Contro il terrorismo, per la libertà

E_home 15nov2015 011Anche nell’Unione Terre di Castelli ci si mobilita contro il tremendo attentato terroristico avvenuto a Parigi venerdì sera, 13 novembre. Questa mattina alle 11 una breve manifestazione di solidarietà e di cordoglio promossa dal presidente dell’Unione Mauro Smeraldi e dagli altri sindaci del nostro territorio (vedi). Un breve discorso seguito da alcuni altri interventi e un minuto di silenzio a commemorazione delle vittime. Duecento i cittadini confluiti da tutta l’Unione. E quando Sophie, cittadina francese residente da anni in Italia, ha letto un versetto del Corano dove si proibisce l’omicidio perché la vita della persona è sacra (a ribadire che non deve passare l’equazione Islam-terrorismo) la commozione è stata massima. La guerra al terrorismo si fa con le armi e l’intelligence, ma anche tenendo fermi i principi di civiltà conquistati nei secoli dal mondo occidentale. Libertà e non-violenza sono tra questi.

Il presidente dell'Unione, Mauro Smeraldi, con gli altri sindaci del territorio, sulla gradinata del municipio di Vignola (foto del 15 novembre 2015)

Il presidente dell’Unione, Mauro Smeraldi, con gli altri sindaci del territorio, sulla gradinata del municipio di Vignola (foto del 15 novembre 2015)

[1] 130 sono le vittime, ad ora, degli attentati avvenuti a Parigi venerdì 13 novembre dopo le 21 da parte di terroristi islamici. Parigi è una città simbolo dell’Europa. Molti di noi l’hanno visitata o hanno amici che vi hanno soggiornato o che vi risiedono stabilmente. Questo senso di prossimità e, in un certo senso di appartenenza, amplifica ulteriormente l’orrore e lo sgomento per questi atti di feroce barbarie. Per le numerose vittime, persone come noi. Siamo colpiti, forse ancora più che per gli attentati del passato. Un ulteriore attentato ci ricorda che siamo in guerra, ma non contro una religione, non contro uno o più popoli, ma contro una ramificata e frastagliata rete terroristica che si muove su scala mondiale da oltre vent’anni e che ora attacca ripetutamente il cuore dell’Occidente. E’ il terrorismo quello da combattere – lo hanno ricordato tutti gli intervenuti anche alla manifestazione vignolese. E tra loro, lo ha ricordato con forza Sophie cittadina francese da tempo residente a Vignola.

L'intervento di Sophie, cittadina francese residente a Vignola (foto del 15 novembre 2015)

L’intervento di Sophie, cittadina francese residente a Vignola (foto del 15 novembre 2015)

[2] “Parigi è sopravvissuta all’occupazione nazista, sopravvivrà alle incursioni jihadiste” – così Michele Serra su la Repubblica di oggi. E’ così. L’occidente non soccomberà al terrorismo, per quanto questo possa essere efferato. E poi aggiunge: “Della nostra incolumità possiamo dubitare, di qui in poi. Della vittoria della libertà, mai.” Non è una novità il terrorismo. Purtroppo. L’azione eclatante e feroce caricata simbolicamente. Ci sono indubbiamente elementi di continuità rispetto alle forme conosciute in passato (anche nel nostro paese), ma anche evidenti elementi di novità (per una riflessione si veda il libro di Giovanna Borradori, Filosofia del terrore, scritto dopo l’11 settembre e che riporta le interviste a Jürgen Haberms e Jacques Derrida, Laterza, Bari, 2003: vedi).

la Repubblica, 15 novembre 2015.

la Repubblica, 15 novembre 2015.

Al terrorismo connotato politicamente (nero o rosso) da tempo si è sostituito, nel cuore dei paesi occidentali, un terrorismo che ha radice nel fondamentalismo religioso e precisamente nel fondamentalismo islamico. Da questo punto di vista gli attentati di Parigi si collocano tuttora nella scia di morte degli attentati alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 (vedi). Una scia che, plausibilmente, continuerà ancora a lungo. Come per ogni terrorismo le uccisioni di figure-bersaglio – non a caso gente comune che semplicemente vive nelle città simbolo dell’Occidente – hanno anche l’obiettivo di colpire l’opinione pubblica. Il vero bersaglio, al di là dei corpi martoriati delle vittime, è il “pubblico” di un’ampia parte del mondo. Sono le popolazioni dei paesi islamici unitamente alle popolazioni immigrate – tutti trasformati in “spettatori” di questi fatti da un pervasivo sistema dei mass media. E’ innanzitutto in esse che si vuole produrre un effetto polarizzante, di “arruolamento” mentale (e non solo). Ed allo stesso modo si punta a provocare reazioni ugualmente polarizzanti nei paesi occidentali (la fiction può aiutare a comprendere i meccanismi all’opera meglio dei trattati di sociologia – si guardi il bellissimo film di Mira NairIl fondamentalista riluttante”: vedi; tratto dall’omonimo bellissimo libro di Mohsin Hamid: vedi). Ogni reazione che nega i principi di libertà e tolleranza propri della tradizione occidentale e del suo modo di vita (il vero soft power) accentua la polarizzazione e rischia di alimentare la schiera di coloro che si “arruolano”, anche solo mentalmente, contro l’occidente. Per questo ogni azione preventiva e repressiva, ogni rafforzamento dei controlli (tutte cose di cui c’è evidentemente bisogno), deve avvenire in modo da salvaguardare i principi dell’accoglienza, dell’integrazione, della tolleranza – ovvero della giustizia secondo gli standard occidentali.

L'assessore Monica Maisani legge una poesia di Mariangela Gualtieri (foto del 15 novembre 2015)

L’assessore Monica Maisani legge la poesia ‘Forse si muore oggi – senza morire’ di Mariangela Gualtieri, da Bestia di gioia, Einaudi, Torino, 2010, p.53 (foto del 15 novembre 2015)

[3] Non si può non pensare alle vittime. Al loro essere persone comuni. Al fatto che potevano essere nostre conoscenti o nostri familiari (vedi). Al fatto che, in fondo, potevamo essere noi. Forse non ci “andrà così bene” la prossima volta. In effetti, dopo New York (2.974), Madrid (191), Londra (56), Parigi (130), siamo tutti potenzialmente vittime. Tutti potenzialmente “martiri della libertà”. Serra ha ragione: “Della nostra incolumità possiamo dubitare, di qui in poi.“ Difficile pensare di sottrarsi a questa condizione. Dal 2001 (l’episodio più eclatante) sappiamo che le società occidentali debbono convivere con il terrorismo (certo combattendolo, ma sapendo che questa guerra non sarà breve). Sappiamo, anche se tendiamo a dimenticarlo, che noi dobbiamo convivere con il terrorismo. Senza poter escludere l’eventualità di diventarne vittime. E’ bene non rigettare questo pensiero. E’ un destino del nostro tempo e della nostra condizione di essere occidentali. Ed allora è bene assumerlo consapevolmente con un’azione di “testimonianza preventiva”. Come c’è il testamento biologico, come si registra sulla carta d’identità la volontà di donare gli organi, così bisognerebbe predisporre per tempo il proprio “testamento civico”: “che la mia morte non venga usata per negare i principi di giustizia e libertà propri della migliore tradizione occidentale”. Per non dubitare della vittoria della libertà.

Bandiere della pace sul monumento ai caduti della prima Guerra Mondiale, nel giardino del Municipio di Vignola (foto del 15 novembre 2015)

Bandiere della pace sul monumento ai caduti della prima Guerra Mondiale, nel giardino del Municipio di Vignola (foto del 15 novembre 2015)

PS Nel suo intervento il sindaco di Vignola e presidente dell’Unione Terre di Castelli, Mauro Smeraldi, ha detto parole di grande intelligenza, evidenziando che la lotta al terrorismo islamico potrà essere tanto più forte se anche il mondo occidentale si impegnerà a superare l’unilateralismo delle nazioni forti (sono oggi note le menzogne che hanno guidato i paesi occidentali nella prima guerra del Golfo, nel 1991) a favore dell’empowerment degli organismi internazionali e se verrà messo un freno al commercio internazionale di armi. L’assessore alla cultura dell’Unione nonché sindaco di Spilamberto, Umberto Costantini, ha ribadito l’impegno a livello locale all’accoglienza ed all’integrazione, ovviamente senza alcuna tolleranza verso ogni minaccia di violenza. Sui problemi di modernizzazione squilibrata che alimentano il terrorismo islamico si veda l’intervista ad Jürgen Habermas, pp.29-49, del libro Filosofia del terrore: vedi).

PS Leggere Oliver Roy, uno dei maggiori esperti di fondamentalismo islamico (direttore di ricerca all’EHESS e IEP di Parigi, è salutare per comprendere la complessità dei meccanismi all’opera nella formazione dei gruppi terroristici islamici. “L’islam è un pretesto” è il titolo di un suo breve articolo su Internazionale, n.1130, 27 novembre 2015, pp.47-48 (pdf). Basta questo per capire che non si tratta affatto di una guerra dell’Islam contro l’Occidente. Ed anche che “Non è una radicalizzazione dell’islam, ma un’islamizzazione del radicalismo”. Da leggere!

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2 Responses to Contro il terrorismo, per la libertà

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    “La solidarietà è scontata, ma è anche un sentimento di circostanza. Cosa significa infatti solidarietà in una Unione Europea indebolita da tensioni interne, priva di una leadership autorevole, attratta sempre dalle sirene del sovranismo? Queste sono le domande all’indomani della strage di Parigi.” E’ l’incipit di una breve riflessione di Paolo Pombeni, storico della politica, sull’incapacità di un’adeguata reazione dell’Europa. Parole che meritano di essere lette. Un moto di solidarietà è in effetti scontato – almeno ad occidente. Ma è preoccupante se da questo fatto non viene un impulso deciso a rafforzare la capacità d’azione insieme politica e militare dell’Unione Europea.
    http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:3017

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Leggere Oliver Roy, uno dei maggiori esperti di fondamentalismo islamico (direttore di ricerca all’EHESS e IEP di Parigi, è salutare per comprendere la complessità dei meccanismi all’opera nella formazione dei gruppi terroristici islamici. “L’islam è un pretesto” è il titolo di un suo breve articolo su Internazionale, n.1130, 27 novembre 2015, pp.47-48:
    https://amarevignola.files.wordpress.com/2015/11/oliver-roy_int_27nov2015.pdf
    Basta questo per capire che non si tratta affatto di una guerra dell’Islam contro l’Occidente. Ed anche che “Non è una radicalizzazione dell’islam, ma un’islamizzazione del radicalismo”. Da leggere!

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