Staccare la spina al MUSA? Prognosi infausta per il Museo dell’Assurdo a Castelvetro

Tre anni dopo la polemica che mi ha contrapposto all’allora sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari (spalleggiato dal critico d’arte Valerio Dehò), sono ritornato al MUSA (sta per Museo dell’Assurdo). Per trovarlo aperto ho dovuto cogliere l’occasione di “Musei da gustare”, l’iniziativa di invito ai musei promossa dalla Provincia di Modena (visto che normalmente il MUSA è chiuso). Con ogni probabilità domenica 10 maggio sono stato uno dei pochissimi visitatori di questo Museo dell’Assurdo che in realtà è un’esposizione dedicata all’arte contemporanea (ma che già in passato avevo definito un “assurdo di Museo”, provocando le ire dell’allora sindaco: vedi). Sabato 9 le cose debbono essere andate un po’ meglio. Scommetto comunque che nel week end non ha avuto più di 30 visitatori, confermandosi come uno dei musei meno frequentati e dunque più inutili della provincia di Modena (400 visitatori complessivi nel 2012, ultimo dato di cui disponiamo: vedi).

Opera di Luca Lumaca esposta al MUSA (foto del 10 maggio 2015)

Opera di Luca Lumaca esposta al MUSA (foto del 10 maggio 2015)

[1] Il MUSA non ce l’ha fatta e si avvia a morte certa, dopo un lungo periodo di agonia. Un esito facilmente prevedibile – ed in effetti previsto (vedi). Un’esposizione di arte contemporanea – sì la “strana” arte contemporanea – in un paesotto di provincia di poco più di diecimila abitanti ha necessariamente vita difficile. Se poi viene collocate in luogo a bassa visibilità (mancano pure insegne decenti!) e si rinuncia completamente a realizzare eventi che potrebbero dargli un po’ di visibilità e vita (e di pubblico) allora l’esito è inevitabile. Eutanasia di un museo. Un progetto di cui si era innamorato, narcisisticamente, l’ex-sindaco Giorgio Montanari. Ma purtroppo un progetto privo di progettualità. Consola il fatto che la chiusura del MUSA avverrà senza rimpianti e senza alcun rammarico da parte dei cittadini di Castelvetro (la maggior parte di loro neppure sa della sua esistenza), così come da parte dei visitatori del paese. D’altro canto, diversamente da quanto accade con altri musei locali (a Castelvetro il museo “Fili d’oro a palazzo”, realizzato e gestito dall’associazione La dama vivente; a Spilamberto il museo archeologico; a Vignola il Museo civico; e così via) nessuna associazione, nessun gruppo di cittadini ruota attorno al MUSA. Che dunque è vissuto in questi anni in perfetta solitudine. 230 mq di superficie, 32 pezzi in esposizione, 400 visitatori (2012), ovvero 1,7 per ogni mq (più corretto sarebbe rapportare il numero di visitatori alle giornate di apertura, ma il dato non è disponibile). Insomma, un fallimento su tutti i fronti (e non lo dico certo con compiacimento).

Una delle tre sale espositive in cui è articolato il MUSA (foto del 10 maggio 2015)

Una delle tre sale espositive in cui è articolato il MUSA (foto del 10 maggio 2015)

[2] La nuova amministrazione PD di Castelvetro è chiamata a prendere una decisione: staccare la spina su un museo agonizzante o provare a rilanciarlo (tra mille difficoltà – carenza di risorse in primis, ma non solo). Qualcuno ipotizza il suo trasferimento presso il castello di Levizzano (una chiara controindicazione: è a Levizzano; difficile pensare che possano aumentare i visitatori o che da là possa esercitare meglio una supposta funzione culturale: vedi). Certo è che oggi Castelvetro soffre della mancanza di un luogo culturale (museo o altro) di attrazione di visitatori o turisti – o anche semplicemente per offrire un’opportunità in più a visitatori e turisti già giunti a Castelvetro per altri motivi. Per dare una nuova chances al MUSA occorrerebbe innanzitutto trovargli una diversa location: più centrale, più visibile, più accessibile (prima ancora che esteticamente più appropriata). Ma si tratterebbe solo di uno tra i tanti requisiti per il rilancio (e neppure del più impegnativo). Oltre a ciò servirebbe una nuova modalità espositiva (un po’ di tecnologie multimediali non guasterebbe) ed anche un “dispositivo sociale” in grado di tenerlo vivo (vedi): residenze d’artista, mostre temporanee, eventi sul contemporaneo – su cui peraltro realtà associative locali, non troppo distanti, sono all’opera (vedi).

Una delle tre sale espositive del MUSA (foto del 10 maggio 2015)

Una delle tre sale espositive del MUSA (foto del 10 maggio 2015)

E’ davvero singolare, ma proprio Valerio Dehò (intervenuto polemicamente in risposta al mio post sul MUSA come “assurdo di museo”: vedi) aveva fornito, in altri contesti, suggerimenti interessanti per i musei d’arte: “il museo dovrebbe tornare a essere il luogo di scoperta dei giovani talenti. Adesso entrano soprattutto quelli che già hanno messo un piede nel sistema. E se si ripartisse dalla post-accademia? Se i musei si aprissero, con poca spesa, ai giovani veramente, quelli che hanno meno di 30 anni e che hanno bisogno di confronti, di verifiche e giudizi che spesso vanno a cercare nelle periferie post-industriali, nei centri sociali, nelle gallerie che aprono e chiudono nel volgere di un anno solare? Giovani artisti in cerca di uno status, prima ancora che di denaro, bussate alle porte dei musei, senza farvi raccomandare da nessuno. Anche in Italia bisognerà prendere la buona abitudine di rispondere, anche solo cortesemente, a tutti” (è un intervento su Artribune del 2012: vedi). Ecco, poteva essere una buona strategia per il MUSA. Peccato che il suggerimento sia stato lasciato cadere per primo dall’ex-sindaco Montanari. Ora probabilmente è troppo tardi. Troppo impegnativo imbastire un programma di rilancio. Mentre non è detto che nella nuova giunta ci siano adeguate sensibilità e competenze. Se è così è meglio staccare la spina. Disattivare i dispositivi che tengono il soggetto in coma farmacologico.

Opera di Giovanni Presutti, premio MUSA 2011 (foto del 10 maggio 2015)

Opera di Giovanni Presutti, premio MUSA 2011 (foto del 10 maggio 2015)

[3] Il caso del MUSA di Castelvetro è certamente il più eclatante nel territorio dell’Unione Terre di Castelli. Ma molti musei o luoghi della cultura sono in condizione di sofferenza: spazi inadeguati,  allestimenti rapidamente obsoleti, mancanza di tecnologie multimediali (ausilio oggi indispensabile), carenza di risorse per la gestione, orari d’apertura striminziti, basso numero di visitatori, conseguente incapacità di svolgere una funzione culturale nei confronti di visitatori e cittadini. Eppure non sembra che ci sia adeguata consapevolezza di questa sofferenza – men che meno un programma per cambiare lo stato delle cose. La responsabilità è innanzitutto di amministrazioni comunali che ancora non si sono rese conto che “luoghi della cultura” di qualità richiedono risorse che nessun comune da solo (specie se di piccole dimensioni) è oggi in grado di mobilitare. Eppure si continua ad ampliare l’offerta – ultimo in ordine di tempo è l’improbabile “museo del cinema” vignolese (non certo per la qualità dei materiali in esposizione: vedi). E sino ad ora è mancato il coraggio e la visione “strategica” per affrontare seriamente il tema.

Opera di Wal esposta al MUSA (foto del 10 maggio 2015)

Opera di Wal esposta al MUSA (foto del 10 maggio 2015)

L’ex-assessore alla cultura dell’Unione Terre di Castelli, Daria Denti, non ha saputo far altro che proporre un semplice assemblaggio di quanto era già presente sul territorio, limitandosi a confezionare il tutto in un nuovo contenitore e con un nuovo nome: Muditeca (vedi). Servirebbe invece la capacità di accorpamenti o costruzioni congiunte, dunque anche maggiore selettività, così da individuare “strategicamente” quei progetti da sostenere a livello di Unione di comuni (e su cui investire economicamente e socialmente). In assenza di ciò altri luoghi della cultura nel nostro territorio sono destinati all’agonia ed all’irrilevanza. Magari non arriveranno a chiudere (come potrebbe succedere presto per il MUSA), ma essere “vivi” non significa certo essere “vitali”. Servirebbe recuperare capacità di visione. Insomma un po’ di politica.

Opera di Meri Ciuchi, premio MUSA 2007 (foto del 10 maggio 2015)

Opera di Meri Ciuchi, premio MUSA 2007 (foto del 10 maggio 2015)

PS Qui un po’ di informazioni sul progetto Muditeca (vedi). E qui una scheda informativa, con un po’ di storia, sul MUSA – Museo dell’Assurdo di Castelvetro (pdf). E qui, infine, il solito “alert” sulla mancanza di un “piano strategico per la cultura” dell’Unione Terre di Castelli (vedi).

PPS In data 16 maggio 2015 Il Resto del Carlino – Modena si è occupato della vicenda del MUSA, con un articolo di Valerio Gagliardelli (pdf). Sono riportate dichiarazioni del sindaco Fabio Franceschini che conferma il progetto di spostare il MUSA presso il castello di Levizzano e dell’ex-sindaco Giorgio Montanari che critica la decisione.

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