Approvato il programma dell’Unione Terre di Castelli per la legislatura 2014-2019

Il documento con il programma per la legislatura 2014-2019 è stato approvato dal consiglio dell’Unione Terre di Castelli nella seduta del 22 gennaio scorso. L’evento ha una certa importanza non solo perché a guidare l’Unione è stato chiamato il “civico” Mauro Smeraldi (anche sindaco di Vignola) e non solo perché oggi in Unione vige una singolare situazione politica (vedi) in cui tanto la maggioranza PD, quanto la minoranza civica e di centrodestra convergono verso un medesimo programma (come è risultato evidente già dal momento dell’elezione del nuovo presidente: vedi), ma innanzitutto perché è stata evitata la figuraccia di cinque anni fa, quando l’allora presidente Francesco Lamandini si “dimenticò” (sic) di questo passaggio istituzionale. Dovendo poi correre ai ripari (vedi) – e già questo la dice lunga sul grado di considerazione in cui la giunta a guida PD teneva il consiglio. Insomma, pur in un contesto politicamente più difficile è stata ripristinata la corretta prassi istituzionale che prevede che il programma di legislatura sia approvato dal consiglio dell’Unione ad inizio legislatura (entro l’approvazione del primo bilancio di previsione, come recita lo statuto). Detto questo ragioniamo di contenuti.

Giovanni Malmerendi, Due maginifici spari, 1989 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola - foto del 26 dicembre 2014)

Giovanni Malmerendi, Due maginifici spari, 1989 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola – foto del 26 dicembre 2014)

[1] Se consideriamo che da qualche anno più del 50% dei bilanci dei comuni del territorio consiste in trasferimenti all’Unione Terre di Castelli risulta la rilevanza di questo organismo di secondo livello. Anche se i cittadini continuano a guardare al comune (e dunque al sindaco), l’Unione di comuni (e dunque il suo presidente e la giunta, oggi composta esclusivamente dai sindaci) ha da qualche anno un’importanza mai avuta prima nel determinare le politiche di questo territorio e dunque la qualità della vita dei suoi cittadini. Conviene dunque anche ai non addetti ai lavori dare un’occhiata a questo documento di 17 pagine che tratteggia l’evoluzione delle politiche degli 8 comuni che oggi compongono l’Unione Terre di Castelli (si unirà a loro in futuro anche il comune di Montese, aumentando ulteriormente l’eterogeneità politica). E per chi lo legge balza subito all’occhio una evidente disomogeneità, visto che 9 delle 17 pagine sono dedicate a politiche giovanili, centro per le famiglie, servizi per stranieri (politiche accorpate qualche anno fa in un unico settore). Che un ambito assolutamente di secondo piano (certamente dal punto di vista delle risorse mobilitate) assorba più del 50% del documento programmatico è il segno di un cattivo “assemblaggio” (è evidente che è stata presa pari pari la relazione “tecnica” ed inserita nel documento senza alcuna rielaborazione – come invece andava fatto). Ed è anche il segno che “controlli” e “contributi” alla redazione del documento sono mancati, sia da parte della “maggioranza” che da parte della “minoranza” (nonostante una “presentazione” in giunta – il 15 gennaio – e la trasmissione ai consiglieri il 19 gennaio). E questo è un peccato.

Leonardo Castellani, Ritratto di famiglia, 1925 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola - foto del 26 dicembre 2014)

Leonardo Castellani, Ritratto di famiglia, 1925 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola – foto del 26 dicembre 2014)

[2] Lasciamo dunque da parte la sezione (pp.9-17), assai poco “programmatica”, su politiche giovanili, centro per le famiglie, servizi per stranieri. La restante parte è divisa in 12 sezioni: funzioni dell’Unione; sviluppo e territorio; welfare; rifiuti; ambiente; protezione civile; turismo e cultura; scuola; agricoltura; semplificazione; politiche europee; sicurezza. Già il dispiegamento dei titoli dei settori consente di rilevare l’importanza assunta oggi dall’Unione dei comuni. Scuola e sociale, sicurezza (ovvero polizia municipale) e rifiuti sono i principali capitoli di spesa. In alcuni settori sono prospettate azioni significative (ed ampiamente condivisibili). Ne scelgo alcuni:

  • PSC: mentre si prospetta, comprensibilmente, l’esigenza di “chiudere rapidamente la questione” (il percorso del PSC, iniziato nel lontano 2006, è stato finora come una tela di Penelope: vedi), si enfatizza ancora di più (rispetto ai documenti di piano) l’esigenza di non procedere ad ulteriore consumo di territorio, ma di procedere decisamente alla riqualificazione e rigenerazione urbana (chiarificatrice della posta in gioco, al proposito, è la dialettica comune-costruttori che si manifesta a Bologna: pdf).
  • Rifiuti: si prospetta “un vero cambiamento di rotta”, ovvero il superamento della logica industriale che connota il progetto “Smart Area” firmato da HERA (raccolta differenziata tramite cassonetti stradali). Riduzione della produzione di rifiuti e raccolta differenziata di qualità (riciclaggio) diventano priorità.
  • Ambiente: è riconosciuta la centralità dei temi ambientali e dell’emergenza climatica per cui si prevede la redazione ed implementazione di un Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) a livello di Unione (vedi).
  • Turismo e cultura: un nuovo progetto di “marketing territoriale” con nuovi strumenti tecnici (un portale web all’altezza del compito) ed organizzativi (si prospetta in modo chiaro il “superamento della Strada dei Vini e dei Sapori, ente fortemente indebitato e poco funzionale per lo sviluppo turistico dei nostri territori”).
  • Sicurezza: incremento del personale della Polizia Municipale (riportare “quanto meno a 59 le unità di personale del Corpo Unico di PM”), revisione del mansionario ed organizzativa, ipotesi di recupero del comune di Savignano nella gestione associata (e di Montese, dopo il suo ingresso nell’Unione).

Va segnalato infine che per quanto riguarda lo “sviluppo economico” del territorio occorre al più presto definire un programma articolato che ad oggi manca (lodevole, ma insufficiente l’affermazione che l’Unione “intende aiutare l’economia con tutti i mezzi che ha a disposizione”) (vedi). Tra l’altro il documento cita Democenter-Sipe, ma non il tecnopolo (anche qui occorre al più presto un progetto articolato, realistico, trasparente).

Serafino Campi, Melagrane, 1929 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola - foto del 26 dicembre 2014)

Serafino Campi, Melagrane, 1929 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola – foto del 26 dicembre 2014)

[3] Un ulteriore punto da rilevare sta nella consapevolezza sulla situazione critica dell’Unione (conseguenza – questo lo aggiungo io – della passata gestione Lamandini-Denti: vedi). E dunque della volontà (da parte di tutti – bisogna sperare) di superarla: “riteniamo (…) che l’Unione debba recuperare soprattutto forza politica e visione strategica, anche per giocare un ruolo importante nel processo in corso di riordino delle competenze degli enti locali territoriali, e per cercare di risolvere complessivamente i problemi di tutta l’area vasta dei Castelli.” Intento assolutamente condivisibile. Ma di cui sfugge il “come” – e qui invece sarebbe decisamente necessario dimostrare al più presto a stakeholder e cittadini che si è in grado di “cambiare metodo di lavoro” ed in questo modo recuperare quella “forza politica” (pur a fronte di una accresciuta eterogeneità) e quella “visione strategica” che sono mancate negli ultimi anni (vedi) – come ha testimoniato in modo esemplare la tribolatissima vicenda del nuovo statuto (vedi). Su questo non solo la giunta, ma tutto il consiglio deve dare un contributo (ed assai importante, a tal fine, è il ruolo dei due capigruppo: il PD Marco Villa ed il “civico” Mauro Minozzi), possibilmente in un contesto di ampio coinvolgimento della cittadinanza. Ad esempio non sarebbe male mettere in cantiere un ciclo di incontri pubblici a tema, una sorta di “seminari”, in cui chiamare associazioni di categoria, realtà del volontariato, cittadini interessati ad analizzare criticamente la realtà delle politiche locali ed a contribuire a formulare politiche più avanzate. E’ “incoraggiante”, da questo punto di vista, leggere che, sempre a proposito dell’Unione, “considerando che parte dei suoi organi non sono eletti direttamente dai cittadini, è ancora più necessario impegnarsi per creare spazi di dialogo e di controllo democratico, onde evitare che l’Unione sia percepita come un centro di potere inutile e costoso, lontano dai cittadini”.

Nedo Merendi, Casa verde, 2000 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola - foto del 26 dicembre 2014)

Nedo Merendi, Casa verde, 2000 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola – foto del 26 dicembre 2014)

[4] Sarebbe ora di affrontare con determinazione questo nodo critico (una concezione che alberga pure nella mente di diversi consiglieri dell’Unione! vedi) ed il modo più intelligente per farlo sarebbe proprio quello di iniziare a riflettere sin da subito sullo “stato dell’Unione” e sull’esigenza di una sua “manutenzione straordinaria” oppure di un suo superamento verso la fusione dei comuni (vedi). Il tema è difficilissimo (sappiamo quanto strumentalmente è stato affrontato in passato – ed oggi paghiamo anche quel modo opportunista di trattarlo: vedi) e l’unico modo per affrontarlo è quello di lasciare davvero aperto l’esito di un percorso di analisi e valutazione delle opzioni in campo, confidando che un percorso trasparente e partecipato possa davvero individuare l’opzione preferibile. Ogni forzatura (verso la fusione) è destinata a produrre reazioni fortissime di contrarietà, portando al fallimento di ogni ipotesi di “superamento” dell’Unione. Ma il tema va comunque affrontato, magari con l’aiuto di un’analisi dell’esperienza, a noi vicina, del comune “fuso” di Valsamoggia (vedi).

PS Qui il testo del programma di legislatura 2014-2019 dell’Unione Terre di Castelli (pdf).

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