La lupa. Giuseppe Graziosi vs. Arturo Martini

H_La Lupa 28giu2015 045Non si può non rimanere colpiti, visitando la gipsoteca Graziosi a Modena (vedi), dall’opera La Lupa realizzata da Giuseppe Graziosi (1879-1942) prima del 1912. A Modena è esposto il gesso originale. L’opera in marmo è invece presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna (GNAM) a Roma. Venne presentata alla X Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, nel 1912, dove fu acquistata dal Ministero della Pubblica Istruzione. “La Lupa di Giuseppe Graziosi è certo il più vivo nudo di donna che sia nella mostra” – così scrisse nel catalogo dell’esposizione veneziana Ugo Ojetti, probabilmente il più famoso critico d’arte italiano del periodo (vedi). “In posizione ferina, ma in armoniosa unità di profili, esprime una così franca sensualità” – così scrive Gabriella Guandalini (in La Gipsoteca Giuseppe Graziosi, Edizioni Panini, Modena, 1984, p.26).

Giuseppe Graziosi, La Lupa, ante 1912, marmo, Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (foto tratta dal web, di Marco Linguardo)

Giuseppe Graziosi, La Lupa, ante 1912, marmo, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (foto tratta dal web, di Marco Linguardo)

La composizione è del tutto originale e di grande sensualità. Il titolo dell’opera rimanda ad una novella di Giovanni Verga (1840-1922) intitolata appunto La Lupa e pubblicata nel 1880, nella raccolta Vita dei campi. Nuove novelle, Milano, Treves Editore (vedi), poi trasformata in opera teatrale nel 1896 (vedi). Non solo l’opera risulta particolarmente ardita per i canoni dell’epoca, ma ugualmente ardito appare con gli occhi di oggi l’acquisto da parte del Ministero della Pubblica Istruzione. Una ricerca volta a “spiegare” la genialità dell’opera dovrebbe innanzitutto cercare di ricostruire il tessuto dei riferimenti entro cui essa si colloca – purtroppo è cosa che quasi mai una mostra d’arte si propone di fare, tanto meno quelle locali, di chiaro impianto “provinciale” (vedi).

Giuseppe Graziosi, La Lupa, ante 1912, gesso, Gipsoteca Giuseppe Graziosi di Modena (foto del 28 giugno 2015)

Giuseppe Graziosi, La Lupa, ante 1912, gesso, Gipsoteca Giuseppe Graziosi di Modena (foto del 28 giugno 2015)

Non si può non rimanere ugualmente colpiti dall’opera La lupa ferita realizzata dallo scultore Arturo Martini (1889-1947) nel 1931-1932. L’opera in terracotta refrattaria è stata esposta recentemente a Bologna, nell’ambito di una retrospettiva su Martini realizzata da Genus Bononiae (vedi).

Arturo Martini, La Lupa ferita, 1931-1932, terracotta refrattaria (foto del 29 dicembre 2013)

Arturo Martini, La Lupa ferita, 1931-1932, terra refrattaria (foto del 29 dicembre 2013)

Esiste anche un unico bronzo originale, di dimensioni un po’ inferiori (in collezione privata), che Martini ha ottenuto eseguendo un calco in gesso dell’opera. Fu “esposta con grande clamore nell’aprile del 1931 a Torino”. Esposta quindi anche a Vado Ligure (1931), a Firenze (1932) ed a Milano (1933) rimase invenduta, tanto che l’artista la donò all’amico scrittore Massimo Bontempelli (vedi) spedendola a Venezia.

Arturo Martini, La Lupa ferita, 1931-1932, terracotta refrattaria (foto del 29 dicembre 2013)

Arturo Martini, La Lupa ferita, 1931-1932, terra refrattaria (foto del 29 dicembre 2013)

Qui fu esposta al Museo Ca’ Pesaro finché, tramontata la possibilità di cederla al Comune di Venezia, fu venduta dallo scrittore al Middelheim Museum di Anversa dove si trova tuttora. E’ considerata tra le “opere più enigmatiche dell’artista il quale ha rifiutato (…) i riferimenti iconografici indicati dalla critica” di allora (dal catalogo della mostra Arturo Martini. Creature. Il sogno della terracotta, Bononia University Press, Bologna, 2013, p.74).

Arturo Martini, La Lupa ferita, 1931-1932, terra refrattaria (foto del 29 dicembre 2013)

Arturo Martini, La Lupa ferita, 1931-1932, terra refrattaria (foto del 29 dicembre 2013)

Ma indubbiamente, come ricorda pure il titolo dell’opera, un riferimento deve essere stata l’opera di Giuseppe Graziosi esposta nel 1912 a Venezia (come possibile riferimento si cita anche un’opera di Georg Kolbe (vedi), Kriechendes Maedchen [Ragazza che avanza strisciando], esposta a Roma nel 1911 alla grande esposizione organizzata per il 50° dell’Unità d’Italia, ma realizzata nel 1909 – potrebbe essere stata un riferimento anche per il Graziosi? Probabilmente no, se La Lupa è effettivamente antecedente – alcuni critici la datano al 1907-1908). Al di là del titolo, il soggetto rappresentato da Martini, pur esso una donna nuda in posizione a carponi, è profondamente diverso da quello rappresentato da Graziosi. Qui un soggetto “fantastico”, vagamente “mitologico”: “la donna selvaggia è infatti stata ferita a tradimento, alle spalle, da una freccia che le trapassa la schiena e il costato bloccandole la lunga chioma; crollata sulle proprie braccia, lancia un urlo di dolore e tiene nelle mani i sassi che non potrà scagliare contro chi le ha procurato la morte.” (p.74) In ogni caso un’opera straordinaria pure questa.

Auguste Rodin, Ugolino, 1882-1906, Parigi, Museo Rodin.

Auguste Rodin, Ugolino, 1882-1906, Parigi, Museo Rodin. E’ ipotizzata anch’essa come possibile riferimento iconografico de La Lupa ferita di Martini nel catalogo della mostra.

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