Studio di fattibilità sulla fusione: un ruolo anche per i cittadini?

Lo studio di fattibilità sulla fusione dei comuni delle Terre di Castelli (quasi tutti: vedi) non è ancora iniziato, ma la polemica è già montata. Figurarsi quando saremo un po’ più avanti. In realtà sarebbe interesse di tutti, ma proprio tutti, che lo studio venisse fatto al meglio delle possibilità, ovvero si fosse in grado di produrre un documento con contenuti “di qualità” (sul contenuto: vedi). Questo richiede non solo competenze tecniche di alto profilo da parte degli incaricati di Nomisma. Ma anche una adeguata capacità di interlocuzione da parte della committenza, ovvero gli amministratori (e non solo) dell’Unione Terre di Castelli. Anzi, una volta tanto varrebbe la pena tentare davvero di mettere in campo un’intelligenza collettiva “più larga”, ovvero di predisporre un “dispositivo” in grado di raccogliere ed elaborare il contributo di tutti quelli che con onestà intellettuale sono disposti a darlo. Anche Omer Bonezzi & soci, per intenderci (ad oggi i più agguerriti nel contrastare tutto ciò che si muove sul fronte della “riorganizzazione istituzionale”: vedi). L’istituzione di una Commissione consultiva (al lavoro dall’inizio di settembre e presieduta dal consigliere di Castelnuovo Marco Ranuzzini) va già nella giusta direzione (vedi). Ma perché non aggiungerne ancora, aprendo la raccolta di “contributi” ai cittadini singoli od associati? Una mia sollecitazione va in tal senso.

Marc Quinn, The Zone (Where the water falls), Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, The Zone (Where the water falls), Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

[1] E’ stupefacente il can can sollevato sull’avvio dello studio di fattibilità circa la fusione di comuni nel nostro territorio. Non ci sono decisioni in merito all’orizzonte (lo studio durerà almeno 12-18 mesi) e l’esito non è affatto scontato (checché se ne dica). L’iter prevede comunque una formale richiesta da parte dei consigli comunali dei comuni coinvolti (e qui una garanzia è data dall’eterogeneità delle maggioranze “politiche”: in qualche comune PD, in qualche altro “civica”). Ed in ogni caso l’orientamento della Regione è quello di ritenere vincolante il parere espresso dai cittadini al referendum – che si terrà obbligatoriamente nel caso si decida di intraprendere la strada della fusione (vedi). In questo quadro ci sarebbe poco da contestare. In effetti oggi il gioco degli oppositori “duri e puri” (quelli che contrastano a prescindere qualsiasi ipotesi di aggregazione di comuni) si basa sul lasciar intendere, quando non affermare esplicitamente, che fare lo studio di fattibilità significa aver già deciso la fusione dei comuni (cosa falsa). E’ questo il messaggio che, seppur con diverse varianti, sta ripetendo da mesi Omer Bonezzi tramite il blog Condividere Spilamberto. In realtà così non è – e bisognerebbe riconoscerlo (essendo intelletualmente onesti). Fare lo “studio di fattibilità” significa invece raccogliere elementi informativi utili per prendere una decisione, come riportato in modo inequivocabile sul sito che l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna ha dedicato alle fusioni di comuni: “Lo studio di fattibilità è uno strumento conoscitivo che fornisce elementi tecnici di valutazione circa l´opportunità di adottare scelte di tipo associativo o di ampliare l´ambito di operatività” (vedi).

Marc Quinn, Spiral of the galaxy, scultura esposta nei pressi della Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, Spiral of the galaxy, scultura esposta nei pressi della Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Nessuno pensa ovviamente che lo studio “risolva” la responsabilità di una scelta che è inequivocabilmente “politica”. Ma questo non significa né che lo studio sia inutile (o di secondaria importanza), né che sia semplicemente uno specchietto per le allodole (utile a non dare l’idea che sia già stato tutto deciso). E’ in realtà proprio l’eterogeneità politica dei comuni coinvolti un elemento di garanzia circa il fatto che non si potranno prendere scorciatoie. Dunque l’approccio è quello corretto (diverso, a mio modo di vedere, era il caso della Valsamoggia: vedi): si analizzano i pro ed i contro delle diverse opzioni (anzi, la convenzione tra i comuni prevede esplicitamente che si confronti uno “scenario fusione dei comuni” con uno “scenario manutenzione straordinaria dell’Unione”: vedi), ci si formano delle convinzioni (non estemporanee, ma appunto fondate su conoscenze “validate”), si valuta (pure) il “politicamente fattibile”, quindi si decide. Sino ad ora si è proceduto secondo questa impostazione – lo testimonia proprio la decisione di istituire una Commissione consultiva paritaria (ovvero con uguale rappresentanza di maggioranze e minoranze consiliari) che contribuisca a definire il mandato del gruppo di analisi di Nomisma e che anzi lo affianchi per tutta la durata dello studio.

Marc Quinn, Life breathes the breath (particolare), Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, Life breathes the breath (particolare), Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

[2] Fatto questo passo ne viene, di conseguenza, un altro. Infatti, cosa vieta che i cittadini di questo territorio, in quanto singoli o come rappresentanti di realtà associative, interessati a contribuire alla “qualità” dello studio di fattibilità, scrivano alla commissione trasmettendole osservazioni, indicazioni, quesiti, insomma tutto ciò che può essereutile per articolare e precisare il mandato per il lavoro degli esperti? E’ quanto – ad esempio – ho fatto io il 15 settembre scorso, trasmettendo ai “commissari” alcune note su temi che starebbero bene approfonditi – a mio modo di vedere (qui il testo: pdf). Ma sarebbe comunque bene che fosse la Commissione stessa a sollecitare una tale “partecipazione” dei cittadini all’impostazione dello studio di fattibilità (è una sollecitazione che ho trasmesso al presidente della Commissione). Pur con tempi necessariamente contingentati sarebbe infatti decisamente opportuno ricercare modalità di inclusione, ovvero di “partecipazione” all’impostazione, al monitoraggio, alla verifica dello studio di fattibilità da parte dei cittadini dei comuni coinvolti. Sarebbe anche più facile – ma questo è solo un “effetto collaterale” – distinguere chi intende davvero dare un contributo, anche critico, smascherando chi invece intende solo praticare l’antica arte, molto italiana, del mettere il bastone tra le ruote (vedi).

PS (del 20 settembre 2015): il presidente della Commissione, Marco Ranuzzini, ha risposto prontamente alla mia lettera. La sua risposta è del 18 settembre (pdf). Ne risulta una volontà di agevolare la discussione pubblica e di facilitare la partecipazione dei cittadini, anche se l’ipotesi di un invito esplicito e pubblico a tutti gli interessati affinché facciano pervenire contributi alla Commissione non è contemplata. Almeno per ora.

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2 risposte a Studio di fattibilità sulla fusione: un ruolo anche per i cittadini?

  1. Edoardo Marco ha detto:

    Mi tolga una curiosità Paltrinieri. Ma lei lo fa di prassi il sollecitare alla “partecipazione”, usando un tono sarcastico e strafottente, nei confronti di chi non la pensa come lei? Lei infatti ha già deciso, ma immagino per vie delle SUE competenze in merito assolute, che la cosa s’ha da fare. Non leggo altro su sto Blog.
    Ma soprattutto, lei ha dei problemi personali con Bonezzi? Ce li vorrebbe forse girare a carico, visto che lo cita ogni 3×2? Chi sarebbero per esempio i “soci” di Bonezzi? Si riferisce forse al Sindaco di Savignano per caso e alla sua giunta i quali si sono espressi negativamente sulla sua realizzazione? E me ne tolga un’altra. Paghiamo come cittadini contribuenti 30.000,- €uro per una consulenza e dovremmo metterci anche dei suggerimenti, dato che non siamo noi cittadini ad averla richiesta e soprattutto la sua realizzazione, passando pure per esserne i “committenti”? Ma Nomisma, non è una società che fa rilevazioni statistiche? Cosa ne sa di viabilità e di servizi erogati?
    Cito: “Questo richiede non solo competenze tecniche di alto profilo da parte degli incaricati di Nomisma. Ma anche una adeguata capacità di interlocuzione da parte della committenza” E chi l’avrebbe appunto commissionata questa ricerca? Ma queste competenze di “alto profilo”, non era forse meglio verificarle prima di dare l’incarico a Nomisma? O forse è meglio dire che è la stessa Regione che fa di sua iniziativa, poi tenta di taroccarla come una sorta di richiesta da parte dei cittadini stessi, i quali peraltro hanno mille problemi fuorché quello del accorpamento e che reclamano da decenni ben altri interventi? Come ha ben espresso in un altro Post, per la precisione quello sul Tecnopolo, una sorta di clamoroso flop che abbiamo pure pagato, il problema non è forse che il livello di competenze degli amministratori e dei “tecnici” e della classe dirigente più in generale è sceso a dei livelli a dir poco discutibili?
    Mio nonno sosteneva che alla fine della fiera è sempre una questione di “manico”, Lei potrà anche cambiare le geometrie e le alchimie tecniche, ma se a guidare le danze ci mette sempre gli stessi, la “sostanza” non cambia. E le recenti “inaugurazioni” fatte in Valsamoggia, lo stanno a dimostrare in tutta la loro magnificenza. Anche se hai una Ferrari, se alla guida ci metti un cieco, non vai da nessuna parte. E sinceramente, dopo avere vista scomparire il comune di Bazzano dalle cartine geografiche, nonostante la sua storia secolare e le sue attrattive turistiche, che mi permetta sono di gran lunga migliori rispetto a quelle di Crespellano, onestamente da Savignanese non ho nessuna intenzione di veder finire (ma è solo un esempio) come evento di Vignola, il tradizionale “La Spada dei Contrari”. Evento che come Savignanesi abbiamo curato e allestito per decenni. Nel caso, nel futuro, dovremmo forse pensare di organizzarlo l’evento come “Savignano FRAZIONE di Vignola”? O si trasformerà in “La Spada dei Contrari di Vignola”? Ma questo è solo un piccolo esempio.
    Lei ha idea di quanti siano i turisti che partecipano a questa manifestazione provenienti dall’estero e fanno riferimento al COMUNE di Savignano?
    Piuttosto, perché il partito che detiene la maggioranza in Regione, non fa invece una telefonatina ai suoi “soci” di Roma, chiedendo che vengano sbloccate le risorse dei Comuni VIRTUOSI, congelate dal patto di stabilità che penalizza appunto i Comuni VIRTUOSI, capaci di gestire i propri Bilanci, piuttosto che cercare improbabili scappatoie contabili?
    E perchè dovremmo essere sempre noi in Emilia a fare da cavia su ste robe, visto che il resto dell’Italia se la dorme alla grande? Non è che per caso sarebbe ora di cambiare gli amministratori dei comuni, visto che a quanto pare, non riescono a far quadrare i bilanci e devono ricorrere a questi mezzi per ottenere dei finanziamenti extra, per mascherare le proprie incapacità e ora pendono, per pura sopravvivenza, dai “bonus” regionali previsti dall’operazione “accorpamento”, visto che si parla di MILIONI di €uro. BONUS, e glie lo voglio ricordare, che comunque la si voglia girare, sono sempre e comunque pagati dalla collettività. Chissà, forse prima o poi anche lei ci arriverà a capire quali sono i veri intenti dell’operazione, con o senza Bonezzi.
    Cordiali saluti e buon promoting.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Certo, ti tolgo la curiosità e provo a dare qualche risposta, confidando che almeno ai lettori di questo nostro scambio venga qualche utilità.

    (1) Nessun problema personale con Bonezzi, ci mancherebbe. Ma in questa vicenda Omer Bonezzi (& soci, ovvero gli associati a “Spilamberto, cittadinanza attiva”, l’associazione di cui Bonezzi è presidente) si è ritagliato il ruolo di bastian contrario a prescindere. Tutto legittimo, per carità, fino a quando non si raccontano balle ai cittadini. Cosa che Omer ha fatto a proposito di uno “studio ministeriale”, cercando di fargli dire quello che non diceva. E’ tutto spiegato qui:
    https://amarevignola.wordpress.com/2015/07/05/occhio-alle-bufale-cosa-dice-davvero-lo-studio-ministeriale-sulla-fusione-dei-piccoli-comuni/

    (2) “che la cosa s’ha da fare” … (riferito allo “studio di fattibilità”) lo sto dicendo da tempo, perché da tempo mi è chiara la difficoltà in cui versano i comuni di questo territorio (prima o poi bisognerà iniziare a fare l’elenco dei servizi tagliati o ridimensionati dall’inizio della crisi economica, oltre a quello delle difficoltà strutturali e “strategiche” inaffrontabili con l’assetto attuale: dalla pianificazione territoriale allo sviluppo economico). E allora occorre ricercare un’architettura istituzionale in grado di accrescere le chances di politiche più efficaci. Basta una “manutenzione straordinaria” dell’Unione Terre di Castelli? Ci sono vantaggi consistenti nell’aggregazione dei comuni? Spero che lo studio di fattibilità aiuti tutti (amministratori, associazionismo, cittadini) a chiarire i pro ed i contro delle diverse opzioni in campo. Per questo è oggi importante che questo studio venga fatto al meglio, come ho argomentato in questo post. Se così sarà i 30mila euro (di cui 20mila di contributo regionale) saranno stati spesi bene.

    (3) Nomisma non è una società che fa rilevazioni statistiche (se con questo intendi indagini demoscopiche). Invece che perder tempo a chiederlo a me, potresti controllare su Internet.
    http://www.nomisma.it/index.php/it/
    Nomisma è una delle società di analisi e consulenza (sia per enti pubblici che privati) più importanti in Italia. Ha dunque tutte le competenze necessarie per realizzare lo “studio di fattibilità”. Come spesso succede, la qualità del lavoro dei consulenti dipende dalla qualità delle richieste del committente. Aprire la partecipazione anche ai cittadini già nella fase della formulazione del mandato ai consulenti è importante perché può contribuire a precisare i quesiti su cui occorre lavorare nello studio di fattibilità. E’ quanto ho provato a fare con le mie osservazioni al presidente della Commissione consultiva. Se altri cittadini non sono interessati a partecipare, non c’è problema. E’ comunque importante consentire a chi invece è interessato di poter contribuire.

    (4) Le recenti “inaugurazioni” fatte in Valsamoggia … Già, grazie alla sospensione del patto di stabilità ed ai finanziamenti ricevuti gli amministratori del comune di Valsamoggia hanno avviato un piano di investimenti impensabile per i cinque comuni separati. Il grosso degli interventi è sulle scuole, molte rinnovate, un paio costruite ex-novo. Posso solo pensare che la cosa non dispiaccia affatto ai cittadini di quel (nuovo) comune. E’ uno dei vantaggi della fusione. E’ decisivo? Assolutamente no. Se un progetto ha solo ragioni di tipo economico non va da nessuna parte.

    (5) “La lotta per la Spada dei Contrari” andrà avanti finché vorrete, sia che rimanga l’assetto attuale, sia che in futuro Savignano decida di aderire ad un eventuale (molto eventuale, assai improbabile) progetto di fusioni di comuni. Ci sono eventi di richiamo a Montale, a San Vito, ed anche a Tavernelle – La fìera di balòs e di lumègh (una piccola frazione di Vignola, non avrà più di 200 abitanti). Dunque già oggi le “frazioni” hanno eventi propri. Continuerà così anche nell’improbabile ipotesi di una aggregazione di comuni: le diverse “municipalità” continueranno ad avere i loro eventi. Magari aumenteranno quelli sul territorio complessivo (ad oggi solo il PoesiaFestival). Di sicuro non succederà comunque che Savignano diventi “frazione” di Vignola sia perché nell’ipotesi di un’aggregazione occorrerà scegliere un nuovo nome per il nuovo comune, sia perché necessariamente, per avere successo, il progetto dovrà contenere garanzie di equilibrio ed equità per tutti i territori. Ricordiamo che un eventuale progetto di fusione deve sottostare ad un referendum popolare. Se viene approvato vuol dire che è convincente, almeno per la maggioranza dei cittadini di ogni SINGOLO comune che partecipa alla fusione.

    (6) Non stiamo facendo da cavie! Nessuno ci impone alcunché. Gli amministratori di questo territorio sono preoccupati della capacità dell’attuale assetto istituzionale di mantenere la dotazione di servizi ricevuta in eredità dal passato e semmai di svilupparla ulteriormente. La crisi economica ha ridotto in modo doloroso le risorse degli enti locali facendo pesare più che altrove il fardello del debito pubblico. Sulla gestione della crisi sono stati fatti errori, sia a livello nazionale che UE, che aumentano le sofferenze economiche di una parte consistente della popolazione. Ma è certo che non si “ritornerà” ad essere come prima. Occorre una pubblica amministrazione in grado di “fare di più con meno” (è il titolo di un bel libro di Stefano Boeri) ed occorre una diversa allocazione delle risorse (dobbiamo investire di più nello sviluppo locale – il richiamo sul “tecnopolo” serve a questo: lo dobbiamo far funzionare al meglio, anche se si tratta di un progetto fortemente ridimensionato nel corso del tempo). Ed occorre dunque una infrastruttura istituzionale in grado di consumare meno risorse (per sé) e di fare politiche più lungimiranti ed efficaci. Anche la “scala dimensionale” è importante. Queste sono le ragioni dello studio di fattibilità. Per ora facciamolo bene. Ci sarà occasione di “dividerci” dopo quando dovremo prendere una decisione (io comunque non so ancora da quale parte “schierarmi”: sulla fusione sono certo possibilista, ma per essere convinti serve altro).

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