 2014 (vedi). Qui il report sull’indagine di “gradimento” svolta nel dicembre 2013 e che ha coinvolto 35 utenti della struttura residenziale per anziani (RSA e casa residenza) (pdf).

Annunci

One Response to ASP Gasparini: arte versus management?

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Riporto la presentazione dell’iniziativa vignolese di Isabella Bordoni inviata da Wunderkammer alla propria mailing list:

    “Theoria degli affetti. Abitare le conseguenze

    Isabella Bordoni è di nuovo a Vignola per una seconda residenza artistica.
    Molti di voi ricorderanno il suo intervento nel 2014 che, attraverso la distribuzione di quaderni a un centinaio di vignolesi, diede vita a una rete di comunità che trovò poi espressione con la mostra Theoria degli affetti. Un paese e con la performance Fortuna_in.attuale.

    Da allora è nata la volontà di proseguire con questa preziosa esperienza e farla accadere in un contesto del tutto diverso.
    La residenza di Isabella Bordoni è iniziata il 12 aprile presso la Casa Residenza per Anziani di Vignola e si svolgerà per due settimane.
    Si tratta di un’operazione molto delicata che è stata preparata per più di un anno, anche attraverso incontri preparatori con i parenti degli ospiti e con gli operatori della struttura, con ASP, Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, e sostenuta dal contributo del Comune di Vignola e della Fondazione di Vignola.

    Il progetto prevede un periodo di residenza interna alla Casa, 24 ore su 24, per attivare una sorta di osservatorio poetico sulla vecchiaia. La prima sessione di residenza usa come dispositivo esterno un registratore, per raccogliere e testimoniare l’ambiente acustico abitato durante le diverse ore del giorno e della notte, prestando un ascolto partecipato alle persone e agli spazi di vita.
    Sentiremo così la vita fluire attraverso voci, suoni, rumori, a scandire le diverse fasi del giorno in un luogo all’interno del quale è concentrata l’esistenza di un centinaio circa di persone, tra anziani residenti e operatori.

    Lo sguardo sulla vita e gli affetti degli ospiti sarà il più possibile reciproco, e il tutto si tradurrà poi in un album fotografico, che genererà due itinerari visivi, uno all’interno e uno all’esterno della struttura, assieme a un’installazione audio itinerante fatta di voci e racconti raccolti nella casa di riposo che verranno intrecciati con quelli dei bambini, che a loro volta si esprimeranno liberamente sul loro rapporto con gli anziani.
    Lo scopo è che Vignola si metta in ascolto.

    Abbiamo inoltre deciso di aprire un luogo di riflessione e di scambio in tempo reale,

    https://abitareleconseguenze.wordpress.com/

    che aiuterà Isabella a comporre l’esperienza.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: