L’anno che verrà. 2015

E’ giusto che il momento di passaggio più importante, il capodanno, sia anche un momento di riflessione sul recente passato e di auspici per l’anno nuovo appena giunto. Nelle realtà davvero cittadine, dove esiste una sfera pubblica ancora vitale, non atrofizzata o colonizzata, questa riflessione avviene anche pubblicamente. Più voci, non necessariamente concordi, aiutano a mettere a fuoco sia l’interpretazione del passato, sia le aspettative del futuro di una collettività – segnate da speranze o timori, o da un mix di entrambi. “Non ci possiamo permettere rassegnazione e la memoria induce a paragoni e confronti che ridimensionano un po’ lo sconforto” – così Maria Giuseppina Muzzarelli, professore ordinario di storia medievale (vedi), nel commentare il 2014 dalla visuale bolognese (vedi). Assieme all’auspicio di un 2015 contrassegnato da “dignità”, innanzitutto delle istituzioni: “Con correttezza, autentica capacità progettuale, accorte analisi e scelte coraggiose non muoiono ignominiosamente le istituzioni ma consegnano decorosamente a chi è destinato a succederci regole, paesaggi, città, valori sottraendoli a corvi e sciacalli.” E’ un auspicio da far proprio anche nella realtà vignolese visto che ciò che accomuna l’intero paese è il rapporto problematico tra cittadini ed istituzioni (“Si salva solo Papa Francesco” – osserva amareggiato Ilvo Diamanti riflettendo sui dati dei sondaggi: vedi). E forse accanto ai desideri individuali circa il nuovo anno, dovrebbe starci anche l’auspicio, per la collettività, di un’inversione di rotta, di istituzioni pubbliche che “riprendono a funzionare” e dunque alimentano di nuovo un rapporto con i cittadini improntato alla fiducia.

L'angelo dell'annunciazione. Particolare dell'Annunciazione con i Santi Ansano e Massima, di Simone Martini e Lippo Memmi, 1333. Galleria degli Uffizi, Firenze (foto del 22 agosto 2014)

L’angelo dell’annunciazione. Particolare dell’Annunciazione con i Santi Ansano e Massima, di Simone Martini e Lippo Memmi, 1333. Galleria degli Uffizi, Firenze (foto del 22 agosto 2014)

Per Diamanti il “noncentrismo è una metafora (in)felice dell’Italia d’oggi. Il Paese di quelli che non c’entrano”. Sono parole in sintonia con quelle, ugualmente preoccupate, di don Giovanni Nicolini, voce scomoda della chiesa bolognese (vedi; in passato collaboratore di don Giuseppe Dossetti), che prendendo spunto dall’astensionismo record alle recenti elezioni regionali formula considerazioni mirate per i tempi d’oggi: “sta succedendo che quella che era iniziativa delle persone è diventata delega alle istituzioni, tutto si riduce alla vigilanza e all’insoddisfazione se le cose non vanno bene. Ma questo spegne la vivacità della comunità” (vedi). Istituzioni e comunità (ovvero cittadini). Per questo paese la diagnosi è nota da tempo: le prime funzionano male, perché bloccate da troppi poteri di veto, perché “partigiane” (troppo politicizzate) e perché usate per fini privati (in questo anche sollecitate da pezzi di “società incivile” che vorrebbe usare le risorse che esse controllano per proprie finalità); la seconda esprime atteggiamenti di distacco e disinteresse, quando non di vera e propria sfiducia, oppure cerca di penetrarle, manovrando in modo opaco per influenzarne le decisioni. E’ inutile cercare di risalire a quale dei due momenti è originario. Il “dilemma” (prima l’uovo o la gallina?) va sciolto praticamente, spezzando il circuito vizioso che alimenta questa situazione insoddisfacente. Per la nostra cittadina – Vignola – il 2014 ha dischiuso una opportunità. Mi riferisco alla nuova amministrazione “civica” che, certo in modo non del tutto atteso, è uscita dalle elezioni comunali dell’anno scorso (vedi). Nel programma e in alcuni dei primi atti più importanti del nuovo sindaco, Mauro Smeraldi, e della nuova amministrazione si ritrova l’intento di ri-collegare le istituzioni del governo cittadino alla città. Anche in termini di fiducia. Quella fiducia che nasce dal trovare la porta aperta in municipio (anche quella principale, non solo quella posteriore!), segno di una rinnovata accessibilità (e vicinanza). Dall’avere opportunità per far sentire la propria voce, in modo sistematico, e di partecipare alla presa delle decisioni più importanti sul futuro della città (senza timore di riconoscere la perfettibilità di certe esperienze “partecipative”, visto che mancano proprio consolidati modelli di riferimento: vedi). Da questo punto di vista il rinnovo (finalmente!) della sala consiliare, ora davvero molto bella, non è solo un atto simbolico. E così anche il tentativo di rendere l’impegnativa fase di costruzione del bilancio di previsione 2015 più leggibile ai cittadini (vedi). Ugualmente importanti sono i primi segnali della volontà di iniziare a riprendersi cura della città, a partire dagli interventi di manutenzione più semplici: pavimentazioni del centro storico, aiuole in viale Mazzini, ecc. (vedi). Sono solo i primi segnali – magari non così facilmente distinguibili in un quadro che vede anche qualche incertezza e soprattutto l’aggravarsi del problema delle risorse a disposizione degli enti locali. Una coperta più corta (downsizing) richiede una nuova capacità di coinvolgere i cittadini nel definire le priorità per l’allocazione delle risorse comunali (ed io invito di nuovo a prestare più attenzione alla crisi economica, ai suoi effetti ed ai rischi di impoverimento anche a lungo termine che riversa su questo territorio: vedi). Certo, molto ancora rimane da fare per rendere chiaramente percepibile un nuovo modo di funzionamento delle istituzioni del governo cittadino (e dunque per garantire leggibilità e conquistare fiducia dalla città). E le incertezze non mancano di certo. Sono auspicabili innovazioni radicali anche in termini di trasparenza e rendicontazione, di nuovi modelli di governance verso i pezzi della holding-comune (vedi), di riconoscimento del merito e delle competenze nelle nomine di spettanza comunale (evitando di posporlo alla “fedeltà” come troppo spesso ha fatto il PD), di assunzione di scelte politico-amministrative lungimiranti (e coraggiose). Ma anche in termini di comunicazione, senza indulgere nel puro marketing politico (vedi), ma usando ogni mezzo ed ogni occasione per rendere comprensibile la direzione di marcia assunta e l’approdo, per le istituzioni e per la comunità. Le parole di Maria Giuseppina Muzzarelli sono perfette per formulare un auspicio per il 2015: “correttezza, autentica capacità progettuale, accorte analisi e scelte coraggiose”. Se la nuova amministrazione civica saprà tener fede agli impegni, di merito e di metodo, fissati nel programma elettorale allora il 2015 potrà davvero dischiudere la chance di un nuovo processo virtuoso nel rapporto tra istituzioni e cittadini. Un piccolo contributo – ma è quanto è possibile fare a livello locale – alla risoluzione di uno degli annosi malesseri del nostro paese. Lo vogliamo davvero sperare. Ma oltre ad augurarcelo bisogna che una mano la diamo.

Angelo che uccide un drago. Dal Graduale dei santi del Maestro della Bibbia di Gerona, 1285 circa. Museo civico medioevale di Bologna (foto del 5 luglio 2014)

Angelo che uccide un drago. Dal Graduale dei santi del Maestro della Bibbia di Gerona, 1285 circa. Museo civico medioevale di Bologna (foto del 5 luglio 2014)

PS Da tempo auspico che il cambio di amministrazione avvenuto con le elezioni comunali 2014 non sia semplicemente un “ribaltone civico”, ovvero la sostituzione di un gruppo di amministratori con un altro (portatore di diverse priorità e diverse politiche), ma anche l’avvio di un’esperienza di rinnovo della modalità di governo locale (all’insegna di parole d’ordine quali partecipazione, trasparenza, rendicontazione) che possa testimoniare delle possibilità di innovazione della democrazia locale. Dopo l’episodio davvero strepitoso della vittoria civica del 2014 (vedi), il 2015 potrà dirci qualcosa in più circa le conseguenze: “solo” alternanza (che non è affatto poco, comunque) o anche nuova democrazia locale?

PPS Anche l’ironia non guasta nel riflettere sull’anno che verrà – bella quella di Luca Bottura che così vede il 2015 bolognese (vedi).

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