Ancora sul nuovo museo al castello di Levizzano. Dilettanti allo sbaraglio?

Sembra che anche Castelvetro avrà presto il suo museo che non visita nessuno. Non che proprio gli mancasse, visto che già oggi Castelvetro è al top nell’Unione Terre di Castelli in tema di musei senza visitatori con il MUSA-Museo dell’Assurdo (o Assurdo di Museo? vedi) – qui gli ultimi dati sui visitatori (vedi; a proposito, ritengo scandalosa questa non volontà/incapacità di tenere aggiornati i dati “di performance” dei musei, ennesima dimostrazione dell’incapacità di “manutenere” le nuove realizzazioni – nel caso specifico una sezione web dedicata ai musei ). Guardo dunque perplesso l’entusiasmo con cui l’assessore Giorgia Mezzacqui e la responsabile dell’ufficio cultura Alessandra Anderlini lavorano al progetto per un nuovo museo presso il castello di Levizzano di volta in volta definito “museo legato alle tradizioni castelvetresi, lambrusco in primis”, “museo etnologico”, “museo etnografico”, “ecomuseo”. Come se questo territorio (incluso Castelvetro) non avesse memoria dei tanti progetti di cui in passato si decantarono le magnifiche e progressive sorti, poi abortiti (eppure proprio il MUSA dovrebbe essere un monito sufficiente). Perché come ho già cercato di argomentare non sono le idee “brillanti” (sic) che mancano, quanto piuttosto una concezione realistica della “sostenibilità” di tali iniziative culturali (proprio con riferimento al nuovo museo di Levizzano: vedi). La domanda vera, per intenderci, è: in quali condizioni si ritroverà un tale museo a cinque anni dall’apertura? Un progetto serio dovrebbe partire da qui.

H_Carlino 17feb2016

Il Resto del Carlino, 17 febbraio 2016, pag. 24.

[1] E’ come se la politica locale non avesse memoria non delle cose progettate o realizzate nel secolo scorso, ma nella legislatura precedente. Sentire oggi parlare di un museo “etnografico” (però dedicato al Lambrusco Grasparossa) al castello di Levizzano fa questa impressione in chi, come me, segue oramai la politica locale da vent’anni. Ho già argomentato il perché una siffatta idea – un museo nel castello di Levizzano – mi sembra balzana (vedi). Se davvero si è in grado di fare qualcosa di attrattivo questo andrebbe collocato in centro a Castelvetro (che già oggi ha un’offerta culturale debole), non “fuori dal mondo” a Levizzano. Il castello di Levizzano dovrebbe invece essere usato per eventi (come con il PoesiaFestival) o come luogo culturale per iniziative che non necessitano di grandi numeri di utenti/visitatori (un’idea potrebbe essere la formula della “residenza d’artista” legata al PoesiaFestival o una “casa della poesia” o altre cose simili). Il tutto, poi, dovrebbe essere collocato in una programmazione di territorio (la scala comunale è decisamente inadeguata per questi progetti). Invece no. Ancora oggi tocca assistere a scene da “dilettanti allo sbaraglio”. Con un’amministrazione incapace di ragionare sulla sostenibilità dei progetti nel medio e lungo termine. Perché indubbiamente 20, 30 o 40 mila euro per l’allestimento potranno anche essere trovati. Ma è sulla gestione e sulla capacità reale di “fare cultura” (che dovrebbe essere la mission di ogni museo) che un tale progetto dovrà misurarsi.

T_Castello Levizzano

Vista del castello di Levizzano

[2] E’ anche vero che ad oggi del progetto del museo nel castello di Levizzano sappiamo poco. Dunque potrebbe essere prematuro un giudizio (specie se severo come quello che qui formulo). Ma sembra anche che l’amministrazione comunale stessa non abbia bene le idee chiare. Il sindaco Fabio Franceschini aveva dapprima annunciato che al castello di Levizzano sarebbe stato trasferito il MUSA-Museo dell’Assurdo oggi negli spazi comunali presso la biblioteca, in centro a Castelvetro (così su Il Resto del Carlino del 16 maggio 2015: pdf). Un modo – pare fossero queste le intenzioni – per “rilanciarlo” (sic). Ma assieme alla nuova location del MUSA è stato annunciato anche un nuovo museo dai contorni ancora incerti (Il Resto del Carlino, 28 dicembre 2015: pdf): “museo legato alle tradizioni castelvetresi, lambrusco in primis”, “museo etnologico”, “museo etnografico”, “museo legato alla memoria”, “ecomuseo”. Su Il Resto del Carlino del 17 febbraio 2016 il progetto è presentato come definito nelle sue “linee principali”, “ma molti dettagli non sono ancora stati definiti” (pdf). Poi però già ci si preoccupa del “piano comunicativo” del nuovo museo (coinvolgendo in questo alcune classi del licelo linguistico di Vignola – Prima Pagina del 17 febbraio 2016: pdf). Sarebbe comunque importante rendere pubblico il prima possibile il “documento di progetto” del nuovo museo, visto che l’apertura è annunciata tra un anno, nella primavera del 2017.

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Prima Pagina, 17 febbraio 2016, pag. 19.

[3] Questo modo estemporaneo di gestire progetti complessi e rilevanti per il territorio è il segno della fragilità della politica locale. Nulla di nuovo sotto il sole, per la verità. E non è certo cosa che riguardi il solo comune di Castelvetro. E’ tutto un territorio – quello dell’Unione Terre di Castelli – che non ha ancora (?) imparato come si dovrebbe “fare politica” oggi (e con oggi intendo in tempi segnati dalla crisi economica, dalla restrizione dei bilanci comunali e dalla sfiducia dei cittadini). E’ come se i processi di apprendimento fossero continuamente azzerati al termine di ogni legislatura (ogni cinque anni). Una sorta di sindrome di smemoratezza (funziona solo la memoria a breve termine) e di incapacità di allargare l’orizzonte (il messaggio di fondo del progetto dell’Unione Terre di Castelli – l’unione fa la forza – non è più percepito come rilevante e credibile). Potrò sbagliarmi, ma questo è quello che vedo. Ed il progetto del nuovo museo nel castello di Levizzano mi sembra rientrare a pieno titolo in questa fenomenologia regressiva della politica locale. Come unico antidoto vedo trasparenza e condivisione – in effetti assai poco praticate.

  • Si abbia il coraggio di dichiarare gli obiettivi del progetto. E di dichiararli in modo misurabile. Partendo dal dato più banale, ma imprescindibile: quanti visitatori sono attesi? Qual è la soglia che si ritiene accettabile per considerare questo progetto un progetto di successo? Il sindaco Fabio Franceschini e l’assessore Giorgia Mezzacqui dovrebbero dimostrare questo coraggio.
  • Se il progetto è quello di “fare cultura” (e non solo di staccare biglietti o contare visitatori) non ci si può però fermare al solo numero di visitatori. Il progetto deve dunque essere in grado di rispondere alla domanda: come “fare cultura”? Come trasmettere conoscenza del territorio? Con quali modalità? A quali target, gruppi sociali?
  • Si abbia poi il coraggio di esplicitare le risorse economiche necessarie per la gestione ed il periodico rinnovo dell’allestimento e/o dei contenuti, altrimenti qualsiasi museo deperisce assai rapidamente – basta guardare proprio il MUSA di Castelvetro (vedi) o anche il Museo dell’Elefante a Savignano (vedi) (la lista potrebbe essere molto più lunga, ma di questi due mi sono specificamente occupato). Quale budget potrà annualmente mettere a disposizione il comune di Castelvetro per il nuovo museo? Quali giornate ed orari di apertura si prevedono (oggi il castello di Levizzano è aperto per 8 giorni festivi nel periodo da marzo a luglio 2016, dunque 8 giornate in 5 mesi! pdf).

Amministrare oggi (e con oggi intendo in tempi segnati dalla crisi economica, dalla restrizione dei bilanci comunali e dalla sfiducia dei cittadini) vorrebbe dire iniziare a dare risposta a questi quesiti, ovvero rendere pubblico ai cittadini il progetto ed i propri obiettivi. Immagino che l’amministrazione comunale di Castelvetro (sindaco, assessore, responsabile cultura in primis) non farà nulla di tutto questo. Spero che almeno le minoranze la incalzino. La politica locale ha bisogno di un salto di qualità. Altrimenti si riduce ad un nuovo giro (della durata di cinque anni) di dilettanti allo sbaraglio. I cittadini non se lo meritano.

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