Artisti della Repubblica di Weimar in mostra a Venezia

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Tra le prime cinque mostre per numero di visitatori, nella settimana dal 24 al 30 maggio, due sono a Venezia (la Biennale d’arte, con 12.844 visitatori, ed i fratelli Pollock, con 9.388; al primo posto, però, Leonardo a Milano con 17.374). Ma a Venezia c’è anche una terza mostra che meriterebbe di essere ai primi posti in classifica. Si trova al Museo Correr, in piazza San Marco, ed è dedicata ad un gruppo di artisti della Repubblica di Weimar (la Germania degli anni 1919-1933) (vedi). Otto Dix, George Grosz, Christian Schad, August Sander e Max Beckmann sono quelli più famosi, ma nel complesso si tratta di oltre quaranta artisti per circa centoquaranta opere tra dipinti, fotografie, disegni e incisioni. Il titolo della mostra è anche la denominazione di questo articolato movimento: la “Nuova Oggettività” (Neue Sachlichkeit, in tedesco). Un’espressione vaga, chiara solo nel connotare la “reazione” al precedente movimento dell’Espressionismo. E soprattutto una denominazione che, da noi, non produce alcuna risonanza – un handicap che rischia di non attrarre visitatori verso una mostra, invece, di grande rilevanza.

Christian Schad, Nudo a mezzobusto, 1929

Christian Schad, Nudo a mezzobusto, 1929

[1] “Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933“ – questo il titolo della mostra al Museo Civico Correr di Venezia, aperta sino al 30 agosto 2015 (vedi). Una mostra che ha alle spalle un lavoro di curatela di grande qualità. E’ infatti organizzata (in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia) dal Los Angeles County Museum of Art (LACMA) (vedi), un museo che da oltre trent’anni si distingue per l’attenzione rivolta all’arte moderna tedesca. Ed è curata da Stephanie Barron, che del LACMA è capo curatore di arte moderna e che negli ultimi vent’anni ha curato sei mostre sull’arte moderna tedesca. Nessuna estemporaneità, dunque. Ma una grande cura nel presentare questo movimento artistico che ha segnato i quattordici anni di vita della Repubblica di Weimar, fino al 1933, anno dell’avvento al potere di Hitler. La mostra si apre per la prima volta al pubblico a Venezia (1 maggio – 30 agosto 2015), cogliendo l’occasione della 56° Biennale internazionale d’arte. Verrà quindi esposta nuovamente (con un numero un po’ maggiore di opere) a Los Angeles dal 4 ottobre 2015 (vedi).

George Grosz, Ritratto del dottor Felix J.Weil, 1926

George Grosz, Ritratto del dottor Felix J.Weil, 1926

[2] Il materiale della mostra è organizzato in cinque sezioni tematiche: (1) la vita nella democrazia e gli strascichi della guerra; (2) la città e la natura del paesaggio; (3) l’uomo e la macchina; (4) natura morta e beni di consumo; (5) nuove identità: tipi umani e ritrattistica. I soggetti sono tratti prevalentemente, sebbene non esclusivamente, da due ambiti: (1) il dopoguerra e l’eredità che la prima guerra mondiale ha lasciato alla Germania: una fortissima crisi economica (disoccupazione ed inflazione), sulla cui scena si collocano profittatori, reduci, prostitute, poveri, ecc.; (2) la città e la sua vita sociale, con le nuove figure ed i nuovi stili di vita (evidentissimo è il tema di una “nuova” libertà sessuale) che il processo di urbanizzazione e di modernizzazione (la fabbrica, le macchine) porta con sé. Il tutto rappresentato con una pittura figurativa caratterizzata da “realismo freddo e impassibile”. Opere spesso “fredde, sobrie, immuni da qualunque emozione” – ma che proprio per questo sono in grado di suscitare forti emozioni, specie quando si pongono davanti allo spettatore con sottile aria di sfida (una sorta di esperimento etnometodologico). Opere, dunque, che “manifestano un rapporto di alienazione rispetto al reale, che a volte assume le connotazioni di un mondo minaccioso e imprevedibile segnato dall’assenza dell’uomo, o popolato da corpi distorti e volti iperbolici che sembrano deformati da un presente spettrale e innaturale” (così Sabine Eckmann, co-curatrice del catalogo, a p.27).

Christian Schad, Ritratto del dottor Haustein, 1928

Christian Schad, Ritratto del dottor Haustein, 1928

[3] Tre opere da sole valgono la visita alla mostra (questa la mia personalissima valutazione). Due sono opere di Christian Schad (autore che per me è stata una rivelazione), Miesbach 1894-Stoccarda 1982, che pure non venne inserito tra gli autori della prima mostra sulla Nuova Oggettività (a Mannheim nel 1925). Si tratta di Nudo a mezzobusto, 1929, e del Ritratto del dottor Haustein, 1928. Magnifico anche il Ritratto del dottor Felix J.Weil, 1926, del più noto George Grosz (Berlino 1893-Berlino 1959). Il soggetto ritratto è un industriale, finanziatore della “Scuola di Francoforte” (quella di Horkheimer, Adorno e colleghi). Ad esse seguono a ruota Kurt Günther, Ritratto di un ragazzino, 1928 (ma l’opera non è esposta nella mostra veneziana; si può ammirare solo nel catalogo); Grete Jürgens, Autoritratto, 1928; Otto Dix, Ritratto dei genitori, 1921. Certo, molte altre opere meriterebbero una citazione. Queste e le altre centrotrenta esposte meritano comunque un viaggio a Venezia. Ricordate: entro il 30 agosto. Oppure Los Angeles dal 4 ottobre!

Otto Dix, Ritratto dell'avvocato Hugo Simons, 1925

Otto Dix, Ritratto dell’avvocato Hugo Simons, 1925

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