L’opposizione nell’ombra a Spilamberto/2. Francesco Lamandini

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Fonti bene informate segnalano che Francesco Lamandini, ex-sindaco di Spilamberto, sta predisponendo un ulteriore attacco all’amministrazione Costantini. Dov’è la novità, chiederà qualcuno. Sembra che in questo caso ad essere preso di mira sarà uno o più assessori dell’attuale giunta. Con l’obiettivo di addivenire ad un rimpasto. A questo mirerebbe Lamandini – improbabile che riesca nell’intento (questa la mia prognosi). Nulla di nuovo sotto il sole, si potrebbe commentare. Il PD è un partito-contenitore di diversi clan in lotta permanente l’uno contro l’altro per quello che ritengono essere “il potere”. Sempre meno è un luogo di elaborazione di idee, di produzione di nuove visioni, di confezionamento di progetti per rispondere ai bisogni della società. Eppure questo modo di fare (patologico) merita un commento. Viene spontaneo chiedersi perché un sindaco certo non brillante investa così tante energie per mettere i bastoni tra le ruote al suo successore. Ovviamente non ho la risposta. Ma non per questo rinuncio a porre la domanda. Ed a svolgere qualche considerazione.

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Rocca Rangoni a Spilamberto, futura sede del Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena (foto dell’1 gennaio 2012)

[1] Per leggere adeguatamente la realtà politica spilambertese bisogna riconoscere che oltre alla vivace opposizione “ufficiale”, ve n’è anche una – per così dire “nell’ombra”. In primo luogo Omer Bonezzi ed il suo clan che dopo aver partecipato alle primarie del PD 2012 (Bersani vs. Renzi) e 2013 (Renzi vs. Cuperlo) se n’è andato stizzito sbattendo la porta. Frustrato anche dal risultato delle primarie locali per la scelta del candidato a sindaco del centrosinistra spilambertese – affari di famiglia, bisognerebbe commentare (vedi). Ma a questa “opposizione nell’ombra” – parte 1 – se ne aggiunge un’altra, fatto singolare, tutta interna al PD, conseguenza anch’essa della “rivoluzione” delle primarie comunali del 2014. Francesco Lamandini, sindaco a Spilamberto dal 2004 al 2014, ricopre questo difficile ruolo, se così si può dire, “di lotta e di governo” (è l’opposizione nell’ombra – parte 2). Perché nel PD, partito via via più fragile (e sotto attacco) man mano che il tempo passa, trovino spazio queste dinamiche non è facile da comprendere. Risulta comunque evidente che le ragioni ultime non hanno nulla a che fare con la politica, intesa come preoccupazione per la polis ed il suo futuro. Beghe personali – solo di questo si tratta. Perché di modi per dare un contributo, se l’obiettivo è la produzione di idee, ovvero, come si diceva un tempo, l’elaborazione politica, ce ne sono davvero tanti. Ma è difficile leggere nelle ricorrenti e puntigliose prese di posizione dell’ex-sindaco Lamandini l’impegno e la volontà di dare un contributo alla crescita del dibattito politico-amministrativo locale. Eppure l’ex-sindaco, nel frattempo divenuto presidente di ATCMO2 (vedi) ed poi anche dell’Associazione Sindacale Piccoli Proprietari Immobiliari (ASPPI) della provincia di Modena (vedi) non intende affatto far mancare il suo “contributo”.

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Il Torrione a Spilamberto, complesso difensivo del XV secolo (foto del 7 novembre 2009)

[2] Elaborare il lutto dopo la brusca interruzione di una carriera da amministratore locale non è certamente cosa semplice. Mi sembra doveroso provare ad offrire uno sbocco produttivo a tante aspettative ed energie frustrate. Ieri, ad esempio, a Bologna, l’ex-sindaco Valter Vitali (a cui i DS complicarono il secondo mandato predisponendo anche in tal modo la perdita del comune a vantaggio del “civico” Giorgio Guazzaloca – correva l’anno 1999) presentava alla libreria Coop-Ambasciatori (vedi) il rapporto Metropoli attraverso la crisi. Rapporto sulle città di urban@it, Il Mulino, Bologna, 2016 (qui il resoconto sul Corriere di Bologna di oggi 31 marzo 2016: pdf). Vitali risulta da qualche anno fortemente impegnato ad “elaborare” idee, progetti, visioni ad uso del PD bolognese (e non solo). Impegnato cioè nella “mobilitazione cognitiva” del partito – per stare alla giusta (ma poco praticata) categoria coniata da Fabrizio Barca (vedi). Di questo in effetti ci sarebbe un grande bisogno. Di “riflessione”. Di organizzare la messa in relazione di due mondi oggi troppo nettamente separati: quello della politica e quello della ricerca, analisi, studio dei problemi (alla ricerca di soluzioni innovatrici). Insomma, Lamandini, se vuole, scriva le sue memorie. Dimostri di aver imparato qualcosa dai propri errori. Ma – questo è il mio suggerimento – si astenga da giochetti di potere assolutamente sterili. Eviti di rimarcare ad ogni intervento “lei non sa chi ero io!”.

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Francesco Lamandini ed altri sindaci dell’Unione alla posa della prima pietra del tecnopolo (foto del 5 aprile 2014)

[3] Chi avesse la pazienza di navigare questo blog troverebbe diversi post di commento diretto o indiretto all’operato di Francesco Lamandini in qualità di presidente e/o assessore dell’Unione Terre di Castelli (vedi). Dal conflitto con le istituzioni scolastiche in merito allo “scodellamento” ad alcune gaffe istituzionali (memorabile quella sulla mancata presentazione del programma di legislatura: vedi), dalla promessa (poi disattesa) di un metodo “partecipato” per governare il downsizing dei comuni (vedi) allo smantellamento (per distrazione?) delle politiche di integrazione degli stranieri (vedi), passando per la collocazione del canile intercomunale in un fondo cava! Insomma, un curriculum davvero brillante. Ma non è questo che mi interessa qui rimarcare. Di errori ne fa ogni amministratore impegnato “a fare” (è un delitto, semmai, provare a cancellarne la memoria). Alla luce dei problemi di oggi dell’Unione Terre di Castelli è più interessante e produttivo provare a ragionare su quella esperienza – visto che Lamandini per metà legislatura ne è stato presidente (vedi). Ma lo sfasamento tra “rappresentazione” (gloriosa) e “realtà” (traballante) è emerso in modo acuto, a mio modo di vedere, nella celebrazione che egli ha promosso per i dieci anni di vita dell’Unione Terre di Castelli (qui Il Resto del Carlino del 3 novembre 2011: pdf), visto che l’evento ha avuto un taglio prettamente celebrativo. Sarebbe stato meglio, in verità, organizzare una riflessione critica con l’obiettivo di mettere in luce i punti di forza di quell’esperienza (per lungo tempo una delle Unione di comuni più importante a livello nazionale) accanto ai suoi altrettanto evidenti punti di debolezza – ed in tal modo contribuire al necessario “processo di apprendimento”. Invece nulla di tutto ciò. Di quelle “celebrazioni” non rimane oggi nulla di attuale. Nulla di utile. Eppure i problemi che oggi, con grande risalto, evidenzia l’Unione, pur con amministratori nel frattempo cambiati, hanno radici nella passata legislatura (condotta sotto la presidenza Lamandini-Denti). E’ mancata allora la predisposizione di un adeguato metodo di lavoro in grado di fronteggiare l’accresciuta eterogeneità sia territoriale (l’ingresso nell’Unione di 3 nuovi comuni “montani”), sia politica (con alcuni comuni a maggioranza non-PD, come Savignano e Guiglia). Tuttavia, anziché “elaborare” e ricercare, sperimentare, implementare nuove modalità decisionali, Lamandini si è limitato a “celebrare” i dieci anni di Unione Terre di Castelli. Insomma, il problema che ci ha consegnato (in quanto presidente dell’Unione) è ancora lì. Anzi si è oggi aggravato. E’ uno dei tanti temi su cui Lamandini, volendo ed avendone le capacità (cosa tutta da dimostrare), potrebbe utilmente applicarsi al fine di incanalare in modo produttivo energie, ambizioni, frustrazioni. Aiutiamolo perché le cose vadano in questo modo.

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2 risposte a L’opposizione nell’ombra a Spilamberto/2. Francesco Lamandini

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Tra gli elementi del curriculum da assessore dell’Unione – come dimenticarlo? – c’é anche la straordinaria vicenda della Strada dei vini e dei sapori “Città Castelli Ciliegi”. Nel 2008-2009, con un “buco” accertato di circa 800-900mila euro (solo malagestione o anche malaffare?), l’assessore Lamandini invece di portare i libri in tribunale si accomoda ad una nuova convenzione per la gestione IAT (che non a caso è a Spilamberto). Rimane sempre la domanda: i 70mila euro pagati dall’Unione erano il giusto corrispettivo per il servizio o erano anche “a servizio del debito”? Bella domanda.
    https://amarevignola.wordpress.com/2013/12/11/strada-dei-vini-e-dei-sapori-ce-un-buco-nel-bilancio-quanto-grande/

  2. Rosanna Sirotti ha detto:

    non so nulla sulla gestione Lamandini come sindaco ma condivido le tue osservazioni sull’ operato di presidente della’ Unione e mi auguro che sia in grado di fare meglio come guida dei piccoli proprietari.

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