Nuova giunta regionale a guida Bonaccini. Più ombre che luci

Nel valutare la nuova giunta regionale formata da Stefano Bonaccini (vedi) qualche osservatore si è lasciato prendere da un eccesso di entusiasmo. Che è bene ridimensionare. Le note positive ci sono, ma sono limitate (Elisabetta Gualmini e Patrizio Bianchi). Il resto segue il solito copione: l’accordo di ferro con il segretario del PD bolognese Raffaele Donini (passato alla storia soprattutto per un video che inguaiava il PD in previsione della scelta del nuovo sindaco bolognese: vedi) che gli ha spianato la strada delle primarie (vedi); e la nomina di assessori in rappresentanza dei territori (l’unica provincia a non essere rappresentata – sarà un caso? – è Forlì-Cesena, quella dell’antagonista Roberto Balzani) (vedi). La novità, piuttosto, sta nella sovra-rappresentanza di Bologna (Sergio Venturi, Elisabetta Gualmini, Raffaele Donini) e di Modena (Palma Costi, Massimo Mezzetti, oltre allo stesso Stefano Bonaccini), che diversi commentatori hanno inteso come la pietra tombale sulla “regione policentrica” (vedi). Probabilmente sarà così. Ma va osservato che il nuovo equilibrio regionale che si annuncia ha contorni assai indefiniti, visto che nasce non dalle parole chiare di un documento programmatico (che, anzi, sul tema è piuttosto confuso: vedi), ma dal tentativo di coprire questo vuoto (segno della mancanza di un accordo nel PD regionale) scegliendo persone che in virtù del territorio natale (o di elezione) dovrebbero rappresentare l’idea, appunto, di un ruolo più forte di Bologna (e Modena) in regione (vedi).

Nedo Merendi, Casa verde, 2000 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola - foto del 26 dicembre 2014)

Nedo Merendi, Casa verde, 2000 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola – foto del 26 dicembre 2014)

[1] Difficile entusiasmarsi per la presenza di Raffaele Donini, segretario del PD bolognese, nella nuova giunta regionale. Un politico scialbo, non certo contraddistintosi per energia o capacità di visione. Il cui unico merito è quello di aver mantenuto con tenacia il ruolo giusto (segretario della federazione provinciale PD più importante a livello nazionale) in attesa della giusta occasione, poi presentatasi con la candidatura di Bonaccini (costruita come accordo con i segretari provinciali PD più importanti, in primo luogo quello bolognese) alle primarie PD del settembre 2014 (vedi). Deprimente, per il tipo di cultura politica che esprime, il colloquio con Pierluigi Bersani, allora segretario nazionale PD, in occasione della manifestazione del 2 agosto 2010 a Bologna, quando la scena politica cittadina era movimentata dall’esigenza di individuare il candidato sindaco PD – carpito da un operatore del Corriere di Bologna (vedi). Un esempio da manuale dei processi decisionali e dell’operare delle gerarchie di partito. Che Donini sarebbe entrato in giunta era chiaro da tempo (almeno a chi sapeva del “patto di ferro” stipulato tra lui e Bonaccini). L’ultima prova l’ha fornita lui stesso quando, per dirimere le controversie sulla composizione della lista bolognese dei candidati all’assemblea legislativa regionale, ha rinunciato ad essere in lista (un beau geste che costava poco, visto che rafforzava ulteriormente la prospettiva di entrare in giunta – poteva il principale alleato politico di Bonaccini stare fuori sia dal consiglio che dalla giunta?).

Domenico Baccarini, La Bitta che allatta Maria Teresa (particolare), 1904

Domenico Baccarini, La Bitta che allatta Maria Teresa (particolare), 1904 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola – foto del 26 dicembre 2014).

[2] Difficile entusiasmarsi per Sergio Venturi neo-assessore alla sanità e fino a ieri direttore generale dell’azienda ospedaliero-universitaria S.Orsola-Malpighi di Bologna (l’azienda sanitaria più grande in regione dopo l’Azienda USL di Bologna). Non certo per le qualità personali. Piuttosto per il fatto che l’atteggiamento tipico di un direttore generale (quello relativo al “comando” di un’azienda) è assai diverso da quello necessario per esercitare il ruolo “politico” di assessore regionale (qui occorre conquistare autorevolezza con una capacità di visione in grado di prefigurare risposte sia agli obiettivi del “centro”, sia alle esigenze non solo delle città capoluogo, ma anche delle comunità “periferiche”, oltre che con la capacità di realizzare senza inutili tensioni quei processi di innovazione che sono assolutamente necessari, dovendosi, anche in sanità, fare “di più con meno” (vedi). Insomma, non si tratta qui di un semplice “tecnico”, ma di un direttore (peraltro di una delle aziende sanitarie), scelto inoltre con il benestare del mondo universitario e dunque chiamato a tutelare anche quegli interessi corporativi – ben sperimentati proprio nelle aziende ospedaliero-universitarie – fortemente radicati proprio nelle università. Per intenderci: prima di chiudere il reparto di ostetricia dell’ospedale di Porretta Terme, privando l’Appennino bolognese dell’unico punto nascita (ancorché non rispettoso dello standard di 500 parti l’anno), non sarebbe stato opportuno “razionalizzare” il quadro delle aziende sanitarie in quelle realtà dove vedono la compresenza, sempre meno giustificata, di aziende USL e aziende ospedaliero-universitarie? E’ una situazione che almeno a Parma, Modena e Ferrara (l’eccezione bolognese in questo caso è giustificato dai numeri) non si giustifica, nel senso che non si giustifica la compresenza di due aziende in realtà con meno di 200mila abitanti (ed a Modena non si giustifica la presenza di due grandi strutture ospedaliere: Baggiovara e Policlinico). Proprio la delicatezza e la difficoltà della inevitabile riorganizzazione della sanità regionale (vedi) richiederebbe invece atteggiamento e doti da politico (quello vero, da “la politica come vocazione” di Max Weber, per intenderci). A proposito, anche Pavullo ha un reparto di ostetricia che non rispetta lo standard di 500 parti all’anno (come diversi altri ospedali di provincia, secondo i dati 2013: Pavullo 369; ospedale del Delta 361; Borgo Val di Taro 168; Castelnuovo nei Monti 196) – dovrà essere chiuso o sarà possibile fare ragionamenti un po’ più sofisticati, meno ragionieristici, ad esempio “aggirando” lo standard con nuovi modelli organizzativi?

Alberto Salietti, Ritratto di signora, 1922 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola - foto del 26 dicembre 2014)

Alberto Salietti, Ritratto di signora, 1922 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola – foto del 26 dicembre 2014)

[3] Difficile entusiasmarsi per il nuovo assessorato all’ambiente, Paola Gazzolo, già assessore della precedente giunta Errani (in cui non ha certo brillato, anche perché aveva deleghe di secondo piano). Anche qui non occorre scomodare le qualità personali (che magari ci sono). Ma è difficile non rilevare la mancanza di competenze forti per un ambito che in realtà è assolutamente cruciale per il futuro della regione e la qualità della vita dei suoi cittadini – visto che l’effetto serra procede anche se i giornali non ne parlano e se la politica è disattenta e che le politiche sui rifiuti dovrebbero risultare meno dipendenti dalle aziende incaricate della gestione (il gruppo HERA in primis), mentre invece sino ad ora lo sono state (vedi). Anche perché il curriculum dell’assessore Gazzolo evidenzia in realtà il suo essersi occupata di altro (politiche sociali, giovanili, attività sportive e ricreative, pari opportunità da assessore provinciale a Piacenza; sicurezza territoriale, difesa del suolo e della costa, protezione civile nella precedente legislatura). In questo ambito le visioni più avanzate e le politiche più coraggiose sono state fatte proprio da Roberto Balzani, sindaco di Forlì e poi sfidante di Bonaccini alle primarie PD del settembre 2014 (vedi). Ma di quelle visioni e di quel coraggio non c’è traccia né nel programma del nuovo presidente, né nella sua giunta.

Giovanni Malmerendi, Due maginifici spari, 1989 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola - foto del 26 dicembre 2014)

Giovanni Malmerendi, Due magnifici spari, 1939 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola – foto del 26 dicembre 2014)

[4] Difficile, per me,entusiasmarsi anche del neo-presidente Stefano Bonaccini. Ma in questo sono in buona (o comunque ampia) compagnia, visto che è stato votato solo da poco più del 18% degli aventi diritto al voto in questa regione (vedi). Non è il caso di dimenticarsi troppo presto delle incertezze da lui evidenziate nella fase iniziale delle primarie: candidarsi o non candidarsi? (vedi). Di un programma anch’esso con molte ombre (e tanti strafalcioni): vedi. Del rapido cambio di “schieramento”: da bersaniano a renziano. Una mancanza di una visione forte che in certi momenti dà l’idea di (o sconfina con) opportunismo – non penso che un tale giudizio sia troppo severo. Vi sono episodi assai indicativi al proposito e ad uno di questi sono stato testimone (o compartecipe). Tra le cose da tenere a mente, infatti, vi è anche un episodio che mi ha visto interloquire con Bonaccini a proposito dei vertici delle aziende regionali, come l’azienda di servizi ferroviari FER che all’epoca gestiva il servizio ferroviario regionale (tra cui la linea Bologna-Vignola). Ne ho parlato in un precedente post (vedi), di cui riporto qui la parte iniziale:
A fine luglio (2011) ho scritto su facebook che il CdA di FER Srl (l’azienda della Regione Emilia-Romagna che gestisce il servizio ferroviario) in questi anni ha dato “pessima prova” e che dalla qualità del nuovo management si capirà se la Regione intende seriamente rilanciare il servizio ferroviario in Emilia-Romagna (l’attuale CdA, infatti, è scaduto il 30 luglio scorso). Nel rispondermi piccato il segretario del PD dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, osservava: “mi sarei aspettato che tu aggiungessi qualcosa di più “politico”, invece che solo nominalistico”. Chiedere che nei posti di vertice delle aziende pubbliche si mettano persone di qualità (che poi vuol dire competenti e con capacità acclarate) sarebbe dunque “nominalistico”. Una risposta che segna o una grande fragilità della cultura politica o un forte imbarazzo. Sono convinto che l’assemblea dei soci (dominata dalla Regione stessa che detiene il 92% del capitale sociale) oggi si troverebbe un po’ in difficoltà nel sostenere che ai vertici di questa azienda regionale sono stati messi “i migliori” in questo settore. Così anche il PD, principale stakeholder di riferimento (ovviamente secondo la logica politica), prova qualche imbarazzo quando si tratta di misurare la performance dell’azienda e di valutare l’operato degli amministratori di FER Srl.

Serafino Campi, Melagrane, 1929 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola - foto del 26 dicembre 2014)

Serafino Campi, Melagrane, 1929 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola – foto del 26 dicembre 2014)

La mancanza di una visione propria, adeguata alle tribolazioni della realtà regionale (e nazionale), spingono il neo-presidente a cercare di presentarsi come allineato alle attese del paese (senza però la consapevolezza che le attese del paese sono anche parziali ed interessate e sono comunque il risultato di un processo di formazione in cui, tra le tante e non sempre disinteressate voci, quella della politica è la più debole). La riorganizzazione delle province con relativo “accorpamento” o costituzione di “aree vaste” – annunciata come uno dei primi impegni del neo-presidente (vedi) – riflette un po’ questa ansia da prestazione che porta la politica a rincorrere, piuttosto che guidare il cambiamento. Guidarlo, il cambiamento, vorrebbe dire avere in mente un rinnovato assetto istituzionale che possa essere definitivo: incentivazione dell’aggregazione dei comuni, nuovi modelli di governance per i comuni-holding, chiara individuazione delle modalità di partecipazione degli enti locali alla pianificazione, controllo, rendicontazione dei servizi “aziendalizzati” ed offerti su scala di area vasta o regionale, più trasparenza assieme a più efficienza nel nuovo assetto istituzionale (intanto però: vedi), e così via. Tutte cose di cui manca (purtroppo) una chiara definizione. Più facile insistere con il tema della riduzione dei costi della politica (opportuno, ma decisamente secondario).

Leonardo Castellani, Ritratto di famiglia, 1925 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola - foto del 26 dicembre 2014)

Leonardo Castellani, Ritratto di famiglia, 1925 (Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi, Imola – foto del 26 dicembre 2014)

[5] Queste (ed altre) sono le ombre. E di sicuro non giustificano alcun entusiasmo per il nuovo presidente, per la nuova giunta regionale e per i programmi prospettati dalla coalizione vincente per la legislatura 2014-2019. Certo, il “realista politico” può comunque rilevare che ai vertici delle altre regioni persone e idee non sono migliori (ed in molti casi sono invece decisamente peggiori). Oppure che questa giunta è comunque migliore di quella ancora più scialba (ed esausta) dell’ultima legislatura Errani. Probabilmente è così. Ma non è una grande consolazione. Gli ultimi cinque anni di governo regionale hanno evidenziato insufficienze e ritardi. Assieme anche a molti temi non adeguatamente percepiti, prima ancora che non affrontati (si dovrebbe ricordare che Stefano Bonaccini era uno dei consiglieri regionali della passata legislatura ed anche questo va tenuto a mente). Come regione siamo ancora in testa nella realtà nazionale (assieme a Lombardia, Veneto e Toscana), ma questo non impedisce che la nostra distanza dalla parte più competitiva, rispettosa dei diritti, efficiente dell’Europa sia aumentata in questi anni ed aumenti ancora (vedi). Abbiamo perso terreno ed abbiamo accumulato ritardi. In questa condizione è difficile essere ottimisti – visto che la buona volontà del nuovo presidente (innegabile) da sola non basta, viste condizioni e processi che hanno portato all’attuale assetto regionale.

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Una risposta a Nuova giunta regionale a guida Bonaccini. Più ombre che luci

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Eccesso di entusiasmo: Marco Marozzi, giornalista del Corriere di Bologna, il 23 dicembre 2014 titola così un suo commento alla nuova giunta: “Dall’uomo in grigio al presidente a colori”. Dove “l’uomo in grigio” sarebbe Vasco Errani, il vecchio che si lascia, mentre il “presidente a colori” sarebbe Stefano Bonaccini, il nuovo che avanza. Per definire Stefano Bonaccini “uomo a colori”, contrapposto al “grigio” precedente presidente ci vuole davvero una bella fantasia! L’impressione è che l’establishment economico bolognese di cui il Corriere di Bologna registra (e rappresenta) gli umori abbia apprezzato il maggior peso dato ai rappresentanti di Bologna, più che la vivacità coloristica del nuovo presidente. D’altro canto questo apprezzamento viene fatto a commento della nuova giunta (non è stato fatto all’atto dell’elezione!) che segna in effetti, almeno dal punto di vista della provenienza degli assessori, un nuovo equilibrio territoriale.

    Su La Repubblica Bologna del 5 dicembre 2014, pp.2-3, Stefano Bonaccini, intervistato, afferma: “Sul tema della governance non mi dispiacerebbe ridurre ancora il numero degli attuali 50 consiglieri.” C’é un pensiero dietro ad una tale affermazione? C’é forse un ragionamento sul rapporto tra organo esecutivo (giunta), assemblea elettiva, territori, enti locali, cittadini? C’é forse un ragionamento sul rapporto tra una giunta composta da 11 persone (più un sottosegretario) ed un consiglio di 50? C’é una visione su come rafforzare le funzioni del consiglio, magari anche qui pensando di “fare di più con meno”? O c’é semplicemente l’ansia di rincorrere gli umori antipolitici diffusi in larga parte della popolazione, anche in questa regione? Scommetterei su quest’ultima. E’ da episodi come questo (e gli altri citati nel post) che si comprende il “carattere” del neopresidente dell’Emilia-Romagna.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/12/05/in-giunta-mi-porto-bianchi-ma-e-sullassessore-alla-sanita-che-so-di-giocarmi-il-futuroBologna02.html

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