Il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale di Luigi Bondioli

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Il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, opera dello scultore vignolese Luigi Bondioli, inaugurato nel 1923 ed attualmente collocato nel giardino del municipio, è il frutto di quella “politica della memoria” promossa negli anni del dopoguerra anche con intento di parte. La vicenda del monumento, se adeguatamente interrogata, ci dice cose importanti sulla comunità vignolese di allora. Essa testimonia anche la partecipazione di Vignola ad un movimento su scala più ampia, nazionale, in cui la retorica della memoria della Prima Guerra Mondiale e dei suoi caduti produce una “nazionalizzazione delle masse” ed è usata per la promozione di un nuovo sentimento nazionale che porterà, abilmente usato, al fascismo. Anche per questo meriterebbe una adeguata ricostruzione.

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Il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale di Luigi Bondioli (foto del 2 aprile 2010)

[1] Non si comprendono le vicende nazionali e locali di quell’epoca senza fare riferimento alle divisioni profonde del paese derivanti sia dal percorso dell’unificazione e dalla vicenda della conquista di Roma, sia dalla questione sociale esplosa a fine XIX secolo. Le divisioni segnano le celebrazioni del cinquantenario dell’unità nazionale nel 1911 (vedi). Si ripresentano al momento della decisione dell’entrata in guerra, con una nuova “strutturazione” (da leggere Mario Isnenghi, Convertirsi alla guerra. Liquidazioni, mobilitazioni e abiure nell’Italia tra il 1914 e il 1918, Donzelli, Roma, 2015: vedi). Si rinnovano all’uscita dalla guerra. La guerra stessa e l’esperienza che gli italiani ne fecero (chi al fronte, chi a casa – sulla vita al fronte si vedano le belle fotografie del fondo Mario Borsari: vedi) offriva nuovi elementi per la lotta politica tra le parti, offriva anzi “risorse simboliche” per l’affermazione di nuovi soggetti in aggiunta ai tradizionali “partiti” (liberali, cattolici, socialisti). In questa dinamica si inserisce la vicenda dei “monumenti ai caduti” che anche a Vignola ha un episodio importante, con la realizzazione di un monumento in bronzo affidato allo scultore Luigi Bondioli ed inaugurato nel 1923.

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Il “lato B” del monumento, visto dal primo piano del Municipio (foto del 15 novembre 2014)

[2] Già durante la guerra era iniziata la “lotta” sulla memoria dei caduti. Il proliferare di vie dedicate a Cesare Battisti (socialista irredentista giustiziato a Trento il 12 luglio 2016) subito dopo la morte ne è un esempio (nel modenese il primato spetta a Sassuolo, dove una via gli è dedicata già nell’agosto 1916). A Mario Pellegrini (capitano nato a Vignola il 7 dicembre 1880), assaltatore del porto di Pola il 13 maggio 1918, fatto prigioniero degli austriaci, viene intitolata una via a Modena il 20 settembre 1918 quando è ancora in vita (Pellegrini accetterà quindi di far parte del Comitato esecutivo per il monumento ai caduti di Vignola; morirà nel 1954). Sempre a Modena già il 5 novembre 1918, un giorno dopo la fine della guerra, il consiglio comunale istituisce una via Trento Trieste e un viale della Rimembranza. Compaiono le prime lapidi sugli edifici scolastici a commemorare gli studenti caduti (l’1 giugno 1919 al liceo San Carlo di Modena). A Sassuolo già il 13 novembre 1918 sorge un Comitato promotore pro-monumento. Esso incarica della realizzazione dell’opera direttamente Giuseppe Graziosi che già a fine dicembre 1918 presenta un bozzetto dell’opera (verrà inaugurato il 25 settembre 1921, probabilmente il primo in provincia di Modena). Come durante la guerra sorsero comitati locali a sostegno dello sforzo bellico, terminata la guerra sorsero comitati locali per la commemorazione dei caduti, spesso intrecciandosi con le associazioni dei reduci. “Nel primo biennio del dopoguerra l’impulso commemorativo viene soprattutto dal basso” – ricorda Mirco Carrattieri in un saggio dedicato al fenomeno nel modenese (p.104). La vittoria dei socialisti alle elezioni amministrative del 1920 costituisce solo una temporanea battuta d’arresto di questo movimento.

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Monumento ai caduti, particolare (foto del 25 ottobre 2014)

[3] Nel capoluogo di provincia, a Modena, la prima riunione del Comitato Pro Monumento ai Caduti (ospitato presso la sede dell’Associazione Nazionale Combattenti-ANC guidata da Vittorio Arangio Ruiz, successivamente segretario federale del Partito Nazionale Fascista, secondo un percorso nient’affatto inusuale) si tiene il 21 giugno 1921. Viene bandito un concorso con mostra dei progetti (ottobre-novembre 1923), tra cui verrà scelto quello di Ermenegildo Luppi (1877-1937, modenese di nascita, ma romano d’adozione, collega di Giuseppe Graziosi) intitolato Olocausto (sic). I lavori iniziano nel 1924 e proseguono ben oltre i termini previsti (l’opera doveva essere completata nel 1925), fino al 1928. La spesa per il monumento supera ampiamente il preventivo iniziale (300.000 lire), viene comunque interamente coperta dalle sottoscrizioni. Non mancano le polemiche circa la decisione della giuria di scegliere il progetto di Luppi: viene denunciata la “pressione politica e ambientale esercitata sulla giuria” (Carrattieri, p.111, nota 64).

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1938, picchetto d’onore davanti al monumento ai Caduti (foto Archivio Neri)

[4] Anche Giuseppe Graziosi (vedi; all’epoca unico artista modenese di rilievo nazionale assieme a Luppi) venne chiamato a realizzare monumenti ai caduti in diverse località, non solo modenesi: Sassuolo (settembre 1921: vedi), Savignano (ottobre 1922: vedi), Bazzano (BO) (novembre 1922: vedi), San Cesario (settembre 1923: vedi), Pievepelago (settembre 1925: vedi), Novellara (RE) (ottobre 1925: vedi). In provincia di Modena solo 2 su 47 sono i comuni sprovvisti di un monumento ai caduti della prima Guerra Mondiale (nella maggior parte dei casi collocati nella piazza principale o, in alternativa, nei Parchi della Rimembranza o all’ingresso del paese). E dei 78 monumenti eretti tra le due guerre “si registra la netta prevalenza di lapidi monumentali (32) e di steli di vario tipo (28). Solo sei sono i complessi monumentali di rilievo” (Carratteri, p.119) e tra questi c’è quello di Luigi Bondioli a Vignola. “La committenza è costituita quasi dovunque da comitati patriottici e associazioni di ex-combattenti, ma dopo il 1921 l’iniziativa viene direttamente dalle amministrazioni e in alcuni casi si deve a maggiorenti locali.” (p.120)

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Il Parco della Rimembranza nel 1926. Al centro il monumento ai Caduti. Sullo sfondo a destra il vecchio edificio della Cassa di Risparmio di Vignola e Palazzo Dallai (collezione Giampaolo Grandi)

[5] Le vicende del monumento di Vignola ai caduti della prima Guerra Mondiale sono narrate in Cronache della Comunità di Vignola (2° vol.) di Giuliano Grandi (alle pp.97-106) e nel volume Da quattro zampe a quattro ruote, a cura di Giampaolo Grandi (alle pp.81-94). La prima proposta di un “monumento”, come avvenuto anche altrove, risale alle prime settimane dopo il termine della guerra (anche se allora – così nella seduta del consiglio comunale del 19 dicembre 1918 – si parla di collocare una lapide o erigere un obelisco per esprimere un riconoscente saluto alla memoria dei caduti ed alle loro famiglie). Ma è solo il 21 agosto 1919 che la giunta approva la proposta di realizzare un “ricordo ai Caduti in guerra”: “Siccome il Comune non ha fondi, propone si faccia un Comitato, a larga base, che li raccolga e si faccia una cosa decorosa. Il Comune farà qualunque sacrificio” (in Giuliano Grandi, p.97). Viene quindi istituito un Comitato d’onore composto da 13 persone (militari, deputati, l’arciprete di Vignola don Giuseppe Maria Martinelli, presidenti di banche, ecc.) ed un Comitato esecutivo composto da 49 persone (in larga parte ex-ufficiali dell’esercito, tra di loro il tenente dott. Luigi Bondioli, che verrà poi incaricato dell’opera; presidente del Comitato esecutivo è l’avv. Ugo Roli). La spesa è stimata in circa 20.000 lire ed il Comitato chiede all’amministrazione comunale, che acconsente, di farsi carico della metà (il 29 ottobre 1919 il consiglio comunale delibera il contributo di 10.000 lire). Il Comitato esecutivo, avendo avuto notizia della concessione del contributo, incarica della realizzazione dell’opera il prof. Luigi Bondioli scultore di Vignola. Il monumento sarà quindi inaugurato il 15 luglio 1923. Nell’arco di quegli anni (1919-1923) il quadro politico sia nazionale che locale cambia profondamente. A livello nazionale con il governo Mussolini dopo la marcia su Roma dell’ottobre 1922. A livello locale prima con l’amministrazione socialista (conseguente alle elezioni comunali del 24 ottobre 1920), quindi con il periodo dei commissari prefettizi (conseguente alle dimissioni del consiglio comunale, il 23 aprile 1921, dopo l’aggressione fascista a Vermilio Bonesi) terminato con le elezioni comunali del 26 novembre 1922, vinte dalle liste fasciste.

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Il monumento ai Caduti nella sua collocazione originaria, al centro del Parco della Rimembranza (foto Archivio Martino Roli)

[6] I due resoconti citati non ci consentono di sapere se l’iter di approntamento del monumento abbia subito ritardi in quegli anni (1920-1922), come probabile, anche a causa dell’amministrazione socialista insediatasi dopo le elezioni comunali del 1920. In ogni caso a fine 1922, con la nuova amministrazione fascista, il progetto decolla definitivamente. Il nuovo consiglio comunale elegge sindaco Paolo Ripandelli Martuzzi, di anni 27, possidente, che con la sua amministrazione sostiene il progetto del monumento (aveva già fatto parte del Comitato esecutivo) e vi abbina quello del Parco della Rimembranza. Uno dei primi atti della nuova amministrazione fascista riguarda infatti la realizzazione del Parco della Rimembranza, collocato nell’area della cosiddetta “Mezaluna” (dove fino a poco prima si teneva il mercato del bestiame), con l’obbligo di collocarvi al centro il monumento ai caduti (deliberazione del consiglio comunale del 14 gennaio 1923). Viene nel frattempo aggiornata la composizione del Comitato d’onore e del Comitato esecutivo per il monumento, per inserirvi, secondo lo “spirito del tempo”, ex-combattenti e mutilati. Il Comitato predispone un volumetto-ricordo con le fotografie dei caduti vignolesi (sono i nomi che ancora oggi sono incisi alla base del monumento); “una targhetta con il numero corrispondente all’incisione sarà legata ad ognuno degli alberi del Parco” (Giuliano Grandi, p.102).

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Planimetria del Parco della Rimembranza (1923, Archivio Storico del Comune di Vignola)

[7] Dario Lupi, sottosegretario all’istruzione nel I governo Mussolini (31.X.1922-2.VII.1924), si impegnò fin dal 1922 in una campagna a sostegno della creazione, in tutte le città d’Italia, di Parchi della Rimembranza in cui piantare un albero per ogni caduto locale. L’esortazione fu quindi tradotta in legge il 3 dicembre 1925 (vedi). L’operazione aveva anche un intento pedagogico: “la cura dei parchi è infatti demandata agli alunni delle scuole locali ed in particolare alla guardia d’onore costituita dai due alunni di ogni classe che più si siano distinti in rendimento scolastico e fervore patriottico.” (Carrattieri, p.107) Entro la fine del 1923 erano già più di 1.000 i parchi inaugurati in Italia. A Modena il Parco venne inaugurato il 24 maggio 1923 (si trattò in realtà solo di un primo stralcio, ma il resto del progetto non avrà seguito). Quello vignolese, con annesso monumento ai caduti, verrà inaugurato poco dopo, il 15 luglio 1923.

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Il monumento ai Caduti al centro del Parco della Rimembranza

[8] E’ il Comitato esecutivo che si impegna per la raccolta fondi per la realizzazione dell’opera, invitando i cittadini vignolesi a partecipare al finanziamento (tramite una locandina datata 24 aprile 1921). La raccolta ebbe successo tanto che “già il 30 novembre 1921 il Comitato poteva ascrivere a bilancio ben 33.453 lire” (Giampaolo Grandi, p.83), incluso il primo contributo di 10.000 lire dell’amministrazione comunale. Somma che superava il preventivo iniziale di 20.000 lire, ma che poi si rivelò comunque insufficiente. Nonostante fosse sin dall’inizio investito del compito di realizzare il monumento il prof. Luigi Bondioli venne di ciò formalmente incaricato solo il 30 gennaio 1923 (l’opera era comunque già realizzata), tramite una scrittura privata tra lui e il presidente del Comitato esecutivo, Col. Cav. Ugo Mancini. Il compenso per l’artista venne fissato in 40.000 lire (esattamente il doppio di quanto inizialmente supposto), cosa che spinse la giunta municipale ad erogare (8 aprile 1923) ulteriori 10.000 lire, in aggiunta all’identica somma già stanziata dal consiglio comunale nel 1919. La stessa raccolta fondi testimonia della volontà di imporre, quale realizzatore dell’opera, un artista locale. Si conserva infatti (collezione Mirco Domenichini) un biglietto della contessa Bianca Ripandelli Martuzzi col quale ella si impegna (a nome suo e dei suoi figli) a donare 1.000 lire per il monumento, purché la sua realizzazione fosse affidata al prof. Bondioli “valente artista e valoroso combattente”. Anche la localizzazione aveva dato qualche problema e portato all’individuazione di diverse soluzioni: dapprima nel cimitero cittadino, quindi nel parco del Municipio, infine (dal 1923) nel nuovo Parco della Rimembranza (parte dell’attuale Corso Italia). Non senza qualche tribolazione (al fine di avere garantita la presenza delle autorità) venne infine stabilita la data dell’inaugurazione che si tenne domenica 15 luglio 1923 (la cerimonia è descritta nel libro di Giuliano Grandi, pp.103-106).

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Biglietto della contessa Bianca Ripandelli Martuzzi in cui si impegna a versare 1.000 lire per il monumento purché la sua realizzazione sia affidata al prof. Luigi Bondioli (1919, collezione Mirco Domenichini)

[9] E l’autore? Luigi Bondioli nacque a Vignola il 28 maggio 1885 e vi morì il 21 gennaio 1957. Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Bologna diplomandosi in Scultura nel 1907 (ebbe in Giuseppe Graziosi, di poco più anziano, un punto di riferimento artistico) e conseguendo successivamente anche il diploma in Architettura. Si mise in luce già nel 1910 con l’opera “Sferzato dal destino”, premiata al Concorso Nazionale per Giovani Artisti. Durante gli anni della prima guerra mondiale combattè prima a Gorizia poi sul Piave. Fu insignito della medaglia al Valor Militare. Oltre ad opere funerarie, realizzate per committenze private all’interno del cimitero di Vignola (Cappella Famiglia Trenti), progettò il Teatro Bagnoli modellando per esso due grandi bassorilievi posti in alto ai lati della facciata. Nel 1928 diede impulso alla fondazione della “Scuola Bottega Artigiana”, che venne quindi ufficialmente riconosciuta come sezione staccata dell’Istituto “Fermo Corni” di Modena.

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Il prof. Luigi Bondioli

[10] Il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, collocato al centro del Parco della Rimembranza, ebbe un secondo momento di gloria (dopo quello dell’inaugurazione) il 24 maggio 1938, quando il principe Umberto di Savoia, futuro re Umberto II, venne in visita ufficiale a Vignola, recando omaggio ai caduti davanti al monumento (a fianco dell’immancabile podestà Paolo Ripandelli Martuzzi). Anche il monumento, tuttavia, non mancò di suscitare controversie tra i cittadini vignolesi (plausibilmente tra quelli degli strati inferiori, meno sensibili alla retorica patriottica e di più, invece, alla “questione sociale”). Lo testimonia una presa di posizione dell’avv. Giovanni Tosi Bellucci, consigliere comunale (?), che si sentì in dovere di replicare con un breve componimento in versi (misto italiano/dialetto) ai rumors del mondo contadino circa il monumento e la sua nudità (A Vignola è un insister generale: / ‘Mo parché el senza bregh, val a nudêr?’). Negli strati più popolari, come spesso succedeva, era uso lo sbeffeggiamento dei simboli dell’autorità costituita come unica possibilità di “rivalsa”. Comunque, fino al 1950 il monumento ai caduti campeggiò al centro del Parco della Rimembranza. In quell’anno, infatti, avviato il cantiere per la realizzazione del “palazzone bianco” che insisteva su parte dell’area del parco questo venne smantellato ed il monumento venne posto nel giardino del municipio, dove si trova tuttora.

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24 maggio 1938: il principe Umberto di Savoia rende omaggio ai caduti della Prima Guerra Mondiale davanti al monumento, in occasione della visita a Vignola. Alla sua sinistra il podestà di Vignola, Paolo Ripandelli Martuzzi (foto Archivio Neri)

Bibliografia essenziale:

  1. Luigi Bondioli a cinquant’anni dalla scomparsa, Catalogo della mostra organizzata dal Centro Studi Vignola (31 marzo – 15 aprile 2007), testi di Antonio Sgroi (pdf)
  2. Mirco Carrattieri, Una pietra sopra. I monumenti ai caduti della Prima Guerra Mondiale in area modenese, in Montella F., Carrattieri M., Modena e provincia nella Grande Guerra, Gruppo Studi Bassa Modenese, Mirandola, 2008, pp.95-210
  3. Giuliano Grandi, Cronache della Comunità di Vignola – dall’Archivio dell’Amministrazione comunale. Regno d’Italia, vol. II 1900-1945, Gruppo di Documentazione “Mezaluna”, Vignola, 2014
  4. Enzo Cavani, Il Parco della Rimembranza, pp.70-80, e Giampaolo Grandi, Il Monumento ai Caduti, pp.81-94, in Giampaolo Grandi (a cura di), Da quattro zampe a quattro ruote. Storia della piazza principale di Vignola dalla nascita come Foro Boario all’utilizzo come parcheggio, Gruppo di Documentazione “Mezaluna”, Vignola, 2005.
  5. Per i monumenti ai caduti (anche modenesi) assai utile è l’archivio web promosso dal governo italiano in occasione delle celebrazioni del centenario della Prima Guerra Mondiale (vedi).
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