Omer Bonezzi, sorpreso un’altra volta a spacciare “bufale”!

Perde il pelo, ma non il vizio. E continua a spacciare “bufale”. Mi riferisco ad Omer Bonezzi, titolare del blog Condividere Spilamberto e presidente della relativa associazione. Esponente dell’opposizione nell’ombra a Spilamberto, sorpreso già una volta a “spacciare bufale” (vedi) circa un documento ministeriale che, a suo dire, squalificherebbe l’ipotesi di uno studio di fattibilità dell’aggregazione di comuni nelle Terre di Castelli. Peccato che così non sia, come già abbondantemente argomentato (vedi), dopo averlo letto non nel modo superficiale fatto da Bonezzi e soci. Se la discussione, certamente accesa, non avesse una posta in gioco importante (il ragionamento su un diverso assetto istituzionale degli enti locali di questo territorio) si potrebbe lasciare cadere senza rimpianti. Invece è bene dire ancora qualcosa, cercando di far emergere ancora qualcosa di utile da un commento ai commenti.

Dal post del 7 luglio di Condividere Spilamberto.

Dal post del 7 luglio di Condividere Spilamberto.

[1] Riepilogo la questione (chi già la conosce può passare al punto 2). L’oggetto del contendere è uno studio ministeriale sulla fusione dei comuni o, meglio, sulla stima dei risparmi che si avrebbero a livello nazionale se tutti i comuni con meno di 3.000-5.000 abitanti (ricordiamo che oggi il 50,2% degli 8.093 comuni italiani ha meno di 3.000 abitanti) venissero “spinti” (incentivati) a fondersi dando vita a comuni di dimensioni maggiori, di 5.000 abitanti almeno (vedi). Gli autori cercano cioè di stimare quanto gli enti locali, a seguito di un processo di aggregazione di questo tipo, potrebbero risparmiare sulla spesa corrente: minore spesa a parità di servizi e dunque meno imposte locali (stimano, in effetti, un risparmio teorico di 3,5 miliardi all’anno a livello nazionale). Lo studio, cioè, è volto a supportare le politiche del governo Renzi che oltre alla soppressione delle Province vuole anche promuovere l’aggregazione dei comuni (con il fine ultimo di ridurre la spesa e magari pure migliorare la funzionalità). Il “civico” Maurizio Tedeschi a Savignano e l’ex-PD Omer Bonezzi a Spilamberto hanno per un po’ brandito questo studio come se fosse l’arma letale in grado di far perdere credibilità ad ogni prospettiva di fusione di comuni nel territorio delle Terre di Castelli, visto che qui da noi l’aggregazione di comuni darebbe comunque vita ad un comune con almeno 50mila abitanti e però – secondo la loro interpretazione (errata) – lo studio ministeriale dimostrerebbe che i comuni di queste dimensioni (e oltre) sono meno efficienti di quelli della fascia 10-20mila abitanti. Peccato che lo studio ministeriale non dica questo, come può capire chiunque lo legga con attenzione (e senza pregiudizio). Riassumo qui gli argomenti contro questa interpretazione:

  1. sono gli autori stessi del rapporto a dire che la maggiore spesa pro-capite dei comuni di maggiori dimensioni non è dovuta ad inefficienza (come è invece nel caso dei comuni più piccoli, anch’essi con alta spesa pro-capite), ma piuttosto al fatto che i comuni di maggiori dimensioni (in cui ricadono quasi esclusivamente comuni capoluogo di provincia e di regione) debbono erogare servizi non solo ai residenti, ma anche ai city-user (chi lavora in città, ma risiede fuori; un caso esemplare di servizi che debbono essere dimensionati non solo per i residenti sono i servizi di trasporto pubblico locale). Ribadisco, lo dicono gli autori stessi dello studio (leggersi almeno le pp.14-15).
  2. c’è però anche un secondo argomento: non ha senso confrontare la spesa pro-capite dei comuni senza fare riferimento al “pacchetto” dei servizi che essi offrono ai loro cittadini. Se è certamente vero che i piccoli comuni non offrono più servizi rispetto a quelli grandi (e dunque la loro alta spesa pro-capite è plausibilmente segno di inefficienza), è probabilmente vero che la maggiore dotazione di servizi (dal trasporto pubblico locale alla cultura) si trova nei comuni di maggiori dimensioni e questo giustifica ulteriormente la maggiore spesa pro-capite. Insomma, nei comuni di maggiori dimensioni la maggiore spesa pro-capite non deriva solo dal fatto che offrono servizi ai non residenti, ma anche dal fatto che offrono comunque più servizi anche ai residenti (metrò e bus urbani, teatri e musei, ecc., tanto per fare un esempio tangibile).
  3. c’è infine pure un terzo argomento: non ha senso neppure far discendere ipotesi di minore o maggiore efficienza dall’aggregazione di comuni nelle Terre di Castelli da un confronto con i valori medi della spesa pro-capite (calcolati su base nazionale) delle corrispondenti classi dimensionali. Per un semplice motivo: la media non ci dice nulla circa la distribuzione dei casi attorno al valore medio (possono essere concentrati attorno al valore medio, ma possono anche essere dispersi lontano dal valore medio). Insomma può benissimo essere che una parte dei comuni di medio-grandi dimensioni abbia una spesa pro-capite inferiore ad una parte dei comuni di medio-piccole dimensione (anche se la spesa pro-capite media dei primi è più alta della spesa pro-capite media dei secondi). Insomma, un confronto tra valori medi delle diverse classi dimensionali di comuni non dice ancora nulla su cosa succederebbe dall’aggregazione degli specifici comuni delle Terre di Castelli!
Serve una politica che recuperi credibilità (Vignetta di Altan)

Vignetta di Altan.

[2] Questi tre argomenti smontano la tesi di Bonezzi e Tedeschi e dimostrano che lo studio ministeriale non può essere usato per togliere sensatezza allo studio di fattibilità. Chi vuole dichiararsi contrario allo studio di fattibilità sulla fusione può usare altri argomenti, ma non questo! Oppure deve confutare i miei tre argomenti e dimostrare che lo studio ministeriale contiene davvero informazioni o giunge a conclusioni contrarie all’ipotesi dello studio di fattibilità (ricordo inoltre che lo studio ministeriale si propone di promuovere la fusione di comuni, anche se esso intende sollecitare soprattutto quelle di comuni con meno di 3.000-5.000 abitanti). Né Bonezzi, né Tedeschi hanno confutato gli argomenti esposti sopra (e qui in modo più esteso: vedi). Hanno invece evitato di misurarsi con essi e di rispondere nel merito, preferendo sollevare un gran polverone e distrarre il lettore.

Post-monument, Biennale internazionale di scultura di Carrara (foto del 3 luglio 2010)

Post-monument, Biennale internazionale di scultura di Carrara (foto del 3 luglio 2010)

[3] Bonezzi, trovandosi in difficoltà sul piano argomentativo, vorrebbe “buttarla in vacca”. Alzare un po’ di fumo, rovesciare il tavolo, far finta che nulla sia successo. Insomma, invece di chiedere scusa ai lettori del suo blog per la “balla” inopinatamente somministrata (non sappiamo se consapevolmente oppure no), cerca di sfuggire alle proprie responsabilità facendo un po’ di caciara. Ma non funziona, visto che gli argomenti contro l’interpretazione che egli dà dello studio ministeriale sono chiari. In un post del 7 luglio intitolato “Fusione dei comuni: un NO antiliberista e per la Democrazia di prossimità!” (vedi) vorrebbe cavarsela con una “battuta”, semplicemente rimandando al blog della lista civica di Savignano “Dove si spiega tra l’altro le ragioni che rendono attendibile il documento del Ministero sulla fusioni, laddove si esprime sui comuni di medie dimensioni. Sulla demolizione del documento del Ministero, evidentemente, si sono esercitati i principali fusionisti locali.” Ma questo è vendere fumo! E’ una nuova bufala! Innanzitutto perché nessuno ha detto che lo studio ministeriale non è attendibile! Quello che ho inteso dimostrare è invece che Omer Bonezzi lo interpreta in modo errato! Che cioè vorrebbe fargli dire cose che lo studio ministeriale non dice. In secondo luogo sul blog savignanese non c’è alcuna replica ai miei argomenti e, più in generale, non si dice davvero nulla che possa consentire di usare lo studio ministeriale contro l’ipotesi di una fusione di comuni di dimensioni medio-grandi (per le ragioni che ho esposto).

Post-monument, Biennale internazionale di scultura di Carrara (foto del 3 luglio 2010)

Post-monument, Biennale internazionale di scultura di Carrara (foto del 3 luglio 2010)

[4] La “replica” di Tedeschi sul blog savignanese (vedi) è infatti una non-replica. Non si cimenta in una replica contro gli argomenti che ho ricordato sopra (la parte finale del punto 1). Non ci prova neppure. Vorrebbe invece far credere che ogni interpretazione dello studio è in fondo legittima in quanto sono tutte “strumentali”. Che cioè “gli si può far dire” qualsiasi cosa! Scrive infatti: “La sensazione che lo studio [di fattibilità] sarà inutile, specie in previsione di un risultato quasi scontato, mi viene confermata dalla diversa lettura che fa Amare Vignola dello studio del Ministero degli Interni. Se diversi lettori traggono conclusioni diverse, significa che anche i numeri sono soggetti a interpretazione “di parte”, come del resto ci hanno abituato le letture dei risultati elettorali”. Purtroppo per lui non tutte le “letture” sono ugualmente valide. Quella di Maurizio Tedeschi e di Omer Bonezzi è chiaramente sbagliata. Se Maurizio pensa di cavarsela buttandosi nel “relativismo” ciò significa solo una cosa: che lui lo studio ministeriale non l’ha capito! Sarà un bravo consulente sistemista informatico, ma di certo dimostra di non aver compreso ciò che il documento dice (sono disponibile al confronto pubblico per dimostrarlo).

La rimozione dei segni del potere. Post-monument, Biennale internazionale di scultura di Carrara (foto del 3 luglio 2010)

La rimozione dei segni del potere. Post-monument, Biennale internazionale di scultura di Carrara (foto del 3 luglio 2010)

[5] Per concludere. L’ulteriore tornata di post ha evidenziato due cose, ovvero (1) che Tedeschi magari ha letto, ma non ha capito lo studio ministeriale; (2) che Bonezzi invece di replicare nel merito ha preferito sollevare un polverone, sperando in questo modo di non far notare che la sua posizione non regge. Non è “sulla demolizione del documento del Ministero” che mi sono esercitato, ma sulla demolizione dell’interpretazione che Bonezzi ne dà. E la sua interpretazione ne è uscita effettivamente demolita. E’ nel tentativo di nascondere questo fatto che prosegue a spacciare “bufale”. Ma non funziona. E’ un modo di fare che si squalifica da solo. La discussione può essere accesa, è lecito fare uso dell’ironia, ci sta pure qualche sbeffeggiamento. Però un requisito deve essere soddisfatto, altrimenti diventa altro. E tale requisito è l’onestà intellettuale, ovvero la disponibilità a prendere sul serio le ragioni degli interlocutori e dunque a confrontarsi con esse (non a schivarle). Sarebbe l’abc di qualsiasi discussione. Ancora più importante nel caso di temi impegnativi come quello della “riorganizzazione istituzionale” su cui si sta ragionando. Chi non si attiene a questo minimo requisito si pone automaticamente su un diverso piano. Quello della propaganda. Quello del teatro. Ma non certo quello della discussione.

Tatjana Doll, Dummy - Respect 2, 2010 (foto Artefiera Bologna 30 gennaio 2011)

Tatjana Doll, Dummy – Respect 2, 2010 (foto Artefiera Bologna 30 gennaio 2011)

PS “I tifosi dell’unificazione sono scatenati, vanno giù pari anche sul piano personale.” (così Omer Bonezzi in un post del 3 luglio 2015). Ovviamente il riferimento è al sottoscritto. Allora preciso che non sono un “tifoso dell’unificazione”, ma che ritengo molto utile fare uno studio su di un argomento complesso come la riorganizzazione istituzionale/fusione dei comuni (ovviamente questo vuol dire che non sono contrario a priori alla fusione dei comuni, ma non sono neppure favorevole a priori; vorrei avere degli elementi per valutare meglio la questione e spero che lo studio di fattibilità serva a produrli). Spero sia chiaro. Su una cosa comunque Bonezzi ha ragione. Questo blog non è “politicamente corretto”. Non dice dunque che l’interpretazione che Bonezzi fornisce dello studio ministeriale è “diversamente vera” se questa è errata. Dice che è sbagliata. E dice che Bonezzi racconta balle se insiste nel propinare una interpretazione sbagliata (una interpretazione di comodo). Ovvero che spaccia “bufale”. Se “andare giù pari anche sul piano personale” significa dire che “uno racconta balle” quando racconta balle allora è vero: qui andiamo giù pari anche sul piano personale. Non saprei come fare altrimenti.

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One Response to Omer Bonezzi, sorpreso un’altra volta a spacciare “bufale”!

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Vorrei essere, se possibile, ancora più esplicito. Sono disgustato dal modo di Bonezzi e soci di fare politica. Ovviamente mi riferisco al modo in cui è stata trattata la vicenda dello studio ministeriale sulle fusioni dei piccoli comuni. Chiunque si prenda la briga di capire cosa dice davvero questo studio giunge alla conclusione che non dice nulla contro l’ipotesi di una fusione di comuni nelle Terre di Castelli e dunque neppure contro lo studio di fattibilità. E’ quello che ho argomentato dopo aver analizzato attentamente lo studio. Il fatto è che questo Bonezzi, dopo le mie argomentazioni, l’ha capito benissimo. Gente seria, a quel punto, avrebbe chiesto scusa ai lettori del blog Condividere Spilamberto riconoscendo che almeno su un punto si erano sbagliati. In alternativa potevano scegliere la via di un imbarazzato, ma dignitoso, silenzio. Invece Omer Bonezzi continua volendo far intendere che, come da lui affermato in origine, lo studio ministeriale contiene argomenti contro la “costruzione” di comuni con più di 20.000 abitanti. Ma non è così, ora è chiaro. Ma lui continua pur sapendo che così non è. Questo è raccontare balle. Questo è spacciare “bufale”. Questo è un modo disgustoso di fare “politica”. Ovvero è propaganda pura, pura demagogia (il piegare la realtà ai propri “interessi”). Non ne abbiamo bisogno. Non ne ha bisogno Spilamberto (ma questi sono affari loro). Non ne ha bisogno l’Unione Terre di Castelli (ma questi sono anche affari miei).

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