Palazzo Barozzi alla Fondazione di Vignola: un accordo che dischiude grandi opportunità per Vignola

Il palazzo di Hercole Contrari, poi palazzo Boncompagni, detto comunemente "Palazzo Barozzi" (foto del 21 gennaio 2012)

Il palazzo fatto costruire da Hercole Contrari il vecchio, poi palazzo Boncompagni, detto comunemente “Palazzo Barozzi” (foto del 21 gennaio 2012)

Ci sta pure il piccolo incidente diplomatico, con l’ex-parroco che contraddice la versione rilasciata dalla Fondazione di Vignola circa la tempistica delle trattative (vedi Il Resto del Carlino di oggi, 17 aprile 2015: pdf). Aspetti minori che non possono offuscare la portata dell’operazione. Da tempo custode e gestrice della Rocca di Vignola  (prima metà del XV secolo), ora la Fondazione di Vignola avrà la possibilità di gestire anche il dirimpettaio Palazzo Barozzi (seconda metà del XVI secolo). In questo modo gli unici due gioielli monumentali che la storia vignolese ci ha lasciati potranno pienamente giocare in squadra, con grandissime potenzialità circa la capacità d’attrazione turistica. Se poi a questo si aggiunge che nell’estate di quest’anno è attesa la prima videoriproduzione degli affreschi esterni della Rocca (vedi), allora risulta chiaro che l’anno 2015 può davvero essere l’anno di svolta per Vignola ed il suo centro storico.

Palazzo Barozzi (foto dell'8 marzo 2014)

Palazzo Barozzi (foto dell’8 marzo 2014)

[1] L’accordo raggiunto tra la Fondazione e la Parrocchia di Vignola non prevede la cessione della proprietà dell’immobile da parte di quest’ultima. Si tratta invece di una “concessione in usufrutto gratuito alla Fondazione per la durata di anni trenta”. In cambio la Fondazione si impegna nell’opera di manutenzione e ristrutturazione straordinaria per un ammontare di lavori stimato in oltre 1,7 milioni di euro. Altre clausole si aggiungono a queste (lo schema dell’accordo è illustrato nel comunicato stampa rilasciato dalla Fondazione di Vignola: vedi), tra cui quella del “mantenimento del ruolo delle guide volontarie attuali, ovviamente in unione alle guide incaricate dalla Fondazione” (giustamente, visto l’egregio lavoro svolto in questi anni). Comunque, che un tale accordo sia strategico per la valorizzazione del centro storico di Vignola è ben chiaro ai vertici della Fondazione, visto che il comunicato precisa che “l’intesa consentirà infine la Fondazione di portare avanti un progetto complessivo di promozione del centro storico e in particolare dell’area degli edifici che affacciano su Piazza dei Contrari”.

Palazzo Barozzi, lato posteriore (foto del 23 ottobre 2013)

Palazzo Barozzi, lato posteriore (foto del 23 ottobre 2013)

[2] Molto opportunamente un primo progetto di utilizzo di Palazzo Barozzi è già stato anticipato alla stampa: “senz’altro allestiremo una mostra permanente sul Barozzi” – così il vicepresidente della Fondazione, Giuseppe Pesci (Il Resto del Carlino del 16 aprile 2015: pdf). Si va così a colmare una grave lacuna che affligge la città che a Jacopo Barozzi ha dato i natali (vedi) e che del suo genio architettonico porta pure qualche traccia. Ci sarà tempo per ragionare di questo. Ciò che invece va detto sin da subito è che questa operazione dovrebbe essere il catalizzatore di un intervento più ampio e sistematico di cui il centro storico vignolese ha bisogno da tempo. E’ almeno dall’inizio degli anni ’90 che ad ogni legislatura l’amministrazione comunale vigente mette in agenda il tema della riqualificazione del centro storico vignolese, senza tuttavia riuscire a realizzare quella massa critica e quella gamma di interventi che possono davvero cambiarne il volto. Anche gli ultimi interventi non sono risultati risolutivi: la nuova pavimentazione delle strade del centro, almeno su metà della superficie, non è stata accompagnata da una rivisitazione della mobilità (e invece urge ridurre la presenza delle auto in centro: vedi); l’incubatore di imprese “Armilla” non ha, ad oggi, prodotto risultati significativi (ed anzi l’amministrazione Denti ha accompagnato questo progetto con il rifiuto di qualsiasi iniziativa di riqualificazione dell’edilizia residenziale – che in centro risulta essere la più degradata: vedi). Inadeguata manutenzione, arredi urbani da rinnovare, più controllo sociale e sicurezza – tutti temi noti, ma che non sono mai stati affrontati in modo sistematico con un complessivo progetto di riqualificazione del centro. Su questo è arrivato il momento di fare un salto di qualità, così che il “progetto complessivo di promozione del centro storico” su cui si dichiara impegnata la Fondazione di Vignola diventi davvero un progetto di tutta la città, con azioni conseguenti dell’amministrazione comunale e di tutte le forze sociali.

La scala a chiocciola (in passato detta "a lumaca") di Palazzo Barozzi (foto del 10 aprile 2011)

La scala a chiocciola (in passato detta “a lumaca”) di Palazzo Barozzi (foto del 10 aprile 2011)

[3] Bisogna poi anche convincersi che non è solo Vignola ed il suo centro storico che deve fare un salto di qualità. Ma è l’intero territorio dell’Unione Terre di Castelli che deve dispiegare un “piano strategico” di riqualificazione dei centri storici e di promozione di iniziative culturali in grado di generare un incremento dei flussi turistici in entrata. Anche in questo caso non si dice nulla di nuovo – il tema è noto da diversi anni (vedi). Ma si tratta di un compito sinora rimasto inadempiuto. La “scossa” dell’Expo dovrebbe stimolare un maggiore impegno per sviluppare una visione strategica di territorio (cosa che significa – è bene esserne consapevoli – anche maggiore selettività) e per far sì che finalmente tale visione sia condivisa dalle diverse realtà comunali e, per questo, possa finalmente mettere le gambe (vedi).

Una turista francese fotografa i cassonetti dei rifiuti appoggiati alla parate di Palazzo Barozzi. Meglio spostarli? (foto del 18 aprile 2015)

Una turista francese fotografa i cassonetti dei rifiuti appoggiati alla parete di Palazzo Barozzi. Meglio spostarli? (foto del 18 aprile 2015)

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2 Responses to Palazzo Barozzi alla Fondazione di Vignola: un accordo che dischiude grandi opportunità per Vignola

  1. franciwp ha detto:

    Per prima cosa volevo farti i complimenti per il blog, è davvero utile, interessante e ben fatto. Sono assolutamente d’accordo sul fatto di riqualificare e migliorare la situazione del centro storico di Vignola. Io ci abito, ma su una cosa mi sento di dissentire. È verissimo che diminuire la presenza delle auto renderebbe la zona più fruibile ma già ora mi trovo spesso costretta a parcheggiare lontana da casa perchè in centro i posti sono davvero pochi e utilizzati male. Io sono giovane e fare quattro passi in più non è poi un grave problema ma in centro abitano anche persone anziane per cui potrebbe essere faticoso dover lasciare la macchina lontano, soprattutto in inverno. Urge una soluzione, ma se i posti per parcheggiare dovessero diminuire ulteriormente penso che per i residenti sarebbe un problema. un saluto Francesca

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Francesca, innanzitutto grazie per i complimenti, fanno sempre piacere. Un centro storico con meno auto per me è un desiderio, ma rimane uno slogan fino a quando non si traduce in uno studio di fattibilità. Magari si potrebbe partire con una soluzione tipo i T-days bolognesi, ovvero con la chiusura completa alle auto il sabato e la domenica. A Bologna la cosa è stata apprezzata da tutti (anche dai commercianti!), anche a fronte di perplessità iniziali (ma presto svanite di fronte al successo dell’iniziativa). Sul tema ho scritto un post un po’ di tempo fa. Penso bisognerebbe partire da qui:
      https://amarevignola.wordpress.com/2014/02/18/un-sasso-nello-stagno-della-campagna-elettorale1-pedonalizzare-il-centro-storico/
      Ribadisco: per me è fattibile, ma occorre un progetto tecnicamente accurato, che offra risposte anche a chi ha maggiori problemi di mobilità. D’altro canto in molte città europee (ma anche in Italia) i centri storici sono pedonalizzati. Questo solo per dire che il tema può essere affrontato con la fiducia di trovare la giusta soluzione.

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