Islam, Jihad, Occidente … Leggere Olivier Roy

I cittadini vignolesi avrebbero qualche ragione in più per leggere gli scritti di uno dei più profondi conoscitori dell’Islam dei nostri tempi. Perché proprio qui da noi la retorica dello “scontro di civiltà” e della “guerra del fondamentalismo islamico contro l’occidente” ha avuto una fiammata dopo i fatti di violenza del 5 gennaio scorso (vedi) e qualcuno corre il rischio di prenderla per vera. Retorica usata a sproposito. E comunque fuorviante per inquadrare non solo l’azione di quattro “sfigati” (cit.), ma anche il terrorismo islamico nell’attuale versione Isis. In ogni caso chi volesse provare a comprendere cosa succede nell’Islam contemporaneo dovrebbe leggere Olivier Roy, di cui il Corriere della Sera, molto intelligentemente, ha pubblicato una raccolta di articoli (usciti negli ultimi anni su Le Monde) con il titolo La paura dell’Islam. La questione islamica, il conflitto tra generazioni, gli equivoci dello scontro di civiltà (in edicola dall’11 febbraio al prezzo di 7,50 euro: vedi). Basta stereotipi. Ma un tentativo di analisi dei fatti.

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Manifestazione di musulmani a Roma contro gli attacchi terroristici di Parigi (foto da Internazionale.it)

[1] Leggere Olivier Roy è illuminante. Un po’ d’ossigeno per il cervello. Il modo in cui organizza i fatti (ha una conoscenza approfondita ciò che accade nel variegato mondo musulmano – articolato almeno quanto quello cristiano) compone un quadro che sfugge al rigido schematismo delle usuali interpretazioni sul fondamentalismo islamico. Non è in atto alcuno “scontro di civiltà” – per sintetizzare. Solo che, per diverse ragioni, focalizziamo l’attenzione su elementi eclatanti (per noi), ma minoritari, giungendo a conclusioni sbagliate. Imprenditori politici dello “scontro di civiltà” (da noi, ad esempio, la Lega Nord) e “cornici interpretative” usate dai mass media per raccontare fatti di cronaca ed atti di terrorismo (ma si sa, un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce) alimentano questa interpretazione sbagliata della realtà. Come se la nostra percezione fosse il prodotto di lenti distorcenti. Qualche migliaio di terroristi islamici sparsi per il mondo (l’albero che cade), fa più rumore di diversi milioni di musulmani che si integrano nelle società occidentali – e se questo è possibile vuol dire che non c’è alcuno “scontro di civiltà” in atto. Roy invita a considerare che il 10-20% dell’esercito francese è oggi composto da musulmani (p.82). Combattono e muoiono in diverse parti del mondo sotto la bandiera francese e richiamandosi ai valori della patria – liberté, egalité, fraternité. Diversi di loro sono stati vittime di attentati jihadisti in Francia. Oppure considerare che “il Belgio fornisce cento volte più jihadisti dell’Egitto” (p.39) – ma se fosse vera la tesi dello “scontro di civiltà” non dovrebbe affatto essere così. Insomma, “se le cause della radicalizzazione sono strutturali, perché toccano solo una frangia esigua e circoscritta di coloro che in Francia si definiscono musulmani, cioè poche migliaia a fronte di molti milioni di persone?” (p.27). La risposta non può dunque essere lo “scontro di civiltà” o una supposta incompatibilità tra Islam e modernità, tra Islam e democrazia. Su questo Roy è esplicito – e vale la pena leggerlo per seguire le sue argomentazioni. La conclusione è comunque questa: “i musulmani francesi sono molto più integrati di quanto non appaia” (p.40) – e gli esempi che porta a sostegno di questa affermazione sono numerosi e convincenti. Il fatto è che “mentre lo jihadismo va in prima pagina, l’integrazione finisce nella cronaca spicciola” (p.83).

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La manifestazione vignolese, organizzata da cittadini stranieri (marocchini e musulmani), contro l’episodio di violenza del 5 gennaio (foto del 23 gennaio 2016)

[2] Qual è dunque la possibile spiegazione? Roy invita a considerare che “quasi tutti gli jihadisti francesi appartengono a due categorie molto precise: sono o musulmani di seconda generazione, nati in Francia o giunti nel paese da piccoli, oppure francesi convertiti” (p.27). Non si tratta neppure di persone provenienti dai quartieri più poveri delle grandi città (le famigerate banlieu) – mentre invece molti di loro provengono dai ceti medi (vedi). “Insomma, non si può parlare di «rivolta dell’Islam» o «dei musulmani», ma di un problema che riguarda nello specifico due categorie di giovani, perlopiù discendenti di immigrati, ma anche di famiglie francesi. Non siamo di fronte all’estremismo islamico, ma a un’islamizzazione dell’estremismo.” (p.28). Un fatto generazionale (gli jihadisti apparterebbero alla “seconda generazione”, non alla prima e non alla terza) e una conseguenza dell’assenza (sì, avete letto bene: l’assenza!) “di una trasmissione della cultura religiosa” (p.28). Mi fermo qui. Meglio leggersi direttamente Olivier Roy – tra l’altro i suoi articoli di Le Monde sono spesso tradotti su Internazionale (vedi). Questo da cui sono prese le citazioni, pp.25-33 dell’edizione prodotta dal Corriere della Sera, è disponibile nel sito web di Internazionale – differisce solo un po’ la traduzione (vedi).

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Un momento della manifestazione vignolese (foto del 23 gennaio 2016)

[3] Un’ultima avvertenza. Conoscere per sfuggire agli stereotipi, ai cliché (Attenzione ai cliché sul mondo musulmano è il titolo di un suo articolo del 21 settembre 2012 – riprodotto alle pp.75-79). Avverte: “la distanza tra i titoli dei giornali e la realtà è siderale. Questo perché l’opinione pubblica guarda la realtà attraverso un cliché duro a morire: il mondo musulmano è un tutt’uno, agisce in quanto mondo musulmano, e finché una riforma teologica non avrà toccato l’Islam, questo non sarà in grado di fare il suo ingresso nella modernità.” (p.76) Insomma bisogna assolutamente leggere Olivier Roy! E invece dimenticare Ernesto Galli della Loggia (vedi).

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Manifestazione promossa da cittadini stranieri a Vignola (foto del 23 gennaio 2016)

[4] Ritorniamo al punto di partenza: la “reazione” ai fatti del 5 gennaio (vedi). La prima reazione è stata improntata all’opportunismo politico: è questo il senso della marcia promossa dalla Lega Nord a Vignola. Con ogni probabilità la successiva mobilitazione di cittadini stranieri (vedi) è stata una reazione non solo all’episodio di violenza, ma allo stesso tempo alla strumentalizzazione che di quel fatto ha fatto una parte politica. Il PD di Vignola ha a sua volta richiesto l’indizione di un consiglio comunale in seduta aperta (ovvero con possibilità di intervento da parte del pubblico) per raccogliere le idee (che evidentemente scarseggiano) per “promuovere azioni concrete per favorire un processo di integrazione nella comunità vignolese che sia vero nei fatti e non solo nelle parole” (vedi). Plausibile che alla richiesta si risponda affermativamente (magari con un consiglio a livello d’Unione – visto che è lì che sono allocate le politiche per gli stranieri), ma altrettanto plausibile che non da quell’iniziativa giungano lumi sul “che fare?”. L’amministrazione comunale si è limitata, per ora, ad organizzare un pubblico confronto (un messaggio di speranza circa la possibilità dell’integrazione tra diverse nazionalità, tra diverse appartenenze religiose: vedi). Un primo passo, a cui ne dovranno però seguire altri sul versante delle “azioni”, ovvero delle politiche (nuove iniziative, nuovi servizi, nuovi programmi di lavoro dei “servizi” per i cittadini stranieri), cercando di recuperare una situazione compromessa nella passata legislatura, quando molto è stato smantellato e si è smesso di “pensare” su questo tema (vedi). Sarebbe bene che il sindaco di Vignola si ricordasse che è anche il Presidente dell’Unione – è a lui che compete guidare la “squadra” degli assessori verso un nuovo ciclo di politiche di relazione e conoscenza e di promozione dell’integrazione degli stranieri (con particolare attenzione verso le “seconde generazioni”). Restiamo in attesa.

Shirin Neshat, Birthmark, 1995 (foto del 13 dicembre 2015)

Shirin Neshat, Birthmark, 1995 (foto del 13 dicembre 2015)

PS Olivier Roy, classe 1949, non è un sociologo, ma un politologo. Dottore in scienze politiche, per lungo tempo ricercatore al CNRS, ora docente all’Istituto Universitario Europeo a Fiesole (vedi). Dal 1969 si occupa di Medio Oriente, paesi arabi, Islam, Jihad. L’ultimo suo libro tradotto in italiano è La santa ignoranza. Religioni senza cultura, Feltrinelli, Milano, 2009 (vedi), dedicato al rapporto tra secolarizzazione e revival religioso (un fenomeno, quest’ultimo, che negli anni ’70 e ’80 ha colto di sorpresa i sociologi che, nella quasi totalità dei casi, si attendevano un ritrarsi della religione nella sfera privata o forse anche una sua scomparsa). Invece ciò che è successo con la rivoluzione islamica in Iran (1979) e con l’affermazione dei movimenti evangelici in America e in Africa ha aperto una nuova fase e l’idea della secolarizzazione delle società moderne è stata messa in questione. Oggi si parla di “società post-secolare” – un uso linguistico che segnala che il nesso tra società moderne e religione è più complesso di quanto si pensasse negli anni ’60 e ’70. Olivier Roy parla al proposito di “mutazione del religioso”, piuttosto che di “ritorno delle religioni” (da qui la formula “religioni senza cultura”). Come sintetizza nel corso di un’intervista riportata nel volumetto del Corriere: “L’incremento del fondamentalismo religioso è ovunque l’espressione di una crisi culturale, non di un’affermazione identitaria.” (p.60) Qui una sua recente intervista (in francese) su LesEchos.fr (vedi). E qui invece sul Corriere della Sera, per il lancio della raccolta di articoli (vedi).

PPS “Cosa significa la sua identità di musulmano? «Significa pregare, digiunare durante il Ramadan, mangiare cibo halal. Ma la mia identità ha più facce: sono musulmano, britannico, europeo, laburista, avvocato, padre. Ho amici di tutte le religioni e amo Londra perché le rispetta tutte. Mi si spezza il cuore, quando sento che Trump vuole cacciare i musulmani».” A rispondere è Sadiq Khan, 45 anni, origini pachistane, cittadino londinese, musulmano (vedi). Il fatto singolare è che Khan è il candidato laburista a sindaco di Londra. Oggi è dato in testa nei sondaggi! A maggio si vota. Insomma, la realtà è un po’ più complessa del grezzo schematismo dello “scontro di civiltà”!

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2 risposte a Islam, Jihad, Occidente … Leggere Olivier Roy

  1. Luciano Credi ha detto:

    Sono a Novara x assistere teoricamente ad una presentazione libro, pochi giorni fa ero impegnato in Germania, giorni prima in altri paesi europei. Durante una conferenza in Germania mi ha colpito una psichiatra donna sui 60 anni… Disse siamo estremamente d’accordo sul suo discorso culturale a patto che capisca che dirsi atei dopo essere cresciuti in contesti religiosi sebbene non si pensi più di essere credenti è patologico, perché spoglia l’individuo del fattore cultura… Lo stesso mi hanno detto a Parma sempre in conferenza x altra presentazione libro… Il 10/02/2016… Aggiungendomi lo sa/ lo sai tu scelga lei/tu se lei oh tu anche gli studenti in economia (non in filosofia) direi che abbia detto della Cattolica, hanno un esame di teologia? Qui al freddo mentre passeggio presso il centro di Novara prima della conferenza ti dico/vi dico… Nessuna contrarietà da parte mia verso il tuo/ il vostro punto di vista… Basta essere chiari e ciò lo chiedevo da tempo, senza bisogno di arrivare alle parole di ieri in chiave europea di Alfano… Troppe dirette e non traducibili in altre lingue europee… Bisognava dirle prima certe cose e con più forza, se uno crede, molti credono… che abbiamo un’antropologia religiosa (indipendentemente dal fatto che ci sentiamo credenti o non…), in modo istituzionalizzante e non sguaiato come ieri da parte di Alfano… Bisogna agire x come realmente siamo… E senza ipocrisia, alle fine la goccia fa traboccare il vaso e succedono le figuracce a livello internazionale che ci ha fatto fare ieri Alfano…

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Dimenticare Ernesto Galli della Loggia. E invece leggere Olivier Roy. Nessuno dei due è un sociologo (storico il primo, politologo il secondo), ma almeno Roy è uno specialista di Islam. Nel trattare il tema della “compatibilità tra Islam e modernità/democrazia” o quello dell’integrazione degli stranieri (musulmani) nelle società occidentali la diversa dotazione di competenze (Roy è un islamista, Galli della Loggia no), la diversa conoscenza dei fatti ma anche il diverso schema teorico adottato (“culturalista” quello di Galli della Loggia) fa la differenza. Per questo il mio consiglio è: leggere Olivier Roy; evitare di “perdere tempo” con Galli della Loggia (che potrà essere utilmente letto su altre tematiche).
    Molte delle cose che dice Roy confermano la critica avanzata su questo blog ad un articolo di Galli della Loggia sul significato dell’integrazione degli stranieri (in primis quelli di religione musulmana), intitolato “Integrare senza sensi di colpa”:
    https://amarevignola.wordpress.com/2016/01/17/integrazione-degli-stranieri-cosa-significa/
    La posizione di Galli della Loggia è così sintetizzabile: integrarsi significa adottare una cultura, quella del paese ospitante. Per quanto a prima vista plausibile – è la versione nobile di tanti discorsi quotidiani (ed ha anche qualche affinità con i discorsi leghisti che ripetono che gli immigrati debbono adattarsi ai nostri “usi e costumi”) – è una posizione che non tiene conto della realtà, che è già oggi (e anche prima dell’arrivo degli immigrati stranieri in dosi massicce) una realtà di eterogeneità culturale. Insomma, se prendiamo atto dell’eterogeneità culturale già esistente diventa impraticabile richiedere “l’integrazione in una cultura, l’adozione di fatto (volontaria o involontaria non importa) dei suoi tratti caratteristici di fondo, della sua visione del mondo”. Ciò che invece deve essere fatto – questo significa integrazione in società culturalmente differenziate, ovvero eterogenee – è richiedere che la cultura di cui individui e gruppi sociali (sia autoctoni, sia immigrati) sono portatori sia compatibile (ovvero non in contrasto) con il sistema dei diritti vigente. Certo, con l’accortezza di considerare che non solo la cultura cambia, ma anche il sistema dei diritti (come testimonia, proprio in questi giorni, l’iter parlamentare sulla legge sulle “unioni civili”). L’errore di Galli della Loggia è duplice: non riconosce il pluralismo culturale; enfatizza più del dovuto la dimensione dell’integrazione culturale (facendone un mito – tema su cui ha scritto la sociologa Margareth Archer) a scapito della funzione social-integrativa del diritto (per questo è molto più convincente il fisico Carlo Rovelli nella sua replica a Galli della Loggia proprio sul tema dell’integrazione). Inevitabilmente enfatizza quella parte di cultura ascrivibile alla religione (le regole delle società democratiche “rappresentano e tutelano sempre determinati modelli di vita, determinati valori, frutto di una determinata storia, specialmente religiosa” – ma allora è possibile integrare persone di altre religioni?). Tutte cose argomentate più in dettaglio nel post sopra linkato.

    Olivier Roy dice cose in sintonia con le critiche a Galli della Loggia (mie e di Rovelli). Osservazioni ed argomenti che entrano in collisione con lo schema concettuale di Galli della Loggia. (1) Critica proprio quelle interpretazioni che farebbero discendere dall’Islam, ovvero da quanto scritto nel Corano, una supposta incompatibilità con le moderne società democratiche (cfr. pp.37-38). Dicendo invece: la realtà è più complessa. La cultura musulmana non solo è “adattabile” (può essere resa compatibile con la democrazia), ma si sta adattando (come a sua volta si è adattata – e si sta tuttora “adattando” – il cristianesimo nelle sue molteplici versioni). (2) Non esiste una tipica “cultura” musulmana; non esiste una “comunità musulmana”. “Non c’é nessuna comunità musulmana, ma c’é una popolazione musulmana” (p.42), eterogenea culturalmente così come lo è la popolazione cristiana. (3) Pur con difetti e problemi l’integrazione sta comunque avvenendo. Anche nel paese delle banlieu. “i fatti dimostrano che i musulmani francesi sono molto più integrati di quanto non appaia” (p.40). E cita le prove: (a) sono nelle forze dell’ordine (e muoiono a seguito degli attentati jihadisti) e sono nell’esercito (e muoiono nelle “missioni di pace” francesi in giro per il mondo – da ultimo in Mali); (b) “Internet pullula di condanne e fatwa antiterroriste” (da parte di musulmani) (p.40); (c) “gli aspiranti alla carriera politica di origine musulmana si distribuiscono su tutto l’arco politico francese, estrema destra compresa” (p.41); (d) non esistono reti di scuole confessionali musulmane e manifestazioni di piazza musulmane (p.41). Ecc. Per questo, ribadisco, leggere Olivier Roy. Dimenticare (o trascurare) Galli della Loggia.

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