Ancora una petizione in difesa dell’ospedale di Vignola?

Al grido “Salviamo l’ospedale di Vignola!” è partita una nuova petizione in difesa dell’ospedale, dopo neppure due anni da quella lanciata nientepopodimeno che dall’allora sindaco Daria Denti (vedi). In questo caso è un gruppo di cittadini (e forse di operatori della sanità) ad aver promosso l’iniziativa. Che è indirizzata al sindaco di Vignola, Mauro Smeraldi, definito  “responsabile della Sanità nell’Unione Terre di Castelli”. Si potrebbe pensare che la sanità si salva solo con petizioni popolari, ovvero dove i cittadini si mobilitano. In realtà proprio in questi giorni si certifica la trasformazione dell’ospedale di Castelfranco Emilia da ospedale per acuti in “ospedale di comunità”, che vuol dire di fatto un non-ospedale (vedi), ed è indubbiamente la realtà locale che ha visto il massimo di mobilitazione popolare in difesa dell’ospedale. Il 18 giugno scorso la maggioranza PD in consiglio comunale (qui la convocazione: pdf) ha bocciato la delibera di iniziativa popolare “Che il Regina Margherita resti ospedale”, sottoscritta da 1.879 cittadini (qui il resoconto da Prima Pagina del 20 giugno 2015: pdf). Questo solo per dire che non è affatto detto che una petizione produca risultati tangibili. Nel caso vignolese, però, si fatica anche a capire quali obiettivi sono perseguiti. Se davvero si vuole “salvare” l’ospedale di Vignola (ammesso e non concesso che sia minacciato) servirebbe altro. E precisamente un adeguato dispositivo di monitoraggio che aiuti le amministrazioni comunali del territorio a negoziare obiettivi di qualità dei servizi sanitari con l’Azienda USL di Modena (ed ai cittadini a controllare). Ed è quanto l’amministrazione Smeraldi sta mettendo in piedi. Per questo viene spontaneo osservare che l’ennesima petizione è un’arma decisamente spuntata e, diciamolo, un po’ fuori luogo. Vediamo in dettaglio perché.

L'ingresso dell'ospedale di Vignola (foto del 5 giugno 2015)

L’ingresso dell’ospedale di Vignola (foto del 5 giugno 2015)

[1] Nel dicembre 2013 fu l’amministrazione Denti a promuovere una grande mobilitazione popolare in difesa dell’ospedale di Vignola e del suo pronto soccorso (vedi). Il fatto singolare era che sino ad allora quell’amministrazione si era completamente disinteressata di sanità – assai rarefatte era la presenza dell’allora sindaco alle sedute della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria. I pochi dati sull’attività del distretto sanitario e soprattutto dell’ospedale evidenziavano una realtà stagnante (vedi) a testimonianza della mancanza di attenzione degli amministratori locali (due dati eclatanti: l’andamento piatto delle prestazioni di day surgery e l’alta percentuale di prestazioni di specialistica ambulatoriale ottenute fuori distretto: vedi). Ma si avvicinava il momento delle elezioni (maggio 2014) e dunque bisognava far vedere che sulla sanità si voleva far sul serio (sic). Dunque mobilitazione popolare! Vai con la raccolta di firme. Alla ipotizzata riorganizzazione della sanità regionale (vedi) non si rispose con i mezzi e le modalità proprie delle istituzioni, ma con la mobilitazione popolare. Una fiammata. Rimasta senza riscontri (vedi), anche perché le sue finalità erano altre (rispondere al “ciclo elettorale”). Come osservato in più occasioni bisognerebbe invece uscire dalla logica degli eventi “una tantum” (come le petizioni) e mettere in campo un dispositivo sociale di monitoraggio pubblico continuo della sanità distrettuale – cosa su cui l’amministrazione Denti, purtroppo, non ha speso neppure un briciolo di energia ed intelligenza (vedi). Due anni dopo siamo di nuovo al punto di partenza?

Ingresso del Pronto Soccorso (foto del 9 maggio 2015)

Ingresso del Pronto Soccorso (foto del 9 maggio 2015)

[2] Così sembrerebbe per i promotori della petizione “Salviamo l’ospedale di Vignola!”. Solo che nel frattempo la minaccia della riorganizzazione secondo la “filosofia Carradori” (vedi) è venuta meno. La nuova giunta regionale ha cambiato approccio: prima razionalizzare dove è possibile (innanzitutto i servizi amministrativi, quindi le “duplicazioni” dei grandi ospedali), quindi si vedrà se “razionalizzare” anche i servizi nei territori di periferia (vedi). Il nuovo programma di “riorganizzazione” della sanità regionale dovrà essere predisposto entro il 2015 e dunque vi sono alcuni mesi in cui eventuali “buone idee” possono salire dal basso per confluire nella programmazione regionale. In ogni caso non c’è, al momento, nessuna concreta minaccia per l’ospedale di Vignola. Certo questo non vuol dire che la battaglia è vinta – non è così e non lo sarà mai del tutto. Vuol dire però che è il momento di fare altro. Una raccolta di firme può essere un buon mezzo per richiamare l’attenzione sulla sanità da parte di un’amministrazione disattenta. Ma disattenta non è l’amministrazione vignolese, visto che a gennaio 2015 ha lanciato un percorso partecipato, mediante incontri molto pubblicizzati, di una “commissione non istituzionale” a cui sono invitati (e partecipano), assieme ai cittadini interessati, i funzionari dell’Azienda Usl di Modena e del Distretto Sanitario per discutere dello stato dell’arte dei diversi servizi. E’ dunque il senso “pragmatico” della raccolta firme e della nuova, ulteriore, mobilitazione che sfugge. A meno ché non si voglia veicolare il messaggio che la nuova amministrazione civica non sta facendo nulla sulla sanità. E’ davvero così?

L'ospedale di Vignola da via Papa Giovanni Paolo II (foto del 16 gennaio 2010)

L’ospedale di Vignola da via Papa Giovanni Paolo II (foto del 16 gennaio 2010)

[3] Oltre ad una puntuale partecipazione ai lavori della CTSS (fatto di per sé banale, ma che segna comunque un salto di qualità rispetto all’amministrazione Denti), l’amministrazione Smeraldi ha messo in campo una duplice iniziativa. Da un lato un “percorso” di incontri pubblici per l’analisi “partecipata” della situazione della sanità vignolese (ospedale e non solo). E’ una prima risposta importante perché istituisce un luogo aperto alla partecipazione cittadina per il “controllo” sulla sanità. Che però deve essere affiancato da un dispositivo strutturato di monitoraggio dell’attività e della performance dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali – cosa un po’ più impegnativa da realizzare, tant’è che si tratterebbe di un’iniziativa davvero innovativa (una sorta di “cruscotto” per il monitoraggio della sanità locale a disposizione di amministratori e cittadini, ad esempio tramite web: vedi). Si tratterebbe di un’iniziativa pionieristica. La proposta è contenuta in un atto della Giunta dell’Unione e trasmesso alla CTSS ed all’Azienda USL in cui si propone a quest’ultima, in sostanza, di predisporre congiuntamente un dispositivo di monitoraggio della sanità vignolese. Dati, indici, indicatori per rappresentare l’andamento nel tempo delle prestazioni della sanità, sulla cui base andare periodicamente a “negoziare” nuovi obiettivi (assai più puntuali rispetto a quelli, purtroppo generici, del testo della petizione). E che, essendo pubblicamente accessibili (ed aggiornati periodicamente), consentano ad ogni cittadino (a partire dai partecipanti alla “commissione non istituzionale”) di tenere d’occhio la situazione (e lanciare, quando necessario, i dovuti “allarmi”). Di fronte a questa “architettura” dei controlli (vedi) la proposta dell’ennesima petizione sbiadisce, perde di pregnanza. Insomma, la raccolta firme e la mobilitazione collettiva ha senso come ultima istanza per fronteggiare situazioni di emergenza. Il 2015 ha aperto invece una finestra di opportunità – almeno fino a quando il nuovo programma di riordino della sanità regionale non sarà stato approvato. Sarebbe il caso di coglierla provando davvero ad innovare le routines del monitoraggio (partecipato) della sanità nel distretto di Vignola. E così facendo, magari, realizzare quelle best practices che poi fanno scuola.

Un'autoambulanza del 118 nei pressi del Pronto Soccorso di Vignola (foto del 9 maggio 2015)

Un’autoambulanza del 118 nei pressi del Pronto Soccorso di Vignola (foto del 9 maggio 2015)

PS Qui il testo della petizione “Salviamo l’ospedale di Vignola!” ad oggi firmata da qualche centinaio di cittadini (pdf). Su Il Resto del Carlino del 12 giugno 2015 le considerazioni in proposito del sindaco di Vignola (pdf). Qui due pagine dedicate all’ospedale di Vignola dalla Gazzetta di Modena il 22 aprile 2015 in cui il direttore del presidio Andrea Donati fa il punto della situazione (pdf). E qui l’annuncio di ulteriori lavori di ristrutturazione del servizio di endoscopia nell’estate 2015 (Gazzetta di Modena del 26 aprile 2015: pdf). Qui la presa di posizione odierna dell’assessore regionale Sergio Venturi in merito ad un altro ospedale su cui sono insistenti le voci preoccupate sul suo futuro: quello di Mirandola (vedi).

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4 Responses to Ancora una petizione in difesa dell’ospedale di Vignola?

  1. mauro ha detto:

    Vorrei dirti subito perché ho condiviso la petizione poi esprimere un parere sulla commissione sanità .
    Per quanto riguarda la petizione che ho condiviso e sottoscritto, a me è parsa avere un taglio costruttivo.
    Penso che dovrebbe essere salutato positivamente quanto dai cittadini viene espresso come stimolo, piuttosto che temuto.
    Sicuro non impedirà alla dirigenza regionale di decidere come riterrà opportuno (vedi Castelfranco) tuttavia darà la sensazione di vicinanza dei cittadini all’Ospedale, fino ad ora presidio sanitario locale poco “presidiato” (leggi PD) e molto depotenziato negli ultimi anni.
    Il Sindaco si dice certo che non sarà chiuso, seguendo le rassicurazioni dei dirigenti ASL, è possibile. Ma se venisse depotenziato, come già è avvenuto? Castelfranco, per esempio,che non è stato chiuso ma trasformato in una Casa della Salute.
    Se i cittadini preferiscono rimanere attenti penso che sia apprezzabile.

    Sulla Commissione Sanità.
    La commissione istituita dal Sindaco di Vignola ha avuto il difetto di non avere disegnato un percorso di partecipazione chiaro da subito, né di avere definito metodi ed obiettivi.
    Difficile per comuni cittadini inserirsi in relazioni svolte dai dirigenti dell’Asl che, come sapete, hanno anche il prerequisito di essere illeggibili. Le prime riunioni cui ho partecipato sono state purtroppo dispersive e senza un chiaro orizzonte di prospettiva.
    Se volevano essere riunioni informative, allora perché chiamarle Commissione?
    Nell’ultima è stato presentato un documento stilato probabilmente da addetti ai lavori nella Sanità. Il documento è condivisibile nel contenuto, ma emerso dal lavoro di un gruppo ristretto ed indefinito di persone.
    Possiamo dire di essere lontani da veri percorsi partecipati.
    Se, come sostenuto giustamente da te e da me, per quel che può valere, dovesse sfociare in un “adeguato dispositivo di monitoraggio che aiuti le amministrazioni comunali del territorio a negoziare obiettivi di qualità dei servizi sanitari con l’Azienda USL di Modena (ed ai cittadini a controllare)” ben venga! Purchè si esplicitino metodi, percorsi e responsabilità.
    Andrea infatti sostieni che ” vi sono alcuni mesi in cui eventuali “buone idee” possono salire dal basso per confluire nella programmazione regionale” ………….. dal basso? quale basso? …. con quali strumenti?

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Mauro, provo a replicare a mia volta nel tentativo di rendere ancora più chiaro il motivo del dissenso.
      (1) Sulla petizione. Una raccolta firme è un evento “una tantum”. Una forma di mobilitazione che può a volte essere efficace se deve mobilitare i cittadini di fronte ad un pericolo reale: la chiusura dell’ospedale o di un reparto, l’abbattimento di un filare di alberi, e così via. Al momento non è questa la situazione dell’ospedale di Vignola. Come sappiamo, abbiamo una finestra temporale (il 2015) di relativa tranquillità. Nessuna chiusura è imminente. Ci serve invece un dispositivo di monitoraggio perché il trend di impoverimento dell’ospedale (o di non crescita di alcune sue funzioni: es. day surgery o specialistica ambulatoriale) non produca “danni” significativi nel volgere di qualche anno. Se questa è la situazione una petizione mi sembra assai poco appropriata. Mi sembra poco pertinente anche come stimolo alla nuova amministrazione civica che ha da tempo (da gennaio 2015 almeno) preso sul serio il tema di come garantire un dispositivo di monitoraggio che sia anche partecipato dai cittadini sulla realtà dell’ospedale cittadino e della sanità distrettuale. Certo, uno può ragionare “tanto male non fa”. E’ vero. Male non fa, ma non aggiunge nulla a quanto è già in campo.
      (2) Sulla commissione. E’ certamente vero che l’attuale configurazione dei lavori della commissione non-istituzionale non è affatto soddisfacente. Ma di questo è consapevole pure l’amministrazione comunale che ha preferito comunque partire anche se il “modello di monitoraggio partecipato” non era ancora strutturato adeguatamente. Come giustamente tu rilevi ad oggi manca una controparte adeguata ai tecnici (ed alle loro relazioni) dell’azienda sanitaria. E’ un limite oggettivo, che danneggia la qualità dei lavori. Di questo problema io sono consapevole da tempo. Ne ho scritto qui:
      https://amarevignola.wordpress.com/2015/02/16/le-innovazioni-necessarie-per-il-monitoraggio-efficace-della-sanita-vignolese/
      Avendo parlato più volte con il sindaco Smeraldi di questo tema so che ne è consapevole pure lui. Per fare un salto di qualità occorre far funzionare l’Ufficio di piano del distretto, dotandolo anche di adeguate competenze (es. di tipo statistico o relative alla programmazione e valutazione dei servizi e delle politiche sanitarie). Tutte cose che un po’ di tempo lo richiedono. D’altro canto qualche altra amministrazione comunale, qualche altro distretto ha messo in piedi una siffatta architettura (monitoraggio tecnico + partecipazione)? A me non risulta. Quanto si sta provando a fare a Vignola è al momento un esperimento unico, almeno nei distretti di periferia. Per questo mi sembra importante sostenerlo.

      Ultimissima cosa. La mancanza di decisioni sulla riorganizzazione della sanità regionale apre davvero la possibilità di contribuire a formare opinioni ed orientamenti decisionali. Nessuna decisione è stata presa. Il 2015 è dedicato alla formazione della programmazione sanitaria (che plausibilmente verrà applicata nel 2016). Gli enti locali possono elaborare documenti di proposta (a Modena finalmente si è iniziato a parlare di “integrazione” tra Ospedale di Baggiovara e Policlinico; forse è ancora troppo poco, forse bisogna ragionare di fusione delle due azienda sanitarie modenesi …). Ugualmente si può lavorare a livello locale, ovvero distrettuale. Il gruppo di lavoro sulla sanità presso l’Università N.Ginzburg, ad esempio, potrebbe produrre documenti tematici e programmatici. Se non a 360° sulla sanità distrettuale, almeno su alcuni settori. Ed in questo modo contribuire alla definizione delle politiche distrettuali. Insomma, c’é davvero, in questo momento, la possibilità di incidere “dal basso”. Certo, occorrono capacità e “risorse” (innanzitutto cognitive).

  2. edoardo cariani ha detto:

    Mi permetto di fare alcune , non brevi, considerazioni sull’articolo di alcuni giorni fa , intitolato “ Ancora una petizione sull’Ospedale di Vignola ?”.
    Non capisco il punto interrogativo . La petizione esiste ! Se fare una interrogazione al Sindaco è considerato un oltraggio di “ lesa maestà”, visto che sono uno di coloro che ha collaborato alla stesura, chiedo scusa.
    Se è una cosa da sprovveduti , pazienza, ognuno fa quel che può, a noi pareva di esercitare un diritto democratico, attraverso lo strumento della petizione . Non ci siamo resi conto che saremmo stati etichettati come una quinta colonna del PD. D’altra parte nessuno ha il monopolio della Democrazia , ne a Vignola, nè nel resto del Mondo .
    Breve riassunto delle petizioni sulla Sanità a Vignola negli ultimi 20 anni. Partiamo dall’ultima , quella sponsorizzata dal Sindaco Denti Più che una petizione si è trattato di un grossolano e patetico tentativo di mascherare , In prossimità delle elezioni, la totale assenza del Sindaco Denti davanti al progressivo ridimensionamento dell’Ospedale attuato dalla AUSL di Modena. In quegli anni è stata gravemente ridimensionata la Day Surgery , che dal punto di vista quali-quantitativo era considerata un fiore all’occhiello dell’Ospedale, riconosciuto a livello Regionale ad oltre ( SIC! ) .Trasferimento per 3 giorni su cinque lavorativi, dei due Primari di Chirurgia e di Radiologia, rispettivamente a Sassuolo e a Pavullo. Il trasferimento di due unità mediche della chirurgia ( 1 + 1/2 per la precisione ) all’Ospedale di Sassuolo . Conseguente trasferimento della Chirurgia maggiore a Sassuolo. ( per inciso l’Ospedale di Sassuolo non è servito da alcun mezzo pubblico. O vai con la tua auto o con il taxi oppure ci vai in bici o a piedi ) . Ed infine sospensione delle urgenze chirurgiche il Sabato e la Domenica . Alla faccia della significanza della petizione!
    L’altra petizione , quella ai tempi del Sindaco Quartieri , portò nel cortile del Comune due o tremila persone. Tale evento costrinse il Sindaco a rivedere le sue posizioni , a sconfessare il piano di ridimensionamento dell’Ospedale e pretese un importante piano di investimenti. ( Costruzione di una parte nuova dell’Ospedale, Nuovo Pronto Soccorso, Nuovo Blocco operatorio, Nuova endoscopia, apertura della Day Surgery , investimenti per oltre un milione di euro da parte della Fondazione CRV , per l’acquisto di attrezzature d’avanguardia in Radiologia). In quegli anni lavoravo in Ospedale, e dopo aver chiesto il trasferimento , credevo di sognare. ( Riconoscere gli errori in politica a volte paga!).
    Quindi ci sono petizioni strumentali e di basso profilo, altre petizioni che portano risultati importanti.
    Come dicevo ho partecipato con entusiasmo alla stesura di questa petizione , con alcuni amici e persone che avvertivano le stesse mie preoccupazioni , dopo un lungo colloquio con il Sindaco ( da Lui richiesto) in un incontro a cui partecipò anche il consigliere Comunale Enzo Cavani. Nel corso di tele incontro ho manifestato le preoccupazioni ed ho fatto proposte per l’immediato, che sono riportate nel documento- petizione di cui stiamo parlando.
    Ho partecipato ad un Consiglio comunale successivo dedicato alla Sanità nel corso del quale ho accusato, senza giri di parole , la Direzione dell’Azienda di far pagare alla periferia ( Osp di Vignola , Mirandola ed in parte Pavullo ) le scelte profondamente sbagliate e senza senso del gruppo dirigente del PD Modenese, con la costruzione di un Ospedale a Baggiovara e un altro a otto Km di distanza a Sassuolo. Scelte che hanno dilapidato il patrimonio della Sanità Modenese. In quella sede ho proposto risposte immediate per bloccare questa operazione di riconversione dell’Ospedale . Ho chiesto espressamente al Sindaco di fare come il Sindaco di Mirandola che ha bloccato la decisione di sospendere le urgenze chirurgiche , ed il trasferimento dei chirurghi che avevano fatto richiesta di andare in altri Ospedali perchè garantissero un minimo di rispetto della loro professionalità. Nel frattempo un altro chirurgo da Vignola si è trasferito a Carpi.
    La risposta del Sindaco è stata la convocazione di una commissione permanente che gestisse la Sanità a Vignola, commissione a cui ho partecipato nella prima seduta , nel corso della quale , sicuramente a torto )mi sono fatto l’idea che il tempo passava in “ parole” , per non usare termini che potrebbero apparire irriguardosi, e che invece la strategia dell’Azienda proseguisse imperterrita.
    Visto tutto ciò si è decisa la strada della petizione, non come quinte colonne del PD, ma affinchè il Sindaco, da responsabile della Sanita dell’ Unione Terre dei Castelli prendesse una iniziativa politica che denunciasse gli errori in materia di Sanità del PD Modenese, dell’Assessorato Regionale , che ha consentito tali scelte ed anche della stessa Università di Modena .
    Colgo l’occasione per denunciare senza mezzi termini il grave, colpevole ed assordante silenzio delle minoranze a partire dal gruppo consigliare del PD, senza dimenticare il movimento 5 Stelle , Forza Italia e i rappresentanti di tutte le liste Civiche presenti in Consiglio Comunale e non.
    E’ vero che la nuova gestione della Sanità regionale , confermata anche a Vignola dall’Assessore Regionale alla Sanità, invitato dal PD ( finalmente qualcosa si muove! ) ha aperto importanti spiragli di una revisione della gestione della Sanità Modenese, in un’ottica di gestione interaziendale che porti ad un superamento di due Aziende ( AUSL e Policlinico ) . Se in Romagna hanno accorpato 19 Ospedali in un’unica Azienda non vedo cosa impedisca che a Modena la Sanità venga gestita da un’unica Azienda
    Mentre a Vignola si convocano riunioni sulla Sanità , sempre a Vignola il 1° Luglio , per la prima volta nella storia della Chirurgia , verranno sospese le Urgenze chirurgiche per 7 giorni, a partire dalle 14 , per consentire le ferie del personale medico ( sic!!) . Questo, a mio modesto avviso , per quel poco che ne capisco, vuol dire che a Vignola la Chirurgia è di fatto chiusa per il periodo estivo e se nessuno farà qualcosa , tale decisione, diventerà definitiva .
    Per inciso, i 6-8 letti assegnati al PS , nei locali ove era collocata la Day Surgery sono stati chiusi.
    Saremo un gruppo di sprovveduti illusi ma questi sono fatti. Far finta di non sapere e non vedere è un atteggiamento che mi ricorda i tempi , al di la dei proclami, della gestione della Sindaca Denti .
    Chiedo scusa per la lunghezza, e la prolissità, ma prometto che sarà l’ultima mia partecipazione ad un dibattito pubblico.
    Con Ossequio
    Edoardo Cariani

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Edoardo, proprio il tuo racconto dettagliato delle “tribolazioni” recenti dell’ospedale di Vignola evidenzia che ciò che serve non è tanto l’ennesimo intervento spot di “allarme” sulla sanità locale (e qui ci siamo limitati a parlare di ospedale – in più ci sarebbe tutto il discorso sui servizi territoriali), ma un “dispositivo di controllo” ad uso di amministratori e cittadini. Non un’iniziativa una tantum, ma una routine organizzativa. Perché in ogni caso le chiusure di reparti ospedalieri (o ridimensionamenti di attività e servizi) dell’estate 2015 si ripeterenno in occasione delle festività natalizie 2015 e così via per gli anni a venire. La riduzione dell’attività nel periodo delle festività (estive e natalizie) è una strategia, tutto sommato ragionevole, di contenimento della spesa. Una parziale riduzione che evita interventi più pesanti di chiusura vera. Certo, il rischio è che in questo modo si mettano in atto strategie volte ad una effettiva riduzione dei servizi, piuttosto che ad una loro riorganizzazione. In un ospedale come Vignola, ad esempio, dovrebbe risultare potenziata proprio l’attività di day surgery e la specialistica ambulatoriale, cosa che invece non è avvenuta negli ultimi anni anche a causa della colpevole disattenzione dell’amministrazione Denti:
      https://amarevignola.wordpress.com/2012/09/04/sanita-a-vignola-solo-tagli-o-anche-nuovi-servizi/
      Per uscire da questo continuo oscillare tra “allarme” e “silenzio, ed opacità” occorre predisporre una sorta di cruscotto di monitoraggio della sanità distrettuale, così da avere, mese dopo mese, dati ed indicatori sul suo andamento – ad esempio il numero di ore di attività operatoria ed il “peso medio” della casistica trattata nei diversi reparti, assieme a quantità e “qualità” del personale medico in servizio e così via. Ad oggi non esistono esperienze di monitoraggio congiunto, tra enti locali ed azienda sanitaria, di questo tipo. E dunque è normale che si impieghi un po’ di tempo a metterlo in piedi (richiede, tra l’altro, agli enti locali di dotarsi di competenze tecniche che possano interfacciarsi ed interloquire alla pari con i tecnici dell’azienda USL). Senza un tale dispositivo di monitoraggio continuo, che poi metta i propri risultati a disposizione sia dei policy-makers che dei cittadini, si rimane alla dialettica insoddisfacente tra allarme e disattenzione. Se anche il “movimento” che si è creato attorno alla vostra petizione vorrà spingere in questa direzione (e magari dare un contributo circa i “fenomeni” da monitorare) forse potremo fare del distretto di Vignola un esempio d’avanguardia del “controllo democratico della sanità”.

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