Cosa ci insegna Blu. E le conseguenze dell’amore per la città, di Ivano Gorzanelli

Nei giorni scorsi l’artista internazionale Blu ha cancellato, aiutato da alcuni ragazzi del centro sociale bolognese XM24, alcune sue opere, murales dipinti sui muri di Bologna, in particolare nel quartiere Navile. Il gesto ha suscitato diverse polemiche e nasce come risposta a un’iniziativa dell’ex Rettore Fabio Roversi Monaco, presidente di Genus Bononiae. Musei nella città: (vedi), che ha portato a staccare dai muri, con o senza l’autorizzazione degli autori, murales e opere presenti a Bologna per documentare questo fenomeno in una mostra: Banksy & Co. L’arte allo stato urbano (vedi). Di fatto hanno musealizzato la street art e il mondo che le appartiene fissando su supporti opere pensate e destinate ad occupare luoghi e spazi della città.

A_Foto 6lug2013 081

Particolare di un’opera di Blu sulla palazzina ex-Enel di Vignola, ora abbattuta (foto del 6 luglio 2013)

Ora, il gesto di Blu ha suscitato una marea di commenti a livello internazionale dividendo la platea tra chi riconosce la qualità politica e allo stesso tempo la possibilità dell’artista di difendere le proprie opere dalla strumentalizzazione politica, economica ecc. e chi invece ritiene che oggi la città di Bologna sia più povera e meno bella e che tutto sommato gli ‘effetti’ del gesto di Blu siano negativi e deleteri per la città.
Non ho una grande conoscenza del mondo della street art anche se l’ho marginalmente frequentato e ho discusso e apprezzato il lavoro modenese di Pietro Rivasi e Pierpaolo Ascari.

H_Foto 6lug2013 116

L’opera di Blu sulla palazzina ex-Enel di Vignola, ora abbattuta (foto del 6 luglio 2013)

Il punto però non é questo e forse non é nemmeno Blu. Non è infatti decisivo se ad operare questa scelta radicale e dolorosa sia stato un artista o un altro, ma quale sia il significato politico per la città di questo gesto. Siamo di fronte, infatti, ad una situazione inedita, poiché la street art per sua natura é qualcosa di effimero e politicamente sensibile; sono noti infatti i casi di cancellazioni, furiose discussioni tra writer e amministrazioni pubbliche, multe, denunce. A Bologna, ma anche a Modena, si è poi toccato il vertice del controsenso facendo multe agli artisti sia quando sono state realizzate le opere, sia quando sono state cancellate!
La street art é anche un’arte che per sua natura sta dove l’artista la pensa, in quel luogo, in quel contesto urbano e intrattiene una relazione specifica e non marginale o sostituibile con il quartiere. É proprio questo il punto politicamente sensibile. Il gesto di Blu non ha quindi solo il senso di una ‘difesa’ della propria arte e personalità, ma é, ai miei occhi, un profondo gesto di responsabilità nei confronti della città. Egli, come altri, ha rifiutato di spezzare questo legame tra l’arte e la città consegnando il suo lavoro alle ‘cure’ della fondazione di turno. Si è insomma ribellato al gesto del magnate.
Genus Bononiae ha appunto operato in questo senso estrapolando dai contesti urbani i lavori di Blu e di altri writer con l’effetto di renderli politicamente sterili e consegnarli al pubblico pagante. La reazione, esteticamente difficile da accettare, ha però un valore politico innegabile e non poteva che essere quella di sottrarre a questo meccanismo il senso di questo agire, della stessa creatività in relazione ai luoghi.

A_Foto 6lug2013 078

Particolare di un’opera di Blu sulla palazzina ex-Enel di Vignola, ora abbattuta (foto del 6 luglio 2013)

Ora, concludendo, cosa ci insegna questa storia? Dal mio punto di vista ci insegna molto, ci insegna soprattutto che si può pensare la città e la sua trasformazione anche a partire dall’arte e dalla creatività. Si possono insomma vedere le nostre città anche attraverso le relazioni che alcuni artisti hanno intrattenuto con esse e si può immaginare una comunità di persone che su questi e altri temi ci riflette, si interroga e prova a darsi una direzione, ma ci dice soprattutto qualcosa del nostro modo di relazionarci oggigiorno alla cultura.
Si noterà infatti che sempre più spesso interi patrimoni: parchi, archivi, ville storiche, siti archeologici, sono sottratti al controllo pubblico diretto e assegnati, spesso con sistemi indecifrabili ai più, a fondazioni, circoli e aziende. A Bologna é stato possibile che una fondazione privata retta da un ex massone sia riuscita nell’intento di brutalizzare il lavoro di artisti e writer al solo scopo di trarne una mostra a pagamento. Un tipico esempio del ‘fare’ cultura che coincide con una direzione politica generale, ovvero l’idea che lo Stato debba ritrarsi nel sua marginalità storica comprovata e ‘lasciar fare’ a chi ha mezzi e visioni più moderne, dalla sanità fino alla cultura. Conosco personalmente questa visione per averla praticata e so bene quanto ipocrita e falsa possa essere. I risultati, ad oggi, sono un sostanziale impoverimento sia in termini di efficacia che di legame sociale, sempre più leso e debole.
Cosa rimarrà di questa mostra é a mio parere presto detto: nulla. Un filo lega inequivocabilmente le mostre “della ragazza con l’orecchino di perla” (vedi) alla mostra sulla street art e si tratta di riconoscerlo nel suo tratto più nitido. Il senso del nostro stare insieme dipende anche da queste scelte che, a volte, sono anche scelte di campo.

F_18nov2015 039

Ivano Gorzanelli (a sx) e Ugo Cornia al Circolo Ribalta (foto del 18 novembre 2015)

Da anni ormai – e con una non troppo strana continuità tra giunte civiche e non – si nota nel territorio dell’Unione Terre di Castelli un preoccupante vuoto di idee e di coordinazione nelle politiche culturali. Sembra esserci in giro molta improvvisazione e tanto localismo. In questi giorni leggiamo sulla stampa di un ripensamento o addirittura una sospensione del PoesiaFestival senza che su questa iniziativa, come su tutte le altre, si sia minimamente avviato un confronto pubblico e informato. Alla cultura si offre il posto dell’intrattenimento volendone spesso di quest’ultimo imitare i modelli televisivi, mentre si trascura seriamente il contenuto socialmente rilevante che hanno le politiche culturali. Sono, se pensate bene, elementi insostituibili di welfare e identità territoriale. Contestualmente le politiche sul turismo, che molto avrebbero da beneficiare da buone politiche culturali, sembrano latenti e difficili da decifrare. Servirebbe una visione e non solo del marketing territoriale improvvisato. Servirebbe anche coraggio per cambiare modelli già noti e ripetitivi quali sagre, feste stagionali e l’ormai dominante binomio cibo-iniziativa pubblica.
Il mio personale auspicio sarebbe questo: ripartiamo da Blu, dal suo gesto e dal senso politico dello stare insieme, nei nostri luoghi e paesi, anche attraverso un confronto vero sulle politiche culturali. I luoghi, i modi, le idee.

Ivano Gorzanelli

Advertisements

Una risposta a Cosa ci insegna Blu. E le conseguenze dell’amore per la città, di Ivano Gorzanelli

  1. Antonio ha detto:

    Ciao Ivano, condivido in larga misura il tuo discorso. Anch’io sono un frequentatore occasionale della street art, ma una cosa l’ho sempre avuta piuttosto chiara: la sua dimensione sociale e , beh sì, politica, non è meno portatrice di contenuto della sua dimensione figurativa. Un pezzo su un muro in una data via, su di un dato edificio non è uguale allo stesso pezzo dentro a un museo, non c’è pezza. E neppure la street art è pensata necessariamente per durare. Se sul muro c’è una finestra con il vetro rotto si dipinge il vetro rotto, se c’è una porta di lamiera arrugginita si dipinge la lamiera arrugginita, il trave marcio, l’intonaco che si scrosta. Per certi aspetti è proprio questa totalità dell’effimero a dare a certa street art parte della sua forza e direi quasi della sua poetica. Il museo a tutti i costi, la cornice a una dimensione che dà il patentino all’arte, è quanto di più lontano ci sia dal fatalismo e dalla ricerca del conflitto che fanno parte del lavoro di gente come Blu. C’è una dialettica di scontro che non si ricompone quando si conviene tra un olivetta e un prosecco che sì, il pezzo è molto bello, perchè i colori bla bla e il soggetto bla bla. Nel momento in cui si diventa “amici della destra e della sinistra” per dirla con i Wu Ming, non vuol dire che uno scontro cessa di esistere, vuole dire che il fronte si sposta altrove. Ma è questo fronte, questa linea di confine che tiene in vita la street art, più ancora dei muri su cui se ne sta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: