Il sindaco di Castelnuovo, Carlo Bruzzi, chiede un “tagliando” sulla gestione dell’Unione

Grido d’allarme, appello, invito. Comunque sia le affermazioni di Carlo Bruzzi, sindaco di Castelnuovo, meritano di essere prese sul serio. Se non altro perché fu proprio lui a proporre la candidatura del civico Mauro Smeraldi, appena divenuto sindaco di Vignola, a presidente dell’Unione Terre di Castelli (vedi). Anche a costo di suscitare qualche mal di pancia nel suo partito, il PD. E ora, anche se in modo decisamente irrituale (dalle colonne de Il Resto del Carlino dell’11 agosto scorso: pdf) e con una ricostruzione delle difficoltà del primo anno un po’ di parte, chiede un “tagliando” al patto tra i sindaci dell’Unione di un anno fa. In effetti il bicchiere dell’Unione è a metà: mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dell’umore e delle aspettative di chi osserva. In ogni caso l’auspicio di Bruzzi è condivisibile: “le potenzialità per cambiare marcia ci sono tutte”.

Il Resto del Carlino, 11 agosto 2015, p.13.

Il Resto del Carlino, 11 agosto 2015, p.13.

[1] Partiamo dalle considerazioni di Bruzzi. Che evidenzia sostanzialmente due problemi. In primo luogo un atteggiamento troppo “di parte” del presidente Smeraldi, ovvero troppo poco “super-partes”: “Di certo non [ha rispettato l’accordo] sulla mediazione dei conflitti, visto che Smeraldi è stato più impegnato a spalleggiare il suo gruppo e gli altri due sindaci civici (quelli di Guiglia e Savignano, ndr) che non a dirigere il traffico da posizioni super partes, come dovrebbe fare un presidente.” In secondo luogo una minore capacità di “fare sintesi” del “fronte civico”, plausibilmente più eterogeneo del fronte PD: “Invece ci perdiamo a litigare sul fare o no uno studio di fattibilità sulla fusione e sulla conferma del capo dei vigili. E Smeraldi, anziché disinnescare questi evitabilissimi conflitti, sulla fusione nemmeno si presenta alla seduta decisiva e sui vigili getta benzina sul fuoco, mettendo in discussione il comandante nel bel mezzo di una riorganizzazione del corpo già avviata. E senza nemmeno parlarne prima con gli altri sindaci, coinvolti quanto lui nella faccenda.” Dico subito che nella ricostruzione fatta da Bruzzi sullo studio di fattibilità della fusione (vedi) e sulle tensioni circa l’assetto e, soprattutto, il vertice della polizia municipale ci sono distorsioni inaccettabili. Ma non è questo il punto. L’invito ad una leadership più forte (che significa anche maggiormente disposta ad impegnarsi nella lotta all’interno del fronte civico per allineare le posizioni, cosa che plausibilmente non è avvenuto a sufficienza nella questione “fusione”) non dovrebbe essere lasciata cadere. E questo richiede un impegno probabilmente maggiore ad un filo diretto e costante tra il presidente e gli altri sindaci dell’Unione. Dopo la fase di dissipazione della fiducia e di gestione autoritaria dell’epoca Denti, occorre un grande investimento di energie per recuperare un sano clima di fiducia tra i sindaci e per dotare l’Unione di un metodo di lavoro in grado di reggere una accresciuta eterogeneità (sia politica che territoriale).

Taglio del nastro all'inaugurazione del nuovo Polo Archivistico dell'Unione (foto del 5 giugno 2015)

Taglio del nastro all’inaugurazione del nuovo Polo Archivistico dell’Unione (foto del 5 giugno 2015)

[2] E’ plausibile che pure il presidente dell’Unione debba meglio calibrare l’interpretazione del ruolo (ed un anno di esperienza probabilmente ha già fornito suggerimenti in tal senso). E’ una conclusione a cui si può giungere anche senza condividere gli esempi portati da Bruzzi a sostegno della richiesta di un “tagliando”. Ma sarebbe un errore ritenere che un migliore funzionamento dell’Unione dipenda solo da una maggiore capacità di mediazione (di ascolto e di confronto, innanzitutto) del presidente. Anche Bruzzi fa intravvedere, in realtà, che ci sono altri livelli istituzionali su cui fare un “tagliando” e su cui intervenire. Ad esempio quando parla della differente capacità di fare sintesi che esisterebbe, a suo dire, tra il fronte PD ed il fronte civico: “quando si va a stringere sulle decisioni è necessario che ogni gruppo arrivi a una sintesi. Nel PD questo sta avvenendo, anche se nel rapporto tra sindaci e consiglieri ancora manca il giusto equilibrio …”. Ecco, il riconoscimento della mancanza del “giusto equilibrio” tra sindaci e consiglieri (ovvero tra giunta e consiglio o gruppo consiliare) è uno di quei problemi che affligge normalmente la democrazia rappresentativa locale (e la cosa vale ugualmente a livello di singolo comune, come sa bene ogni consigliere comunale tanto di maggioranza quanto di minoranza – lo evidenzia, ad esempio per Savignano, l’intervento del consigliere di maggioranza Erio Linari sulla Gazzetta di Modena del 13 agosto 2015: pdf). Insomma, l’istituzione Unione è una macchina complessa ed è ogni parte di questa macchina complessa che deve fare un salto di qualità verso l’obiettivo comune di un migliore funzionamento (che poi vuol dire ricognizione e riconoscimento dei problemi, decisioni tempestive ed efficaci, migliore capacità strategica, ecc.). Anche su questo fronte, se si vuol far salire di qualità la performance dell’Unione, occorre introdurre correttivi. Parto dal dato più banale: in questo caso è stato soprattutto il capogruppo PD, Marco Villa, con i suoi interventi a mezzo stampa, a dare l’idea di essere interessato a stigmatizzare il comportamento del fronte civico piuttosto che a costruire occasioni di confronto e di apprendimento reciproco (significativamente diverso il comportamento del capogruppo civico Mauro Minozzi). Più che rafforzare la compattezza (disciplina?) dei due gruppi consiliari, occorre dotarsi di un metodo di lavoro che consenta di allinearsi (meglio se in anticipo) rispetto a temi oggetto di deliberazione amministrativa. Non sarebbe forse utile dare mandato ai due capigruppo Villa e Minozzi di organizzare incontri seminariali per consiglieri ed assessori, su temi di cui si prevede la trattazione amministrativa o che potrebbero diventarlo? Insomma, non serve solo che “ogni gruppo arrivi ad una sintesi” (così Bruzzi), ma anche che questa “strana maggioranza” che oggi amministra l’Unione (vedi) arrivi alla sintesi migliore possibile e per questo un po’ di fluidificazione comunicativa e di reciproco apprendimento è indispensabile.

Posa della prima pietra del tecnopolo dell'Unione Terre di Castelli. A sx Carlo Bruzzi, a dx Francesco Lamandini (foto del 5 aprile 2014)

Posa della prima pietra del tecnopolo dell’Unione Terre di Castelli. A sx Carlo Bruzzi, a dx Francesco Lamandini (foto del 5 aprile 2014)

[3] Ad oggi repliche all’intervento a mezzo stampa del sindaco Bruzzi sono venute dal consigliere comunale di savignano Erio Linari (Gazzetta di Modena del 13 agosto 2015: pdf) e dal sindaco “civico” di Guiglia Monica Amici (Il Resto del Carlino del 14 agosto 2015: pdf). Questi interventi danno forse eccessivamente l’idea di una cacofonia, piuttosto che di un coro di voci che ha qualche chances di essere accordato. C’è in effetti un problema di fondo ereditato dalla passata legislatura: un atteggiamento “strumentale”, innanzitutto da parte dei sindaci, verso l’Unione. Un atteggiamento che si è manifestato in modo chiaro una volta che i sindaci-fondatori (Adani, Alperoli, Gozzoli in primis) sono scomparsi dalla scena – coloro che avevano lottato per istituire l’Unione e per farla diventare una delle più importanti a livello nazionale (per dimensioni e per servizi conferiti). Negli ultimi anni (con l’unica eccezione del sindaco Lamandini) l’Unione è sempre meno stata concepita come una propria conquista, come una risorsa, come un’opportunità per progetti più ambiziosi; è stata invece sempre più concepita come un vincolo, come una struttura opprimente, o semmai come un ente che “strumentalmente” può servire a risolvere problemi del bilancio comunale. E così, di fronte alla prima difficoltà, la tentazione di uscire da una delle numerose gestioni associate, la tentazione di “smontare” anziché di continuare a costruire a quel livello si avverte con forza. E’ una tentazione, però, che riflette la tentazione opposta di non prendere atto dei cambiamenti intervenuti (eterogeneità territoriale e politica) e dunque di continuare a pensare che si possa procedere semplicemente a colpi di maggioranza, senza lavorare adeguatamente per un consenso più ampio. Maggiore opera di mediazione del presidente, certo; maggiore confronto e dialogo tra i gruppi consiliari, certo (e qui servirebbero più autorevoli “uomini del dialogo”); ma anche un diverso atteggiamento dei sindaci, ovvero dell’intera giunta – anche di questo c’è bisogno. Una giunta dell’Unione più “squadra”; in cui le ragioni del collettivo abbiano un peso maggiore. Insomma, l’Unione come “bene comune” – per usare un’espressione cara al mondo “civico”. Si può fare?

PS Su Il Resto del Carlino del 27 agosto 2015, p.13, è arrivata la replica del presidente dell’Unione, il “civico” Mauro Smeraldipdf. Nel frattempo non si registrano altri interventi a mezzo stampa.

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2 risposte a Il sindaco di Castelnuovo, Carlo Bruzzi, chiede un “tagliando” sulla gestione dell’Unione

  1. Rosanna Sirotti ha detto:

    a me parve che la nomina di Smeraldi a presidente dell’ Unione avesse in fondo un secondo fine e questo perchè non ho mai creduto alla buona fede nelle scelte fatte dal PD o alla sua ingenuità e generosità: ci ho sempre visto 0 sospettato uno scopo recondito a meno che non fossero chiaramente ininfluenti per il partito o per chi lo rappresentava. Mi rendo anche conto che oggi le cose possono essere cambiate.Smeraldi rappresenta i cittadini di Vignola e ne è anche il portavoce. I vignolesi si lamentano tutti dei vigili e della loro inesistenza sul territorio e non vedono l’ora che qualcosa cambi. Perchè dovrebbe accettare supinamente la situazione attuale che i sindaci PD sostengono con tanto vigore degno di migliore causa, hanno forse fatto accordi preventivi fra di loro e fatto promesse sicuri di poterle mantenere?
    Risulta chiaro a tutti che l’ ingresso di un sindaco civico (del comune maggiore)avrebbe portato delle mutazioni nel quieto vivere ed operare della Giunta abituata forse a decidere senza tanti intoppi quindi a dovere confrontarsi con idee differenti.
    L’Unione ha prodotto tutte quelle mirabolanti economie di scala che ci hanno prospettato al momento della sua costituzione? Non vorrei che fossero finite con la cessazione dei contributi statali.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Rosanna, non credo al complotto od alla trappola. L’iniziativa di Bruzzi – proporre il “civico” Smeraldi a presidente dell’Unione in quanto sindaco del comune più importante (e nonostante il fronte civico sia minoranza) – mi è sembrata semplicemente il tentativo di trovare una via d’uscita in una situazione complicata. Una via d’uscita produttiva per tutti. Non a caso questa soluzione non fu affatto accettata unanimente dal PD. Bisogna insistere – da una parte e dall’altra – con questa visione. E’ interesse di tutti i sindaci fare in modo che l’Unione funzioni al meglio, visto che l’Unione gestisce circa il 50% dei bilanci comunali (spesa corrente) ed oggi realizza pure gli investimenti più importanti. E’ interesse dei sindaci PD, ed è interesse dei sindaci non-PD. La polizia municipale è indubbiamente uno dei banchi di prova.

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