Bambini in viaggio tra due Italie nel dopoguerra. Un documentario ne racconta la storia

Manifestazione Fronte Democratico Popolare-1948

Manifestazione Fronte Democratico Popolare a Reggio Emilia nel 1948, con i bambini ospitati dal Sud Italia (foto dal sito web http://www.piva.it)

Tra il 1945 e il 1952 più di 70.000 bambini del Sud più svantaggiato furono ospitati temporaneamente da famiglie del Centro-Nord. Quei bambini presero in quegli anni il primo treno della loro vita, per lasciarsi alle spalle la povertà e le macerie del dopoguerra e vivere un’esperienza che non avrebbero mai più dimenticato. ‘Pasta Nera’ riporta alla luce uno dei migliori esempi di solidarietà e spirito unitario nella storia del nostro Paese” (vedi). Capita di imbattersi per caso in un documentario che racconta un fatto che oggi sembrerebbe impossibile, appunto l’accoglienza di decine di migliaia di bambini del Sud Italia da parte di famiglie del Nord Italia come gesto di solidarietà verso chi sta peggio. Il documentario – “Pasta nera” il titolo – è stato realizzato da Alessandro Piva (Salerno, 1966: vedi), dopo anni di ricerche storiche condotte assieme a Giovanni Rinaldi (che invece su quell’evento ha scritto un libro: I treni della felicità. Storie di bambini in viaggio tra due Italie, Ediesse edizioni, Roma, 2008: vedi). M_PastaNera_dvd[1] “Era l’inverno del 1945. L’Italia da nord a sud aveva sofferto per i bombardamenti, la miseria e per la violenza degli eserciti stranieri, nemici o alleati che fossero; un’Italia stremata, affamata, ma con un’incredibile voglia di rinascita e fame di futuro. (…) Tanti i bambini abbandonati a se stessi, orfani o, come in gran parte del meridione, residenti in zone distrutte dalle bombe, (…) dove la fame e la disoccupazione erano quotidianità. A Milano Teresa Noce, battagliera dirigente comunista e partigiana da poco rientrata dal campo di Ravensbrük, intuisce che solo un gesto di solidarietà può risolvere almeno temporaneamente la drammatica situazione di bisogno dei bambini. Con ciò che rimane dei Gruppi di difesa della donna, poi confluiti nella nascente Udi – Unione donne italiane, la Noce chiede ai compagni di Reggio Emilia, realtà prevalentemente agricola e quindi con maggiori risorse alimentari rispetto a Milano, di ospitare in quei mesi alcuni bambini.” (vedi) Come racconta Miriam Mafai, che partecipò ad organizzare questa attività di accoglienza, «La risposta fu al di là di ogni legittima speranza. Tanto generosa che si decise di estenderla e radicarla nel Mezzogiorno (…) Furono trasferiti così, nei due inverni immediatamente successivi alla fine del conflitto, alcune decine di migliaia di bambini che lasciarono le loro famiglie per essere ospitati da altrettante famiglie contadine, nei paesi del reggiano, del modenese, del bolognese. Lì vennero rivestiti, mandati a scuola, curati». Dal 1945 al 1952, anni duri per tutto il Paese, furono ospitati nel centro-nord ben 70.000 bambini, grazie anche all’appoggio del PCI, dei CLN locali, delle sezioni ANPI, delle amministrazioni e della popolazione in genere.
[2] Nel “mondo che abbiamo perduto”, in quello che è un passato remoto (forse più dal punto di vista sociale che temporale), c’erano anche risorse morali, di solidarietà e di fiducia e lealtà politica (l’iniziativa fu infatti connotata politicamente – attivamente sostenuta dal PCI e dalle sue organizzazioni collaterali) per fare qualcosa che oggi è impensabile (vagamente vi si richiama l’accoglienza estiva dei bimbi di Chernobyl promossa da Legambiente: vedi). Impressionante la capacità organizzativa dispiegata per questa iniziativa, con interi treni (poi chiamati “treni della felicità”: vedi) dedicati al trasporto dei bambini del Sud verso le famiglie del Nord (Emilia-Romagna in primo luogo) che li avrebbero ospitati per qualche mese o per qualche anno. Modena è una delle province che più partecipa all’accoglienza dei bambini (nel video è intervistata Aude Pacchioni, presidente dell’ANPI di Modena) – sarebbe interessante indagare sulla presenza di famiglie ospitanti nell’Unione Terre di Castelli. Insomma, una storia che merita di essere di nuovo raccontata e così diventare un elemento della nostra memoria. Un po’ di energia utopica per immaginare e realizzare un futuro migliore.

PS Il DVD con il documentario “Pasta nera” è facilmente acquistabile e dura 54 minuti (vedi) – qui il trailer (vedi). Il titolo è ripreso da una canzone di Matteo Salvatore, compositore e cantante di musica popolare, pugliese (1925-2005) (vedi). Pasta nera – appunto –, canzone stupenda. “Alessandro Piva e Giovanni Rinaldi hanno incontrato quasi per caso questa storia. Mentre stavano svolgendo ricerche sulle lotte branciantili in Puglia sono venuti a conoscenza dello sciopero di San Severo in provincia di Foggia, nel 1950, uno sciopero che ebbe conseguenze drammatiche con l’incarcerazione di 180 manifestanti. Molti arrestati erano marito e moglie i cui figli di fatto si trovarono soli, in una realtà dove anche la solidarietà umana era messa a dura prova dal niente posseduto da ogni famiglia. Questo dettaglio incuriosì gli autori che scoprirono così che circa 70 di questi “figli della rivolta” vennero mandati presso famiglie in Romagna e nelle Marche per essere accuditi, grazie a quella rete di solidarietà nata all’indomani della Liberazione, in attesa del processo e dell’assoluzione dei genitori, che arriverà nel ’52.

PPS Dall’inizio degli anni ’90 il “tacito accordo” sul Meridione è saltato grazie alle imprese politiche della Lega Nord (vedi). Lo striscione del 1948 – “non esiste Nord e Sud, esiste l’Italia” – colpisce ancora di più anche per questo.

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