Leggere Habermas, leggere Varoufakis

In prima pagina su la Repubblica del 23 giugno un articolo di Jürgen Habermas, uno dei pochi intellettuali di livello europeo, denunciava un “errore di fondo della costruzione europea: quello di aver costituito un’unione monetaria senza un’unione politica” (pdf). Nulla di nuovo, in verità. E’ una diagnosi che oramai è acquisita – almeno da parte di chi cerca di capire le cause della crisi in atto e l’incapacità dell’Europa di fronteggiarla adeguatamente. Eppure sembra si sia affermato un clima di generale disattenzione e distrazione, almeno in Italia. Si continua come niente fosse, o quasi. L’azione delle minoranze attive e l’appello di qualche intellettuale (nuove Cassandre?) non sono riusciti a dare vigore ad una nuova consapevolezza dei nostri “mali” (ovvero dei malanni delle istituzioni europee e del fallimento delle politiche di austerity) e, conseguentemente, a produrre mobilitazione (vedi). A ciò si aggiunga la perfetta distrazione delle istituzioni “pubbliche”, anche localmente (vedi).

Un'opera di Banksy: Follow your dreams - cancelled.

Un’opera di Banksy: Follow your dreams – cancelled.

E tutto ciò anche in queste settimane cruciali per il decidersi della permanenza o meno della Grecia nell’area Euro (Habermas, tra l’altro, dice cose davvero molto simili a quelle affermate da Yanis Varoufakis, economista, attualmente ministro greco delle finanze: non “funzionano” le istituzioni che presiedono a queste decisioni cruciali – si veda l’articolo su la Repubblica del 22 giugno scorso: pdf). Un “marxista irregolare” quest’ultimo (vedi). Un non-più marxista il primo (vedi). Ad ogni modo vale la pena leggerli:

  • Yanis Varoufakis, “Basta burocrazia dovete ascoltarci”, la Repubblica, 22 giugno 2015: pdf
  • Jürgen Habermas, “Diamo una patria alla nostra moneta”, la Repubblica, 23 giugno 2015: pdf

PS Considerazioni più ampie di Jürgen Habermas sul tema si trovano nel suo libro (pubblicato in tedesco nel 2013, tradotto in italiano nel 2014) Nella spirale tecnocratica. Un’arringa per la solidarietà europea, Laterza, Bari, 2014 (vedi). Da leggere.

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3 Responses to Leggere Habermas, leggere Varoufakis

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ore convulse e drammatiche nelle trattative tra il governo greco e l’Eurogruppo (i ministri delle finanze dell’area Euro). Potrebbe essere uno degli “esperimenti” economico-sociali più interessanti della storia dell’Europa. Se non fosse condotto sulla pelle della popolazione greca (più di 11 milioni).
    http://www.corriere.it/economia/15_giugno_27/eurogruppo-richieste-grecia-respinte-d4607958-1ce1-11e5-b9b9-2371cb339323.shtml

    Come osserva l’economista Andrea Boitani su LaVoce.info (attenzione: non su Il Manifesto!) la cura sta uccidendo il malato ed il paese è allo stremo:
    http://www.corriere.it/economia/15_giugno_27/eurogruppo-richieste-grecia-respinte-d4607958-1ce1-11e5-b9b9-2371cb339323.shtml

    Qui le conclusioni (ma vale la pena leggersi l’articolo intero):
    “In generale, nessuno sembra capire, tra i creditori, che in Grecia più ancora che negli altri paesi della cosiddetta periferia dell’Eurozona, la crisi economica e finanziaria si è innestata su una debolezza strutturale per superare la quale si richiedono da cinque a dieci anni di lavoro costante, attento e cauto. Lavoro che non può essere svolto da nessun governo (anche più competente dell’attuale, che però è quello che i greci si sono democraticamente scelti) col permanente incubo del default e la rapinosa attenzione dei creditori alle scadenze trimestrali. Bene che i creditori (e il governo greco) abbiano chiaro nel rush finale di trattative dei prossimi giorni che il problema non è solo la scadenza di fine giugno o dei primi di luglio. Ma anche e soprattutto la sicurezza finanziaria per fare riforme per i prossimi 60-120 mesi, senza massacrare un intero paese. Se è troppo per le mire di rielezione di Christine Lagarde al Fmi, sarebbe bene che i paesi europei ripagassero il debito greco con il Fmi e lo facessero uscire dalla partita, assumendo sulle loro spalle (come sarebbe stato giusto fin dall’inizio) il problema di aiutare un paese membro dell’Unione a tornare in carreggiata.”

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Lo ha riconosciuto Matteo Nucci sul Venerdì di Repubblica del 12 giugno 2015 (p.37): “Le accuse politiche a Varoufakis si sono mescolate a una campagna mediatica di delegittimazione senza precedenti.” L’avevo notato. L’avevo notato, però, proprio su la Repubblica! Che il 25 aprile 2015 (pp.14-15) nel presentare l’incontro dell’eurogruppo a Riga (Lettonia) titola “un dilettante perditempo”, riferendosi appunto a Yanis Varoufakis. Certo, il titolista riprende espressioni attribuite a Jeroen Djiesselbloem, ministro delle finanze olandese e presidente dell’eurogruppo. Ma l’articolo del giornalista Andrea Bonanni è scandalosamente di parte e partecipa a questa campagna di “delegittimazione senza precedenti” nei confronti di Varoufakis. Da un lato riporta le voci raccolte sull’incontro dell’eurogruppo (es. “secondo i retroscena del vertice, lo avrebbero definito “un dilettante” e un “perditempo”), ma poi aggiunge del suo: “hanno anche rinfacciato al blogger improvvisatosi ministro …”. Ed ancora: “questo professore-blogger, diventato ministro per caso dopo la vittoria elettorale di Syriza …”. E così via. L’intero articolo è farcito di formulazioni di questo tipo volte a screditare Varoufakis. Che questo sia il giornalismo italiano (e la Repubblica, non una testata di quart’ordine!) è davvero scandaloso e deprimente al tempo stesso.

    Con questo voglio solo dire che Yanis Varoufakis merita rispetto come interlocutore, proprio perché si sta giocando un negoziato durissimo tra il governo greco, quello del paese dell’area euro che sta pagando più duramente la crisi economica e le politiche di austerity imposte dagli organismi internazionali per garantire gli aiuti finanziari ed evitare il default del paese. Per fortuna negli ultimi mesi, grazie alla popolarità conquistata dal ruolo che ricopre (come ministro negoziatore verso l’eurogruppo), sono disponibili in italiano libri scritti da Varoufakis che è professore di teoria economica all’Università di Atene e che è diventato ministro delle finanze del governo greco di Alexis Tsipras non per caso, ma per le sue competenze di economista coniugate alle sue posizioni “di sinistra”. E’ stato il più votato tra gli eletti al parlamento di Atene nelle elezioni politiche del gennaio 2015, come indipendente nelle liste di Syriza. Del tema della gestione della crisi del debito sovrano e della “crisi dell’euro” si occupa da tempo, tanto da aver scritto una “modesta proposta” per fronteggiarlo assieme ad altri economisti come J.K.Galbraith dell’Università del Texas e Stuart Holland dell’Università di Coimbra:
    http://www.asterios.it/catalogo/una-modesta-proposta-risolvere-la-crisi-delleuro

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    “Così come nel 1914 i nostri nonni si rallegravano di fronte alla prospettiva di una guerra di breve durata, oggi i conservatori tedeschi pretendono la Grexit.” E’ uno dei passi di Wolfgang Munchau (non un marxista alla Varoufakis, ma un editorialista del Financial Times!) in questo lucido commento alle vicende “greche” di questi giorni:
    http://www.corriere.it/opinioni/15_luglio_07/perche-angela-merkel-dovrebbe-accettare-tagliare-debito-3b4a81e6-2475-11e5-8714-c38f22f7c1da.shtml

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