Cosa succede in Valsamoggia? Le minoranze si dimettono dai consigli di municipio

Quello che sta succedendo nel nuovo comune unico di Valsamoggia è eclatante e merita la dovuta attenzione. I consiglieri di minoranza che siedono nei Consigli di Municipio si sono dimessi (17 su 18; rimane un solo consigliere di minoranza nel Consiglio di Municipio a Savigno). E plausibilmente non saranno surrogati dai primi dei non eletti, visto che anch’essi rinunceranno alla carica. Insomma dopo neppure due anni del nuovo comune di Valsamoggia (vedi) i nodi di un’architettura istituzionale mal congegnata vengono al pettine. Di fronte a questo gesto eclatante il sindaco Daniele Ruscigno, PD, accusa l’opposizione di insensibilità istituzionale e di volontà di “alzare i toni”. Si tratta però di una lettura partigiana. Se non nasconde malafede, nasconde l’incapacità di riconoscere gli errori grossolani di progettazione dell’assetto istituzionale della rappresentanza nel nuovo comune. Vediamo perché.

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Il Resto del Carlino – Bologna, 10 gennaio 2016, p.15.

[1] Il comune di Valsamoggia nasce l’1 gennaio 2014 dalla fusione di 5 comuni (Crespellano, Bazzano, Monteveglio, Savigno, Castello di Serravalle) dopo un iter tribolato e contestato (vedi). L’architettura istituzionale della rappresentanza progettata dalla maggioranza PD per il nuovo comune è quanto di più barocco si potesse immaginare, essendo articolata su numerosi livelli (tutti puramente consultivi ad eccezione del consiglio comunale): consiglio comunale, consiglio di municipio (uno per ciascuno dei 5 originari comuni, con 10 componenti per ciascuno), consiglio di frazione (preesistenti) (qui lo Statuto del Comune di Valsamoggia: pdf). Inoltre tra consiglio comunale e consiglio di municipio si pone un ulteriore organismo intermedio, la Conferenza delle municipalità (organo che mette assieme rappresentanti dei cinque consigli di Municipio) – mai riunitosi. Troppi organismi, nessun potere effettivo – si potrebbe sintetizzare. I Consigli di Municipalità, infatti, hanno una funzione puramente consultiva. Chiunque abbia un minimo di consapevolezza circa le “tribolazioni” della democrazia locale sa bene che è altissimo il rischio di non funzionamento di un tale apparato. Già i consigli comunali risultano incapaci di svolgere le funzioni che la legge assegna loro (funzioni di indirizzo e controllo). Figurarsi degli organi sottostanti puramente consultivi! Quello che era stato previsto come elemento di criticità, si è confermato tale (vedi).

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Il Resto del Carlino – Bologna, 10 gennaio 2016, p.15.

[2] In più con un’aggravante. La formazione dei Consigli di Municipio avviene tramite elezioni, ovvero voto popolare. Con conseguente politicizzazione. Ma soprattutto con un effetto di legittimazione forte (l’elezione popolare) a cui non corrisponde un ruolo, quello di consigliere del municipio, con poteri effettivi. Insomma, questa barocca architettura istituzionale è un perfetto dispositivo di produzione di frustrazioni. Oppure di gesti eclatanti come le dimissioni delle minoranze. Che in effetti argomentano così il proprio “abbandono”: “Restare nei municipi così come sono interpretati da questa maggioranza [PD] non serve a nessuno. Sono disertati dai cittadini e ignorati dal sindaco e dalla giunta che non ha preso in considerazione nessuna delle proposte votate da tutto il consiglio, e non solo dalla minoranza. Abbiamo chiesto in ottobre di istituire una commissione per rivedere e migliorare attraverso il confronto il funzionamento. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Meglio usare le energie per stare in mezzo alla gente” – così il consigliere comunale Simone Rimondi, lista civica Civicamente Samoggia (Il Resto del Carlino – Bologna, 12 gennaio 2016, p.22: pdf). Qui il comunicato sul blog di Civicamente Samoggia (vedi).

CarlinoBO 12gen2016

Il Resto del Carlino – Bologna, 12 gennaio 2016, p.22.

[3] Sarebbe dunque un grave errore interpretare questo episodio in Valsamoggia come se fosse solo il frutto di un conflitto politico esasperato. Può essere che la vicenda della “fusione” e le recenti elezioni comunali, dove il candidato sindaco del PD Daniele Ruscigno ha ottenuto il 58,4% al primo turno (vedi), abbiano lasciato un alto tasso di conflittualità tra maggioranza PD e minoranze (civiche, M5S, centrodestra). Ma è altrettanto vero che questo conflitto politico si innesta su una situazione di fragilità dell’architettura istituzionale, frutto di una progettazione strampalata (vedi). Avendo seguito l’iter di formazione del nuovo comune ho guardato con perplessità e scetticismo alle scelte allora compiute dalla maggioranza PD – un’architettura istituzionale “barocca” (vedi). Ugualmente strampalata fu la scelta di non avvalersi dell’expertise di chi curò lo “studio di fattibilità” (la SPISA di Bologna) per affrontare quello che si sapeva essere un nodo critico: l’architettura della rappresentanza. Già allora vi erano buoni argomenti per cercare di introdurre innovazioni più significative, ma questa strada non è stata perseguita – probabilmente la si è ritenuta (politicamente) troppo rischiosa. Ci si è dunque affidati a soluzioni più rassicuranti per chi amministrava (la riproduzione di organi di rappresentanza territoriale su scala sempre minore, ma svuotati di potere). Ed in effetti la maggioranza uscita dalle urne ha avuto buon gioco, oltre a conquistare l’amministrazione comunale, a divenire maggioranza in tutti i Consigli di Municipio (e conseguentemente ad avere i propri uomini nelle cariche formalmente più importanti, quelle di Presidente di Consiglio di Municipio), ma il nuovo “dispositivo” si è presto consumato, rivelando in modo chiaro la sua completa irrilevanza nei processi di formazione degli orientamenti decisionali (comunali). Dopo un anno e mezzo di “produzione di frustrazioni” è del tutto comprensibile che i consiglieri di opposizione decidano di investire più produttivamente il proprio tempo: “Donne e uomini che credono nella partecipazione, quella vera, dedicheranno il loro tempo ad ascoltare le esigenze e le proposte di tufi i cittadini: in piazza, nelle assemblee pubbliche, al negozio sotto casa … Usciamo dai Municipi. Entriamo in un rapporto diretto con le comunità per costruire insieme proposte di governo del nostro territorio” (vedi).

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Il Resto del Carlino – Bologna, 14 gennaio 2016, p.22.

[4] Difficile immaginare una soluzione produttiva di questa “crisi” istituzionale. L’amministrazione comunale potrà (forse) continuare ad operare, ma avendo perso una parte non trascurabile dell’architettura di cui si è dotata. Ad una responsabilità evidente in termini di “cattiva progettazione” il PD locale ha aggiunto anche quella di una “cattiva gestione” – difficile pensare di poter fare peggio! Sarà comunque interessante vedere come andrà ad evolvere la faccenda. Per questo (e per la “posta in gioco” che è anche quella dell’ideazione di un’adeguata architettura istituzionale) essa merita di essere seguita con attenzione. E’ quanto continueremo a fare.

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Giuseppe Graziosi, La bagnante (detta comunemente “La Giuditta”), 1916. E’ collocata nella piazza di Bazzano (foto del 20 giugno 2015).

[5] Troppa complessità, nessun potere – c’è un ulteriore aspetto da considerare oltre a questo. La nuova architettura dà risposta in modo parossistico alla sola esigenza della “rappresentanza territoriale” (gli organi della rappresentanza sono infatti radicati nei “municipi”, ovvero nei vecchi comuni). Una esigenza comprensibile guardando al passato. Ma “fuori squadra” rispetto al futuro. Organi siffatti di “rappresentanza territoriale” sono spinti a preoccuparsi dei “municipi”, ovvero della dotazione di servizi e dei progetti impattanti sui “vecchi comuni”. Insomma, guardano al passato (e lo fanno senza avere potere per incidere effettivamente sui processi decisionali del “nuovo” comune). In realtà sarebbe bene superare questa priorità della “rappresentanza territoriale”. Anche per agevolare l’attenzione delle cinque comunità originarie verso il nuovo comune e le sue performances sarebbe opportuno organizzare nuovi livelli di partecipazione su base tematica (assemblee, consulte, ecc. specializzate nei diversi settori: welfare locale, cultura, ambiente, pianificazione territoriale, ecc.), spezzando la presa del passato sul futuro del nuovo comune. E facendolo mediante innovazioni significative delle opportunità di partecipazione e di influenza dei cittadini ai processi decisionali dell’ente. Questa sarebbe stata la sfida da affrontare! Questa rimane ancora oggi – dopo la falsa partenza dei Consigli di Municipio (organi della “rappresentanza territoriale”) – la sfida vera. Intuibile già qualche anno fa (vedi). C’è “vita intelligente” al governo della Valsamoggia?

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6 Responses to Cosa succede in Valsamoggia? Le minoranze si dimettono dai consigli di municipio

  1. Antonio Capelli ha detto:

    Forzature, arroganza, supponenza, approssimazione, dilettantismo, superficialità e tanto tanto super-io. Il tempo è questo.
    L’analisi, come sempre sai fare, è perfetta, ma la democrazia ha dei forti limiti nel tempo del pensiero unico.
    Sulla fusione la politica oggi è allo stesso punto di non ritorno della riforma Costituzionale e sul fallimento dell’Europa.
    Vorrei aver sbagliato…Dio come vorrei

  2. maurizio Mazzoli ha detto:

    Analisi ottima, sintetizzando il mio pensiero prendo come spunto una citazione di C.DG
    “La politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici.”

    …ed in Valsamoggia ci sono loro , che lo sono di professione.

  3. sagittarius1959 ha detto:

    Ottima analisi e riflessione sul “terremoto istituzionale” di Valsamoggia.
    Aggiungo un’ulteriore pezzo del puzzle…che è la cartina tornasole del fallimento annunciato di questa Istituzione “farlocca”: da qualche settimana il Sindaco “torna” ad ascoltare i cittadini municipio per municipio (nei giorni di mercato) ….quasi come in un “confessionale istituzionale” e non in pubblici incontri. Questo, unitamente alla totale mancanza di partecipazione di cittadini ai consessi di Municipio, è un chiaro segnale che anche i cittadini hanno delegittimato queste Istituzioni!!!!
    QUI il link al Sito Istituzionale: http://www.comune.valsamoggia.bo.it/index.php/31-notizie-prima-pagina/ultime-notizie/1413-ricevimento-sindaco

  4. Simone Rimondi ha detto:

    Grazie Andrea, la solita lucida analisi.
    Che tristezza però la Valsamoggia..
    Un abbraccio

  5. Marco aleotti ha detto:

    Analisi ben fatta, grazie Andrea.
    Al termine dell’articolo riporti l’elemento secondo me più importante, ovvero l’avere cercato da parte del PD di “risolvere” le questioni di rappresentanza e partecipazione esclusivamente su base territoriale. Usare uno strumento stravecchio per un comune neonato e con caratteristiche uniche è stato un errore grossolano di cui parleremo noi e i libri di sociologia nei prossimi vent’anni.

  6. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ulteriore fase di “degrado” delle istituzioni democratiche nel Comune di Valsamoggia. I consiglieri comunali di opposizione si autosospendono, lamentando un comportamento di rigida chiusura da parte della maggioranza PD (con anche episodi irrispettosi delle istituzioni). Non parteciperanno ai lavori del consiglio e delle commissioni consiliari. Organizzeranno invece momenti assembleari alternativi in cui coinvolgere i cittadini (che assai di rado frequentano le sedute consiliari). Qui un passaggio dell’articolo pubblicato su Il circolo de Il Manifesto di Bologna:

    “Civicamente Samoggia, il Movimento 5 Stelle e Forza Italia hanno sempre garantito costantemente e con preparazione l’apertura al confronto, al dibattito, alle richieste e alle proposte. Ma siamo di fronte a una evidente mancanza di rappresentanza in questo Consiglio comunale. Gli spazi per la Politica sono stati chiusi all’esterno: la maggioranza si sottrae costantemente al dibattito politico. Ora basta.
    Durante le prossime settimane Civicamente Samoggia, il Movimento 5 Stelle e Forza Italia adotteranno un silenzio istituzionale, non partecipando alle riunioni istituzionali quali i Consigli comunali e le commissioni consiliari, per un certo periodo. In alternativa le stesse Forze politiche indiranno assemblee in cui inviteranno la popolazione per discutere alcuni argomenti trattati dalla maggioranza nei consigli comunali, ma, soprattutto, per affrontare temi importanti per i cittadini, riguardanti il nostro territorio, la nostra salute, e la sicurezza nei luoghi in cui viviamo.
    L’obiettivo di queste scelta è denunciare e dimostrare con forza il disagio e la contrarietà che viviamo per l’impossibilità di fare politica nelle istituzioni e nella città, la mancanza del confronto, del dialogo, dell’elaborazione e della ricerca come condizione imprescindibile di ogni democrazia che sia realmente rappresentativa.
    Le opposizioni di Valsamoggia fanno appello a tutte le forze politiche, a tutti i movimenti di sinistra, di centro, di destra, civici o altro, perché si individui uno spazio, un luogo per fronteggiare questo affronto democratico, per rianimare la politica accettando il dialogo, il confronto e il dibattito. Abbiamo tutti la responsabilità di non permettere che la politica sia delegittimata in questo modo.
    Civicamente Samoggia, Movimento 5 Stelle, Forza Italia”

    Qui il resoconto completo:
    http://www.ilmanifestobologna.it/wp/2017/05/valsamoggia-ora-basta-la-misura-e-davvero-colma/

    Qui l’attestato di solidarietà di Coalizione Civica Bologna:
    https://www.facebook.com/notes/coalizione-civica-bologna/comunicato-di-solidariet%C3%A0-a-civicamente-samoggia/1876617082579242/

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