Archivivi. Urge una ripartenza

Un anno fa nasceva l’associazione “Archivivi”. Sua missione la promozione dello studio della storia del territorio e la divulgazione del patrimonio documentale degli archivi storici dei comuni dell’Unione Terre di Castelli in via di ricollocazione nel nuovo Polo Archivistico (vedi). 35 i soci fondatori provenienti dai comuni del territorio (tra di essi ci sono pure io). Purtroppo il primo anno di vita (sic) si è risolto con un nulla di fatto. Zero. Resisto alla tentazione di fare polemica (qualche ragione l’avrei, viste le considerazioni fatte a suo tempo, il 16 gennaio 2015, in occasione dell’assemblea di costituzione dell’associazione) poiché, nonostante la falsa partenza, le ragioni dell’iniziativa rimangono intatte. Ed in considerazione del fatto che l’intero consiglio direttivo si presenta dimissionario all’assemblea dei soci convocata per il prossimo 2 marzo (pdf). Insomma, meglio lavorare per una ripartenza. 

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Taglio del nastro del nuovo Polo Archivistico (foto del 5 giugno 2015)

[1] “Si è inoltre costituita il 16 gennaio [2015] l’associazione culturale intercomunale per la promozione dello studio e della ricerca della storia del territorio e la divulgazione del patrimonio documentale degli archivi storici dei comuni dell’Unione Terre di Castelli che si chiama ‘Archivivi’. La Presidente è Camilla Simonini. Il Comitato Direttivo è composto da: Massimo Bazzani, Silvana Bianchi, Gianfranco Cremonini, Daniel Degli Esposti, Paolo Grandi, Maria Paola Lelli, Achille Lodovisi, Daniele Mislei, Morena Orsini, Aquilino Richeldi, Maria Cristina Vecchi e Enzo Venturelli.” E’ un passaggio del comunicato stampa fatto per l’occasione, ancora presente sul sito web del comune di Spilamberto (vedi). Non c’è alcun dubbio che le modalità di nascita della nuova associazione siano risultate decisamente anomale: un’iniziativa top-down, per così dire. Promossa dalle istituzioni (enti locali e Fondazione di Vignola), come correlato della costituzione del nuovo Polo Archivisto intercomunale (poi inaugurato il 5 giugno 2015: vedi). Ma l’adesione comunque di qualche decina di persone incuriosite dalla ricerca storica e dal lavoro archivistico testimonia che comunque l’interesse per il tema è vivo.

 

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Il sindaco di Spilamberto, Umberto Costantini, controlla l’archivio storico comunale nel nuovo Polo Archivistico (foto del 5 giugno 2015)

[2] Possiamo dire – è bene parlare con franchezza – che era interesse delle istituzioni locali far nasce un’associazione “intercomunale” per la valorizzazione degli archivi, anche in risposta alle polemiche (scatenatesi in verità solo a Spilamberto: vedi) che hanno accompagnato la centralizzazione degli archivi storici comunali in un’unica sede vignolese (vedi). Archivi storici comunali generalmente non a norma e difficilmente fruibili, mentre adesso il nuovo Polo Archivistico è a norma e fruibilissimo (16 ore di apertura settimanali: vedi – uno standard non raggiungibile da nessuno dei singoli archivi comunali). Ma se le ragioni della nuova associazione fossero solo quelle di rintuzzare la fastidiosa (e non molto ragionevole) opposizione spilambertese al Polo Archivistico allora potremmo semplicemente metterci una pietra sopra e accettare la morte (apparente?) di Archivivi. L’episodio del Polo Archivistico è infatti già chiuso (almeno mediaticamente): uscito dall’agenda politica e dalla testa dei cittadini. Invece le buone ragioni per la costituzione di un’associazione culturale “intercomunale” per la valorizzazione degli archivi storici ci sono ancora tutte. Nella chiarezza è dunque opportuno provare la “ripartenza”.

 

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Un documento dell’Archivio Storico Comunale di Vignola: Boccatico dell’anno 1782 relativo alla distribuzione del sale nella comunità di Villa Bianca

[3] Ma c’è anche un secondo aspetto rispetto a cui la chiarezza è necessaria. La nuova associazione, infatti, si trova inevitabilmente a “competere” con associazioni con finalità simile (la ricerca sulla storia locale – ricerca che in genere necessita del lavoro d’archivio) già presenti a livello comunale. Il caso più eclatante è quello del Gruppo di Documentazione Vignolese “Mezaluna – Mario Menabue”, costituitosi nel 1982 e con sede a Vignola (vedi). Le finalità sono abbastanza simili (più ampie quelle del Gruppo Mezaluna) e anche il territorio servito dal Gruppo Mezaluna non è più, da tempo, quello solo vignolese (basta consultare l’indice della rivista curata dal Gruppo, “Gente di Panaro”: vedi). Con circa 300 soci, inoltre, l’associazione vignolese ha una base sociale non eguagliabile. Insomma, il compito non semplice (ma neppure impossibile) del vertice di Archivivi è quello di trovare una sua collocazione nel panorama delle iniziative di ricerca storica ed archivistica già presenti evitando inutili sovrapposizioni, ma sviluppando dove possibile rapporti di collaborazione con le altre associazioni del territorio (e le occasioni non mancherebbero). Ma anche non ritraendosi di fronte alla prospettiva di una sana e positiva competizione (di fatto inevitabile) circa temi e modalità della narrazione storica del territorio (ce ne sarebbe assolutamente bisogno – ci ritorno più avanti). L’elemento su cui fare chiarezza (è necessario) è dunque questo relativo al rapporto della nuova associazione con quelle già presenti sul territorio. Un anno fa non si è avuto il coraggio di esplicitare il tema e dunque l’ingresso di un numero significativo di soci del Gruppo Mezaluna nel consiglio direttivo di Archivivi è rimasto un fatto ambivalente (messa a disposizione di competenze importanti? volontà di controllare la nuova associazione? – il dubbio sorge visto il deludente primo anno di vita di Archivivi). Anche su questo punto sarà importante fare chiarezza all’assemblea dei soci del prossimo 2 marzo.

 

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Faldoni con le liste di leva dei primi del ‘900 nell’Archivio Storico Comunale (foto del 5 giugno 2015)

[4] “L’Associazione (…) svolge attività di promozione dello studio e della ricerca della storia del territorio dell’Unione Terre dei Castelli e della conoscenza e divulgazione del patrimonio documentale degli archivi storici dei Comuni facenti parte dell’Unione Terre di Castelli e di tutti gli archivi pubblici e privati di interesse per la storia del suo territorio” – così recita l’art.2 dello Statuto. Conviene ripartire da qui per provare a formulare un programma di lavoro che consenta, da un lato, di mettersi al servizio di chi è interessato alla storia locale (ad esempio promuovendo corsi di formazione e momenti divulgativi sul “lavoro d’archivio” e sulla ricerca storica), dall’altro provando ad introdurre qualche novità nel modo di fare ricerca storica locale.

 

  • Il primo compito della neonata associazione dovrebbe essere quello di formare al lavoro d’archivio e di far conoscere, innanzitutto ai cultori ed ai “curiosi” della storia locale, il contenuto degli archivi storici comunali (e altro) riuniti ora nel nuovo Polo Archivistico intercomunale. E ovviamente, in aggiunta, contenuto e modalità di accesso delle altre fonti archivistiche importanti per la ricerca storica locale, come, ad esempio, l’Archivio di Stato di Modena (vedi) o l’Archivio dell’Abbazia di Nonantola (vedi).
  • A partire dai materiali d’archivio è quindi opportuno promuovere incontri e momenti formativi sui temi della ricerca storica locale. E’ quanto, ad esempio, sta facendo, riscuotendo grande interesse, proprio l’Archivio di Stato di Modena che ha recentemente proposto un programma di incontri sul tema della frontiera, in età alto-medioevale, tra Bizantini e Longobardi (un confine all’incirca coincidente con il fiume Panaro) (qui i “nuovi incontri di approfondimento” programmati per la primavera: vedi).

Sul versante della ricerca storica locale ci sono ugualmente esigenze ad oggi non presidiate da alcuna associazione locale (e a ben vedere neppure dal Centro di documentazione della Fondazione di Vignola).

  • Manca quasi del tutto, ad esempio, un confronto con gli storici di professione, ovvero l’organizzazione di conferenze e convegni con chi fa ricerca storica nell’Università di Modena e Reggio Emilia o nell’Università di Bologna (o altrove). Uno dei pochi eventi vignolesi significativi (la giornata di studi, nel 2003, su “Rocche e castelli lungo il confine tra Bologna e Modena” è stata organizzata a Vignola da associazioni “forestiere”, tra cui l’Associazione Amici dell’Abbazia di Monteveglio ed il Centro Studi Storici Nonantolani). La mancanza di un confronto continuo con gli storici accademici ha prodotto un infragilimento della ricerca storica locale che per quanto riguarda l’accuratezza nell’uso delle fonti, la sofisticazione degli schemi interpretativi, dunque la lettura dei fatti storici locali sembra tuttora “ingenua”, più cronachistica che di indagine storica e senza alcuna sensibilità per i fenomeni del potere e del conflitto (personalmente salvo, per l’accuratezza, solo gli studi di storia locale della spilambertese Criseide Sassatelli, oltre ai lavori del Centro di documentazione della Fondazione di Vignola di Achille Lodovisi e Debora Dameri). In questi anni si è operato, a livello locale, come se non ci fosse bisogno d’imparare alcunché – e si vede.
  • Sarebbe importante, inoltre, rompere con l’autarchia che troppo spesso caratterizza gli studi di storia locale, instaurando un continuo lavoro di collaborazione e confronto con associazioni ed enti che, con simili finalità ed interessi, operano sul restante territorio modenese e bolognese. Il già ricordato convegno vignolese del 2003 (promosso da associazioni non-vignolesi) costituisce ancora oggi un esempio da imitare. L’individualità dei fatti storici di questo territorio può infatti essere meglio messa a fuoco se confrontati con quanto accade altrove nella stessa epoca storica (per un tentativo che riguarda la diffusione del “banco degli ebrei”, presente nel ‘400 anche a Vignola: vedi).

Sono quattro linee di indirizzo che potrebbero, a parere di chi scrive, caratterizzare il programma di lavoro della nuova realtà associativa Archivivi, se l’operazione “ripartenza” avrà successo. Insomma, la falsa partenza del 2015 dovrebbe renderci avvertiti (mi riferisco innanzitutto agli attuali associati): non basterà eleggere un eventuale nuovo consiglio direttivo ed un nuovo presidente. Sarebbe bene contestualmente dibattere ed approvare almeno le linee programmatiche di massima che il consiglio direttivo dovrà provare ad implementare nel corso del mandato. Queste, all’incirca, le cose che proverò a dire in occasione dell’assemblea del 2 marzo.

PS Inutile cercare informazioni sul web dell’associazione Archivivi, visto che non si trova quasi nulla. Solo il comunicato stampa del 28 gennaio 2015 del comune di Spilamberto (vedi; qui la versione pdf). E qui un articolo sulla Gazzetta di Modena del 10 gennaio 2015 (vedi), prima che l’associazione venisse formalmente costituita. Qui l’elenco dei soci fondatori (pdf). Qui invece un po’ di “ricerche” (realizzate per diletto) sulla storia locale: vedi.

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