San Michele in Bosco meraviglia di Bologna

Home_Pio Panfilj_1776C’è un luogo meraviglioso a Bologna poco conosciuto anche dai bolognesi: San Michele in Bosco. Antico monastero olivetano edificato nel XV secolo sulla prima collina a Sud della città su cui offre una vista mozzafiato che entusiasmò Stendhal quando, nel suo tour italiano, fece tappa a Bologna (1817). Alla bellezza architettonica ed artistica unisce una storia grandiosa visto che, ubicato nella seconda città per importanza dello Stato Pontificio, ospitò nel tempo papi e sovrani. Tra di essi anche Papa Clemente VIII (vedi), reduce da Ferrara proprio allora sottratta agli Este (la “devoluzione”) ed annessa allo Stato della Chiesa, che il 27 novembre 1598 al termine di un fastoso cerimoniale in città salì su una mula e raggiunse il colle di San Michele “dove si trattenne tutto il giorno con molto suo contentamento, compiacendosi assai della vaghissima vista della città”. Nel ‘500 e nel ‘600 vennero chiamati ad abbellirlo con le loro opere (non tutte conservatesi) alcuni dei migliori artisti dell’epoca tra cui Amico Aspertini, Innocenzo da Imola, Giorgio Vasari, Ludovico Carracci, Lavinia Fontana, Alessandro Tiarini, Guido Reni, il Guercino, Domenico Maria Canuti, Giovanni Maria Viani ed altri facendone un monastero straordinario anche dal punto di vista artistico. L’arrivo dell’esercito napoleonico a Bologna, nel 1796, segnò l’avvio del degrado del complesso, tanto che il bibliotecario del re di Francia Carlo X scrisse nelle sue memorie di viaggio (1833) con riferimento alla visita di qualche anno prima al monastero: “Ainsi la civilisation ne fait pas moins du ruines que la barbarie”. Il monastero fu poi ristrutturato a fine ‘800 dapprima per accogliere la parte artistica dell’Expo bolognese del 1888 (vedi), quindi per ospitarvi l’Istituto Ortopedico Rizzoli dal 1896.

Rappresentazione grafica del complesso monastico di San Michele in Bosco. Risulta evidente l'articolazione degli spazi attorno ai tre chiostri di cui uno, quello a sinistra, a pianta ottagonale.

Rappresentazione grafica del complesso monastico di San Michele in Bosco. Risulta evidente l’articolazione degli spazi attorno ai tre chiostri di cui uno, quello a sinistra, a pianta ottagonale.

[1] Si ha notizia di una chiesa intitolata a San Michele sul colle adiacente a Bologna (e abitata da eremiti) fin dal 1217. Nel 1364 il Papa Urbano V la concesse ai monaci dell’ordine degli Olivetani (vedi) giunti in città alcuni anni prima, provenienti dal monastero senese di S. Benedetto. Fu col prosperare della comunità benedettina che si diede nuovo impulso alla riedificazione della chiesa e alla costruzione del monastero, lavori effettuati tra il 1437 ed il 1447. Un successivo progetto di riammodernamento fu commissionato all’architetto ferrarese Biagio Rossetti (vedi), e realizzato da alcuni allievi dopo la sua morte (1516), tra il 1517 e il 1523. E’ sostanzialmente l’edificio che noi vediamo ancora oggi, anche se poi con diverse modifiche apportate nel tempo: la chiesa, il campanile, la struttura del convento con i tre chiostri interni, il lungo corridoio al primo piano su cui si affacciavano le celle dei monaci, il refettorio, la foresteria, la biblioteca. San Michele in Bosco, dunque, si forma contestualmente al consolidamento del dominio pontificio sulla città di Bologna, dominio che inizia stabilmente nel 1513, cacciati definitivamente i Bentivoglio. Come osserva Pier Luigi Cervellati, “è indubbio che nel corso dei due secoli in cui il complesso venne costruito su preesistenti edifici, la quantità di artisti che vi operò è sbalorditiva. Praticamente la scuola bolognese e di ornato, di scultura e di architettura è presente in questo complesso” (p.69).

San Michele in Bosco visto dalla città in una stampa del '700.

G.Rosaspina, Veduta di San Michele in Bosco da ponente, 1820-1828 (Bologna, Galleria Garisenda).

[2] Due su tutte, dal punto di vista architettonico, sono le cose straordinarie. La prima è uno dei tre chiostri che in origine quadrangolare venne rifatto ottagonale nel 1602-1603 su disegno di Pietro Fiorini, in cui “la scansione modulare e il rapporto dei pieni e dei vuoti è determinato dall’uso ripetuto della partitura ‘serliana’” con elementi dell’ordine dorico e che “non trova riscontro in nessun altro organismo bolognese” (p.66). Ultimata la costruzione si alzarono i ponti per i pittori chiamati ad affrescare le pareti del chiostro: Ludovico Carracci (vedi) e collaboratori. Vennero realizzati due cicli pittorici indipendenti, in complesso 37 “stazioni” con le storie del padre dell’ordine, Benedetto da Norcia, e della protettrice Santa Cecilia, martire cristiana. Inoltre, “in corrispondenza illusiva con l’architettura reale, poderosi giganti di pietra, finti col chiaroscuro”, ritmavano l’intera sequenza. Purtroppo oggi questo grande ciclo di affreschi è poco leggibile essendosi rovinato. Ludovico Carracci utilizzò infatti una tecnica (olio fatto su un intonaco fatto di polvere di marmo e calcina) diversa rispetto all’affresco e già qualche decennio dopo l’esecuzione esso risultava fortemente compromesso.

Un frammento di affresco della scuola di Ludovico Carracci nel chiostro ottagonale (foto del 4 gennaio 2013)

Un frammento di affresco della scuola di Ludovico Carracci nel chiostro ottagonale (foto del 4 gennaio 2013)

[3] Ma la seconda è davvero superstraordinaria. E’ la cosiddetta “manica lunga”, il corridoio al primo piano che ospitava il dormitorio, con le celle dei monaci. E’ lunga poco più di 162 metri (costituisce l’edificio più lungo di Bologna) e riporta, fisse a pavimento, le misure di lunghezza di alcuni dei più importanti edifici bolognesi, quasi a dimostrarne la superiorità.

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La “manica lunga”, il corridoio del dormitorio al primo piano. E’ lunga più di 162 metri (foto del 4 gennaio 2013)

Ma il fatto davvero particolare è che il finestrone che chiude sul lato Nord questo lunghissimo corridoio si affaccia proprio sulla … torre degli Asinelli! Meraviglia insieme ottica ed architettonica.

Effetto cannocchiale sulla Torre degli Asinell, in realtà a 1.400 metri di distanza.

Effetto cannocchiale sulla Torre degli Asinelli, in realtà a 1.400 metri di distanza.

Meraviglia ottica data dal cosiddetto “effetto cannocchiale” per cui dal fondo del corridoio, nel punto più lontano, la torre (di cui si vede la cima) appare grande, mentre rimpicciolisce mano a mano che camminando lungo il corridoio le si avvicina. Ma ancora più strabiliante è la “meraviglia architettonica”, ovvero il fatto che nell’edificazione all’inizio del XVI secolo l’intero complesso è stato orientato con l’obiettivo di “mirare” la Torre degli Asinelli, già allora simbolo cittadino per eccellenza. L’intero monastero, organismo architettonicamente complesso, è stato perfettamente orientato per consentire al lungo corridoio di “mirare” la Torre (il complesso non è dunque perfettamente orientato Nord-Sud, ma con l’asse leggermente inclinato verso Est per puntare la Torre). Sublime!

Corriere di Bologna, 11 marzo 2014.

Corriere di Bologna, 11 marzo 2014.

In questo modo San Michele in Bosco e la Torre degli Asinelli, l’uno sulla collina a sud di Bologna, l’altra nel cuore della città, a circa 1.400 metri di distanza in linea d’aria, si toccano visivamente, in modo peraltro spettacolare. E’ il segno di un’intelligenza dell’architettura persa nel tempo e di cui è rarissimo trovare esempi contemporanei.

San Michele in Bosco punta la Torre degli Asinelli a 1.400 metri di distanza.

San Michele in Bosco punta la Torre degli Asinelli a 1.400 metri di distanza.

[4] Fra gli ambienti più interessanti del monastero è da citare il refettorio – o Sala Vasari – affrescato da allievi di Giorgio Vasari nel 1541 con scene dell’Apocalisse. Lo stesso Vasari in quegli anni (il contratto d’incarico è del 1539) realizzò tre dipinti ad olio su tavola di grande formato per il refettorio. Due di questi sono oggi esposti alla Pinacoteca nazionale di Bologna: Cena in casa di Marta e Maria e Cena in casa di San Gregorio con i dodici poveri. Il terzo partì per la Francia al seguito di Napoleone e finì poi distrutto. Bellissima la biblioteca realizzata da Gian Giacomo Monti nel 1677 e decorata da Domenico Maria Canuti e Enrico Haffner nel 1677-1678 con allegorie della sapienza, degli elementi naturali e delle discipline filosofiche, storiche e mediche.

Giorgio Vasari, Cena di San Gregorio Magno, 1540, Pinacoteca Nazionale di Bologna. In origine presso il refettorio di San Michele in Bosco

Giorgio Vasari, Cena di San Gregorio Magno, 1540, Pinacoteca Nazionale di Bologna. In origine presso il refettorio di San Michele in Bosco

[5] La chiesa, orientata est-ovest, “è a pianta longitudinale, con un’unica navata suddivisa in due parti: quella inferiore destinata ai fedeli, quella superiore un tempo riservata ai monaci. L’aspetto attuale si deve ai rifacimenti del XVI secolo, con alcuni elementi del precedente impianto romanico. La facciata, in muratura a vista, è scandita da due ordini sovrapposti e da cornici marcapiano, ed arricchita da un coronamento curvilineo. A fianco dell’ingresso si trova il portico cinquecentesco, con archi a tutto sesto e volte a crociera. Il portale in marmo, su progetto di Baldassarre Peruzzi, fu scolpito nel 1522 da Giacomo d’Andrea e Bernardino da Milano, quest’ultimo autore anche di numerosi elementi decorativi dell’interno. Il campanile fu realizzato fra il 1437 ed il 1447, e sopraelevato nel 1518 in base al progetto di Rossetti.

Chiesa di San Michele in Bosco. Contiene pitture di Domenico Maria Canuti, Alessandro Tiarini, Giovanni Maria Viani e altri.

Chiesa di San Michele in Bosco. Contiene pitture di Domenico Maria Canuti, Alessandro Tiarini, Giovanni Maria Viani e altri.

La navata è ritmata da una successione di quattro campate inquadrate da lesene corinzie e archi a tutto sesto, con volte a crociera a costoloni decorati e affreschi di Domenico Maria Canuti, Carlo Cignani e Domenico Santi detto il Mengazzino. Fra le quattro cappelle laterali della chiesa inferiore, le prime due, più vicine all’ingresso, sono le più antiche e risalgono all’impianto quattrocentesco, mentre le due successive, dedicate a S. Carlo Borromeo e S. Benedetto, vennero ricostruite da Fiorini in forme più ampie, e decorate da Alessandro Tiarini e Gioacchino Pizzoli” (vedi). Tra le opere da vedere nella chiesa il monumento funebre in marmo del capitano di ventura Armaciotto de’ Ramazzotti realizzato tra il 1528 ed il 1533 dallo scultore ferrarese Alfonso Lombardi noto anche per il “compianto” nella cattedrale di San Pietro a Bologna (vedi).

Alfonso Lombardi, Monumento funebre di Armaciotto de' Ramazzotti, 1533.

Alfonso Lombardi, Monumento funebre di Armaciotto de’ Ramazzotti, 1528-1533 (foto del 15 settembre 2015).

[6] Nel 1880 Francesco Rizzoli, uno dei più insigni chirurghi del XIX secolo, lasciò il suo ingente patrimonio alla Provincia di Bologna per l’acquisto del monastero al fine di realizzarvi un ospedale per la cura dei rachitici. Il 28 giugno 1896, alla presenza di Umberto I re d’Italia, venne inaugurato l’Istituto Ortopedico Rizzoli che ancora oggi vi ha sede (vedi). Da qualche anno San Michele in Bosco fa parte del circuito museale di Genus Bononiae (vedi), pur essendo ancora in attesa dei necessari interventi di manutenzione per un’adeguata valorizzazione.

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Lo “svegliarino” affrescato da Innocenzo da Imola (1520 circa) lungo la “manica lunga” del monastero. Era l’orologio che suonava le ore che scandivano la vita dei monaci (foto del 15 settembre 2015).

PS Le citazioni sono tratte da Cioni A., Bertoli Barsotti A.M. (a cura di), L’Istituto Rizzoli in San Michele in Bosco, Bologna, Istituto Ortopedico Rizzoli, 1996 (volume realizzato in occasione del centenario dell’Istituto). Il volume contiene un saggio di Giancarlo Roversi che riepiloga papi e sovrani che hanno soggiornato a San Michele in Bosco. Il primo di cui si ha notizia è Papa Gregorio X che sosta per alcuni giorni nel monastero nel 1273, durante il viaggio per recarsi a Lione al concilio indetto per promuovere una crociata. In diverse occasioni, tra 1506 e 1511, vi soggiorna Papa Giulio II durante le sue campagne militari prima contro i Bentivoglio, quindi contro Alfonso d’Este (vedi). Carlo V sale al monastero l’11 dicembre 1529, tre giorni prima di essere incoronato imperatore in San Petronio da Papa Clemente VII. Papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, vi soggiorna più volte tra 1541 e 1543. Di Clemente VIII abbiamo già detto. Alcune “pillole di storia” su San Michele in Bosco, realizzate da Angelo Rambaldi, sono accessibili qui.

Anonimo, fine XVI secolo, Veduta schematica della città (in Leandro Alberti, Libro primo della decade seconda dell'historiae di Bologna ... Fausto Bonardo, in Bologna, 1589). In alto sulla sinistra è raffigurato il monastero di San Michele in Bosco

Anonimo, fine XVI secolo, Veduta schematica della città (in Leandro Alberti, Libro primo della decade seconda dell’historiae di Bologna … Fausto Bonardo, in Bologna, 1589). In alto sulla sinistra è raffigurato il monastero di San Michele in Bosco. Di fronte (in alto sulla destra) l’antico oratorio della Madonna del Monte (sul luogo dove oggi sorge Villa Aldini).

PPS L’immagine in testa al post è Pio Panfilj, Veduta di San Michele in Bosco da levante, 1776 (incisione in rame).

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One Response to San Michele in Bosco meraviglia di Bologna

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Stendhal in visita a Bologna nel 1817 così scrisse su San Michele in Bosco ed il suo “belvedere” su Bologna: “Vengo da San Michele in Bosco. E’ un convento situato in posizione pittoresca, come tutti quelli d’Italia; il vasto edificio corona la più graziosa delle colline coperte di boschi a cui è addossata Bologna; è come un promontorio ombreggiato da grandi alberi che avanza nella pianura. I miei amici mi ci hanno portato per vedere gli antichi dipinti della scuola di Bologna. (…) Sdraiati sotto querce imponenti gustiamo in silenzio una delle viste più estese dell’universo”.

    Nel 1888, invece, in occasione dell’EXPO bolognese, la scrittrice Matilde Serao scrisse: “Ma se volete avere tutta insieme la poetica, artistica impressione di Bologna, se volete stringere tutta Bologna bella in un solo abbraccio, fatevi condurre dal vostro cocchiere a San Michele in Bosco …” (da L’Italia a Bologna, 1888).

    Nel 1536, nella sua Relazione manoscritta del viaggio in Italia, Johann Fichard, giureconsulto tedesco (1512-1580), scrive: “Fuori della città, poco distante, vi sono alcuni monasteri, e poco più lontano, sul Monte di San Michele, un monastero elegantissimo e quanto mai ameno. La chiesa è piccola, ma dentro è tutta di marmi; le stesse costruzioni del monastero sono tutte ampie e arieggiate. Vi è un’interessante biblioteca e dentro alla medesima un globo terrestre grande e di singolare bellezza. Da questo monte puoi vedere tutta la città e tutte le ville, le case e i predii, assai numerosi, sparsi qua e là, attorno.”

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