Expo 2015, ma anche dopo

L’intensa, ma scarsamente significativa, tempesta mediatica sulla “mancata” partecipazione del comune di Vignola al tourDiscover Ferrari & Pavarotti Land” si è esaurita in un paio di giorni. La classica tempesta in un bicchier d’acqua. E’ vero che essa è stata scatenata da poco opportune dichiarazioni del sindaco Mauro Smeraldi (pdf) verso il suo collega spilambertese (una mossa che subito ha prestato il fianco – e il senatore PD Stefano Vaccari non ha perso l’occasione per un’azione di disturbo a mezzo stampa). Ma si tratta davvero di poca cosa. La sintesi fatta dall’esponente PD (vedi Gazzetta di Modena del 3 aprile scorso: “Ciliegia di Vignola esclusa dall’Expo“) – è decisamente fuori luogo. Non riflette la realtà, insomma. Come spesso succede le questioni vere rimangono nell’ombra. Va dato dunque merito all’assessore vignolese al turismo Kathrine Ciardullo aver riportato il “dibattito” (sic) in un ambito di ragionevolezza: la mancata partecipazione del comune di Vignola (al pari di altri 40 su 47 comuni modenesi) ad una (pur significativa) delle tante iniziative create in occasione dell’Expo non significa affatto la rinuncia ad una presenza all’Expo di questo territorio e dei suoi prodotti (vedi il comunicato stampa n.26 del 2 aprile 2015: pdf). Altre iniziative sono in cantiere (vedi il comunicato stampa n.27 del 3 aprile 2015: pdf). Ma, soprattutto, bisogna impostare un programma di rilancio del turismo sul territorio del “distretto di Vignola” che guardi sì all’Expo, ma anche al dopo. E di cose importanti da fare ce ne sarebbero.

Rocca Rangoni a Spilamberto. Da qualche anno di proprietà dell'amministrazione comunale è in attesa di finanziamenti per la riqualificazione (foto dell'1 dicembre 2013)

Rocca Rangoni a Spilamberto. Da qualche anno di proprietà dell’amministrazione comunale è in attesa di finanziamenti per la riqualificazione (foto dell’1 dicembre 2013)

[1] Per Vignola l’evento del 2015 riguarderà la Rocca. Si tratta, infatti, del progetto della Fondazione di Vignola di restituire, mediante videoproiezione, gli affreschi esterni alla Rocca del periodo rinascimentale (vedi). La prima sperimentazione è attesa entro l’estate e se tutto andrà bene diventerà un “evento” permanente. Già oggi la Rocca di Vignola si contraddistingue per i raffinati affreschi interni, a testimonianza del prevalere della funzione di dimora signorile sulla funzione eminentemente difensiva. Ancora di più, domani, potrà distinguersi tra le migliaia di rocche presenti in Italia grazie al recupero dell’aspetto esterno originario, seppur mediato tecnologicamente. Questo evento – di grande rilievo nazionale – deve però essere accompagnato da una riorganizzazione del sistema di accoglienza, dalla predisposizione di eventi di “accompagnamento” (sul tema, diciamo, Rinascimento a Vignola, in un contesto di periferia, ma con solide relazioni con uno dei centri rinascimentali di maggiore importanza: Ferrara), da un chiaro progetto di marketing territoriale. Tutte cose che oggi non ci sono (sappiamo da tempo, ad esempio, che manca un luogo di sosta per i pullman turistici, ecc.) e che nel giro di 6-9 mesi al massimo dovranno iniziare a prendere corpo. Ad oggi su questo manca un progetto articolato. Si tratta dunque di lavorare con gran lena (amministrazione comunale, Fondazione di Vignola, associazionismo economico) per recuperare il tempo perduto dalle passate amministrazioni. Anche la Rocca meriterebbe di un maggior spazio intorno – superando le brutture di un “dancing” o simile collocato impropriamente ai suoi piedi (ma riconfermato con grande noncuranza dall’amministrazione Denti: vedi).

La scala a chiocciola (

La scala a chiocciola (“a lumaca”, così erano dette nel periodo rinascimentale) presente all’interno di “Palazzo Barozzi” (foto del 25 aprile 2014)

[2] Vignola è però solo un nodo – certo il più importante – nella rete dei centri di attrazione di questo territorio. I 30mila visitatori della Rocca possono crescere ancora – e non c’è neppure bisogno di scorciatoie (vedi). Basta puntare sulla “popolarizzazione” intelligente della cultura alta – questo dovrebbero fare le istituzioni. Ma è un intero sistema di “centri di attrazione” che deve crescere, possibilmente ricercando e sviluppando sinergie, ovvero aumentando il potere di coordinamento. Nulla di tutto questo è stato fatto nella passata legislatura, in cui anzi si sono accentuate le spinte centrifughe al “fai da te” campanilistico. Occorre invece recuperare la capacità di un progetto di territorio. Che significa poi alcune idee forti su cui concentrare il grosso delle risorse, ovvero maggiore selettività. E’ un tema oramai vecchio come Noè (qui le corrispondenti riflessioni sul versante “cultura”, nei termini di un invito ad un “piano strategico della cultura”- vedi – come hanno sperimentato con discreto successo alcune realtà cittadine, pensiamo a Trento ed a Forlì), ma che attende ancora qualcuno che se ne faccia autorevolmente portavoce.

La Rocca di Vignola vista da piazza dei Contrari. In primo piano la torre del Pennello, lesionata (foto del 23 ottobre 2013)

La Rocca di Vignola vista da piazza dei Contrari. In primo piano la torre del Pennello, lesionata, ora oggetto di un intervento di consolidamento strutturale (foto del 23 ottobre 2013)

Il presidente dell’Unione Mauro Smeraldi e l’assessore alla cultura Umberto Costantini farebbero bene a farsene carico. Altrimenti si accentuerà l’attuale tendenza, da parte di ogni comune dell’Unione, ad auto-proclamarsi “città di qualcosa” (Zocca città della musica – ma quindici anni fa era Vignola che si autoproclamava tale; Savignano città dell’archeologia (sic), come se Spilamberto fosse da meno … e così via), senza prospettive di progetti incisivi e duraturi. A questa struttura entropica andrebbe applicato un principio ordinatore – passando necessariamente attraverso un adeguato dibattito pubblico! Altrimenti di tutto ciò non rimarrà alcuna traccia nel volgere di pochi anni (invito gli amministratori locali a prestare attenzione alle nuove politiche centripete e gerarchizzatrici che si vanno affermando in Regione, anche nel settore cultura …). E dire che gli “ingredienti” di base in questo territorio ci sono. Mi limito a ricordare i principali “eventi” (ovviamente non ci sono solo questi) che dovrebbero diventare tema di una riflessione “strategica”, per selezionare quelli da far crescere, dunque su cui investire come territorio. Il PoesiaFestival è, ad ora, l’unico evento nato a servizio del territorio (in base ad un progetto al contempo culturale e di marketing) (vedi).

La poetessa Ann Cotten, a destra, al PoesiaFestival 2013, a Levizzano Rangone (foto del 20 settembre 2013)

La poetessa Ann Cotten, a destra, al PoesiaFestival 2013, a Levizzano Rangone (foto del 20 settembre 2013)

Ma altri eventi hanno caratteristiche tali da poter essere portati a livello territoriale. Pensiamo al Festival Internazionale del Teatro dei Ragazzi di Marano. Ma anche al sistema delle diverse “magnalonghe” (ad oggi Castelvetro e Savignano). Il Mercurdo (Castelvetro) ha un tema intrigante di grandi potenzialità. Il Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale e la corrispondente Consorteria, a Spilamberto, sono un unicum. Il parco dei Sassi di Roccamalatina dovrebbe essere maggiormente valorizzato come attrattore ambientale – si trova invece nella penosa condizione di dover collocare la biglietteria sotto un gazebo (pdf)! E Zocca ha in piedi da anni un interessantissimo “Premio [letterario] Zocca Giovani” in crescita anno dopo anno (pdf), che potrebbe riverberare anche oltre il confine comunale. Sono i primi esempi che mi vengono in mente – altri se ne potrebbe aggiungere. Non che sia possibile far crescere tutto quanto, ma le potenzialità per un salto di qualità in termini di capacità di attrazione turistica (enogastronomica, naturalistica, culturale) ci sono tutte. Serve però un direttore d’orchestra che con fermezza, ma gentilmente, conduca la squadra a centrare l’obiettivo. Personalmente sono convinto che, con la nuova legislatura, le chances siano aumentate (vedi). Sarà davvero così?

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2 Responses to Expo 2015, ma anche dopo

  1. Luciano Credi ha detto:

    Si grazie,

    Detto questo fra tanti insuccessi, a livello professionale non avrei toccato tante soddisfazioni, sebbene rare, perché l’anno è fatto di 365 giorni a volte anche di 366; se contrariamente a tanti meno fortunati di me, anche se abbastanza spesso apparentemente più vincenti di me, non avessi imparato dalla nascita, a masticare rospi amaramente ingiusti del qualunquismo. Detto ciò, la ciliegia di Vignola non è una cosa qualunque, ma una prelibatezza; quindi buon lavoro a tutti quelli che intellettualmente parlando, indipendentemente dalle etnie (quelle sono cose private, e non sociali, o almeno non devono esserlo socialmente parlando un problema pubblico …), vogliano contribuire positivamente e localmente, a questo evento.

    Cordiali saluti,
    L.C.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    I primi segnali di allarme giungono direttamente da Milano: niente boom di visitatori alla città in questo primo mese di Expo. Certo è presto per trarre conclusioni, ma l’inizio non è stato affatto “incoraggiante”. Insomma, molto al di sotto delle attese. Anzi qualcuno parla di “effetto cannibalismo”: l’Expo sottrae visitatori alla città: “L’atteso arrivo degli stranieri non c’è stato (…) anzi, si è creato un effetto di “cannibalismo” da parte del sito Expo: la popolazione milanese attirata lì ha abbandonato il centro della città e i locali hanno perso fatturato”. Le stesse considerazioni si possono fare guardando all’andamento dei visitatori agli eventi culturali fuori-Expo: “La star culturale del fuori Expo è la mostra su Leonardo da Vinci a Palazzo Reale con 110 mila ingressi dall’inaugurazione (il 16 aprile) a oggi e una media di 2000 biglietti al giorno ( più di 3000 nel fine settimana). Ma i dati sono sotto le aspettative dei promotori: se infatti il trend resta questo l’esposizione chiuderà a luglio con 250 mila visitatori in totale, contro gli oltre 300 mila previsti. Un risultato che si sarebbe potuto ottenere anche indipendentemente da Expo.”
    http://milano.repubblica.it/expo2015/2015/05/29/news/expo-115543893/
    Altra conferma viene dal Duomo di Milano. Nonostante un ampliamento dell’offerta e del servizio (con costi aggiuntivi di 300mila euro al mese) gli attesi 80mila visitatori al giorno non si sono visti. In maggio sono stati, invece, meno di 10mila al giorno (253mila visitatori in 26 giorni). Insomma, solo +10% rispetto a maggio 2014.
    http://archiviostorico.corriere.it/2015/maggio/28/Duomo_pagamento_turisti_sotto_attese_co_0_20150528_b9530800-04fa-11e5-8df7-2b44e91c486b.shtml
    Andrà meglio nel resto del paese? A Venezia, Firenze, Torino, Bologna? A Modena? Difficile crederlo. Per questo è bene che ogni progetto messo in campo anche in occasione dell’Expo, almeno qui da noi, guardi al dopo Expo. Punti a radicare qualcosa di nuovo, con capacità di attrazione turistica, per il medio-lungo termine.

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