Sergio Smerieri Fotografie. A Vignola in via Muratori 2

E_bott 12dic2015 075Inaugura oggi, 20 dicembre ore 18, in via Muratori 2, nel cuore della Vignola antica. Inaugura con un … brindisino inaugurale. Si tratta dell’accoppiata “Made in Emilia Travel“ (by Betti Gilioli) e “Sergio Smerieri Fotografie” (by … Sergio Smerieri). Auguro loro buona fortuna. Per Vignola l’evento ha la sua importanza – un’altra tappa del difficile percorso di ripopolamento del centro storico. Con un’offerta nient’affatto banale. Apprezzabile soprattutto per gli intenditori. Comunque, Sergio Smerieri è per me un carissimo amico. Un incontro inaspettato nell’età matura. E poiché è un carissimo amico – oltre ad essere il miglior fotografo di Vignola (e nel momento in cui lo scrivo mi rendo conto che non è poi un così gran complimento … visto che Vignola non ha menzioni speciali nell’atlante della fotografia) – mi piace scrivere un veloce commento su questo evento. E cogliere l’occasione per pubblicare un paio di foto scattate in questi anni nei suoi paraggi (una selezione delle sue foto, invece, la trovate qui: vedi).

Sergio Smerieri (foto del 15 febbraio 2014)

Sergio Smerieri (foto del 15 febbraio 2014)

[1] Sono abituato ad esplorare un libro partendo dalla bibliografia. Alla ricerca di quali sono gli autori di riferimento dell’autore. Insomma, a quale famiglia di pensiero appartiene (e per converso da quali altre si distingue). Pur con le mie limitate conoscenze di fotografia penso di poter dire che se l’opera fotografica di Sergio Smerieri fosse racchiusa in un unico libro l’autore più citato sarebbe Luigi Ghirri (vedi). E’ quella la sua “famiglia”, il suo modo fotografico di guardare la realtà. Ma si potrebbe dire che è anche quello il “sentimento” con cui il fotografo guarda: alla ricerca di quell’inquadratura in grado di evocare un mondo, più che di riprodurlo. In cui cioè il dettaglio richiama alla mente e rivela l’intero. Ciò che mi colpisce di questa filosofia (fotografica) è lo sguardo nient’affatto enfatico sulla realtà dei paesaggi umani. E’ la quotidianità, ovvero ciò a cui di solito meno si presta attenzione, messa al centro della scena.

Si cambia! (foto del 5 dicembre 2015)

Si cambia! (foto del 5 dicembre 2015)

Una quotidianità “umana”, ma in genere senza gli uomini, senza riprodurre le immagini delle persone (che scarseggiano nell’opera di Ghirri). Paesaggi umani senza gli esseri umani, ma con i segni della loro presenza. Le immagini (evocative) degli oggetti prodotti dagli uomini e dei paesaggi modificati o costruiti dagli uomini. Le persone raramente sono fotografate, ma sono più spesso ap-presentate – secondo il linguaggio della fenomenologia. Sono gli oggetti ed il paesaggio da loro costruito ed abitato che parlano per loro. Parlano … propriamente, nel senso che i dettagli sono rivelatori delle caratteristiche essenziali del soggetto (es. della sua classe sociale). Se questo è ciò a cui guarda il fotografo e che rappresenta nei suoi scatti fotografici allora praticamente ogni dettaglio può prestarsi all’uso, a condizione che sia in grado di evocare e “rappresentare” (nel senso di stare per).

Al lavoro (foto dell'1 gennaio 2012)

Al lavoro (foto dell’1 gennaio 2012)

[2] L’altro aspetto stimolante, questo ancora più importante nell’opera fotografica di Smerieri, è il modo in cui il fotografo si rapporta ad una realtà collocata nel tempo che scorre (e rappresentata in questa condizione di fugacità). Nessuna costruzione del set fotografico e del soggetto. Nessun aggiustamento della realtà per renderla più enfatica (men che meno per renderla più … vendibile). L’abilità dello sguardo fotografico è piuttosto nel “cogliere l’attimo” e fissare sulla pellicola un momento assolutamente improbabile, ma per questo assolutamente evocativo. L’inquadratura attraverso il parabrezza dell’auto in corsa dell’immagine di un bacio mediaticamente famoso tanto da essere diventato la parete di un motocarro che fugge.

Uno scatto rubato ... in bottega (foto del 12 gennaio 2013)

Uno scatto rubato … in bottega (foto del 12 gennaio 2013)

Il pesce buttato sul foglio di giornale su cui campeggia il titolo di un articolo di Osvaldo Soriano – “Era il migliore” – scritto per i mondiali di calcio appena conclusi. L’arrivo della sposa rappresentato dalla scarpa bianca che si appoggia a terra, intravvista al di sotto della portiera aperta dell’auto. E così via. Questi sono i motivi del fascino che esercita questa fotografia. Ammiro Sergio per la capacità di praticarla. E gli sono riconoscente per avermela fatta conoscere ed apprezzare. Dunque … brindisino inaugurale.

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3 Responses to Sergio Smerieri Fotografie. A Vignola in via Muratori 2

  1. sergio smerieri ha detto:

    Beh…non posso esimermi dal ringraziarti per le belle parole e gli accostamenti fin troppo lusinghieri. Cosa posso dire? E’ un ultimo tentativo di esistenza in un panorama saturo e allo stesso tempo immaturo. Non una sfida, quella è già persa in partenza, ma un ultimo sforzo prima di allargare le braccia e deporre le…macchine.

  2. Maurizio TED ha detto:

    C’è bisogno dell’arte rappresentata da una bella fotografia.

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Due passaggi di una recentissima intervista di Sergio Smerieri sul “fotografo di matrimoni” hanno qualcosa a che fare con questo post. Vale dunque la pena metterli in coda.

    “Quali sono i momenti fotografici più salienti di un reportage di matrimoni?

    Oggi al matrimonio vengono scattate almeno 2000 foto da parenti, amici e appassionati, inutile quindi che tutti facciano le stesse foto a un metro di distanza. Il fotografo, quello ufficiale, deve essere in grado di offrire qualche spunto in più o almeno qualche situazione in più.
    I preparativi sono i miei preferiti: quelle piccole imprecisioni, quei momenti un po’ scanzonati, quei gesti inusuali da catturare sono bellissimi e unici. Altro aspetto fondamentale è che durante il rito il fotografo è l’unico che è di fronte agli sposi, ha quindi un punto di vista esclusivo. Poi bisogna saper “cacciare” le situazioni durante il pranzo, per cogliere di sorpresa gli ospiti. Diciamo pure che non amo le foto in posa o in esterno, quelle non le sento mie.

    Cos’è lo stile “candid camera” nella fotografia? Quali vantaggi offre in un reportage di matrimonio?

    E’ una parola che uso per far capire agli sposi che fotografo spesso di nascosto e nel momento più inatteso, così lo sintetizzo con il nome della fortunata serie televisiva Candid Camera di Nanni Loy.
    Il metodo reportage è uno stile che piace, perché quando rivedi le foto ti rivedi in situazioni inattese o che avevi rimosso. Poi mi piace molto fare la foto con tutti gli invitati: il “gruppone” è sempre valido.”

    Qui il testo completo dell’intervista:
    https://www.prontopro.it/blog/la-candid-camera-nella-fotografia-di-matrimonio/

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