Intorno a noi le fusioni di comuni vanno avanti. E non riguardano solo piccoli comuni

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A Spilamberto la raccolta di firme contro la “fusione” è già partita prima ancora che potesse iniziare la discussione. Anzi, ancora prima della fine dello studio di fattibilità. E’ evidente che l’intento del clan Bonezzi & soci è altro – l’importante è essere contro l’amministrazione Costantini (vedi). Tutt’intorno però il mondo va avanti. Fusioni incluse. Il prossimo 6 marzo si terrà un referendum sulla fusione di due comuni in provincia di Piacenza. Nel momento in cui scrivo altre 6 fusioni sono in itinere in questa regione (vedi). Ed un certo dinamismo si riscontra anche nel resto del paese. 25 nuovi comuni sono sorti l’1 gennaio 2016 da percorsi di fusione (vedi). Erano stati 7 all’inizio del 2015 (vedi); 24 all’inizio del 2014 (vedi). Un’impennata rispetto alla stagnazione degli anni precedenti. Insomma, dal 2014 qualcosa si è mosso. Segno che amministratori e cittadini, in molte realtà, si sono convinti dei vantaggi di una tale operazione. In larga maggioranza riguardano comuni di piccole dimensioni, ma non solo. Tra i nuovi comuni in via di costituzione c’è anche “Nuova Pescara”, nato dalla fusione del comune di Pescara con due comuni più piccoli, per complessivi 190mila abitanti circa (vedi). Tutto questo per ribadire – ancora una volta – che è saggio cercare di capire quali sono i pro ed i contro della fusione anche per i comuni dell’Unione Terre di Castelli. Solamente questo. E non pare poco visti i figuri che sono in giro (a raccogliere firme).

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Raccolta firme contro la “fusione” in occasione del mercato di Spilamberto (foto del 27 gennaio 2016)

[1] Per chi ha a mente gli argomenti usati contro qualsiasi ipotesi di fusione di comuni dal clan Bonezzi & soci (con anche vere e proprie mistificazioni: vedi) il fatto che ci siano nella realtà comuni che si fondono dovrebbe risultare una sorta di miracolo. O di estremo atto di scelleratezza. Tutti cretini o traditori della patria! Ovviamente non abbiamo una conoscenza delle motivazioni che hanno guidato amministratori e cittadini in queste diverse realtà. Ma il dato di fatto della fusione di comuni è comunque di per sé significativo. Significa infatti che amministratori e cittadini hanno preferito “sacrificare” il vecchio comune pur di aderire ad un progetto di aggregazione, di fusione, da cui si aspettano benefici in termini di maggiore capacità dell’ente e di migliori servizi. Significa dunque che “si può fare” – anche si trattasse di sacrificare l’identità comunale. Ovviamente molti di questi comuni sono di piccole dimensioni. E’ soprattutto a loro che il legislatore ha pensato predisponendo incentivi alla fusione, sapendo che le piccole dimensioni degli enti locali sono un handicap insostenibile (specie in un paese segnato da anni di crisi economica e senza la prospettiva di un pronto recupero: vedi). Tuttavia tra i comuni che hanno imboccato la via della fusione non ci sono solo quelli con meno di 1.000 o 5.000 abitanti. In un certo numero di casi vi si trovano anche comuni di maggiori dimensioni. Questo ovviamente non è un argomento decisivo pro-fusione. E’ invece un argomento decisivo contro chi non vorrebbe neppure analizzare il problema (vedi).

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Propaganda “contro”. Ma intellettualmente disonesta

[2] Tra i nuovi comuni nati all’inizio del 2014 dalla fusione di comuni ve ne sono alcuni di non piccole dimensioni. Quello di maggiori dimensioni è il comune di Valsamoggia (poco meno di 30mila abitanti) – di cui abbiamo seguito passo passo l’iter tribolato verso la fusione (vedi). E che ancora oggi manifesta contraccolpi preoccupanti di un progetto gestito male (vedi). Ma sempre nel 2014 è nato il comune di Figline e Incisa Valdarno (più di 23mila abitanti), dalla fusione di Figline (16.800 abitanti) e Incisa in Val d’Arno (6.300 abitanti), in provincia di Firenze. Più eclatante è il caso del neonato comune di Nuova Pescara (più di 190mila abitanti) in via di formazione dalla fusione di 3 comuni: Pescara (117mila abitanti), Montesilvano (50mila abitanti), Spoltore (18mila abitanti) (vedi). Insomma, è vero che nella maggior parte dei casi si tratta di comuni di piccole dimensioni, ma tra i nuovi comuni nati da fusione ve ne sono anche alcuni di dimensioni medie o medio-grandi. Cosa che dovrebbe suggerire semplicemente di procedere con cautela nello scartare l’ipotesi della fusione dicendo – sapendo di mentire – che la fusione è, eventualmente, roba per piccoli comuni (vedi). La realtà è evidentemente più complessa rispetto a tali schematismi. La vita di un comune è articolata in più dimensioni: erogazione di servizi; committenza e controllo degli erogatori esterni (es. Azienda USL o Hera); formazione democratica della volontà tramite i rappresentanti eletti; ecc. Gli effetti della crescita dimensionale deve essere valutata per ciascuna di queste dimensioni e non è affatto detto che ci siano vantaggi per tutte. Ma è anche vero che possono essere attuati interventi correttivi (l’ingegneria istituzionale può essere utilizzata non solo per aggregare enti locali, ma anche per innovare i loro dispositivi della trasparenza, della rendicontazione, della partecipazione). Insomma, è per organizzare valutazioni di questo genere che servirebbe uno studio di fattibilità fatto bene. Questo dovrebbe essere oggi l’obiettivo di amministratori e cittadini dell’Unione, senza distinzione tra entusiasti della fusione, scettici o contrari.

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Prima Pagina, 16 gennaio 2016

[3] Per il prossimo 6 marzo è indetto il referendum consultivo sulla fusione di due comuni in provincia di Piacenza: Borgonovo e Ziano (vedi). Assieme darebbero vita ad un comune da più di 10mila abitanti. Un ulteriore caso da seguire con attenzione. Così come sarà interessante seguire il caso di Mondaino, Saludecio e Montegridolfo in provincia di Rimini. Il progetto di legge sulla fusione di questi tre comuni è stato da poco approvato dalla Giunta Regionale (su richiesta dei consigli comunali dei tre comuni), cosa che apre il capitolo del referendum consultivo. L’approvazione del progetto porterebbe alla nascita di un nuovo comune di 5.600 abitanti. Si registrano però anche progetti che non riguardano solo comuni di piccole dimensioni. Tra i comuni che hanno avviato l’iter per la fusione, sempre in Emilia-Romagna, vi sono i comuni di Gattatico (poco meno di 6.000 abitanti), Campegine (5mila abitanti) e S.Ilario d’Enza (più di 11mila abitanti), in provincia di Reggio Emilia (vedi). Se il percorso della fusione giungerà al termine il nuovo comune avrà oltre 22mila abitanti. Hanno invece solo avviato la “discussione” sulla fusione i comuni di Bertinoro (più di 11mila abitanti) e Forlimpopoli (più di 13mila abitanti). Fusi assieme farebbero un comune di oltre 24mila abitanti. Discussione avviata anche in un’Unione di comuni non troppo dissimile dall’Unione Terre di Castelli. Si tratta dell’Unione Reno Galliera, in provincia di Bologna (i comuni di Argelato, Bentivoglio, Castelmaggiore, Castello d’Argile, Galliera, Pieve di Cento, San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale: tutti assieme fanno quasi 72mila abitanti) – lo studio di fattibilità è disponibile qui (vedi). E’ stato completato a luglio 2012 e da allora il progetto è fermo – a dimostrazione del fatto che fare lo studio di fattibilità non significa necessariamente giungere alla fusione (un’altra delle “bufale” spacciate da Omer-Omero: vedi).

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Gazzetta di Modena, 16 gennaio 2016

[4] Il tema è troppo importante perché la piazza possa essere lasciata al clan Bonezzi & soci. Ovviamente il messaggio “attenti! Vi stanno scippando il comune”, nella sua semplicità, ha più presa di qualsiasi ragionamento articolato (che è invece quanto si deve fare, visto che non esiste risposta semplice a quesito complesso – ed è certamente complesso il quesito “quali sono i pro ed i contro dei diversi scenari? Fusione di comuni o manutenzione straordinaria dell’Unione?”). Ma le istituzioni non hanno armi risolutive contro lo “spaccio delle bufale” (vedi). Possono però fare al meglio il loro mestiere: fare con serietà lo studio di fattibilità; non nascondere le criticità che questa prolungata crisi economica sta scaricando sui bilanci comunali e sulle comunità locali (vedi); impostare a loro volta una campagna di comunicazione per sollecitare a tenere aperti gli scenari oggi sottoposti ad indagine. Nulla di risolutivo, indubbiamente. Ma non è neppure poco. Un maggiore impegno è dunque auspicabile.

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3 Responses to Intorno a noi le fusioni di comuni vanno avanti. E non riguardano solo piccoli comuni

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Tre comuni dell’imolese procedono verso la fusione. La giunta regionale ha approvato il progetto di legge per la fusione dei Comuni di Fontanelice, Borgo Tossignano e Casalfiumanese (provincia di Bologna, distretto di Imola). Ora si va al referendum: la parola ai cittadini.

    Qui l’articolo dal sito web de la Repubblica – Bologna del 16 febbraio 2016:
    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/02/16/news/imolese-133530188/

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Due nuovi progetti di fusione vanno avanti. La Giunta Regionale approva il progetto di legge per la fusione di 2 comuni in provincia di Ferrara (Mirabello e Sant’Agostino – per complessivi 10.249 abitanti) e di 3 comuni in provincia di Piacenza (Bettola, Farini e Ferriere – per complessivi 5.553 abitanti). Prossimi passaggi approvazione in Assemblea Legislativa e “parola ai cittadini” tramite il referendum consultivo:
    http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/2016/febbraio/riordino-via-libera-alla-fusione-di-cinque-comuni-a-ferrara-e-piacenza

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Il 6 marzo si è tenuto il referendum “consultivo” per la fusione tra due comuni della provincia di Piacenza: Borgonovo Val Tidone e Ziano Piacentino. Nel complesso hanno vinto i sì (56,51%: 1.644 sì contro i 1.265 No), tuttavia la prevalenza dei “no” in uno dei due comuni (a Ziano Piacentino i voti contrari alla fusione sono stati la maggioranza: 62,71%) ha di fatto bloccato il progetto di fusione, come prontamente riconosciuto dall’assessore regionale Emma Petitti: “A decidere sono sempre i cittadini. Quindi non è possibile una fusione tra due Comuni dove in uno di essi prevalga nettamente il no. Nonostante, in valore assoluto, i sì siano stati in totale molti di più.” E poi: “Il referendum è un’opportunità: sta ai territori decidere se coglierla o respingerla – aggiunge Petitti -. Da parte della Regione anche questa volta ci sarà, come sempre, il massimo rispetto per la volontà popolare”.

    Qui l’informazione completa:
    http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/attualita/fusione-comuni-i-risultati-del-referendum-nel-piacentino

    La vicenda del progetto di fusione di Borgonovo Val Tidone e Ziano Piacentino consente di chiarire in modo inequivocabile un punto. La legge regionale definisce come solo “consultivo” il referendum popolare. Però dopo il primo caso della Valsamoggia (dove le cose andarono diversamente) la Regione ha maturato la decisione “politica” di consegnare di fatto ai cittadini la “sovranità” sul progetto. Solo dove c’é consenso in TUTTI i comuni coinvolti il progetto avanza. Ed è quanto su questo blog abbiamo sempre raccontato:
    https://amarevignola.wordpress.com/2013/03/29/fusione-dei-comuni-in-emilia-romagna-positivi-segnali-di-cambiamento/

    Viene così smontato in modo inequivocabile e definitivamente l’ennesima bufala spacciata da Omer Bonezzi & soci, ovvero che a decidere è la Regione Emilia-Romagna, anche contro la “volontà popolare”. Possiamo dunque dire: una bufala in meno!
    https://amarevignola.wordpress.com/2015/12/26/le-bufale-di-omero-e-la-fusione-dei-comuni/

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