Un gigantesco cambio di “rapporto di lavoro” nel mondo INALCA. L’allarme della FLAI CGIL

E’ da alcune settimane che FLAI CGIL Modena e FLAI CGIL Emilia-Romagna stanno richiamando l’attenzione su un singolare passaggio di personale nel mondo del gruppo INALCA di Castelvetro, fondato nel 1963 da Luigi Cremonini (vedi) e oggi al primo posto in Italia nel settore della macellazione e lavorazione delle carni bovine, al terzo posto nel settore agroalimentare. La vicenda è presentata così: “950 soci lavoratori del Consorzio Euro 2000 sono stati coinvolti in uno dei più giganteschi cambi di “rapporto di lavoro” che si sia mai registrato sul territorio nazionale e regionale nel settore dell’industria alimentare” (vedi). In passato su questo blog ci si è occupati dell’azienda con riferimento al contestato progetto di impianto di cogenerazione a biomasse (vedi). Gli allarmi lanciati dall’organizzazione degli “alimentaristi” della CGIL gettano luce sulla dimensione “sociale” dell’agire d’impresa (e soprattutto sul rischio di un uso strumentale delle agevolazioni previste dalla Legge di stabilità 2015 per sostenere il Jobs Act). Anche in passato su questo fronte ci sono state contestazioni (vedi). Oggi sembra delinearsi un nuovo singolare episodio.

Dall'esposizione

Dall’esposizione “The bridges of graffiti”, Arterminal c/o Terminal San Basilio, Venezia (foto del 28 maggio 2015)

[1] La vicenda è raccontata in un comunicato stampa della FLAI CGIL dell’Emilia-Romagna, emesso il 16 giugno scorso: “I soci lavoratori erano tutti dipendenti, a tempo indeterminato, del Consorzio Euro 2000 il quale gestiva, da oltre 15 anni, gli appalti negli stabilimenti INALCA SPA di Modena, Lodi e Rieti. INALCA e Consorzio Euro 2000 erano soci in GESCAR SRL, società che attraverso affitti di rami d’azienda e appalti ha affidato, al consorzio stesso e alle cooperative ad esso associate, le fasi del processo produttivo nei tre siti produttivi dell’INALCA. Un rapporto forte, durato quindici anni, tanto da essere considerato un “modello” di organizzazione d’impresa. I rapporti, fra Consorzio e INALCA SPA, si sono inspiegabilmente interrotti per motivi che non sono stati resi noti alle OOSS. L’unica motivazione, di cui noi eravamo a conoscenza, era di un ritardo nei pagamenti degli stipendi di una decina di giorni. INALCA, in tre giorni, disdetta il rapporto quindicennale di collaborazione con il Consorzio Euro 2000 e, tramite la Trenkwalder, in meno di un giorno li fa assumere tutti a tempo determinato, per sei mesi precisi. Assunzioni “perfette”, con tutti i dati anagrafici e retributivi perfetti, comprese le qualifiche e le anzianità di servizio precise. Una velocità da fare invidia alle più moderne economie del Pianeta! Gli ex lavoratori del Consorzio Euro 2000, ora Trenkwalder, si sono ritrovati nello stesso posto di lavoro, con le stesse attrezzature e gli stessi responsabili di reparto che gli impartiscono gli ordini. Un perfetto cambio di casacca, troppo perfetto, e che ha suscitato alla FLAI CGIL seri dubbi. Stando ai contenuti dell’accordo separato, sottoscritto da FAI CISL e UILA UIL, i lavoratori rimarrebbero assunti in Trenkwalder per almeno sei mesi, tra l’altro già sottoscritto individualmente, dai lavoratori, nella lettera d’assunzione. Nel frattempo, INALCA, individuerebbe un altro soggetto che dovrebbe poi assumere questi lavoratori che, per effetto della Legge di stabilità 2015, godrebbero di due anni di decontribuzione, 8.060 euro per ogni dipendente. Come previsto dalla Legge di stabilità, nei due anni successivi, il soggetto imprenditoriale che assumerà questi lavoratori potrebbe godere di 14 milioni di euro di decontribuzione.

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Dall’esposizione “The bridges of graffiti”, Arterminal c/o Terminal San Basilio, Venezia (foto del 28 maggio 2015)

Insomma, il percorso progettato sembrerebbe essere questo: 900 lavoratori con contratto a tempo indeterminato vengono assunti in blocco, per 6 mesi, con un contratto a tempo determinato; quindi di nuovo con un contratto a tempo indeterminato, entro il 2015, così da usufruire delle agevolazioni contributive (per complessivi 14 milioni di euro in due anni). Nessuna violazione della legge – la FLAI CGIL lo riconosce. Ma un suo uso strumentale sulla pelle dei lavoratori questo sì: “Quello che si sta consumando in INALCA non è un atto illegittimo, lo sappiamo bene, ma sarebbe comunque bene evitare che denaro pubblico possa essere utilizzato in questo modo, senza creare nuova occupazione ma, soprattutto, precarizzandola con le così dette “tutele crescenti” del Jobs Act! Queste assunzioni che, nelle statistiche, appariranno come “nuove” avverranno con l’assenza della tutela dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori!” (qui il testo completo del comunicato: pdf). Per questo la richiesta di intervento rivolta al ministro del Lavoro Giuliano Poletti ed ai parlamentari dell’Emilia-Romagna (vedi).

Dall'esposizione

Dall’esposizione “The bridges of graffiti”, Arterminal c/o Terminal San Basilio, Venezia (foto del 28 maggio 2015)

[2] Le pratiche di reclutamento di manodopera nel settore della lavorazioni carni hanno evidenziato da tempo profili al confine della legalità, per usare un eufemismo. Da tempo nel cuore della “civile” Emilia rossa si è diffusa la pratica di cooperative di lavoratori che di “cooperativo” hanno solo la parvenza (entro cui si sono diffuse anche pratiche di illegalità e di sfruttamento). INALCA usa da tempo, nel processo produttivo, manodopera di cooperative di lavoro, come evidenziato dalla FLAI CGIL: “Il rapporto fra INALCA e il Consorzio Euro 2000 era nato oltre quindici anni fa, con una serie di cooperative consorziate, nello stesso Consorzio Euro 2000 che, in questi quindici anni, hanno cambiato nome ben cinque volte. INALCA e Consorzio Euro 2000 sono socie di GESCAR SRL, società che intermediava gli appalti negli stabilimenti di INALCA. Sulla genuinità di quegli appalti e sulla regolarità di quelle cooperative la FLAI CGIL di Modena ha espresso, alle istituzioni competenti e agli organismi di controllo, varie segnalazioni, forti del fatto che il contratto nazionale di lavoro dell’industria alimentare vieta gli appalti delle attività del processo produttivo. Da evidenziare che all’INALCA di Castelvetro sono occupati 1000 dipendenti, 600 diretti e 400 di varie cooperative e consorzi. A quelle segnalazioni nessuna risposta è mai arrivata. Quelle cooperative che si sono succedute, sempre riconducibili agli stessi dirigenti, non avevano nulla che potesse vagamente onorare quel nome! Per oltre 11 anni non risultano distribuzioni di dividenti, assemblee sociali o votazioni di bilanci consuntivi e di consigli d’amministrazione che abbiano coinvolto i soci lavoratori. Tutti elementi che, in un Paese normale, sarebbero sufficienti per definire quel sistema “somministrazione illegale di manodopera” o, almeno, a mettere in discussione la genuinità dello stesso appalto” (vedi).

Dall'esposizione

Dall’esposizione “The bridges of graffiti”, Arterminal c/o Terminal San Basilio, Venezia (foto del 28 maggio 2015)

[3] Anche INALCA ha definito un proprio profilo di “responsabilità sociale d’impresa”, piuttosto striminzito per la verità (vedi). La responsabilità sociale di INALCA è definita tramite “10 requisiti di base che impegnano e coinvolgono tutti i settori aziendali”. Si tratta, però di requisiti del tutto generici. Manca poi un documento di rendicontazione (tipo Bilancio sociale e Bilancio di sostenibilità ambientale) che annualmente evidenzi le azioni intraprese dall’azienda in ottemperanza ai principi di responsabilità sociale (ed ambientale). Insomma, solo un po’ di fumo. Suona dunque ironica la citazione del fondatore del gruppo riportata nel sito web aziendale, nella sezione “la qualità e lo sviluppo sostenibile” (vedi): “Nell’attuale contesto produttivo, siamo consapevoli che l’impegno etico dell’impresa costituisce parte integrante della catena del valore e che l’applicazione delle leve competitive non può prescindere dallo sviluppo sostenibile. L’impresa è inoltre consapevole che il primario impegno ad ottenere risultati economici che garantiscono crescita ed occupazione non deve andare a discapito del contesto sociale e degli stretti collegamenti con il territorio ove l’azienda svolge la propria attività” (Luigi Cremonini).

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Dall’esposizione “The bridges of graffiti”, Arterminal c/o Terminal San Basilio, Venezia (foto del 28 maggio 2015)

PS Qui il testo del comunicato stampa del 16 giugno 2015 della FLAI CGIL Modena e FLAI CGIL Emilia-Romagna (pdf). Qui, invece, il Codice di condotta INALCA per uno sviluppo sostenibile dell’impresa, datato 20 agosto 2013 (pdf).

PPS Sabato 20 giugno su Il Resto del Carlino (p.22) la FLAI CGIL riferisce della risposta avuta dal Ministero del Lavoro (pdf).

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