Fusione dei comuni: sgombrare il campo dagli equivoci e dalle bufale

E’ partito in salita lo studio di fattibilità per la predisposizione di un progetto di riorganizzazione istituzionale (leggasi fusione di comuni) nell’Unione Terre di Castelli. La convenzione è stata approvata sabato 27 giugno da un consiglio dell’Unione con vistose assenze. Ma soprattutto due comuni (Guiglia e Savignano) si sono sfilati all’ultimo minuto, dopo che i loro sindaci avevano assentito circa l’operazione. Chiariamo subito: fare uno studio di fattibilità sulla “fusione” dei comuni (e su altre ipotesi) non significa decidere “la fusione”. Come da tempo sappiamo a decidere saranno eventualmente i cittadini tramite un referendum “consultivo” che questa Regione, tra l’altro, intende di fatto come referendum “confermativo” (vedi). Dunque non si scippa la decisione ai cittadini (come qualcuno falsamente afferma), né si sottrae ai cittadini l’opportunità di dibattere e discutere. Semmai si apre con loro la discussione sul futuro di questo territorio. E questo è un bene – lo dico subito con chiarezza.

Gazzetta di Modena, 28 giugno 2015.

Gazzetta di Modena, 28 giugno 2015.

Perché l’esperienza della gestione associata (tramite l’Unione Terre di Castelli) di importanti servizi (scuola, sociale, polizia municipale, gestione del personale, informatica, protezione civile, ecc.) ci consegna una realtà con luci ed ombre: luci dovute all’omogeneizzazione verso l’alto della “qualità” dei servizi ed anche ad una maggiore efficienza, ovvero economie di gestione; ombre per il fatto che i consigli comunali (vero luogo della rappresentanza politica secondo la legge) perdono capacità di indirizzo e controllo circa politiche e servizi realizzati tramite i trasferimenti all’Unione (ad oggi più del 50% della spesa corrente dei comuni consiste in trasferimenti all’Unione Terre di Castelli). Insomma, siamo a metà del guado ed una riflessione è opportuna. Per decidere come riorganizzare questo assetto a due livelli (comuni + Unione): o tramite una qualche “fusione” tra comuni o tramite una “manutenzione straordinaria” dell’attuale architettura. Ovviamente già la sola approvazione della convenzione per lo studio di fattibilità ha scatenato gli “oppositori” (alcuni per convinzione, altri per partito preso, altri per … pochezza d’idee). E’ dunque bene, nel tentativo di impostare correttamente l’anno impegnativo che si apre (è questo all’incirca il tempo richiesto dallo studio), sgombrare il campo dagli equivoci. E dalle bufale.

Il municipio di Vignola (foto del 9 aprile 2014)

Il municipio di Vignola (foto del 9 aprile 2014)

[1] A Spilamberto è innanzitutto Paola Forghieri, presidente della Lista civica Spilamberto Libera e Responsabile, che ha sparato ad alzo zero contro lo studio di fattibilità: “No alla spesa di oltre 30.000 euro per uno studio di fattibilità dall’esito scontato”, e via di questo passo (così su Prima Pagina del 27 giugno 2015: pdf). Bisogna però dire che entrambi i due consiglieri comunali della lista civica spilambertese la pensano diversamente dal presidente visto che hanno votato a favore alla delibera consiliare (qui il testo della delibera con sintesi della discussione e voto finale: pdf). Il vero bastian contrario spilambertese è tuttavia Omer Bonezzi, l’opposizione nell’ombra (extra-consiliare: vedi), da tempo contrario sia a qualsiasi ipotesi di fusione di comuni, sia al sindaco di Spilamberto Umberto Costantini – una miscela che alimenta una contrarietà molto urlata (sul blog Condividere Spilamberto), ma sostenuta da argomenti deboli ed anche fasulli (vedi) – ci torneremo. Sempre sul fronte del no si è espresso il consiglio comunale di Guiglia che ha respinto la delibera di convenzione: 6 contrari (la maggioranza che sostiene il sindaco Amici) su un totale di 10 partecipanti al voto (qui il testo della delibera: pdf). Ma chi leggesse la relazione del sindaco Monica Amici (qui il pdf) non troverebbe argomenti da controbattere, ma “solo” una forte contrarietà alle politiche fatte dall’Unione (peraltro senza alcuna distinzione tra la precedente presidenza Denti e l’attuale presidenza Smeraldi – davvero non ci sono differenze?). Con Guiglia anche Savignano ha votato contro: contraria la lista Cittadini per Savignano: 8 votanti; favorevole la lista di centrosinistra: 4 votanti (qui il testo della delibera che riporta anche gli interventi dei consiglieri: pdf). In questo caso, più che il cauto intervento del sindaco Germano Caroli (che si è adattato alle posizioni della sua maggioranza: infine contrario “in coerenza con la posizione espressa dalla lista che lo sostiene”), vale la pena prestare attenzione all’intervento del “civico” Maurizio Tedeschi, visto che contiene argomenti fallaci (in verità assai simili a quelli di Bonezzi).

Prima Pagina, 27 giugno 2015.

Prima Pagina, 27 giugno 2015.

[2] E’ bene partire dai fondamentali e fare chiarezza su un punto decisivo: fare lo studio di fattibilità sulla “fusione dei comuni” non significa decidere la fusione (lo ribadisco). Significa semmai interrogarsi su una “riorganizzazione istituzionale” senza  essere pre-giudizialmente contrari all’ipotesi di una fusione tra questi comuni. Significa dunque volere esplorare alcuni scenari di riorganizzazione tra cui anche quello della fusione di più comuni, mettendo quindi tali scenari a confronto tra di loro (nel testo della convenzione questo aspetto, non secondario, è chiaro). Realizzare lo studio, partecipare allo studio significa questo. Nulla di più. Fare lo studio non significa affatto dover in seguito “fare la fusione” (il testo della convenzione è esplicito in proposito: pdf). Dunque la decisione di oggi non pregiudica nulla circa il futuro. Anzi, oggi è chiarissimo che la decisione “fusione sì, fusione no” è in mano ai cittadini. Sono loro a deciderlo: tramite il referendum “consultivo” previsto dal percorso istituzionale e che ora la Regione intende di fatto come un referendum “confermativo” (diverso è stato il caso della Valsamoggia che, su questo aspetto, ha fatto da apripista anche per una riflessione che poi ha portato ad un diverso orientamento della Regione: vedi). Detto questo passiamo in ragione i principali argomenti “contro” lo studio.

La Rocca di Vignola vista da piazza dei Contrari. In primo piano la torre del Pennello, lesionata (foto del 23 ottobre 2013)

La Rocca di Vignola vista da piazza dei Contrari  (foto del 23 ottobre 2013)

[3] Si è trattato di un “blitz” – così afferma perentorio Omer Bonezzi! Tutto fatto troppo in fretta, troppo precipitosamente, senza adeguata discussione. Non c’è dubbio che qualche settimana in più avrebbe giovato, ma c’era una scadenza per la presentazione della domanda di contributo (lo studio di fattibilità si farà solo se co-finanziato dalla Regione): il 30 giugno. Dopo che un precedente termine (il 15 maggio) era stato prorogato dalla Regione proprio per dare un po’ più di tempo ai diversi comuni interessati. Ma non si tratta di certo di un blitz, visto che la realizzazione dello studio di fattibilità era un impegno messo nero su bianco nel programma di legislatura dell’Unione approvato il 22 gennaio scorso e approvato da tutti i consiglieri (solo due astenuti): vedi. Dunque, l’impegno a farlo, lo studio di fattibilità, era già stato assunto (Bonezzi forse era distratto). Un po’ più tempo per la discussione, comunque, sarebbe stata utile per mettere a punto un documento di mandato per i tecnici (la scelta è caduta su Nomisma di Bologna), ma, consapevoli di questo, si è costituita una commissione consultiva (composta in egual misura di componenti di maggioranza e minoranza dei diversi comuni) che avrà anche il compito di recuperare questo passaggio (vedi art.5 della convenzione), ovvero di predisporre un documento “di dettaglio” (peraltro sottoposto all’approvazione dei consigli comunali). Insomma, come “blitz” è decisamente anomalo. Mai “blitz” fu più coinvolgente di maggioranza, minoranza, consigli comunali.

Il Resto del Carlino - Modena, 28 giugno 2015

Il Resto del Carlino – Modena, 28 giugno 2015

[4] E’ tutto sbagliato, tutto da rifare! Lo direbbe nientepopodimeno che un documento del Ministero dell’Interno datato febbraio 2015 (Fusioni: quali vantaggi? Risparmi teorici derivanti da un’ipotesi di accorpamento di comuni di minore dimensione demograficapdf). E’ questa la tesi che, di nuovo, Omer Bonezzi va sbandierando da un paio di mesi e che è stata ripresa dai sostenitori del “no” (così Maurizio Tedeschi in consiglio comunale a Savignano; così a Spilamberto Paola Forghieri sulla stampa). Insomma, la “fusione di comuni” sarebbe vantaggiosa (economicamente), ma solo per i piccoli comuni, mentre qui solo Vignola porta in dote 25mila abitanti, facendo “saltare il banco”. In realtà il documento citato non è stato letto con la dovuta attenzione (e la dovuta cautela metodologica). Che cosa dice esattamente? Dice che se analizziamo la spesa corrente dei comuni aggregati per classi dimensionali e calcoliamo la “spesa pro-capite” questa risulta avere un andamento a U: con costi particolarmente alti per i piccoli e piccolissimi comuni, con costi più contenuti per la fascia centrale (i comuni tra i 5.000 ed i 19.999 abitanti; ma sostanzialmente anche fino a 59.999 abitanti), e con costi di nuovo in crescita per i grandi comuni (specie per quelli dai 250mila abitanti in su). In realtà trarre da questi dati indicazioni contro l’ipotesi di una qualche fusione di comuni nelle Terre di Castelli è più difficile di quanto ci vogliono far credere Bonezzi e soci. Il fatto è che lo studio è finalizzato a stimare il risparmio di spesa derivante da un generalizzato processo di fusione di piccoli comuni (il sottotitolo è eloquente – per chi vuole intendere) ed i dati che presenta non sono adatti a dire che la migliore efficienza gestionale si ha nei comuni da 10 a 20mila abitanti (la conclusione che Bonezzi vorrebbe trarre). In realtà gli autori dicono che i piccoli comuni sono “inefficienti”, ma non dicono che lo sono anche i comuni più grandi, visto che l’incremento della spesa, nel loro caso, ha una diversa ragione: “per i comuni di maggiore dimensione demografica esiste la necessità di un sovradimensionamento dei servizi legato alla funzione di polo di attrazione per i comuni limitrofi di minore dimensione” (pp.14-15). Insomma, i comuni più grandi soffrono del fatto che debbono offrire servizi anche ai city-user e non solo ai residenti (si tratta, insomma, dei flussi di popolazione attratta per lavoro od altro dalle città capoluogo) e per questo spendono in proporzione di più. Ma non sarebbe questo un aspetto incidente in un eventuale “comune fuso” nell’ambito delle Terre di Castelli. Possiamo anche aggiungere che confrontare i dati sulla “spesa pro-capite” ha senso a parità di servizi erogati (cosa che evidentemente non è per le diverse classi dimensionali di comuni, visto che i comuni maggiori offrono generalmente più servizi – basta mettere a confronto Bologna con Marano sul Panaro). Insomma, solo manipolando il contenuto dello studio ministeriale esso può essere usato per dire no allo studio di fattibilità!

Vista del centro di Spilamberto, da dove si sono levate voci critiche contro il progetto del polo archivistico unico (foto del 7 novembre 2009)

Vista del centro di Spilamberto (foto del 7 novembre 2009)

[5] Diverse sono le ragioni che invitano ad esplorare l’ipotesi “fusione di comuni”. Ci sono “incentivi finanziari” dallo Stato per i comuni che si uniscono (30 milioni di euro all’anno nel 2015 e 2016), sotto forma di un “contributo straordinario pari al 20% dei trasferimenti erariali attribuiti” erogato per dieci anni. A certe condizioni (spesa per personale inferiore al 30% della spesa corrente) la possibilità di derogare per 5 anni al blocco del turn over. Sospensione del patto di stabilità per alcuni anni (significa possibilità di maggiori investimenti). Elementi che si aggiungono, integrano, compensano (eventualmente) il tema dell’efficienza gestionale. Ma sarebbe comunque riduttivo focalizzare l’attenzione solo sugli aspetti (vantaggi o svantaggi che siano) di tipo economico: agevolazioni, efficienza gestionale (ovvero economie di scala), upgrade della performance organizzativa dal punto di vista della specializzazione, ovvero delle competenze. Vi è anche un aspetto relativo al potere politico ed alla capacità di governo del territorio correlato alla dimensione del comune, specie nell’ambito di una riorganizzazione dei livelli istituzionali (quasi-soppressione delle province) – anche questo va messo nel conto. Ma non voglio occuparmene qui (mi basta rimandare a considerazioni fatte a suo tempo da Roberto Adani: vedi). E’ solo per dire che sarebbe riduttivo farne solo una questione “economica”. D’altro canto un ulteriore argomento messo in campo dal fronte del “no” riguarda la “dimensione comunitaria”, ovvero l’identità comunale e quei comportamenti “civici” e “comunitari” che tutti noi valutiamo positivamente. Omer Bonezzi paventa il rischio di una “desertificazione civica” (sic) conseguente all’accorpamento di più comuni ed alla conseguente crescita dimensionale (così in un documento del 2012: pdf). Dimentica però di portare prove empiriche a sostegno della propria posizione (sarebbe come a dire che il tasso di associazionismo è maggiore a Tavernelle che a Bologna). Dimentica anche che le istituzioni di un eventuale nuovo comune possono essere progettate per accrescere le chances di partecipazione dei cittadini, che è poi un modo per promuovere “virtù civiche” (è uno dei temi che ho rilevato analizzando l’architettura istituzionale, decisamente “barocca”, proposta per la Valsamoggia: vedi). Circa la perdita di “identità” – qualsiasi cosa si voglia intendere con questa espressione – dico solo che il tema sta bene affrontato (anche se oggi le nostre sono necessariamente “identità multiple”: vivo a Vignola, trascorro la maggior parte del tempo a Bologna dove lavoro, sono italiano, ma pure cittadino europeo). Ma il modo migliore è, su questo, dare la parola direttamente ai cittadini che potranno valutare anche questo aspetto assieme a tutti gli altri ed assieme ai “costi” ed ai “benefici” di un tale progetto. Personalmente mi sentirei ancora vignolese anche se il comune di Vignola dovesse essere inglobato in un’unità amministrativa più ampia. E potrei arrivare a ritenere accettabile questa riorganizzazione istituzionale (con Vignola come semplice “municipalità” di un nuovo comune più ampio) se essa fosse accompagna da chiari benefici organizzativi, economici, politici.

Chiesa di San Michele Arcangelo a Campiglio (foto del 27 maggio 2010)

Chiesa di San Michele Arcangelo a Campiglio (foto del 27 maggio 2010)

[6] Diversi di questi argomenti possono essere messi in campo nel momento in cui si deve prendere la decisione se procedere o meno verso un qualche “comune unico” (sapendo – lo ribadisco ancora – che l’ultima parola spetta ai cittadini). Oggi, trattandosi “solo” della decisione sullo studio di fattibilità, suonano decisamente pretestuosi. Ad oggi chiaramente nessuno è in grado di esprimere una valutazione ponderata sulla questione. Personalmente provo innanzitutto curiosità: vorrei capire meglio (magari mi convincerò che non è il caso di procedere e che è preferibile una “manutenzione straordinaria” dell’attuale Unione). Confido che il percorso che si è intrapreso aiuti amministratori e cittadini a prendere posizione.

Advertisements

8 risposte a Fusione dei comuni: sgombrare il campo dagli equivoci e dalle bufale

  1. Risposta di Omer.Bonezzi

    Sono contento di avere dato una ragione esistenziale a Paltrinieri che, evidentemente, stava un po’ languendo, anche se ammetto di essere un tantino preoccupato, vista la “tigna” che ha utilizzato contro Daria Denti! Ringrazio per il credito che attribuisce alla mia sovrumana potenza: da solo avrei “condizionato” le decisioni di Savignano e di Guiglia , scriverei (tutti?) post “urlati”contro Costantini e contro la Fusione dei Comuni… e via andare. Non pensa che forse sia mancato qualcosa da parte di chi ha dato per fatto un evento, la Fusione di Comuni, che avrebbe meritato ben altra attenzione e pubblicità presso i nostri concittadini?
    Preciso: chi ha la benevolenza di leggere il nostro blog ( Condividere Spilamberto) , noterà che l’attenzione maggiore è sui temi ambientali e politici del lavoro e della democrazia. Il nostro sindaco viene pizzicato, dal collettivo quando, a nostro giudizio, lo merita. Si chiama diritto di critica, si chiama democrazia, quello che per Andrea, evidentemente, è lesa maestà. Resta molto singolare che queste accuse arrivino proprio da Andrea, che del “suo” blog è riuscito a fare un’arma contundente.
    Sulla vicenda della FUSIONE DEI COMUNI cerchiamo di fornire ai nostri cittadini informazioni a 360 gradi, quella che non sta, purtroppo, dando nessuno e offriamo spazio a tutti, compreso il PD.
    Per un solista come Paltrinieri resta inimmaginabile il lavoro collettivo e di gruppo (Lo voglio rassicurare esiste e funziona) e diventa difficile per lui inquadrare un’ esperienza di Cittadinanza Attiva, per quello che è: il tentativo di leggere con gli occhiali del civismo il livello locale, con un respiro sui grandi temi, in modo attento, non ideologico e non schierato! e posso aggiungere, apprezzato dai nostri concittadini.
    Lo ripeto, il nostro gruppo non fa opposizione: questa è stata assegnata dalla volontà popolare ad altri, noi facciamo proposizione civica e il blog accende necessariamente i riflettori anche sulla casa di tutti: quella comunale.
    Un abbraccio
    Il presidente di Spilamberto, Cittadinanza Attiva
    Omer.Bonezzi

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      E’ tutto quello che sai dire Omer? Decisamente poco. Anzi, praticamente nulla. Perché nel mio post c’è una replica ad alcuni degli argomenti che tu ed altri, contrari all’ipotesi anche solo dello “studio di fattibilità”, avete messo in campo. Relativamente a cui non dici nulla. Dunque un intervento, il tuo, che infine si risolve nel folklore.
      (1) Prendiamo il caso più eclatante: lo studio ministeriale che secondo te ed altri dimostrerebbe che i comuni più efficienti sono quelli tra i 10 ed i 20mila abitanti (scrivi nella lettera aperta ai consiglieri dell’Unione del 15 giugno: “Nonostante sia addirittura il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero degli Interni, nella sua relazione del febbraio 2015, a sostenere che le dimensioni dei nostri Comuni, in Unione Terre Castelli, siano ottimali nel rapporto costi/benefici”). Io rispondo che voi quel documento o non l’avete letto con la dovuta attenzione o non l’avete capito. Nulla da dire? Nulla da replicare? Vuoi davvero far finta di niente? Dico questo perché su un tema così importante varrebbe la pena fare una discussione seria. Cosa che però presuppone che i partecipanti sappiano riconoscere gli argomenti buoni da quelli cattivi. E quello messo in campo da te (assieme a Maurizio Tedeschi e Paola Forghieri) tramite questo studio è decisamente “cattivo”. Ovvero inconsistente.
      (2) Non penso affatto (e neppure lo dico) che tu abbia eterodiretto posizioni di consiglieri contrari a Savignano piuttosto che a Guiglia. Orientamenti contrari non solo all’ipotesi fusione, ma anche alla “semplice” Unione, sono presenti da tempo tra i consiglieri comunali ed anche tra i consiglieri dell’Unione, sia di maggioranza che di minoranza. Quello che mi disturba è invece veder spacciare argomenti che sono fasulli, come quello dello studio ministeriale citato. Ed è quanto fatto da te e da altri. Abbiamo davvero bisogno di inquinare la già fragile “discussione pubblica” su temi così impegnativi?
      (3) Ti ostini a ribadire che Spilamberto Cittadinanza attiva non è un gruppo di opposizione all’amministrazione spilambertese. Ma basta aprire il vostro blog per capire che lo è. Non è un delitto, sia chiaro. Ma un po’ di trasparenza quando si vuole fare politica è necessaria: basta dunque dichiararlo. Detto questo vorrei rimarcare una differenza fondamentale tra la vostra iniziativa e l’esperienza “da solista” di AmareVignola che tu non cogli o non vuoi cogliere: non sono mai stato interessato a dare risonanza a tutte le voci purché fossero voci contrarie all’amministrazione (come invece voi fate). Ed anche dire che voi cercate “di fornire ai nostri cittadini informazioni a 360 gradi” è una mistificazione: pubblicare una presa di posizione senza commento, senza prendere posizione rispetto ad essa, significa di fatto approvarla, sostenerla, diffonderla (altrimenti almeno una premessa del tipo: “questo post non riflette l’opinione dell’associazione …” andrebbe messa). Come avete fatto anche spacciando il documento ministeriale come un documento “contro” lo studio di fattibilità. Ma in questo modo si finisce con lo spacciare bufale. Certo, anche questo è democrazia, ovvero “libertà di parola” – se ti piace. Però democrazia a bassa qualità.

      Detto questo, come peraltro ti ho già ribadito al telefono, io sono interessato a fare una discussione con tutti coloro che intendono prendere seriamente il tema. E soprattutto con coloro che sono contrari alla prospettiva della fusione, visto che è nel confronto con costoro – ovviamente se interessati ad una discussione vera – che chi vuole seriamente affrontare il tema può imparare qualcosa.

  2. Dimer ha detto:

    Spero di essere annoverato fra gli oppositori per convinzione e sono certo che se l’intenzione era quella di coinvolgere i cittadini lo si poteva fare già in questa fase.

    Io mi pongo e mi porrei anche queste domande:
    – c’è un problema di governabilità dei nostri Comuni?
    – si preferisce incentivare i processi di demopartecipazione o di accentramento?
    – E’ più efficace, per affrontare questa crisi, un coinvolgimento e una responsabilizzazione dei cittadini, o il consolidamento di tecnocrazie che sfuggono sempre di più al controllo dal basso?
    – perché quando io e altri esprimevamo critiche di metodo e di merito a come si era dato vita all’Unione sentivamo più o meno ragioni simili a quelle che ci vengono rimproverate oggi e proprio quelli che orai sostengono che l’Unione non è più efficace e sta deludendo erano favorevoli all’Unione?
    – perché tanta fretta quando sono ancora in atto processi di riorganizzazione delle istituzioni territoriali?
    – ci sono cittadini che insistentemente e con frequenza chiedono la fusione o piuttosto cittadini che chiedono di essere ascoltati, di avere un sindaco disponibile e un Comune “vicino” (in tutti i sensi)?
    – non sarà che si stia pensando di esternalizzare sempre più servizi e risulta più facile concentrandoli?
    Ma se così fosse vogliamo parlare chiaro?
    Perché fra gli egoismi individualistici e i collettivismi inefficienti un po’ di socialismo democratico non guasterebbe. E in questo le comunità locali sono decisive.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Rispondo qui solo a questo quesito: “ci sono cittadini che insistentemente e con frequenza chiedono la fusione o piuttosto cittadini che chiedono di essere ascoltati, di avere un sindaco disponibile e un Comune “vicino” (in tutti i sensi)?”. Hai ragione, quei cittadini non ci sono. Così come, a livello nazionale, non ci sono cittadini che chiedono le riforme istituzionali. Ma se uno ha un po’ di consapevolezza politico-amministrativa – e tu Dimer ce l’hai – sa bene che la qualità delle politiche e dei servizi dipendono (a parità di risorse) dal buon funzionamento delle istituzioni. Ovvero da istituzioni “responsive”, in grado cioè di leggere i bisogni della società ed elaborare risposte adeguate. Il contrarsi dei bilanci degli enti locali sta riducendo la capacità di risposta, di erogazione di servizi (dal punto di vista quantitativo e qualitativo). Vogliamo parlare, ad esempio, dei servizi per l’infanzia? La crisi economica sta riducendo la domanda e ciò determina una regressione rispetto ad una gestione “in socialità” dei primi anni di vita. Pensi che Savignano sia in grado di affrontare il problema da solo? Avete messo in campo qualche iniziativa? Non mi risulta. Neppure Vignola sta affrontando il problema. Tutti paralizzati dalla mancanza di risorse (ed anche di visione). Io sento drammaticamente questa situazione di impotenza e vorrei a tutti i costi cercare una via di uscita. Ed in questo cercare non mi tiro indietro neppure davanti all’ipotesi di un eventuale “comune unico”. So poi che, se mai qualcuno volesse imboccare quella via (essendo risultato convinto dei benefici), dovrebbe a sua volta convincere la maggior parte dei cittadini. Non la decidono gli amministratori la fusione. Gli amministratori si assumono la responsabilità di esplorare quella ed altre ipotesi.

  3. Maurizio Tedeschi ha detto:

    Mi sembrava sciocco intervenire per affermare che le mie parole, in consiglio o sul blog della Lista dei Cittadini, erano indipendenti da pressioni esterne e ringrazio il Sig. Bonezzi per avermi tolto dall’imbarazzo.
    Conosco il Sig.Bonezzi per le volte che ci siamo incontrati in assemblee su temi ambientali e di politica locale e ne ho sempre stimato gli interventi, ma non mi ero mai reso conto che potesse essere paragonato al “grande vecchio” di cui si parlava negli anni 80. (nemmeno per età anagrafica).

    Risolto che non sono il megafono di altri, ma solo della Lista dei Cittadini, ringrazio Dimer che ha saputo in poche righe riassumere molte delle ragioni che ci hanno portato a rifiutare la “fusione” come fosse la soluzione dei mali dell’Unione o dell’intero mondo.
    Dimer è una delle tante voci che hanno discusso a Savignano per arrivare alla decisione condivisa che non ci serviva uno studio per fare una fusione.
    Faccio presente che sono ormai parecchi i Comuni che già hanno o stanno rifiutando un percorso di fusione, l’ultimo per data è Fiumalbo. Possibile che tutti siano falsi o incapaci di capire?
    Noi crediamo che allontanare i cittadini dalle istituzioni sia esattamente il contrario di quello che sarebbe necessario in questo momento di crisi partecipativa.

    Venendo a mancare le province la soluzione non saranno i Comuni da 38.000 abitanti (ipotesi di 3 comuni sui 9 originali) piuttosto che di 80.000 abitati (tutti i Comuni dell’Unione ma su un’area geografica pazzesca per distanze e differenze di territorio).
    Le politiche oggi gestite dalla Provincia si devono realizzare in area vasta, in convenzioni e unioni (vedi Valsamoggia che è subito entrata nell’Unione delle Valli del Reno, Lavino e Samoggia).
    Che senso ha cancellare dei Comuni per poi cadere comunque in una Unione più vasta? Non è meglio operare per far funzionare bene l’Unione di oggi?
    Chiudo dicendo che la fusione è una precisa scelta politica, esattamente come lo è il non volerla. Stessa dignità di scelta, specie se parliamo di Comuni di dimensione adeguata e con amministrazioni virtuose.

    Maurizio Tedeschi

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Maurizio, comprendo che avendo voi già deliberato in consiglio comunale ora non possiate far altro che difendere, con buoni o cattivi argomenti (più spesso con questi ultimi, purtroppo), la decisione già presa. Lo studio di fattibilità proposto vuole mettere a confronto più opzioni (così almeno c’è scritto nella convenzione): l’ipotesi “fusione dei comuni” e l’ipotesi “manutenzione straordinaria” dell’Unione. Nessuno oggi sa dire quale delle due opzioni presenta il bilancio più favorevole, in termini di rapporto “costi” / “benefici”. Lo studio di fattibilità vorrebbe provare a dare elementi per costruire una risposta. Io non vado dicendo che la fusione è la migliore opzione percorribile per fronteggiare la difficoltà dei nostri enti locali. Perché ad oggi non ho gli elementi per dirlo. Mi pongo però il problema dei limiti e delle insufficienze anche dell’attuale assetto (da tempo siamo consapevoli del fatto che la gestione associata determina una perdita di controllo dei consigli comunali sulle politiche ed i servizi di Unione – ad esempio). Ed ho fiducia nel fatto che uno studio fatto come si deve possa aiutare a comprendere i pro ed i contro delle opzioni in campo e, dunque, a maturare un orientamento. Mi dispiace che l’orientamento che voi avete preso si basi su argomenti inconsistenti – in alcuni casi proprio fasulli (ho cercato di spiegare perché lo studio ministeriale che avete citato non contiene alcun argomento contro una ipotesi di fusione di comuni di medie dimensioni – vi invito dunque a rileggerlo con la dovuta attenzione ed onestà intellettuale). Perché il tema è importante ed in ogni caso i comuni di questo territorio almeno un po’ di manutenzione dell’attuale Unione Terre di Castelli farebbero bene a farla. Ed è cosa che non può che essere fatta assieme.
      Per il resto non ho affermato che sei il megafono di qualcuno, ma che come altri (ad esempio Omer Bonezzi) hai fatto affermazioni fasulle. Questo sì. Capisco che non sia “politicamente corretto”, ma meglio dire le cose chiaramente. Evitiamo, insomma, di inquinare un dibattito già sufficientemente complesso.

  4. Rosanna Sirotti ha detto:

    ammetto di capire poco di fusioni di comuni ma che cosa si nasconde dietro tanta acrimonia manifestata negli scritti di BONEZZI E DEI SUOI SEGUACI CHE DANNO ANCHE UNA LORO LIBERA INTERPRETAZIONE ALLA CIRCOLARE MINISTERIALE A SOSTEGNO DELLE LORO TESI?

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Rosanna, indubbiamente ci sono differenze di vedute circa le cose da fare: basta una “manutenzione straordinaria” dell’Unione Terre di Castelli? Può essere interessante (prima ancora che fattibile) una qualche fusione di comuni? La si pensa diversamente. E’ normale. Io assegno allo studio un valore importante, ma relativo. Importante perché c’é bisogno di un’analisi puntuale dei limiti dell’unione dei comuni così come l’abbiamo sperimentata in questi quasi 15 anni. C’é bisogno di qualche nuovo input, di un confronto anche con stimoli esterni (per questo non mi dispiace affatto un confronto con “studiosi” del tema) per recuperare una visione strategica del governo di questo territorio. Che non c’é più dai tempi di Adani (piaccia o non piaccia è così). Allo stesso tempo “relativo” perché fare lo studio – per me – non vuol dire affatto essere convinto della bontà dell’ipotesi fusione. Altri invece sono fermamente contrari anche solo all’ipotesi (e ciò prima ancora di poter disporre di un’adeguata analisi costi/benefici). Ne prendo atto senza problemi. Ma quello che non posso accettare, che non voglio accettare, è che si usino degli argomenti fasulli: usare lo studio ministeriale per dire che lo studio di fattibilità non ha senso … è un “argomento fasullo”. Infatti lo studio ministeriale, per chi lo sa e lo vuole leggere, non produce alcun dato ed alcun argomento contro lo studio di fattibilità sulla fusione di comuni qui da noi. Su questo la discussione si è accesa, inevitabilmente. Spero almeno di aver sgombrato il campo definitivamente da questo equivoco, da questa “bufala”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: