Le innovazioni necessarie per il monitoraggio efficace della sanità vignolese

Lunedì 2 marzo si insedieranno i nuovi direttori generali delle aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna (la notizia non è ancora ufficiale, ma sarà così). Rumors raccolti dalla stampa riferiscono che anche i vertici dell’Azienda USL di Modena saranno soggetti ad avvicendamento, ovvero che l’attuale direttore generale Mariella Martini (in carica dal giugno 2012) non sarà riconfermato (vedi). Comunque sia è bene che anche il distretto di Vignola, amministratori e cittadini, si faccia trovare preparato alla nuova stagione della sanità regionale che si apre con l’elezione del nuovo presidente Stefano Bonaccini. Anche perché nel programma di mandato della nuova giunta regionale è assunto l’obiettivo, da conseguire entro il primo anno di legislatura, della “ridefinizione della rete ospedaliera regionale e revisione regionale dei punti nascita” (p.57 del Programma di mandato della giunta) – una formulazione nient’affatto rassicurante per i territori di periferia. Bene ha fatto dunque il presidente dell’Unione, Mauro Smeraldi, a promuovere la costituzione di una commissione allargata, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, di referenti della realtà associativa, di cittadini interessati, al fine di approfondire la situazione della sanità del distretto e di monitorarne l’evoluzione (qui la lettera di invito: pdf). Potrà conseguire qualche risultato significativo la nuova “commissione”? Difficile dirlo. Di certo le chances aumentano se si avrà il coraggio e la capacità di farne un momento di innovazione della governance socio-sanitaria locale (vedi). Vediamo.

L'ospedale di Vignola. La sua dotazione di servizi ed il suo futuro è deciso dalla CTSS di Modena, un organismo caratterizzato da opacità! (foto del 16 gennaio 2010)

L’ingresso dell’ospedale di Vignola (foto del 16 gennaio 2010)

[1] In occasione dell’ultimo consiglio comunale in seduta aperta dedicato al tema della sanità, il 27 gennaio scorso (pdf), è risultato ancora una volta evidente che iniziative spot come questa sono un’arma spuntata per il “controllo” della sanità del distretto (vedi). Esse svolgono una funzione di falsa rassicurazione (già evidente in altri episodi del genere: vedi), risultando inevitabilmente un debole surrogato di un sistema di indirizzo-controllo-rendicontazione che o non c’è o non funziona, né a livello provinciale (dove è incardinato sulla Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria – CTSS), né a livello distrettuale (dove invece è incardinato sul Comitato di distretto). Entrambi questi organismi dove le esigenze di assistenza sanitaria dei cittadini di un territorio, mediate dagli amministratori, dovrebbero confluire nella programmazione dell’azienda sanitaria, risentono di un duplice problema che ne abbassa la qualità dei processi decisionali:

  • manca un adeguato “supporto tecnico” agli enti locali (con la conseguenza che la competenza “tecnica” è esclusivamente quella dell’azienda sanitaria – un fenomeno di “cattura” del committente da parte del fornitore);
  • non sono sottoposti ad un principio di “pubblicità” (lo scambio informativo ed il gioco delle informazioni non è pubblico; rimane dunque un affare “privato” tra i pochi partecipanti istituzionali; solo le decisioni sono, in parte, rese pubbliche).

Diciamo subito che se anche la nuova “commissione” non sarà in grado di scardinare questo assetto (debolezza tecnica dei “rappresentanti” dei cittadini; assenza di pubblicità) è molto probabile che si riveli presto un organismo del tutto inadeguato per gestire la fase di trasformazione che si annuncia per l’intero Servizio Sanitario Regionale (e dunque anche per questo distretto).

L'ingresso del Pronto Soccorso di Vignola (foto del 9 giugno 2012)

L’ingresso del Pronto Soccorso di Vignola (foto del 9 giugno 2012)

[2] Certo, è importante che il presidente Mauro Smeraldi sia consapevole del fatto che occorre “un’ottica di maggiore trasparenza e coinvolgimento, per evitare che questioni tanto importanti non vengano discusse o vengano discusse tra pochi e/o in poche stanze” (come scritto nella lettera d’invito). Significa affermare l’importanza della “pubblicità” dei processi di pianificazione, controllo e rendicontazione dei servizi sanitari. Ma organismi “assembleari” di questo tipo (indipendentemente dal fatto di essere formalizzati o meno) non sono in grado da soli di svolgere un’adeguata funzione di monitoraggio (basti considerare che una materia complessa come quella dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria distrettuale dovrebbe essere compressa nel tempo, all’incirca, di una riunione mensile). Per questo motivo essi debbono essere affiancati da una funzione “tecnica” di analisi e monitoraggio, incardinata sia sul versante dell’azienda sanitaria, sia sul versante degli enti locali (in un “ufficio di piano” finalmente incaricato di produrre report sui servizi socio-sanitari). Un nuovo dispositivo di governance socio-sanitaria dovrebbe dunque essere basato su due innovazioni:

  • da un lato l’istituzione di un “gruppo tecnico” misto (enti locali, azienda sanitaria) con il compito di sviluppare analisi, monitorare l’attività ospedaliera mediante indicatori concordati (es. il “peso medio” della casistica, ecc.), comparare la situazione dei servizi sanitari tra i diversi distretti (sappiamo da tempo, ad esempio, che la percentuale di prestazioni ambulatoriali fruite fuori distretto è uno dei punti critici tanto del distretto di Castelfranco, quanto di quello di Vignola: vedi) e così via. Informazioni, dati, analisi, ovvero il prodotto di questo monitoraggio, potrebbero essere trasformati in un “cruscotto web” a disposizione non solo degli amministratori locali, ma di tutti i cittadini;
  • dall’altro lato un percorso partecipato, incardinato sulla costituenda “commissione”, in cui amministratori, forze sociali, cittadini controllano il “cruscotto” elaborato dal gruppo tecnico e forniscono a quest’ultimo input e richieste per ulteriori approfondimenti ed elaborazioni.

Solo a seguito dell’implementazione di una siffatta infrastruttura la realizzazione di grandi momenti assembleari (consiglio comunale in seduta aperta o altro, da tenersi almeno una volta all’anno) potrebbe davvero configurarsi come ulteriore momento della partecipazione al controllo ed indirizzo della sanità distrettuale. Anche perché gli enti locali potrebbero giocare un ruolo meno passivo di quello odierno (di meri convocatori dell’incontro), avendo già partecipato al sistema di monitoraggio della situazione dei servizi (avrebbero dunque una piena consapevolezza dei nodi critici su cui focalizzare i programmi di aggiustamento).

Percentuale di fuga fuori distretto per la diagnostica (anni 2011, 2012, 2013).

Percentuale di fuga fuori distretto per la diagnostica (anni 2011, 2012, 2013). Risulta chiaramente la situazione critica dei distretti di Castelfranco Emilia e Vignola.

[3] L’Unione Terre di Castelli ed il Distretto di Vignola potrebbero dunque candidarsi a sperimentare un rinnovato dispositivo di governance socio-sanitaria, in cui il baricentro del controllo sia spostato verso gli enti locali (grazie ad un rafforzamento della propria expertise tecnica, mediante un ufficio di piano davvero funzionante) e verso i cittadini (tramite i momenti partecipati di controllo e di indirizzo). In tal modo promuovendo un salto evolutivo nel “controllo democratico” della sanità locale. Sino ad oggi le politiche regionali hanno puntato esclusivamente al perseguimento di maggiore efficienza tramite l’aumento di scala delle organizzazioni (accorpamento di aziende sanitarie, politiche di area vasta, ecc.) e ciò sembra essere destinato a proseguire ulteriormente con la presidenza regionale Bonaccini (risulta chiaro dal Programma di mandato della giunta, cap. 6 dedicato alla sanità). Ma l’aumento di scala delle aziende sanitarie è stato pagato in termini di perdita di capacità di controllo ed indirizzo delle comunità locali (vedi). Le innovazioni che questo distretto potrebbe sperimentare a seguito della “commissione” proposta dal presidente Smeraldi (e relativa innovazione di tutto il sistema di governance) potrebbero finalmente rafforzare questo lato della medaglia, sino ad ora costantemente impoverito nel corso di questi anni. Se si ha presente questo ambizioso obiettivo risulta evidente quanto sia fuori luogo e sterile la polemica aperta dal PD vignolese che ripropone l’ennesimo gruppo di lavoro sulla sanità (Prima Pagina del 13 febbraio 2015: pdf). Ma da quelle parti, si sa, soffrono di deficit di mobilitazione cognitiva (vedi).

Percentuale di fuga fuori distretto (anni 2011, 2012, 2013). Risulta chiaramente la situazione critica dei distretti di Castelfranco Emilia e Vignola

Percentuale di fuga fuori distretto per le visite specialistiche (anni 2011, 2012, 2013). Risulta chiaramente la situazione critica dei distretti di Castelfranco Emilia e Vignola

PS Il tema di un percorso trasparente di controllo e monitoraggio della sanità locale non è una novità per la lista civica Vignola Cambia che nella passata legislatura ha impegnato la giunta vignolese, allora a guida PD, con una mozione (vedi). Approvata dal consiglio comunale, ma sostanzialmente disattesa.

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