Scriccioli. Devastato il loro habitat in Panaro, di Stefano Corazza

Lo Scricciolo (Troglodytes troglodytes: vedi) è un minuscolo uccellino lungo appena dieci centimetri e del peso di pochi grammi che vive nei boschi ripariali del Panaro (assieme a numerosi altri passeriformi e silvidi). Ama particolarmente gli ambienti arbustati in cui si cela mimetizzandosi e costruisce il suo nido già a partire dalla fine dell’inverno (si veda la descrizione in Rabacchi R., Cavani E., Tosatti G., Panèra, Grandi e Grandi editori, Savignano s.P., 2009, pp.153-154). “Scricciolo” è un epiteto (oggi un po’ desueto) attribuito a bambini minuti o neonati, sempre con intenzione affettuosa e protettiva.

Quel che rimane del bosco dopo il taglio (foto del 25 febbraio 2015)

Quel che rimane del bosco dopo il taglio (foto del 25 febbraio 2015)

Gli ambienti di Panaro frequentati dagli scriccioli sono considerati, sotto il profilo ecologico, habitat di grande valore naturalistico al punto che sono listati nell’elenco degli habitat di interesse europeo della direttiva detta appunto “Habitat” (vedi) e supportano la presenza di un altissimo numero di specie vegetali e animali (sia vertebrati che invertebrati). Sotto il profilo fisico morfologico i boschi ripariali sono considerati fondamentali “ambienti filtro” che svolgono cioè una funzione di “cuscinetto” tra gli ambienti urbanizzati e agricoli e l’ambiente fluviale vero e proprio garantendo, ad esempio, tanto più quanto più strutturati e di adeguata profondità, la qualità delle acque e la vita acquatica. Un ambito quindi di elevata biodiversità e di complesse funzioni ecosistemiche. Il solo importante ambiente seminaturale rimasto nel contesto del territorio dei Comuni della basse valle del Panaro da cui dipendono importanti servizi ecosistemici che costituiscono buona parte del benessere degli abitanti di questo territorio (dall’arietta di Panaro, alla disponibilità idrica potabile ed irrigua, solo per esemplificare). Valori implicitamente riconosciuti anche dalla Regione che nella sua Pianificazione settoriale ha da diversi anni incluso l’ambito fluviale del Panaro tra i “corridoi ecologici di importanza regionale”.

Stefano Corazza in occasione del sopralluogo all'area oggetto di "diradamento" (foto del 25 febbraio 2015)

Stefano Corazza in occasione del sopralluogo all’area oggetto di “diradamento” (foto del 25 febbraio 2015)

Nessuna di queste considerazioni ha neppure sfiorato la mente del Sindaco di Savignano s.P. e tra l’altro anche Assessore all’ambiente (sic!) dell’Unione delle Terre di Castelli o degli uffici regionali (abituale distrofia di un “corpo” fuori controllo) che hanno stipulato un accordo con la ditta Wood Energy (omen nomen; come affidare la cura del pollaio a… Faina) per un’operazione variamente definita di “diradamento” o “pulizia” sulla vegetazione ripariale sulla sponda destra del Panaro nel territorio di quel Comune.

Vista dell'area soggetta a "diradamento" (foto del 25 febbraio 2015)

Vista dell’area soggetta a “diradamento”, qualche centinaio di metri a monte del frantoio di Formica (foto del 25 febbraio 2015)

Lunedì mattina, 23 febbraio, dalla sponda vignolese, ho assistito ai lavori per circa un’ora nel tratto che fronteggia un poco più a monte l’area attrezzata. Si tratta di un vero e proprio taglio del bosco. Vengono abbattuti tutti gli alberi non certo solo quelli compromessi o inclinati dalla nevicata, con il rilascio di “matricine” (piuttosto rade). Ho assistito ad almeno dieci abbattimenti di alti pioppi (oltre 15 metri) perfettamente sani, quasi fossimo in un bosco ceduo, con il risultato che la componente arborea dominante del bosco risulta totalmente compromessa. Per non parlare del piano arbustivo dominato e del suolo su cui per la raccolta del legno caduto si muovono due pesanti scavatrici che ammassano il legname con la loro benna raschiando il terreno e provvedono a compattare il suolo bagnato da neve e piogge con i loro cingoli e a distruggere le fioriture precoci di erbacee selvatiche che dopo lo scioglimento della neve già si cominciavano a notare lungo il fiume.

Vista dell'area soggetta a "diradamento" (foto del 25 febbraio 2015)

Vista dell’area soggetta a “diradamento”, qualche centinaio di metri a monte del Frantoio di Formica (foto del 25 febbraio 2015)

Se per nulla si sono curati di tutto questo le istituzioni, neanche i cittadini che più direttamente fruiscono dei servizi che li beneficiano paiono particolarmente sensibili alla loro conservazione. Persino illustri esponenti del Presidio del Contratto di Fiume (un istituto finora rimasto praticamente parola e lettera morta), coinvolti dal Comune di Savignano nell’operazione, oltre a compiacersene proclamandosi “corresponsabili del risultato” esprimono il loro apprezzamento per il fatto di potere “raggiungere il fiume in sicurezza” e…. vadano pure al diavolo quei “trogloditi” degli scriccioli!

Uno scricciolo (foto di Gennaro Manna)

Uno scricciolo, da noi conosciuto anche con il nomignolo di Uslèin dal frad (foto di Gennaro Manna)

Chissà se invece qualcun altro, come me, riesce a provare un po’ di compassione per loro e ….per noi stessi, e pensa che si dovrebbe fermare immediatamente la sega.

Stefano Corazza

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4 risposte a Scriccioli. Devastato il loro habitat in Panaro, di Stefano Corazza

  1. Paola Forghieri ha detto:

    Sono d’accordo. Il problema è sempre quello delle deleghe senza controllo, affidamenti dati a soggetti sbagliati i cui interessi difficilmente collimano con quelli della collettività. Anzi, spesso sono diametralmente opposti. E’ il caso anche degli scavi in Fiume del dicembre scorso, sistemazioni dell’alveo affidate alle ditte di escavazione. Corrispettivo per i lavori: ghiaia.
    Tra l’esigenza di ripulire dai rami secchi aprendo anche qualche accesso al fiume e il disboscamento a cui abbiamo assistito, c’era sicuramente una via intermedia… e di buon senso. Qualche esempio può venire dal Comune di Formigine dove la legna è stata messa a disposizione dei cittadini, mentre il Comune si è accollato il costo delle operazioni di pulizia. In mancanza di fondi, forse bastava offrire ai cittadini la legna per la metà del prezzo di mercato, raccogliendo buona parte delle risorse necessarie a commissionare le sole operazioni di taglio. Questa è solo un’ipotesi, ma di idee è pieno il mondo (e internet).

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Il fenomeno dei tagli indiscriminati agli alberi non è solo locale. E’ di questi giorni l’allarme lanciato dal Circolo Legambiente di Formigine:

    «Ribadiamo – chiosa Marco Ferrari, referente del circolo Legambiente Chico Mendes di Formigine – ancora una volta la nostra contrarietà agli abbattimenti poco o per nulla selettivi, come quelli effettuati nei mesi scorsi in diversi corsi d’acqua, che comportano l’eliminazione pressoché totale della vegetazione ripariale con gravi conseguenze naturalistiche e la modifica radicale del paesaggio».

    Nulla in contrario a garantire la sicurezza idraulica, ma è «indispensabile un maggiore equilibrio rispetto alla tutela della biodiversità, ricordando che i corsi d’acqua costituiscono fondamentali corridoi ecologici da preservare. Se per motivazioni di sicurezza idraulica si devono effettuare abbattimenti di alberi, è indispensabile che questi vengano limitati solamente agli alberi effettivamente pericolosi, che dovrebbero essere preventivamente e puntualmente censiti e identificati».

    Qui l’articolo intero:
    http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2015/05/31/news/no-al-taglio-selvaggio-di-alberi-sui-corsi-d-acqua-1.11524959

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    “Diradamento” anche lungo le sponde del torrente Savena, in provincia di Bologna. Qui ha prodotto l’abbattimento di 50mila alberi. “Dodici chilometri di argini del Savena dal ponte delle Oche fino alla zona protetta “Sic” a ridosso del contrafforte pliocenico nel Comune di Pianoro, rasi al suolo. Il Wwf, che a giorni presenterà un esposto alla Procura della Repubblica, dopo che già due iniziative analoghe furono prese dal Corpo forestale, ha calcolato che siano stati spazzati via 50 mila alberi di alto fusto equivalenti a circa 30 ettari di bosco.” Il tutto a seguito di un “permesso” di intervento per “mettere in sicurezza” gli argini del torrente. Ma con un meccanismo perverso che, in assenza di controlli adeguati da parte delle autorità, produce disastri. Cosa che puntualmente si è verificata.

    “Permesso che viene accordato limitatamente a un taglio «selettivo» della vegetazione sulle sponde (quella «secca, ammalorata, inclinata e cresciuta a ridosso della strada o all’interno dell’alveo» si legge nella delibera). Viene quindi bandito l’appalto vinto da tre ditte toscane che a loro volta subappaltano. La gara è «a compensazione», vale a dire a costo nullo per il Comune giacché i lavori vengono pagati con il legname disboscato. Ne consegue che il guadagno è direttamente proporzionale alla quantità di tronchi tagliati. Fatto sta che i «boscaioli» decidono di ottimizzare gli introiti abbattendo tutto per dodici chilometri. Non solo. Iniziano proprio dalla zona protetta di interesse europeo per la biodiversità, quella tutelata dalle normative “Sic”.”

    Qui l’intero articolo da la Repubblica – Bologna:
    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/12/31/news/savena_la_strage_degli_alberi_lungo_il_fiume-130393267/

  4. Patrizia ha detto:

    E’ una vera follia, leggo ora questo scempio.
    Nessuno controlla, di nessuno la colpa, qualcuno però guadagna!
    Non mi meraviglio se l’Italia va in malora, ambiente inquinato: terra, cielo e acqua, fiumi che esondano, frane sui monti… non ci sono radici che tengano la terra! Forse è il caso di preparare l’arca di Noè.
    Credo che dalla parte di chi dovrebbe tutelare il “tutto” ci sia una grande ignoranza e anche una grande fame di denaro:una associazione molto pericolosa per questi tempi!
    E assistiamo anche al popolo “bue” che non si muove più, forse il cervello è troppo preso da interessi fatui oppure “dal portare a casa la pagnotta” oggi sappiamo che tanti hanno grosse difficoltà economiche… oppure è anestetizzato dalla tv.
    Assistere alla morte dell’Italia è molto triste…
    che dire, bisogna “scantarsi” muovere il “di-dietro” insegnare ai giovani che non c’è solo il tablet e il telefonino di ultima generazione, oggi muore lo scricciolo, domani noi.
    Patrizia da Parma

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