Il compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, in Santa Maria della Vita a Bologna

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Uno dei capolavori dell’arte rinascimentale è senza dubbio il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, un gruppo di sculture in terracotta a grandezza naturale dalla fortissima espressività. Si trova a Bologna, nella chiesa di Santa Maria della Vita, facente parte del patrimonio dell’Azienda USL di Bologna ed inserita nel circuito di Genus Bononiae. Musei nella città, gestito dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna (vedi). Per chi sta a Vignola una visita è d’obbligo, vista la facilità con cui oggi Bologna si può raggiungere grazie al “trenino” (vedi). L’opera è visitabile da martedì a domenica in orario 10-19.

Il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell'Arca (anni '60 del '400). Non è conosciuta la disposizione originaria delle statue

Il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca (anni ’60 del ‘400). Non è conosciuta la disposizione originaria delle statue

[1] Il Compianto su Cristo morto è un gruppo scultoreo di terracotta composto da sette statue (Cristo morto attorniato da Nicodemo [o Giuseppe d’Arimatea], Maria Salomè, la Madonna, S. Giovanni, Maria di Cleofa e Maria Maddalena), oggi situato in un ambiente alla sinistra della cappella Maggiore di Santa Maria della Vita a Bologna. La firma «Opus Nicolai de Apulia» si trova sul cuscino su cui poggia il capo il Cristo morto. L’espressione di sofferenza e, per alcune statue, quasi di orrore suscitata dalla vista del corpo del Gesù morto è rappresentata in modo assai accentuato, così che il complesso assume una drammaticità unica. Per questo essa emerge rispetto ad ogni altra opera del genere “compianti” (istruttivo è il confronto con il Compianto di Alfonso Lombardi nella chiesa cattedrale di San Pietro a Bologna; con gli esemplari di Guido Mazzoni a Modena ed a Parma; con quello, più tardo, di Antonio Begarelli di nuovo a Modena). La critica evidenzia in genere un nesso, la cui direzionalità tuttavia è da precisare, con opere pittoriche della “scuola ferrarese” di Cosmè Tura, di Francesco Cossa (attivo anche a Bologna) e di Ercole de’ Roberti. “Il Compianto è un’opera di primaria importanza per gli sviluppi del genere in Emilia-Romagna. Il dinamismo e la forza espressiva delle figure hanno strettamente dialogato con la scuola pittorica locale, soprattutto con quella ferrarese” (vedi).

Compianto di Niccolò dell'Arca. Maria di Cleofa e Maria Maddalena (foto del 20 aprile 2012)

Compianto di Niccolò dell’Arca. Maria di Cleofa e Maria Maddalena (foto del 20 aprile 2012)

[2] Niccolò dell’Arca, di famiglia dalmata, nacque verosimilmente tra il 1435 e il 1440 e visse i suoi primi anni tra Dalmazia e Puglia. Il Compianto su Cristo morto, suo primo lavoro sicuro, è infatti firmato «Opus Nicolai de Apulia». Documentato con certezza a Bologna dal 1462, da allora visse nella città emiliana fino alla morte avvenuta nel 1494. All’incirca nel 1463 gli fu commissionato il Compianto da parte della Confraternita dei Battuti, per la chiesa di S.Maria della Vita (controversa è la datazione dell’opera anche se gli studi più recenti ne accreditano la realizzazione negli anni ’60 del ‘400). Nel 1469 gli fu commissionato l’altro suo lavoro più celebre, il fastoso coperchio marmoreo dell’Arca di S. Domenico (il cui sarcofago è opera del 1264-67 di Nicola Pisano e aiuti) nella chiesa di S. Domenico a Bologna, “opera da cui lo scultore derivò, già in vita, il proprio appellativo (in un documento del 14 agosto 1481, relativo al battesimo del figlio Cesare, lo scultore è detto «Magistri Nicolai de Arca»). (…) Il 7 marzo 1475, acquistò una casa (finita di pagare il 6 marzo 1479) nella parrocchia di S. Maria della Baroncella, sposandosi di lì a poco con Margherita Boatieri, dalla quale ebbe i figli Cesare e Aurelia. (…) Nel 1478 lavorò alla Madonna col Bambino detta Madonna di Piazza, opera di terracotta datata e firmata «Nicolaus F.», posta sulla facciata di palazzo D’Accursio a Bologna (palazzo del Comune); per questo lavoro, il 24 dicembre 1478, fu pagato 15 lire. (…) Morì a Bologna il 2 marzo 1494 e fu sepolto nella chiesa di S. Giovanni Battista dei Celestini” (per la biografia estesa: vedi).

La cupola della chiesa di Santa Maria della Vita sporge da dietro la facciata del Palazzo dei Banchi (progettata da Jacopo Barozzi) in centro a Bologna (foto dell'8 maggio 2013)

La cupola della chiesa di Santa Maria della Vita sporge da dietro la facciata del Palazzo dei Banchi (progettata da Jacopo Barozzi) in centro a Bologna (foto dell’8 maggio 2013)

[3] “La Chiesa di Santa Maria della Vita fu fondata nella seconda metà del sec. XIII dalla Confraternita dei Battuti o Flagellati, il cui nome deriva dall’abitudine dei confratelli di flagellare il proprio corpo a scopo penitenziale. La Confraternita è una delle prime sorte in Italia sull’onda del movimento dei Disciplinati fiorito nel 1260 a Perugia per impulso di Raniero Fasani e si caratterizza inoltre per un’intensa attività assistenziale che la porta nel 1287 ad erigere un complesso ospedaliero ed una chiesa a cui venne dato il nome di Santa Maria della Vita. La chiesa, cui spetta il titolo di santuario, venne ampliata fra il 1454 e il 1502 e ricostruita alla fine del sec. XVII dall’architetto G.B. Bergonzoni dopo un rovinoso crollo del soffitto avvenuto nel 1686. La cupola [che si vede da piazza Maggiore guardando oltre la facciata “vignolesca” di palazzo dei Banchi: vedi] fu innalzata nel 1787 su disegno di Giuseppe Tubertini” (qui il testo completo: vedi).

Madonna col bambino (o Madonna di piazza), opera di terracotta datata 1478 e firmata «Nicolaus F.», posta sulla facciata di palazzo D’Accursio a Bologna (palazzo del Comune). Risulta evidente l'inserimento nella facciata in una fase successiva alla realizzazione del palazzo (foto del 18 settembre 2014).

Madonna col bambino (o Madonna di piazza), opera di terracotta datata 1478 e firmata «Nicolaus F.», posta sulla facciata di palazzo D’Accursio a Bologna (palazzo del Comune). Risulta evidente l’inserimento nella facciata in una fase successiva alla realizzazione del palazzo (foto del 18 settembre 2014).

[4] L’ultima riflessione riguarda il circuito museale di cui la chiesa di Santa Maria della Vita, in cui l’opera è collocata, fa parte. Genus Bononiae. Musei nella Città è un percorso culturale, artistico e museale articolato in edifici nel centro storico di Bologna, restaurati e recuperati all’uso pubblico dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna (vedi). Questo è il modello del “museo diffuso” (un progetto vero) che l’Unione Terre di Castelli, sotto la presidenza di Daria Denti, ha scimmiottato con il progetto MUDI (vedi). Tutt’altra cosa. E si vede.

La Madonna, l'apostolo Giovanni e Maria di Cleofa (foto del 20 aprile 2012)

La Madonna, l’apostolo Giovanni e Maria di Cleofa (foto del 20 aprile 2012)

PS Immagini sul Compianto di Niccolò dell’Arca sono disponibili sia su you tube (qui le fotografie di Andrea Samaritani: vedi) sia su flickr (qui alcune belle immagini di Cinzia Tavalazzi: vedi).

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